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laura999
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lunedì 1 aprile 2013
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odio.
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sono rimasta orrendamente scioccata da questo film!!
me lo avevano presentato come bello ma non lo è affatto!
fa un sacco di pregiudizi su noi italiani e ci presenta come dei cazzoni che non fanno niente dalla mattina alla sera a parte mangiare e insultare le persone.
punto PRIMO: NON SIAMO OMOFOBI!!!!! le donne italiane sono donne di mondo e di certo non giudicano le persone per il loro orientamento sessuale!! e per nient altro! certo ci sono le eccezzioni ma è una cosa normale in tutto il mondo! la parola Omofobia esiste perchè qualcuno la esercita o no? ma non è il caso dello stereotipo italiano.
punto SECONDO: IL NOSTRO MOTTO NON E' NON FARE NIENTE!!! siamo dei grandi lavoratori e di sicuro in questi ultimi anni non molte persone hanno il tempo e i soldi per andare dal barbiere!!!! NON E' IL NOSTRO STILE DI VITA!!!!
punto TERZO: sarebbe meglio che lo visitassero il nostro paese e qualsiasi altro paese prima di fare un film ambientato in esso!! perchè quelli che esprimono come complimenti potrebbero (accidentalmente) fraintesi.
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sono rimasta orrendamente scioccata da questo film!!
me lo avevano presentato come bello ma non lo è affatto!
fa un sacco di pregiudizi su noi italiani e ci presenta come dei cazzoni che non fanno niente dalla mattina alla sera a parte mangiare e insultare le persone.
punto PRIMO: NON SIAMO OMOFOBI!!!!! le donne italiane sono donne di mondo e di certo non giudicano le persone per il loro orientamento sessuale!! e per nient altro! certo ci sono le eccezzioni ma è una cosa normale in tutto il mondo! la parola Omofobia esiste perchè qualcuno la esercita o no? ma non è il caso dello stereotipo italiano.
punto SECONDO: IL NOSTRO MOTTO NON E' NON FARE NIENTE!!! siamo dei grandi lavoratori e di sicuro in questi ultimi anni non molte persone hanno il tempo e i soldi per andare dal barbiere!!!! NON E' IL NOSTRO STILE DI VITA!!!!
punto TERZO: sarebbe meglio che lo visitassero il nostro paese e qualsiasi altro paese prima di fare un film ambientato in esso!! perchè quelli che esprimono come complimenti potrebbero (accidentalmente) fraintesi.
NON CONSIGLIO A NESSUNO QUESTO FILM. a meno che non vogliate vederne uno con il quale sfogare il vostro odio represso verso qualcosa. vi assicuro che in questo verso è un ottimo canale di liberazione.
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paolo_89
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martedì 26 febbraio 2013
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tùrati il naso e guarda
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Tùrati il naso e guarda: si potrebbe riformulare così il titolo del film, al quale sono prestati bravi attori, si, ma costretti a destreggiarsi in una storia che non ha nulla di nuovo. È pur sempre tratto dal romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert, best-seller, ma il risultato è quello di una storia scontata: non tanto nei contenuti, che evidentemente seguono fedelmente l’autobiografia, quanto nei modi di rappresentazione. Si passa da un luogo all’altro, da un amore all’altro sempre alla ricerca di quell’equilibrio interiore che sembra non arrivare mai – e questo dovrebbe essere motivo di curiosità, dovrebbe rendere snervante l’attesa della conclusione per sciogliere la tensione.
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Tùrati il naso e guarda: si potrebbe riformulare così il titolo del film, al quale sono prestati bravi attori, si, ma costretti a destreggiarsi in una storia che non ha nulla di nuovo. È pur sempre tratto dal romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert, best-seller, ma il risultato è quello di una storia scontata: non tanto nei contenuti, che evidentemente seguono fedelmente l’autobiografia, quanto nei modi di rappresentazione. Si passa da un luogo all’altro, da un amore all’altro sempre alla ricerca di quell’equilibrio interiore che sembra non arrivare mai – e questo dovrebbe essere motivo di curiosità, dovrebbe rendere snervante l’attesa della conclusione per sciogliere la tensione. L’attesa spasmodica della conclusione c’è, ma per ben altri motivi: la banalità, appunto, ma soprattutto per la catena di stereotipi che comincia con il viaggio di Elizabeth in Italia e termina con la fine del film. Se è vero che l’Italia non fa molto per promuovere la propria immagine in maniera dignitosa, e quello che traspare sono solo la cucina, i dialetti simpatici e la passione per il “dolce far niente”, vederla riprodotta in un questo modo pittoresco è imbarazzante; com’è imbarazzante scoprire che l’India si riduce a guaritrici, santoni e meditazione.
