L'isola della paura, il libro

Il thriller psicologico che ha incantato Scorsese tanto da spingerlo a girare Shutter Island.

 
La recensione ****
La recensione ****
martedì 9 marzo 2010 di Fabio Secchi Frau

La recensione ****
La parola chiave è «enigmaticità». Del resto, Dennis Lehane ha sempre giocato sul mistero: basta scorrere i titoli dei suoi libri e la curiosità scatta all'istante. "Mystic River", "Pioggia nera", "Buio prendimi per mano", viene subito da chiedersi di che cosa trattino. Che cosa nascondano.
"L'isola della paura", al contrario di quel che sembra evocare, non è un libro d'orrore banale: è un thriller psicologico in quattro atti con l'eroe (Edward "Teddy" Daniels) alle prese con temi forti e passionali come un grande amore venuto a mancare in una tragedia; l'ombra del nazismo, dei campi di concentramento e delle sue folli pratiche mediche e scientifiche e il dubbio che la propria sanità mentale sia più labile di quel che si creda. E, naturalmente, un segreto.
La storia è semplice e precisa. Nel 1954, in piena guerra fredda, due agenti federali, Teddy e Chuck, si recano nell'ospedale psichiatrico criminale Ashecliffe Hospital di Shutter Island per risolvere un difficile caso di evasione: Rachel Solando, che ha ucciso i suoi tre figli affogandoli, è inspiegabilmente scomparsa dalla sua cella nella notte.
Con una scrittura tipica del thriller e facendo tesoro delle esperienze letterarie maturate nel tempo, la forma di Dennis Lehane trova la giusta via, diventando una comunicazione con il lettore che si avvicina a gran velocità verso le più basilari dispute fra psichiatria e antipsichiatria, che la storia sbroglia nel suo percorso, infondendo a questo genere principe dell'intrattenimento una vitalità fresca, ma nebbiosa.
Con uno stile deciso, si arriva al finale che, come nella tradizione, contiene la «rivelazione». È il momento del «segreto», ma questa volta non si tratta di una sorpresa, la rivelazione è un'entità astratta e sconosciuta, è quell'oggetto smarrito, quel passato, quel privato, quel qualcosa che ha a che vedere con l'idea, di derivazione psicoanalitica, che noi sappiamo già tutto, ma non sappiamo di sapere... Una variante interessante nel riconoscimento finale tipico del thriller, che Lehane spiega senza tradire lo spirito evocativo.
Tutto ciò è più difficile da raccontare che da leggere. Non rimane che sottolineare di come l'autore abbia trovato la sua incarnazione perfetta nel protagonista con una corrispondenza profonda, un'enigmaticità che gli appartiene e che fa rimanere il lettore assolutamente abbagliato. Si rimane colpiti per «l'animalità» con la quale i personaggi si muovono nella trama, per il loro faschino forte, per quel tale magnetismo che riesce a rendere dinamica la storia in poche righe. Lehane, molto dotato, scrive un romanzo molto diverso da come lo si immagina, all'interno del quale dà corpo a un nuovo fantasma che si aggira da tempo per la letteratura americana: da Michael Connelly a Carol O'Connell, infatti, ecco il neo-terrore del disorientamento familiare e della crisi delle figure chiave di questa istituzione. Rimangono i sentimenti più forti dei quali si discute molto di questi tempi e il ritorno a un'affettività malata che è anche una questione d'istinto di sopravvivenza: il terreno sentimentale è più lurido di quel che si creda, almeno negli Stati Uniti. Soprattutto quando di mezzo ci sono indagini su storie al di là di ogni stereotipo.

In sintesi
Gli agenti federali Chuck e Teddy vengono inviati al famigerato e temuto manicomio di Shutter Island, che ospita tutti i criminali più pazzi degli Stati Uniti, quelli che nessun altro istituto riesce a gestire. Una volta attivati sull'isola, protetta dall'esercito e dal Ministero della Sanità, senza più armi per difendersi, vengono gettati per quattro giorni in una bolgia di corridoi asfittici, aree ad accesso limitato o segrete, fra volti di uomini e donne consumati dal verme della pazzia e psichiatri e personale medico poco disposti a collaborare e più propensi a mentire, alla ricerca di Rachel Solando, la pericolosa prigioniera evasa nelle ultime 24 ore. Come è riuscita a scappare dalla sua minuscola cella? Che cosa significa il misterioso foglio con la domanda finale "Chi è il 67?" che è stato trovato? Perché da quando si trova sull'isola Teddy non può fare a meno di scontrarsi con i suoi peggiori incubi fra i quali quelli legati alla tragica morte di sua moglie Dolores? E cosa nascondono i dottori? Esperimenti umani o qualche altra cospirazione in nome del progresso scientifico e che prende il via dalle ultime eredità lasciate dalla medicina nazista? Mentre la morsa si stringe, riuscirà Teddy a fuggire dall'isola?

L'autore
Dennis Lehane nasce e cresce a Boston, nel Massachusetts, dove ancora vive. Diplomato al Boston College High School e all'Eckerd College, si laurea in scrittura creativa alla Florida International University di Miami, in Florida, lavorando sporadicamente anche come insegnante al Pine Manor College. Lehane è autore di "Un drink prima di uccidere" (1994); "Buio prendimi per mano" (1996), "Fuga dalla follia" (1997), "La casa buia" (1998), "Pioggia nera" (1999) e "Mystic River" (2001).

Shutter Island La scala a chiocciola di Scorsese conduce ad un regno fatto di misteri e ripetizioni
Shutter Island

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(mymonetro: 3,46)
Nel 1954, i due agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati con un battello a Shutter Island, a largo della costa est, per investigare sull'improvvisa scomparsa di una pericolosa infanticida residente presso l'istituto mentale Ashecliffe, Rachel Solando. Il direttore dell'istituto, il dottor Cawley, e i vari infermieri sostengono che la madre assassina si sia come dileguata dalla sua stanza senza lasciare alcuna traccia, ma l'agente Daniels pare nutrire fin dal principio dei forti sospetti sul modo di condurre l'ospedale.
In sintesi
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L'autore
L'autore
In foto:
Dennis Lehane
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