Torna Robin Hood: più che naturale

Ridley Scott presenta a Cannes il suo nuovo film con Russell Crowe.

 
Il ritorno di Robin Hood
Il ritorno di Robin Hood
domenica 4 aprile 2010 di Pino Farinotti

Il ritorno di Robin Hood
Ci sono dei modelli che tornano e ritornano, con una cadenza virtuosa e opportuna. Uno di questi è Robin Hood. Ridley Scott sta completando il montaggio del film nei suoi studi di West Hollywood. Sarà pronto per il festival di Cannes. Robin di Loksley fa parte, è notorio, di quella schiera di eroi perfetti che la letteratura e la tradizione hanno confezionato per noi. Gente che, appunto, torna e ritorna ciclicamente, secondo le indicazioni dello spettacolo e del momento storico. Gente come Tarzan, Zorro, D'Artagnan. Ricordo che fra poco troveremo nelle sale ben due nuove versioni dei Tre moschettieri. Ho spesso scritto che questi eroi ci soccorrono, sono deterrenti, sono difese a contrastare il brutto attuale. Ho spesso omologato il piccolo e il grande schermo e voglio rappresentare il concetto con un'unica didascalia: abbiamo visto Luttazzi, adesso arriva Robin Hood. Peraltro il discorso "riproposta dell'eroe", in altri termini, l'ho fatto la settimana scorsa riferendomi al musical "Come Fly Away"; scrivevo: "riproposta, rivisitazione, rilettura. Nell'era recente dello spettacolo si ricorre costantemente a questa pratica: rifare un classico, evocare un mito, un eroe, per attribuirgli significati magari lontani dagli originali. La ragione sta nella mancanza di opere e di eroi all'altezza di quelli evocati. Molto semplice. Reinserire nel tempo attuale caratteri e vicende quasi sempre si è rivelato un esercizio sfortunato o arbitrario. Omologare il passato col presente, cercando anche di trovare un incentivo di spettacolo, magari diverso, magari opposto, è una scelta molto faticosa, piena di trappole. La cultura contemporanea vuole la trasgressione, la provocazione, l'arbitrio, la violenza. E naturalmente l'adesione a certi codici che, nell'era recente, si sono andati creando e affermando. Ricordo un Don Giovanni gay (!), drogato, che va in giro in motorino; e una madama Butterfly che opera in un bordello".

Virtuosa
Dunque a fronte della riproposta virtuosa e necessaria, ecco il pericolo della rilettura. E Scott fa una doppia dichiarazione interessante. Prima dice "Robin è personaggio emblematico, nel contesto odierno di misere leggende metropolitane non troverebbe spazio né potrebbe far parte del sogno collettivo". Poi aggiunge: "i film precedenti su Robin Hood fanno parte della storia del cinema, ma nessuno mi è mai piaciuto. Il più stereotipato, proprio brutto, è quello con Erroll Flynn". Dico che quel film, La leggenda di Robin Hood, del 1938, firmato da Michael Curtiz, è il più bello, attuale, travolgente film d'avventura che sia mai stato fatto. Quando si dice "stereotipo" si dice qualcosa di acquisito, che va sorpassato. L'intento è naturalmente legittimo, è uno degli aspetti. L'altro è l'opera, il capolavoro considerato nel suo tempo, ma capace di vivere, integro com'è stato concepito, anche negli altri tempi. È un vecchio discorso, un contrasto dal quale non si esce. Cito sempre, in questa chiave, il Romeo+Giuletta di Baz Luhrman, dove DiCaprio e Danes recitano i testi originali di Shakespeare, agendo in una metropoli dei nostri giorni, al ritmo di un rock frenetico. È grande spettacolo e idea importante. Forse neppure il Bardo si sarebbe arrabbiato. Ma Romeo e Giuletta sono diversi, e Shakespeare avrebbe certamente preferito l'idea di Zeffirelli. Il film di Curtiz è un classico acquisito, da tutti. Diciamo che, fatte le debite proporzioni, è misurabile con certe opere classiche di altre discipline. Le opere del Rinascimento o le sinfonie del settecento, possono, in una certa chiave, essere considerate immobili e magari stereotipate, superate. Artisti attuali possono anche lavorarci sopra, riformarle, ma... dico che vanno bene anche così come sono.

