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francesco2
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mercoledì 25 gennaio 2012
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ozon, regista postmoderno
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Da diversi anni ormai i film del francese Ozon ( Quelli almeno che vengano distribuiti in Italia, ed in tutte le città, perché per "Ricky" possos mentire questa seconda ipotesi), pur non avendo riscosso mai grandissimi consensi -A parte forse "Sotto la sabbia"- sono oggetto di un dibattito in merito alla commistione di generi che li caratterizza, quando non addirittura alla presenza di "Metacinema" in una singola opera ("Angel", per esempio, è più un "film" o un esempio di cinema che ironizza su dterminati film, fingendo di (ri)farli?). In questo ultimo periodo, poi, è abbastanza -O molto- in discussione il concetto di "Postmoderno", per le sue implicazioni estetiche ma anche sociali o persino politiche.
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Da diversi anni ormai i film del francese Ozon ( Quelli almeno che vengano distribuiti in Italia, ed in tutte le città, perché per "Ricky" possos mentire questa seconda ipotesi), pur non avendo riscosso mai grandissimi consensi -A parte forse "Sotto la sabbia"- sono oggetto di un dibattito in merito alla commistione di generi che li caratterizza, quando non addirittura alla presenza di "Metacinema" in una singola opera ("Angel", per esempio, è più un "film" o un esempio di cinema che ironizza su dterminati film, fingendo di (ri)farli?). In questo ultimo periodo, poi, è abbastanza -O molto- in discussione il concetto di "Postmoderno", per le sue implicazioni estetiche ma anche sociali o persino politiche.
Di questo genere Ozon come anche altri colleghi -Di cui Besson è il più famoso, ma non l'unico- è stato ed è un rappresentante; se non altro, sosteneva Vincenzo Buccheri, ciò ha insegnato al cinema che non si può essere postmoderni se non si è mai stati moderni, con riferimento, tra l'altro, esplicitamente polemico verso il cinema nostrano. "Potiche" (E' un caso che il nome sia onomatopeico con il termine francese "Pastiche"?), che in termini magari ghezziani è già un "Superamento dei generi" in quanto, oltre che "banalmente" adattamento cinematografico di un opera teatrale, come "Gocce d'acqua su pietre roventi", è un musical presentato in concorso a Venezia. In più, fonde elementi come la commedia e la satira sociale, registri come quello divertente e (malin)COMICO: i "rimproveri" di Depardieu alla Deneuve, giusti o sbagliati che siano, manifestano dei rimpianti collocati NEL PASSATO ( Pensiamoci bene) riguardo una fase che negli anni '70 era già superata, come anche malinconica, ancora più che Malin-comica, è in certe situazioni la colonna sonora del film: la canzone "Viens à faire un tour avec la pluie" manifesterebbe, pare, un misto di tristezza e tenerezza tutta francese. Che purtroppo si perde quando il film sceglie più esplicitamente il registro della commedia pura(??) e semplice, dipingendo personaggi come il marito ed i figli che appaiono oltretutto tagliati con l'accetta. ANZI: fin quando la ragazza non motiverà alla fine certe secelte, Ozon sembrerebbe tanto "Femminista" (In linea con quei tempi) con la Deneuve quanto misogino con la giovane.
Quanto il film punti amescolare possiamo scorgerlo già nelle fasi iniziali: si passa da un'inquadratura iniziale che ricorda la Mirren nel bellissimo "The Queen", con la protagonista ed un cerbiatto, a momenti con una punta di amarezza (Tipicamente francese, anche qui), in cui la donna stessa scrive su un fiore dei versi apparentemente allegri, dove però si contempla la sua morte dopo poco tempo.
Così possiamo leggere "Postiche" come un film che ha costruito una satira sociale all'interno di una commedia (Secondo chi scrive); oppure più maliziosamente come un film che mischia "Cinema d'autore" e spettacolo, accontentando un pò tutti. Peraltro il finale (Un pò troppo, forse) conciliante rafforzerebbe questa seconda lettura: tuttavia, la capacità di Ozon nel giocare ((In senso non tanto spregiativo) coi generi, attribuendo a tutto ciò un significato, ci fa capire che il postmoderno può avere anche dei vantaggi.
