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molenga
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mercoledì 4 gennaio 2012
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un film cosí cosí, ma importante
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due stelle al film, una in aggiunta perché é realizzato da un ebreo "costretto" dall'amore per la sua attuale compagna a prendere atto della condizione del popolo palestinese.
Miral é tratto dal libro dell'ex giornalista rula jebreal, uno scritto molto autobiografico che racconta delle difficoltá di crescere dalla parte sbagliata del -ahimé, ormai lo si puó proprio chiamare cosí- muro d'israele. verrebbe da dire che la pinto é troppo bella per questo ruolo, ma in effetti assonmiglia molto a rula jebreal(qualcuno ricorderá gli apprezzamenti da santoro)...il film é un po'le4nto, niente di speciale, schnabel ha dimostrato di saper far di meglio, ma é interessante come sunto divulgativo.
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due stelle al film, una in aggiunta perché é realizzato da un ebreo "costretto" dall'amore per la sua attuale compagna a prendere atto della condizione del popolo palestinese.
Miral é tratto dal libro dell'ex giornalista rula jebreal, uno scritto molto autobiografico che racconta delle difficoltá di crescere dalla parte sbagliata del -ahimé, ormai lo si puó proprio chiamare cosí- muro d'israele. verrebbe da dire che la pinto é troppo bella per questo ruolo, ma in effetti assonmiglia molto a rula jebreal(qualcuno ricorderá gli apprezzamenti da santoro)...il film é un po'le4nto, niente di speciale, schnabel ha dimostrato di saper far di meglio, ma é interessante come sunto divulgativo. meglio leggere il libro.
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francesco2
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martedì 27 settembre 2011
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la pace sia con voi
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Le prime immagini di questo film, che il pittore e regista Schnabel, compagno della giornalista Ruta Jebreal (Vista anche nella TV italiana)ha tratto da un suo testo autobiografico, potrebbero lasciare sperare a chi non conosca per sommi capi il film che abbia lo stesso taglio di un film non perfetto ma sensibile come "Donne senza uomini".
Purtroppo, invece, non siamo affatto dalle parti del cinema corale. Ci si concentra anzi sulle vicissitudini della protagonista, la cui madre era una delle donne viste in precedenza, ed il cui gesto esacerberà ulteriormente l'atteggiamento del padre, quando questi comprenderà che la figlia, nonostante l'affetto per la direttrice del collegio che l'ha accolta, vorrà dare alla propria esistenza un taglio non disgiunto dalle tensioni che scuotono (Violentemente) il proprio paese.
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Le prime immagini di questo film, che il pittore e regista Schnabel, compagno della giornalista Ruta Jebreal (Vista anche nella TV italiana)ha tratto da un suo testo autobiografico, potrebbero lasciare sperare a chi non conosca per sommi capi il film che abbia lo stesso taglio di un film non perfetto ma sensibile come "Donne senza uomini".
Purtroppo, invece, non siamo affatto dalle parti del cinema corale. Ci si concentra anzi sulle vicissitudini della protagonista, la cui madre era una delle donne viste in precedenza, ed il cui gesto esacerberà ulteriormente l'atteggiamento del padre, quando questi comprenderà che la figlia, nonostante l'affetto per la direttrice del collegio che l'ha accolta, vorrà dare alla propria esistenza un taglio non disgiunto dalle tensioni che scuotono (Violentemente) il proprio paese. Vicende narrate nel film in un modo spesso pessimo; colpa della sceneggiatura, che si concentra su scene madri (Probabilmente) realistiche, ma anche pedestri.
Si parla di contraddizioni, certo. Come quelle della protagonista, nel momento in cui impegnandosi per una causa "Alta" (Il proprio paese)metterebbe in pericolo il proprio micro-mondo (Il collegio che l'ha ospitata).
Man mano che si va avanti, è sempre più facile rendersi conto che si tratta di cinema didattico, che non risparmierà colpi ad effetto (Sic!) come quello sul padre, tratto certo da un'autentica biografia, ma la cui unica funzione(?) è rafforzare il dubbio che "Miral" sia un polpettone ambientato su uno sfondo sociale, con una ribelle non così stereotipata, ma che si oppone all'ordine costituito e vive un amore contrastato con un giovane di un'altra etnia; poi, certo, è anche disposta a farsi picchiare selvaggiamente per una causa in cui crede.
