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luana
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venerdì 25 maggio 2012
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delle sette...
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Guardando questo film, con una scena cruenta terribile,come si fa a non pensare alla setta anni '70 di Charles Manson..dove gli omicidi alle ville borghesi altolocate erano perpetrati in modo altamente cruento fino all'ultimo scempio allucinante del caso Sharon Tate moglie allora di Polanski. E come si fa a non pensare a colei (una e una sola) che ai tempi si distaccò da tale setta perchè contraria all'omicidio. Tutto il film mi sembra ispirato a questo. A mio parere l'intelligenza del film è stato il mettere a confronto due mondi e al centro una figura (la protagonista) divisa; scissa; psicotica. Il bello del film è stato proprio confondere il confondere le acque; l'immane confusione mentale che si crea non riuscendo ad aderire a nessun modello se non per metà.
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Guardando questo film, con una scena cruenta terribile,come si fa a non pensare alla setta anni '70 di Charles Manson..dove gli omicidi alle ville borghesi altolocate erano perpetrati in modo altamente cruento fino all'ultimo scempio allucinante del caso Sharon Tate moglie allora di Polanski. E come si fa a non pensare a colei (una e una sola) che ai tempi si distaccò da tale setta perchè contraria all'omicidio. Tutto il film mi sembra ispirato a questo. A mio parere l'intelligenza del film è stato il mettere a confronto due mondi e al centro una figura (la protagonista) divisa; scissa; psicotica. Il bello del film è stato proprio confondere il confondere le acque; l'immane confusione mentale che si crea non riuscendo ad aderire a nessun modello se non per metà.C'è una critica al modello borghese e c'è una critica a un modello psicotico e settario.La ragazza provoca un mondo immobile e in qualche modo finto ma non può tornare all'interno di un mondo profondamente disumano.In qualche modo la paura in questo film domina tutto. Quella del rischio di cambiare o di mettersi almeno in discussione.L'affetto di una sorella molto umile salverà la barca...ma dalla psicosi indotta e/o coltivata sul fertile terreno di persone "marginali"e deboli..chi aiuterà ad uscire da un simile "trauma"??!!
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donni romani
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venerdì 25 maggio 2012
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la lunga fuga di una donna fragile
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Premiato al Sudance Festival, da sempre garanzia di qualità, la pellicola di Durkin ci catapulta nell'abisso delle sette in un racconto pieno di mistero e di dolore. La giovane Martha non ha più dato notizie alla famiglia da due anni quando una mattina improvvisamente chiama la sorella e la prega di andarla a prendere. E' sperduta, senza soldi nè valigie, e non vuole raccontare nulla. La sorella la porta con sè in Connecticut dove sta trascorrendo le vacanze con il marito sperando di recuperare i rapporti e capire cosa sia successo, ma le stranezze di Martha e i suoi improvvisi sbalzi d'umore le fanno capire che il trauma subito dalla ragazza è di quelli troppo profondi per essere risolti fra le mura domestiche.
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Premiato al Sudance Festival, da sempre garanzia di qualità, la pellicola di Durkin ci catapulta nell'abisso delle sette in un racconto pieno di mistero e di dolore. La giovane Martha non ha più dato notizie alla famiglia da due anni quando una mattina improvvisamente chiama la sorella e la prega di andarla a prendere. E' sperduta, senza soldi nè valigie, e non vuole raccontare nulla. La sorella la porta con sè in Connecticut dove sta trascorrendo le vacanze con il marito sperando di recuperare i rapporti e capire cosa sia successo, ma le stranezze di Martha e i suoi improvvisi sbalzi d'umore le fanno capire che il trauma subito dalla ragazza è di quelli troppo profondi per essere risolti fra le mura domestiche. E infatti attraverso una serie di flashback scopriremo che Martha, nei due anni in cui è scomparsa, ha vissuto in una fattoria dove un padre padrone ha plagiato tutti alla sua volontà. L'originalità del film sta nel presentare la figura del santone come assolutamente banale e priva di qualsivoglia carisma, cosa che rende ancora più inspiegabile la sua capacità di farsi obbedire in tutto e per tutto trasformando degli esseri umani in fragili appendici della sua volontà. E che ci dice molto sulle creature deboli, perdute e incapaci di trovare una propria strada, ci racconta della solitudine che le spinge ad accettare anche le crudeltà più estreme pur di ricevere in cambio una parvenza di affetto. E' un film che rovescia il punto di vista che di solito si focalizza su chi fonda e comanda nelle sette, scegliendo intelligentemente di parlare dei bisogni e delle paure più che del potere di coercizione, della voglia di essere accettati più che del delirio di onnipotenza. Un film che parla più del cedere che del convincere. Perchè in fondo tutto ciò che Martha chiede è di essere amata e in nome di quell'amore è disposta anche a rinnegare se stessa ed il proprio nome, e non solo metaforicamente, visto che all'interno della comunità le verrà imposto un nuovo nome. Interpreti misurati, lontani a certi eccessi espressivi che si attribuiscono spesso a chi vive un disagio psichico e un'atmosfera tesa e inquietante che accompagna ogni svolta narrativa, fino ad un finale che sconcerta e spiazza ancora una volta.
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epidemic
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mercoledì 28 marzo 2012
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p
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drammatico, parallelo e fortemente atipico. Soggetto interessante per uno sviluppo non banale e scontato. Per me da vedere
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