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leonilde58
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venerdì 5 agosto 2011
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il film è tenuto in piedi dai due attori
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Depardieu e Deneuve sono due fantastici attori che danno a una storia di riscatto femminile, il di più necessario per rendere il film accettabile
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paride86
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giovedì 28 luglio 2011
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divertente e intelligente
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Parabola femminista con toni da commedia. Una strepitosa Catherine Denueve alle prese con un ruolo denso e interessante che va oltre la chiave comica delle situazioni.
In alcuni momenti è un film un po' facilone, ma tutto sommato si tratta di una commedia godibile, ben scritta e, soprattutto, ben recitata.
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ipno74
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venerdì 13 maggio 2011
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la statuina si ribella
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A chi vedrà questo film, dico solo che si troverà davanti scene già viste, nulla di originale, una semplice storia degli anni '70 sulle lotte sociali, dove una donna fa la bella statuina per il marito che gestisce la sua fabbrica.
Un'altra storia di un uomo padrone, che tratta male i suoi operai, i suoi figli e la moglie.
Ma qui subentra la genialità del regista, perchè vedere questo film è come vedere un film degli anni '70.
Girato con i riquadri sullo schermo come una volta, il marito potrebbe essere paragonato ad un personaggio interpretato da Ugo Tognazzi.
Il ritmo è ottimo con scene divertenti che ti fanno ridere e sorridere.
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A chi vedrà questo film, dico solo che si troverà davanti scene già viste, nulla di originale, una semplice storia degli anni '70 sulle lotte sociali, dove una donna fa la bella statuina per il marito che gestisce la sua fabbrica.
Un'altra storia di un uomo padrone, che tratta male i suoi operai, i suoi figli e la moglie.
Ma qui subentra la genialità del regista, perchè vedere questo film è come vedere un film degli anni '70.
Girato con i riquadri sullo schermo come una volta, il marito potrebbe essere paragonato ad un personaggio interpretato da Ugo Tognazzi.
Il ritmo è ottimo con scene divertenti che ti fanno ridere e sorridere.
Depardieu è bravissimo ma ditegli di dimagrire, nella scena in cui bacia la Deneuve, sembra quasi che non ci arrivi.
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jaky86
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mercoledì 9 marzo 2011
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il riscatto della bella statuina
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François Ozon mette in scena una commediola senza troppe pretese sulle lotte sociali e il femminismo degli anni '70. I colori cangianti, gli abiti perfetti e le atmosfere quasi fumettistiche ricordano incredibilmente il suo film di maggior successo "8 donne e un mistero". Un piccolo passo avanti dopo il pessimo "Ricky", ma Ozon non convince neanche questa volta.
La coppia Viard-Luchini decisamente meglio rispetto alla più esperta e conosciuta Depardieu-Deneuve. Si può vedere, ma nulla di eccezionale.
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astromelia
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domenica 6 marzo 2011
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alla francese....
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...la trama si sarebbe potuta raccontare anche e forse meglio con tono sobrio e un tantino più drammatico,così girato sembra una sit-comedy.
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paco andorra
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lunedì 27 dicembre 2010
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non lotta di classe, ma tanta classe
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Ozon non è Loach - buon per entrambi -, ma d'altro canto chi glielo chiederebbe, se lo sciopero organizzato dagli operai della piccola fabbrica di ombrelli, di cui Suzanne, la protagonista del piccolo film del quale è regista, tratto (meglio non dimenticarlo) da una pièce teatrale, è proprietaria al 25%, ma estromessa per troppa placidità da qualsivoglia coinvolgimento nella conduzione, delegata al di lei marito-padrone (in tutti i sensi), lungi dal venire descritto con l'asciutto lirismo del britannico, finisce per essere poco più dell'espediente scenico utilizzato appunto dal giovane e magari un po' sopravvalutato François per metamorfizzare la donna-ninnolo del titolo in una signora del capitalismo dal volto umano, ma soprattutto in una femminista gentile, per nulla erinnica, intenta più a recuperare il tempo perso che a coltivare fisime ideologiche? Potiche è commedia allo stato puro, quasi aristofanesca, leggera e improbabile, che si chiude (mamma mia!) su una Deneuve canterina nel momento del massimo trionfo, dopo avere sconfitto marito ed ex amante (ed è retorico ed autoconsolatorio il dubbio espresso da quest'ultimo, che in realtà la lotta dell'ormai divorziata Suzanne per lo scranno da deputata avesse come obiettivo l'umiliazione del coniuge più della sua: ci si rivedrà, e come no?, come prima, più di prima.