Arco e frecce
Nel suo film Erroll-Robin entra a spallate attraverso il grande portone tenendo sulle spalle un certo ucciso. Indossa il suo cappello piumato, arco e faretra, casacca verde e quella calzamaglia quasi indecente. Lo sceriffo di Nottingham sta banchettando coi suoi accoliti, presente lady Marian. Robin lascia cadere il cervo sul grande tavolo. Provocazione mortale. È solo, come solo deve essere l'eroe, in mezzo ai nemici, ma ne uscirà. Non si può fare di meglio. Neppure Scott lo può. Il regista inglese parla anche della foresta di Sherwood. Come grande simbolo. Certo che lo è, ma lo avevano capito anche allora. Robin&Flynn vi accoglie i diseredati e i perseguitati. Ruba per sostenerli. La prepotenza del potere è raccontata con una passione buona per la prepotenza del potere attuale. L'intento del Robin di Flynn è solidale e pacifista, certo c'è minore violenza, e minore politica. Ma credo sia meglio.

Decenni
Rivisitazioni, reinterpretazioni di Robin Hood naturalmente ci sono state nei decenni. Nel '76, il dissacratore Richard Lester, in Robin and Marian, toglie al personaggio ogni intento eroico facendone un uomo stanco e lento, più reale che romantico, con Sean Connery quasi cinquantenne con poca voglia di scoccare frecce. Meglio Curtiz&Flynn. Nel '91 Kevin Reynolds dirige il suo amico Kevin Costner in Robin Hood: principe dei ladri. Siccome non bastavano i soliti contenuti da stereotipo, il film presenta due nuovi personaggi, non da poco: un fratello sfortunato di Robin, che, roso dai complessi ha covato per anni rancore verso l'eroe. Insomma un tormento in più, intimo, per il povero Robin che già non aveva vita facile. Ma nel film c'è anche un musulmano forte e saggio, e nero, (Morgan Freeman), che accompagna Robin durante tutte le sue avventure, lo guida e gli salva la vita. I due erano tornati insieme dalla crociata. Gli sceneggiatori volevano inserire qualcosa di progressista ed ecumenico. Ma Robin continuava ad essere quello di Curtiz&Flynn.
Certo nulla voglio togliere a Ridley Scott, uno dei maggiori autori del nostro tempo, misurato e credibile. Il suo punto di vista non può che essere importante. Ho scritto al buio, senza vedere il film. Può darsi che alla fine, la leggenda del più grande eroe di ogni tempo, venga comunque rispettata.

In foto:
Russell Crowe (Russell Ira Crowe) (48 anni) 7 Aprile 1964, Wellington (Nuova Zelanda) - Ariete
Interpreta Robin Hood nel film di Ridley Scott Robin Hood. Al cinema da mercoledì 12 maggio 2010.
Russell Crowe
Robin Hood Ridley Scott confeziona un arciere guerriero di impeccabile fattura interpretato con mirabile credibilità da Russell Crowe
Robin Hood

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,99)
La storia è quella di Robin di Locksley nobile ed abile arciere al servizio di Re Riccardo Cuor di Leone durante la guerra di Francia. Interessato solo alla gloria e a "salvarsi la pelle", Locksley cambia prospettive dopo la morte del sovrano: tornando a casa, in Inghilterra, scopre in che condizioni versa la contea di Nottingham, vessata da un dispotico sceriffo, e incontra la vedova Lady Marian, estremamente scettica sulle reali intenzioni dell'uomo. Nel tentativo di guadagnare la fiducia della donna di cui è ormai innamorato, e nel tentativo di salvare la sua terra, l'arciere fugge nella foresta di Sherwood e mette insieme una banda di fuorilegge che lo aiuti contro lo sceriffo tiranno ed il nuovo sovrano, Giovanni. Robin di Locksley, lascia così il posto a Robin Hood….
Virtuosa
Virtuosa
In foto:
Russell Crowe (Russell Ira Crowe) (48 anni) 7 Aprile 1964, Wellington (Nuova Zelanda) - Ariete
Interpreta Robin Hood nel film di Ridley Scott Robin Hood. Al cinema da mercoledì 12 maggio 2010.
Arco e frecce
Arco e frecce
In foto:
Russell Crowe (Russell Ira Crowe) (48 anni) 7 Aprile 1964, Wellington (Nuova Zelanda) - Ariete
Interpreta Robin Hood nel film di Ridley Scott Robin Hood. Al cinema da mercoledì 12 maggio 2010.
Decenni
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In foto:
Russell Crowe (Russell Ira Crowe) (48 anni) 7 Aprile 1964, Wellington (Nuova Zelanda) - Ariete
Interpreta Robin Hood nel film di Ridley Scott Robin Hood. Al cinema da mercoledì 12 maggio 2010.
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