Poi, il film può piacere lo stesso. Ma il paradosso sta proprio qui: i motivi per cui finisco per apprezzarlo non sono che si tratta di un'opera provocatoria, ma anzi il modo in cui, nel suo essere innocuo, narra cose come l'amore (In tutte le modalità, anche tra genitori e figli), o le amicizie della vita, anche improvvisate, come quelle con la ragazza che si finge lesbica per non metterla nei guai.
Lo stesso finale non può che essere didatticamente ottimista; e resta seriamente il dubbio che chi doveva spingerci a riflettere, nonostante determinate sequenze crude a sfondo sociale, e certe curiosità sulla storia più o meno recente, ci abbia regalato un garbato aneddoto su una giovane che non si è voluta arrendere.
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ipno74
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martedì 22 marzo 2011
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troppo odio negli uomini
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Il film è uno stupendo e crudo affresco storico della liberazione della palestina dagli israeliani.
La storia inizia per primo con la creazione di questa scuola che prende con se tutti i bambini abbandonati o profughi della guerra.
Poi, una seconda parte, passa alla fuga di una ragazza violentata dal padre, questa diventa un'alcolizzata ( proibitissimo in israele) ed incontra un uomo, che si innamora di lei e poi, scopre di essere in cinta e si sposano.
Terza parte, la storia di Miral, bellissima ragazza che si allea con i palestinesi per avere la libertà dagli israeliani.
Il film è girato bene, con una bellissima sceneggiatura e ottimi dialoghi.
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Il film è uno stupendo e crudo affresco storico della liberazione della palestina dagli israeliani.
La storia inizia per primo con la creazione di questa scuola che prende con se tutti i bambini abbandonati o profughi della guerra.
Poi, una seconda parte, passa alla fuga di una ragazza violentata dal padre, questa diventa un'alcolizzata ( proibitissimo in israele) ed incontra un uomo, che si innamora di lei e poi, scopre di essere in cinta e si sposano.
Terza parte, la storia di Miral, bellissima ragazza che si allea con i palestinesi per avere la libertà dagli israeliani.
Il film è girato bene, con una bellissima sceneggiatura e ottimi dialoghi.
Le scene si intrecciano con la storia vera della guerra.
Bravissimi gli attori e scene che ricordano le prigioni di " fuga di mezzanotte"
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doni64
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lunedì 31 gennaio 2011
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film crudo
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Film reale, crudo che rispecchia la realta' attuale in Palestina con la guerra e le su crudelta' verso gli esseri umani e specialmente verso i piu' deboli.Il film che assomiglia ad un documentario e' interessante ma nel complesso non delucida nullo di nuovo.Voto 6+
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(di francesco2)
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jayan
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martedì 9 novembre 2010
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l'amore e l'altruismo contro l'odio e la guerra
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Un bellissimo film sulla difficile situazione della Palestina/Israele, sulle continue prevaricazioni, occupazioni di suolo e restrizioni delle libertà da parte degli israeliani sul popolo palestinese, e su come, con il coraggio, l'amore e l'altruismo si possano combattere l'odio e la guerra. Un grande messaggio di pace e di amore disinteressato. Il coraggio di una donna che accoglie a casa sua i numerosi orfani della guerra israelo-palestinese, una donna che rinunciò al desiderio di vendetta e di azione violenta per operare a un altro livello: quello dell'amore, dell'accoglienza di questi bambini che non avevano nessuno che si curasse di loro. Lei fonda un orfanotrofio: "La casa del fanciullo", che ancora oggi opera a Gerusalemme Est.