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Ozon non è Loach - buon per entrambi -, ma d'altro canto chi glielo chiederebbe, se lo sciopero organizzato dagli operai della piccola fabbrica di ombrelli, di cui Suzanne, la protagonista del piccolo film del quale è regista, tratto (meglio non dimenticarlo) da una pièce teatrale, è proprietaria al 25%, ma estromessa per troppa placidità da qualsivoglia coinvolgimento nella conduzione, delegata al di lei marito-padrone (in tutti i sensi), lungi dal venire descritto con l'asciutto lirismo del britannico, finisce per essere poco più dell'espediente scenico utilizzato appunto dal giovane e magari un po' sopravvalutato François per metamorfizzare la donna-ninnolo del titolo in una signora del capitalismo dal volto umano, ma soprattutto in una femminista gentile, per nulla erinnica, intenta più a recuperare il tempo perso che a coltivare fisime ideologiche? Potiche è commedia allo stato puro, quasi aristofanesca, leggera e improbabile, che si chiude (mamma mia!) su una Deneuve canterina nel momento del massimo trionfo, dopo avere sconfitto marito ed ex amante (ed è retorico ed autoconsolatorio il dubbio espresso da quest'ultimo, che in realtà la lotta dell'ormai divorziata Suzanne per lo scranno da deputata avesse come obiettivo l'umiliazione del coniuge più della sua: ci si rivedrà, e come no?, come prima, più di prima... con l'uomo in ruolo subalterno). Gli anni Settanta, così brutti, sporchi e cattivi, affascinano nell'operazione rétro di Ozon, che ce li restituisce a sprazzi nella fotografia sbiadita di alcuni esterni e in quella acida del corridoio che conduce all'appartamento di Babin-Depardieu, o nei flashback di vicende in realtà anteriori ai medesimi. Per la Deneuve, la classe e - sorpresa! - la simpatia possono più del botulino; per Depardieu, basta la scena con il supposto figlio durante l'intervista alla nuova stella dell'imprenditoria, per confermarne talento e gigioneria in pari misura; per Luchini, il marito arrogante e puttaniere, è sufficiente dire che li fagocita entrambi. Peccato che i figlioli non funzionino proprio, quanto a recitazione, e che i delegati sindacali abbiano solo le biffe giuste e nient'altro. Ah, già, non stiamo parlando di un fim di Loach!
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reservoir dogs
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mercoledì 1 dicembre 2010
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l'emancipazione del soprammobile/donna
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Suzanne (Deneuve) è letteralmente una donna/oggetto, passa le sue giornate legata alle sue routine che la tengono "occupata" mentre il marito Robert (Luchini), un industriale, la cornifica con il suo tacito consenso.
Tutto cambia quando l'uomo viene sequestrato dai sui dipendenti per reclamare i loro diritti sul lavoro, qui la donna entra in gioco grazie anche al aiuto del sindicalista politico Babin (Depardieu)ed ex amante che farà si che il marito della donna venga liberato.
Robert però verrà colto da un malore e la bella statuina diventerà così il mediatore tra la borghesia e il proletariato, la donna trattando con i dipendenti farà si che l'azienda non cada in fallimento e prese completamente le redini la riporterà allo sviluppo facendosi così la precorritrice delle donne in carriera che al periodo venivano considerate invece solo come cuoche e badanti dei figli.
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Suzanne (Deneuve) è letteralmente una donna/oggetto, passa le sue giornate legata alle sue routine che la tengono "occupata" mentre il marito Robert (Luchini), un industriale, la cornifica con il suo tacito consenso.
Tutto cambia quando l'uomo viene sequestrato dai sui dipendenti per reclamare i loro diritti sul lavoro, qui la donna entra in gioco grazie anche al aiuto del sindicalista politico Babin (Depardieu)ed ex amante che farà si che il marito della donna venga liberato.
Robert però verrà colto da un malore e la bella statuina diventerà così il mediatore tra la borghesia e il proletariato, la donna trattando con i dipendenti farà si che l'azienda non cada in fallimento e prese completamente le redini la riporterà allo sviluppo facendosi così la precorritrice delle donne in carriera che al periodo venivano considerate invece solo come cuoche e badanti dei figli.
Il marito tornerà col suo 10 % in più dell'azienda, la donna ormai svegliata del lungo sonno da "soprammobile" penserà in grande sognando la poltrona di senatrice.
Ozon ricopre "con il suo ombrello" tutti i clique della commedia francese: il tradimento, la predilezione per i dialoghi e gli amori in crisi e fa forse l'occhiolino alla commedia di Wilder.