Stupisce che il regista sia Ryan Murphy, lo stesso che ha diretto un prodotto ben più audace e interessante come la serie TV Nip/Tuck: spesso non bastano luci soffuse e paesaggi bellissimi per sfornare un bel film.
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ultimoboyscout
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domenica 3 febbraio 2013
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una donna e il suo malessere.
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Elizabeth è una giornalista e dovrebbe avere una vita tutto sommato appagante e soddisfacente: ha un marito che la adora, un buon lavoro e una bella casa a New York. Invece non è felice e decide di mettersi in viaggio per il mondo per ritrovare se stessa. La Roberts sgrana a più non posso i suoi grandi occhioni lungo una storia banale che non rende onore al libro da cui è tratta finendo per essere un trionfo di stereotipi e luoghi comuni a non finire. Visto anche il soggetto, (s)cadere nella retorica sembra prevedibile quanto assolutamente inevitabile , soprattutto nei dialoghi e nelle situazioni. Ma la cosa più evidente e anche fastidiosa è che Murphy non fa nulla per evitare tutto ciò e anzi cavalca senza ritegno il luogo comune e la banalità in particolarità nei temi intimi ed esistenziali.
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Elizabeth è una giornalista e dovrebbe avere una vita tutto sommato appagante e soddisfacente: ha un marito che la adora, un buon lavoro e una bella casa a New York. Invece non è felice e decide di mettersi in viaggio per il mondo per ritrovare se stessa. La Roberts sgrana a più non posso i suoi grandi occhioni lungo una storia banale che non rende onore al libro da cui è tratta finendo per essere un trionfo di stereotipi e luoghi comuni a non finire. Visto anche il soggetto, (s)cadere nella retorica sembra prevedibile quanto assolutamente inevitabile , soprattutto nei dialoghi e nelle situazioni. Ma la cosa più evidente e anche fastidiosa è che Murphy non fa nulla per evitare tutto ciò e anzi cavalca senza ritegno il luogo comune e la banalità in particolarità nei temi intimi ed esistenziali. Il tutto complicato da personaggi difficilmente credibili, piatti e monotoni in un film che inizia male, prosegue peggio e finisce in maniera addirittura disastrosa. Il cammino di Liz non porta da nessuna parte, ne per quanto riguarda il film ne per se stessa, gli insegnamenti ricevuti non sembrano aiutarla ne migliorarla e il film complessivamente somiglia a una guida turistica di serie B/C, perdendo di vista il viaggio interiore a favore di quello meramente fisico. Strada facendo si perdono occasioni su occasioni, Jenkins a parte, è tutto da buttare e non recuperare ne riciclare.
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pant54
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venerdì 9 novembre 2012
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basta con questa italia
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Salve dopo aver visto 2 volte (con molta sofferenza) il film di Ryan Murphy vorrei scrivere che il film è bruttissimo, ma sarebbe un regalo che non merita! Vorrei invitare che il Ministero del turismo invitasse gli autori (no gli attori) del film, a fare una vacanza in Italia soprattutto a Roma . Scusate ma evito altre critiche che hanno già scritto altri.
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kiba83
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domenica 10 giugno 2012
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interessante, da leggere il libro
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Ho apprezzato il film per la trama in sè, leggerò il libro...gli attori li ho trovati buoni, e non si può certo dire (come scritto da qualcuno prima) che J.R. non sappia recitare, non credo di aver ancora visto un film dove sia stato mediocre il suo intervento di attrice, ha sempre a mio parere illuminato lo schermo sia per lei sia per la bravura...;invece d'essere una delle commediole americane solo :"ti amo, non so se ti amo, e poi ci amiamo di nuovo" nel senso battute ed episodi divertenti e tutto finisce li, si trova un percorso,insegnamenti scoperti lungo il viaggio,che sicuramente a molti sembran banali, ma son poi quelli che impariamo giorno per giorno, sicuramente questo merito va alla scrittrice e alle sue esperienze ben raccontate.
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Ho apprezzato il film per la trama in sè, leggerò il libro...gli attori li ho trovati buoni, e non si può certo dire (come scritto da qualcuno prima) che J.R. non sappia recitare, non credo di aver ancora visto un film dove sia stato mediocre il suo intervento di attrice, ha sempre a mio parere illuminato lo schermo sia per lei sia per la bravura...;invece d'essere una delle commediole americane solo :"ti amo, non so se ti amo, e poi ci amiamo di nuovo" nel senso battute ed episodi divertenti e tutto finisce li, si trova un percorso,insegnamenti scoperti lungo il viaggio,che sicuramente a molti sembran banali, ma son poi quelli che impariamo giorno per giorno, sicuramente questo merito va alla scrittrice e alle sue esperienze ben raccontate..per gli stereotipi..bè volete un elenco dei film italiani dove si trova l'america stereotipata: bionde, fondoschiena, palestrati, e scene d'azione improbabili e mal riuscite??...con ciò son d'accordo con un commento precedente: quello è il modo in cui ci vede un turista,come credo ci abbia visti Liz; anche io quando son stata a NY ho ritrovato tutti i clichè, perchè son le prime cose che spiccano in un paese..poi bè preferirei che si fosse così duri per altre imprese cinematografiche da gettare nei contenitori del riciclo e ce ne sono parecchi..io comunque ho apprezzato.