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Un bellissimo film sulla difficile situazione della Palestina/Israele, sulle continue prevaricazioni, occupazioni di suolo e restrizioni delle libertà da parte degli israeliani sul popolo palestinese, e su come, con il coraggio, l'amore e l'altruismo si possano combattere l'odio e la guerra. Un grande messaggio di pace e di amore disinteressato. Il coraggio di una donna che accoglie a casa sua i numerosi orfani della guerra israelo-palestinese, una donna che rinunciò al desiderio di vendetta e di azione violenta per operare a un altro livello: quello dell'amore, dell'accoglienza di questi bambini che non avevano nessuno che si curasse di loro. Lei fonda un orfanotrofio: "La casa del fanciullo", che ancora oggi opera a Gerusalemme Est. Il film inizia proprio dal funerale di questa donna, Husseini, e va a ritroso fino al 1947, anno di nascita dello stato di Israele. RIvediamo, attraverso gli orfani e le persone emarginate da questa guerra, una guerra giusta per i palestinesi perché la Palestina era stata occupata dagli Israeliani, giusta anche per gli israeliani perché non avevano ancora una loro terra, dopo essere stati cacciati duemila anni fa. Miral viene accolta in questo orfanotrofio dopo che sua madre muore suicida e suo padre non ce la fa a crescerla da solo. Cresce seguendo gli ideali dell'istituto, ma poi si ritrova davanti alla crudele situazione della sottomissione da parte degli israeliani... e allora decide di unirsi ai rivoluzionari e compie anche un attentato dinamitardo. In seguito alla morte di una sua cara amica e all'insistente insegnamento di pace della signora Husseini, chiamata da tutti Ma, cambierà e cercherà di agire in modo pacifico. Nel frattempo si raggiunge l'accordo e la nascita dello stato palestinese... Ben interpretato e diretto, questo nuovo film di Schnabel, ci mostra in modo diretto e con una splendida fotografia la situazione della Palestina di oggi e della sua storia contemporanea. La cinepresa entra nei personaggi, ci sono molte riprese ravvicinate, fino agli occhi... Alcune riprese invece sono fastidiose perché girate troppo velocemente. Il regista si conferma di grande talento. Da non perdere! Un film sincero e commovente!
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reservoir dogs
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lunedì 25 ottobre 2010
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troppo narcisismo
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Miral, film che presenta pultroppo difetti già nella struttura in quanto definito dallo stesso regista Julian Schnabel un film di denuncia sui fatti accaduti nell'ultimo mezzo secolo in Palestina.
Quei fatti che proprio nel film sono trattati frettolosamente e che servono solo da contorno per la storia di Hindi, Nadia e sua figlia Miral.
Troppo narcisistico perchè dedicato alle gesta di Miral diventanta così stendardo della lotta israelo - palestinese.
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paolorol
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martedì 21 settembre 2010
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fittizio dall'a alla zeta
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Se proprio vogliamo riconoscere un qualche merito a questo polpettone, allora diciamo che può forse forse chissà..avere un qualche valore didascalico, ma non ne sono per niente certo.
Schnabel ha trasposto filmicamente, con scarsa creatività e con una buona dose di pedanteria, il romanzo scritto dalla compagna, la bellissima giornalista Rula Jabreal, nota da noi per Annozero e TG della 7.
Il romanzo è stato spacciato per autobiografico, in realtà pare che lo sia solo in parte, sarebbe più corretto definirlo una autobiografia molto romanzata e costruita con il preciso intento di vendere.
Il romanzo ha venduto discretamente, il film non so che pubblico potrà attrarre, è così piatto e scontato, privo di qualsiasi scatto a livello narrativo, esageratamente lungo ed indigesto.
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Se proprio vogliamo riconoscere un qualche merito a questo polpettone, allora diciamo che può forse forse chissà..avere un qualche valore didascalico, ma non ne sono per niente certo.
Schnabel ha trasposto filmicamente, con scarsa creatività e con una buona dose di pedanteria, il romanzo scritto dalla compagna, la bellissima giornalista Rula Jabreal, nota da noi per Annozero e TG della 7.
Il romanzo è stato spacciato per autobiografico, in realtà pare che lo sia solo in parte, sarebbe più corretto definirlo una autobiografia molto romanzata e costruita con il preciso intento di vendere.
