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Noi credevamo |
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Un film di Mario Martone.
Con Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Edoardo Natoli.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 170 min.
- Italia, Francia 2010.
- 01 Distribution
uscita venerdì 12 novembre 2010.
MYMONETRO
Noi credevamo
valutazione media:
3,34
su
90
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Le tappe del processo che ha portato all'Unità d'Italia ripercorse attraverso le vicende di tre ragazzi meridionali affiliati alla Giovine Italia.
![]() Un'opera che finisce con il disperdersi nella pur acuta e documentata ricostruzione |
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Giancarlo Zappoli
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Tre ragazzi del sud (Domenico, Angelo e Salvatore) reagiscono alla pesante repressione borbonica dei moti del 1828 che ha coinvolto le loro famiglie affiliandosi alla Giovane Italia. Attraverso quattro episodi che li vedono a vario titolo coinvolti vengono ripercorse alcune vicende del processo che ha portato all'Unità d'Italia. A partire dall'arrivo nel circolo di Cristina Belgioioso a Parigi e al fallimento del tentativo di uccidere Carlo Alberto nonché all'insuccesso dei moti savoiardi del 1834. Questi eventi porteranno i tre a dividersi. Angelo e Domenico, di origine nobiliare, sceglieranno un percorso diverso da quello di Salvatore, popolano che verrà addirittura accusato da Angelo (ormai votato all'azione violenta ed esemplare) di essere un traditore della causa. Sarà con lo sguardo di Domenico che osserveremo gli esiti di quel processo storico che chiamiamo Risorgimento.
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 1 |
David di Donatello 7 13 |
Il cardillo tradito
domenica 14 novembre 2010
di desgi
Una ricostruzione coraggiosa con qualche trasposizione illuminante, come l'inusitata presenza dei piloni di cemento armato di una costruzione abusiva che sovrasta improvvisamente la scena (in Calabria), dove i patrioti si illudevano d fare l'Italia. Oppure la rappresentazione di un Mazzini già vecchio, quando aveva soltanto 25 anni ed era certamente mal consigliato da quel Crispi, che da gran faccendiere qual era (curiosa la sua somiglianza con Calvi), si apprestava a mettere continua » |
Eccesso di dialoghi
venerdì 12 novembre 2010
di goldy
L'argomento viene affrrontato con serietà e con precisione tuttavia troppo lunghi i dialoghi, troppe parole rispetto alle immagini. La narrazione non è lineare , alle volte elittica e quindi di non facile comprensione. Presuppone già nello spettatore una non superficiale conoscenza degli eventi. Apprezzabile la sottolineatura di analogie con la situazione politica odierna che induce tuttavia un senso di scoraggiamento,rispetto alla possibilità di un inversione di rotta in senso virtuoso. Interessante continua » |
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“una rivoluzione senza rivoluzione”(a.gramsci)
domenica 14 novembre 2010
di Paola Di Giuseppe
Martone s’immerge in un trentennio dell’‘800 italiano,il più convulso e problematico,fonte di innumerevoli analisi, controversie,agiografie e revisioni, il tempo del “Qui si fa l’Italia o si muore”,e si chiede quale Italia sia stata fatta. E’ infatti evidente che riprendere oggi un simile argomento non può essere frutto di esclusivo interesse documentario per una ricostruzione storica,la prospettiva è sufficientemente distante per permettere una di quelle incursioni nel passato che tanto bene continua » |
Un risorgimento d'altri tempi
venerdì 19 novembre 2010
di Domenico A
Noi credevamo “ è un film potente e anche coraggioso, nonostante una forma algida e poco “ melodrammatica “, ma dobbiamo anche dire che se c’è una colpa questa è nella sceneggiatura. Perché un ‘ operazione culturale ‘ del genere, in un’epoca di questo genere, richiederebbe un’attenzione maggiore, anche maniacale: Visconti si serviva di scrittori come Suso Cecchi d'Amico, Pasquale Festa Campanile, Enrico Medioli, Massimo Franciosa o Giorgio Bassani; Martone si serve solo di Giancarlo De Cataldo, continua » |
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| Il personaggio che lavorava presso le seterie di San Leucio | |
| Come, cosa ho perdere?....Io tengo 'o cardillo! | |
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| Domenico | |
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Eravamo tanti, eravamo insieme, il carcere non bastava.. Noi la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce parola.. Noi credevamo. |
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| Mazzini | |
| ...Ma quel ragazzo non ha paura di morire. E' uno di quegli esseri le cui determninazioni stanno tra la coscienza e Iddio, e che la Provvidenza caccia sulla terra per insegnare ai despoti che il termine della loro potenza sta nelle mani di un solo uomo. | |
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Altre frasi celebri del film Noi credevamo
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DVD | Noi credevamoUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 16 marzo 2011
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martedì 7 settembre 2010 - Luca Volpe
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venerdì 5 novembre 2010 - a cura della redazione
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Tra i candidati italiani, spiccano Moretti e Crialese.Chi sarà il portabandiera agli Oscar?