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luisasb
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sabato 26 maggio 2012
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lungo e pieno di stereotipi
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Se ieri non fossi stata costretta a letto dall'influenza sicuramente non sarei arrivata alla fine del film.
Era lì da un po' fra i film da vedere, ma dovevo aspettare un momento in cui ero sola perché mio marito già non sopporta Julia Roberts... in più aveva letto qualche recensione del film e non aveva alcuna intenzione di vederlo.
Avviso quindi i naviganti che il film dura ben 2 ore e 20. Una durata "consistente" che si ammette solo ai capolavori. Purtroppo non è il caso di questo film.
Il prologo si svolge in America e dura più di mezz'ora: insomma, oltre mezz'ora per dire sostanzialmente che la ragazza è in crisi con il marito, divorzia e - dopo una storia con un attore off Broadway - decide di partire per un viaggio di un anno.
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Se ieri non fossi stata costretta a letto dall'influenza sicuramente non sarei arrivata alla fine del film.
Era lì da un po' fra i film da vedere, ma dovevo aspettare un momento in cui ero sola perché mio marito già non sopporta Julia Roberts... in più aveva letto qualche recensione del film e non aveva alcuna intenzione di vederlo.
Avviso quindi i naviganti che il film dura ben 2 ore e 20. Una durata "consistente" che si ammette solo ai capolavori. Purtroppo non è il caso di questo film.
Il prologo si svolge in America e dura più di mezz'ora: insomma, oltre mezz'ora per dire sostanzialmente che la ragazza è in crisi con il marito, divorzia e - dopo una storia con un attore off Broadway - decide di partire per un viaggio di un anno. Mete: Italia, India e Bali.
Il capitolo sull'Italia (anche questo lungo cira una mezz'ora) è semplicemente patetico. Sembra girato da un'americano degli anni '50 che non ha mai messo piede in Italia. L'appartamento in cui arriva al centro di Roma sembra saltato fuori da un film del neorealismo, la vecchia che - chissà poi perché, visto che siamo a Roma - le parla in siciliano stretto (e si vede che è così anche nella versione originale) è ridicola nella sua goffaggine, senza contare le scene assurde dove si vedono bande di ragazzotti che toccano il culo alle straniere in Piazza Navona, orde di pazzi scatenati in giacca e cravatta che chiedono un caffè al bar, negozi di barbieri che sembrano usciti da Baaria, vicoli di Napoli con gli immancabili panni stesi. Insomma: il peggio del peggio dei luoghi comuni sull'Italia e gli italiani ... di 50 anni fa.
A questo punto siamo arrivati a circa la metà del film. La scena si sposta in India, in un ashram dove la nostra eroina incontra un ruvido texano ex-alcolista che alla fine svela il motivo della sua fuga. Anche qui i luoghi comuni non mancano, soprattutto nella scena del matrimonio combinato della giovane indiana.
Infine arriva a Bali, dove c'è l'incontro con Bardem che interpreta un brasiliano ed è pessimamente doppiato con accento portoghese: sembra un genovese ubriaco.
Insomma, avete già capito come va a finire, no? Che ve lo dico a fare?
L'avevo detto all'inizio: ho finito di vederlo solo perché non avevo altro di meglio da fare.
Evitabilissimo
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michela papavassiliou
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domenica 29 aprile 2012
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133 minuti per 1 miraggio
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Tratto dal romanzo di Elizabeth Gilbert, questa pellicola racconta la storia di Liz, newyorkese di successo a cui manca qualcosa per raggiungere la felicita'. La donna lascia un matrimonio finito alle spalle e parte cosi alla volta della Citta' Eterna. Attraverso la cucina mediterranea, scopre un modo diverso di assaggiare e godere la vita. Tappa successiva l'India, dove, tra Delhi e i consigli del vecchio saggio Richard combatte per far pace con il suo io. Infine tra atmosfere balesi, sciamani e preghiere, la protagonista si appropriera' finalmente di una spiritualita' nuova. La Roberts trova in questo film tutti i piu' classici stereotipi di se' che piacciono tanto al pubblico.