Suzanne dopo la sua elezione ci canta una canzone e mentre guarda in macchina ci dice che la vita è bella; accettiamo l'affermazione ricordandoci che il cinema è anche sogno.
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pepito1948
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venerdì 19 novembre 2010
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statuine alla riscossa
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In una recente intervista Ozon, giovane regista il cui tocco leggiadro già si era rivelato in film come 8 donne e un mistero e Ricky, dichiara che, dopo l'ultima campagna elettorale francese tra Sarkozy e la Royal ed il ritorno del machismo in Italia, con questo film ha voluto creare un collegamento con la situazione odierna, pur ambientando la storia negli anni '70. Il che ci porta ad una realtà molto vicina a noi come alla "sorella" oltreconfine, dove il femminismo come movimento tendente alla parificazione dei diritti nei rapporti uomo-donna sia in famiglia sia nella società -in particolare nel mondo lavorativo- stenta ad affermarsi definitivamente.
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In una recente intervista Ozon, giovane regista il cui tocco leggiadro già si era rivelato in film come 8 donne e un mistero e Ricky, dichiara che, dopo l'ultima campagna elettorale francese tra Sarkozy e la Royal ed il ritorno del machismo in Italia, con questo film ha voluto creare un collegamento con la situazione odierna, pur ambientando la storia negli anni '70. Il che ci porta ad una realtà molto vicina a noi come alla "sorella" oltreconfine, dove il femminismo come movimento tendente alla parificazione dei diritti nei rapporti uomo-donna sia in famiglia sia nella società -in particolare nel mondo lavorativo- stenta ad affermarsi definitivamente. Non siamo quindi nel genere simbolico-favolistico, come nel caso del putto Ricky che svolazza e scompare all'orizzonte sulle ali della sua libertà, ma in una tipica commedia francese fluida e accattivante, dove i personaggi sembrano muoversi in pantofole ma su un pavimento scabro e irto di gibbosità.
La bella statuina Suzanne -moglie di un marito-padre-padrone, la cui simpatia è pari alla leggiadria di un ippopotamo, che usa il denaro per ingabbiare la donna in un angusto anche se dorato ruolo di perfetta casalinga, in cambio di una assoluta acquiescenza al suo delirio di onnipotenza maschilista e machista e che ha chiuso in soffitta il talamo nuziale- sembra rassegnata al menage tutto elettrodomestici, ricami, cure cure affettuose verso i figli peraltro ormai cresciuti; e se si azzarda a dire la sua, viene subito rimbrottata e richiamata all'ordine (il suo) dall'incredulo consorte ("tu hai un'opinione? credevo che tuo dovere fosse condividere la mia"). Lo stesso marito-padrone, titolare dell'azienda cedutagli dal suocero, appare esclusivamente sensibile alla massimizzazione degli utili ed usa la frusta del più spietato cinismo verso i suoi operai, che non tardano a minacciare lo sciopero e addirittura a sequestrare l'odiato "padrone" ( così viene chiamato dai dipendenti, compresa la segretaria amante), colpito poco dopo da un attacco cardiaco che lo mette provvisoriamente fuori gioco.
A questo punto la statuina, sotto la cui graziosa immobilità ribolle il magma della riscossa, esplode e rivela la donna abile, pragmatica e capace di affrontare anche le più intricate situazioni che solitamente solo gli uomini pretendono di saper risolvere. Anche con l'aiuto del deputato-sindaco comunista, suo ex amante non ancora guarito dalla sbornia d'amore, Suzanne prende in mano l'azienda, adotta metodi concilianti e più umani, e riottiene la produttività perduta, anche con l'ausilio dei due figli che però si schierano in modo difforme. Ormai anche in casa i ruoli sono invertiti: lo scettro del comando è saldamente in mano alla donna, la quale finalmente può esprimere i suoi pensieri senza tema di contestazioni, addirittura permettendosi di rivelare, al marito come all'ex amante, il proprio passato di donna a tutto tondo non proprio conforme al modello di campionessa della fedeltà coniugale. Ma il potere maschile è in agguato: il marito le toglie la maggioranza e la direzione dell'azienda, grazie alla complicità della figlia, ed il sindaco, respinto e deluso, l'abbandona lungo una strada solitaria consolandosi con il ripresentarsi candidato alla carica di deputato.