Il romanzo ha venduto discretamente, il film non so che pubblico potrà attrarre, è così piatto e scontato, privo di qualsiasi scatto a livello narrativo, esageratamente lungo ed indigesto. Tutto è eccessivo, c'è un pervasivo horror vacui che finisce per opprimere ed annoiare, a cominciare dalle scenografie sovraccariche e leccate, per finire con una colonna sonora letteralmente stipata di rondini assordanti.. Tutto è eccessivo e tutto è poco incisivo. Sceneggiatura senza guizzi e sforzi, recitazione senza infamia e senza lode.
In definitiva un tonfo per Scnabel, forse farebbe meglio a tenere separato l'amore dal lavoro. Non ci resta che sperare che la bella Rula la smetta di produrre romanzetti. Sennò poveri noi. Lasciate perdere.
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elena m.
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mercoledì 15 settembre 2010
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didattico
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lo trovo utile perchè didattico ,in quanto mostra la realtà quotidiana dei palestinesi ,fin dall'inizio dei loro problemi.
l'unico pregio che gli riconosco.
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renato volpone
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martedì 14 settembre 2010
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veramente bello
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Il film merita 5 stelle perchè emoziona fortemente e lascia una profonda impronta nel cuore. E' un film sulle donne, sul loro coraggio, sulla loro fragilità, sulla loro capacità di amare. Ognuna delle donne presenti nel film penetra nell'animo come un coltello affilato e la morte di alcune di esse viene percepita come una privazione dolorosa. La sensazione è la sofferenza del conflitto, della guerra, dei soprusi, e le donne ne sono le vittime sacrificali. Il riscatto avviene attraverso la lotta, la capacità di mettersi in gioco, il sapersi dare senza chiedere nulla in cambio, anzi dando tutto se stesse per un mondo migliore. E questo film è dedicato a tutte le persone che vogliono un mondo migliore
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francesca50
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martedì 7 settembre 2010
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un documento da non perdere
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il film di J. Schnabel e della Jebreal mi ha molto interessata e "presa" oltre che commossa.
Finalmente un film che guarda con occhio attento, ma senza violenza la QUESTIONE PALESTINESE e che non vede gli israeliani tutti solo come brutti e cattivi. In esso non si sottovalutano, però, le condizioni degli arabi palestinesi, pur cercando di lanciare un messaggio di speranza. Non si tralascia poi di spiegare le colpe della situazione creatasi.
Per questo, però, il film non è piaciuto a certi intellettuali di sinistra, che lo hanno definito troppo didattico non capendo nemmeno il carattere delle inquadrature iniziali, a volte sfocate a volere, a mio parere, sottolineare la complessità dei ricordi e la difficoltà a inquadrare la situazione, da parte di chi guardi con occhio attento e obiettivo.
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il film di J. Schnabel e della Jebreal mi ha molto interessata e "presa" oltre che commossa.
Finalmente un film che guarda con occhio attento, ma senza violenza la QUESTIONE PALESTINESE e che non vede gli israeliani tutti solo come brutti e cattivi. In esso non si sottovalutano, però, le condizioni degli arabi palestinesi, pur cercando di lanciare un messaggio di speranza. Non si tralascia poi di spiegare le colpe della situazione creatasi.
Per questo, però, il film non è piaciuto a certi intellettuali di sinistra, che lo hanno definito troppo didattico non capendo nemmeno il carattere delle inquadrature iniziali, a volte sfocate a volere, a mio parere, sottolineare la complessità dei ricordi e la difficoltà a inquadrare la situazione, da parte di chi guardi con occhio attento e obiettivo.
Sto rivalutando Rula Jebreal che sulla Sette mi era apparsa a volte un po' troppo schierata e poco incline a capire le ragioni degli altri. Non si può essere troppo calmi dopo aver vissuto certe esperienze! L'opera però riconosce pure il dramma di Israele.
Non sarà forse possibile risolvere "per ora" la situazione ma è chiaro che la via perseguibile è quella indicata nel film di un accordo. Perciò ben venga qualsiasi lavoro che indirettamente lo favorisca!
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