Dopo "Lost in translation" un'opera di transizione sul lato oscuro dell'opulenza
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Amori e solitudini. Sussulti e inquietudini. Amplessi incontrollabili e tristezze inconsolabili. I due film in concorso di oggi esplorano ognuno a suo modo l'altra faccia dell'opulenza, il lato in ombra dell'abbondanza, la parte maledetta di qualcosa che una volta si chiamava felicità.
In Somewhere (da ieri in sala) Sofia Coppola torna agli alberghi e agli altri non-luoghi di Lost in Translation con gli occhi di un giovane divo italoamericano che possiede tutto ma non ha niente. Tranne forse un unico tesoro, la figlia avuta dall'ex-compagna. [...]
di Fabio Ferzetti, articolo completo (2224 caratteri spazi inclusi) su Il Messaggero 4 settembre 2010