martedì 20 settembre 2011 - Robert Bernocchi
Ieri sono stati comunicati gli otto titoli che si giocheranno la possibilità di diventare i candidati italiani per l’Oscar al miglior film straniero. Intanto va specificato che, in questa fase, sono gli stessi produttori a proporre i loro film. Se molti, sapendo di non avere nessuna speranza, non ci provano nemmeno, altri invece lo fanno solo per promozione o per accontentare i registi/le star delle pellicole in questione. Pensiamo al caso di Nessuno mi può giudicare, brillante esordio alla regia di Massimiliano Bruno, che ha ottenuto un buon successo di critica e di pubblico, ma che non ha nessuna chance di farcela. continua » |
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Le due Italie di Martone
di Alberto Crespi L'Unità
Noi credevamo che 30 copie o 3000 non dovessero fare alcuna differenza. Noi credevamo che i premi veneziani non dovessero decidere del valore di un film. Noi credevamo, e crediamo ancora, che Noi credevamo fosse e sia un capolavoro. Scusate il ripetuto gioco di parole, ma è determinato dalla volontà di tornare al film e al suo significato profondo. Intorno all'affresco risorgimentale di Mario Martone si sono agitati venti di polemica che non servono a nessuno. Detto che le 30 copie sul territorio nazionale sono una vergogna – di chiunque sia la colpa: di Raicinema che ha prodotto, di 01 che distribuisce, degli esercenti che aspettano i cinepanettoni di Natale con la bava alla bocca –, noi possiamo solo invitare i nostri lettori a formare file fuori dai cinema, a dimostrare ai mercanti che si sono impossessati del tempio che c'è ancora domanda di qualità. » |
Viaggio lungo ed emozionante nel Risorgimento italiano nascosto
di Davide Turrini Liberazione
Per rimanere su quel "noi", che nel film di Martone appare, scompare e ricompare come un soggetto storico perennemente in bilico, ci teniamo a dirlo subito: Noi abbiamo pianto. Tanta e tale è l'intima commozione di fronte ad un possente monumento nazionale come Noi credevamo. Soprattutto in quel finale quando le parole di un protagonista risuonano in un parlamento italiano vuoto. Cinema fuori durata che scandaglia ed esplora il Risorgimento italiano nascosto, sfiorando le icone (Mazzini e Garibaldi) quasi fossero comparse. » |
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C'era una volta il Risorgimento
di Valerio Caprara Il Mattino
Pugnace tentativo d'affresco antiretorico, kolossal autarchico dalla travagliata gestazione e libera rivisitazione del libro omonimo di Anna Banti, «Noi credevamo» fa una certa fatica a districarsi dalle polemiche che ne accompagnano l'uscita. Lo strano è, però, che la maggior parte di queste schermaglie extra-testuali sono alimentate proprio da Mario Martone, il regista e cosceneggiatore insieme a Giancarlo De Cataldo: prima d'interrogarsi sul fervore del racconto, sulla sua presa emotiva e spettacolare o sull'originalità delle soluzioni stilistiche adottate, lo spettatore rischia, in effetti, di doversi per forza confrontare con la conclamata carica eversiva dell'interpretazione, per così dire, martoniana del Risorgimento. » |
Le verità scomode del Risorgimento
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Il titolo Noi credevamo è quello di un romanzo di Anna Banti: ogni speranza e promessa del Risorgimento delusa, tradita. È la storia di una sconfitta, un film tragico: all'inizio, la testa mozzata di un ribelle meridionale infilzata sulla baionetta d'un militare piemontese. Storia non scolastica e parziale (mancano l'Austria,il 1848 e il 1860 delle cinque giornate di Milano e dell'impresa dei Mille), girata in digitale, nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia Noi credevamo dice che restano oggi ancora irrisolte la conciliazione tra Nord e Sud, quella tra padronato e proletariato, quella tra conservatorismo autoritario e democrazia libertaria: i soli mutamenti risultano istituzionali e hanno preteso tanto tempo, la fine del potere temporale del Papato, la Repubblica. » |
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