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Tratto dal romanzo di Elizabeth Gilbert, questa pellicola racconta la storia di Liz, newyorkese di successo a cui manca qualcosa per raggiungere la felicita'. La donna lascia un matrimonio finito alle spalle e parte cosi alla volta della Citta' Eterna. Attraverso la cucina mediterranea, scopre un modo diverso di assaggiare e godere la vita. Tappa successiva l'India, dove, tra Delhi e i consigli del vecchio saggio Richard combatte per far pace con il suo io. Infine tra atmosfere balesi, sciamani e preghiere, la protagonista si appropriera' finalmente di una spiritualita' nuova. La Roberts trova in questo film tutti i piu' classici stereotipi di se' che piacciono tanto al pubblico. Cosi tra lacrime asciugabili in pochi fotogrammi, occhi da cerbiatta che scoprono con stupore infantile le cose abitualmente non in rilievo e sorriso luminoso a tutto schermo, i fans di Julia saranno accontentati. Lieto fine doveroso per questa commedia all'americana, in cui l'appagamento femminile si raggiunge quasi esclusivamente, a parte mangiare e pregare, con il coronamento di un amore da conquistare. Da copione dunque che l'intrigante Javier Bardem, nei panni del bel Felipe, finisca per sostituire l'ex marito nel cuore di Liz, facendole toccare il miraggio di una nuova felicita'. Tra emozioni preconfezionate e risate a timer, ci si distrae per 133 minuti dalle piccole faccende quotidiane. Rispetto agli spunti interessanti del libro un'occasione sprecata. Mediocre. MP
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shinyval86
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lunedì 5 marzo 2012
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quando un film è esso stesso un libro
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Non sono per niente d'accordo con le altre opinioni espresse su questo film, e vi spiego subito perché. Qualcuno ha detto che la pellicola non è come il libro: io dico che questo film stesso è un libro, e come tale ha bisogno di essere "letto" e guardato con la mente aperta oltre che con gli occhi.
Se cercate la solita commedia vivace, o il solito cliché di temi romantico-drammatici, o cose sensazionali, statene alla larga. Se siete italiani più orgogliosi che onesti, cioè se vi sentite punti dal modo in cui gli stranieri ci dipingono, evitatelo. È vero che alcune situazioni e immagini (sia negative sia positive) sono sull'orlo dello stereotipo, ma mai banalizzate (come altri hanno criticato) e comunque mai troppo lontane da quel fondo di verità che ci ha guadagnato certe reputazioni all'estero.
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Non sono per niente d'accordo con le altre opinioni espresse su questo film, e vi spiego subito perché. Qualcuno ha detto che la pellicola non è come il libro: io dico che questo film stesso è un libro, e come tale ha bisogno di essere "letto" e guardato con la mente aperta oltre che con gli occhi.
Se cercate la solita commedia vivace, o il solito cliché di temi romantico-drammatici, o cose sensazionali, statene alla larga. Se siete italiani più orgogliosi che onesti, cioè se vi sentite punti dal modo in cui gli stranieri ci dipingono, evitatelo. È vero che alcune situazioni e immagini (sia negative sia positive) sono sull'orlo dello stereotipo, ma mai banalizzate (come altri hanno criticato) e comunque mai troppo lontane da quel fondo di verità che ci ha guadagnato certe reputazioni all'estero. Se la possibilità di mollare tutto e partire vi fa paura, vi sembra infattibile o vi fa rosicare, forse questo film non è per voi.
Se invece un viaggio all'interno della spiritualità e della riflessione interiore non vi atterrisce e non vi annoia, non perdetevelo, perchè ce ne sono pochissimi di film così oggigiorno. Io ho trovato questo film molto intenso, molto bello, molto profondo dal punto di vista psicologico ed emozionale. Si assiste ad un'evoluzione interiore della protagonista, dipinta con un realismo e una delicatezza magistrali a mio parere. Ma si sa, queste cose oggi non vanno tanto di moda.
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maria.f
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martedì 27 dicembre 2011
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evviva i buoni film!
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Non riesco ad esprimere il mio disappunto per aver scelto di passare il tempo - che è un preziosissimo bene - a guardare questo film decisamente brutto, lungo e senza senso.
Povera "scrittrice", che pena mi fa pensarla a ritrovare sa e stessa fra viaggi a sfondo culinario e viaggi in Paesi dove la fame esiste veramente per i locali. Per lei la "profonda scrittrice" - con le tasche piene di soldi- è stato solo un passatempo fra un letto e l'altro alla ricerca del suo "equilibrio".
La prossima volta prima di comprare un DVD consulterò sicuramente le vostre recenzioni. mariafio
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francesca72
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martedì 6 settembre 2011
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bleah!
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Che schifezza!
GLi italiani che fanno la figura dei fancazzisti, che passano il tempo dal barbiere e non fanno che mangiare.
Gli indiani lì a pregare mentre la guru sta a New York coi soldi.
Julia Roberts, con la faccia rifatta come se non bastasse la bocca larga che si ritrova.
Mi dispiace per chi ci ha speso i soldi per vederlo.
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