Poco male: presentandosi a sua volta alle elezioni, la battagliera signora Pujol ottiene un meritato trionfo a danno diretto dell'ex amante trombato ed indirettamente umiliando il marito; a cui non resta che guardarla attonito insieme alla figlia sul divano degli sconfitti, mentre canta e balla in mezzo ad una folla osannante.
Ozon tratta un tema importatnte come l'emarginazione della donna -i cui risvolti nella realtà di tutti i giorni possono assumere toni forti, come violenza, sopraffazione, tracotanza, derisione- con leggerezza ed ironia; non ci sono lacrime, dramma, pathos, gelosia, ma dietro la dinamica dei personaggi si intravede una realtà in cui aleggiano come in una nebbia ben altri drammi, altre battaglie che vedono molto spesso le donne soccombere e subire.
Oltre alla straordinaria recitazione dei tre protagonisti occorre rimarcare alcune chicche, come il ballo in discoteca tra i due ex amanti Deneuve e Depardieu, in cui grazia e goffaggine si fondono in un sublime ossimoro visivo, oppure il finale a contrasto (il trionfo e la sconfitta) dove non manca un pizzico di musica e poesia che Ozon già usò nel suo 8 donne. Uno spettacolo gradevole, che scorre piacevolmente senza pause o cadute di ritmo.
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angelo umana
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venerdì 12 novembre 2010
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le donne riescono anche senza farsi infornare
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“Potiche”: persona a cui viene conferito un incarico esclusivamente onorifico o, altro significato, vaso di porcellana (da dizionario), oppure anche bella statuina come la figlia chiama la mamma protagonista del film, Suzanne-Catherine Deneuve. Eppure la maestrìa e il senso pratico di questa donna di casa nel riordinare le stoviglie all’inizio del film, con canzone e ballo in solitudine, facevano presagire che potesse anche guidare con successo la fabbrica familiare di ombrelli condotta fino ad allora dal marito in modo antiquato e coi classici conflitti coi sindacati.
Due pesi massimi come Catherine Deneuve e Gérard Depardieu conducono la commedia diretta da François Ozon con tocco leggero, come danzando sulla scena, dall’alto della loro bravura; una commedia gradevole come le poesiole che scrive Suzanne.
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“Potiche”: persona a cui viene conferito un incarico esclusivamente onorifico o, altro significato, vaso di porcellana (da dizionario), oppure anche bella statuina come la figlia chiama la mamma protagonista del film, Suzanne-Catherine Deneuve. Eppure la maestrìa e il senso pratico di questa donna di casa nel riordinare le stoviglie all’inizio del film, con canzone e ballo in solitudine, facevano presagire che potesse anche guidare con successo la fabbrica familiare di ombrelli condotta fino ad allora dal marito in modo antiquato e coi classici conflitti coi sindacati.
Due pesi massimi come Catherine Deneuve e Gérard Depardieu conducono la commedia diretta da François Ozon con tocco leggero, come danzando sulla scena, dall’alto della loro bravura; una commedia gradevole come le poesiole che scrive Suzanne. Si parla del conflitto, dei padroni e della politica ma senza la durezza di Ken Loach. Suzanne mostra come la grazia e la praticità femminili, forse la non inclinazione alle guerre coi soldatini tipica degli uomini, la diversa visione nei rapporti di lavoro e il loro pizzico di romanticheria possono essere risolutivi in tutti gli ambienti, basti pensare a quante donne sono, ad esempio, nelle banche e nella politica in molti paesi. La Deneuve tra l’altro non è nuova ad assumere le funzioni di personaggi-mariti, avvenne anche in “Place Vendome”.
I vestiti sono di un altro tempo e la scenografia è spesso in interni, ed anche la rivendicazione dei lavoratori, di avere dei water per sedersi e non più i “cessi alla turca”, sembra obsoleta. Una frase simpatica sfugge alla segretaria “tuttofare” del capoazienda maschio (Fabrice Luchini, memorabile in Confidenze troppo intime e Le notti di luna piena): “le donne possono riuscire senza farsi infornare”, magari lo tenessero presente le escort per “passione” o le aspiranti veline, quelle che offrono amore così “come a chiedere di, di buttarsi nel cesso” (canta Vasco). Ultima annotazione: Suzanne che intona una canzone alla festa per la sua elezione a deputata, mentre il vecchio amore-amico Dépardieu resta a fare il sindaco, è più intonata della Polverini che intonò Battisti all’elezione a governatore del Lazio.
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