Mammuth

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Un film di Benoît Delépine, Gustave Kervern. Con Gustave Kervern, Benoît Poelvoorde, Zoé Weber, Serge Nuques, Eric Monfourny, Remy Kolpa, Catherine Hosmalin, Dick Annegarn, Siné, Anna Mouglalis.
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Commedia, durata 92 min. - Francia 2010. - Fandango uscita venerdì 29 ottobre 2010. MYMONETRO Mammuth * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 30 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
osteriacinematografo mercoledì 4 gennaio 2012
corri mammuth, corri lontano Valutazione 3 stelle su cinque
91%
No
9%

E’ la storia di Serge, un sessantenne che decide di andare in pensione dopo una vita dedicata interamente al lavoro. L’uomo deve percorrere a ritroso il proprio iter lavorativo alla ricerca dei vari datori di lavoro e degli improbabili contributi versati a suo pro. Scopriamo presto un uomo totalmente estraneo alla società in cui sembra non essersi mai calato, scopriamo la vera essenza di Serge, soprannominato Mammuth, come la vecchia moto che lo condurrà per campagne francesi fra giostrai, vecchie locande, bar trasandati e strutture che in realtà non esistono più. Mammuth ha pensato sempre soltanto al lavoro, non è in grado di gestire la più semplice delle operazioni che la quotidianità riserva, è rozzo, trasandato, obeso, di poche parole, e porta lunghi capelli da vichingo. [+]

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francesca meneghetti domenica 31 ottobre 2010
il grande lebowski non colpisce due volte Valutazione 2 stelle su cinque
58%
No
42%

Grande, per essere grande, in tutti i sensi, Depardieu, lo è. E il soprannome di Mammuth gli si addice – ahimè, per chi ricorda la sua sfolgorante bellezza, nel volto e nel corpo, in Novecento di Bertolucci. Ma non bastano i capelli lunghi e biondi, molto più di quelli di Lebosky, e la moto per fare di lui un indomito nostalgico hippy sessantenne, che, sul punto di varcare la soglia della pensione, intraprende un viaggio avventuroso, nello spazio e nel tempo (a ritroso). Non bastano neanche i numerosi momenti comici – sia pure di un umorismo surreale – del film, a farne un prodotto dotato di grazia e leggerezza . Il film resta tristissimo: sembra seguire scrupolosamente i criteri di un’estetica del brutto: dalla fotografia, sgranata o a bassa definizione, caratterizzata dai contrasti e soprattutto dal predominio del verde (colore che evoca il disfacimento corporeo dopo la morte), alla scelta dei personaggi e degli ambienti. [+]

[+] l'estetica del brutto (di francesco2)
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francesco2 mercoledì 9 novembre 2011
la ville est tranquille?non! Valutazione 3 stelle su cinque
0%
No
0%

Ancora la provincia francese, che ci avevano illustrato Guediguan e questi stessi registi nel loro precedente "Louise e Michel"; ma penso anche a "Marius e Jeannette". Un cinema mai consolatorio, alle volte semmai consolante, perché senza abbandonarsi a stupidi ottimismi (Ed anzi, a volte, trasfigurando la realtà in maniera caricaturale, come in questo caso), non evita di lanciare tiepidi messaggi di speranza. Andando alla specificità di questo film le prime immagini, raffiguranti animali ormai privi di vita in vendita come carne, si ricollegano abbastanza ad una scena della "Commedia di Dio"('95), del portoghese Monteiro: in una - Credo- delle prime scene, la cinepresa si soffermava su una testa di pesce, destinata a venire spezzata nel giro di qualche momento. [+]

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eugenio sabato 23 febbraio 2013
la nuova frontiera della commedia on the road Valutazione 3 stelle su cinque
0%
No
100%

Di nuovo la Francia,ancora protagonista di una dolce-amara commedia targata Benoît Delépine e Gustave de Kervern. I due registi anarco-insurrezionalisti dopo il surreale Louise Michel tornano ad occuparsi di un tema assai “caldo” e attuale: il ritorno alla quotidianità delle proprie azioni dopo un’alienante esistenza lavorativa.
Se nella precedente pellicola l’originale duo illustrava la vicenda di un gruppo di impiegate che in seguito alla perdita del proprio posto di lavoro in un’azienda tessile,sfruttavano i soldi della liquidazione per assoldare un bizzarro killer allo scopo di  uccidere il loro “fantomatico ” capo (con tutti gli annessi e connessi da black-comedy), in Mammuth  l’azione è focalizzata sul singolo,un omaccione di sessanta anni capellone cave-man,bigonzo dal cuor d’oro interpretato da un magistrale Depardieu vera anima e motore della pellicola. [+]

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ipno74 mercoledì 25 maggio 2011
il rozzo mammuth Valutazione 3 stelle su cinque
33%
No
67%


Buon film con Depadieu che però non ha un gran ritmo.
La sceneggiatura è buona anche a volte la regia è un pò lenta.
Una regia a volte lenta ma anche geniale, con richiami del passato con la vera pellicola anni '70.
Storia di un'uomo afflitto per la morte della sua ragazza o storia di una sera.

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claudia domenica 7 novembre 2010
in sella con depardieu verso la vita Valutazione 4 stelle su cinque
32%
No
68%

Il lavoro è il vero protagonista di Mammuth. Il lavoro che di volta in vola è alienante, amato, mancato, odiato. Serge, il protagonista, lo ama troppo, al punto da vedere la sua vita vuota nel momento in cui raggiunge l'età della pensione. Scopre però che alcuni suoi datori di lavoro non gli hanno versato i contributi, quindi parte in sella alla sua vecchia moto per far valere i suoi diritti. Il viaggio attraverso la Francia e a ritroso nel suo passato gli fa vivere episodi dai quali l'uomo, grosso e goffo ma dal cuore tenero, capisce che la vita non è solo quella che lui immaginava. Soprattutto l'incontro con la nipote ritardata e col fantasma dell'amore perduto (una grande Isabelle Adjani) gli aprono gli occhi. [+]

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luca scialò venerdì 12 novembre 2010
scoprire tardi le cose che contano nella vita Valutazione 4 stelle su cinque
29%
No
71%

Serge, per tutti Mammuth per la stazza fisica e per il nome della moto degli anni '70 che ha ma che ormai non usa più, va in pensione. Nella sua vita ha svolto tantissimi lavori manuali, avendo cominciato a 16 anni, ma molti dei suoi ex capi non gli hanno versato i contributi utili per avere la pensione. Dunque riprende la sua vecchia motocicletta, anche dietro consiglio della moglie Catherine, e decide di recarsi presso i vari datori di lavoro, che ormai non vede più dagli anni '70. Tanto che molti hanno dismesso la propria attività. Quelli che riesce a ritrovare gli dicono invece di non avergli versato i contributi, essendo quelli lavori di bassa manovalanza e retribuzione. [+]

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ablueboy domenica 14 novembre 2010
simpatico connubio fra iperrealismo e surrealismo Valutazione 3 stelle su cinque
15%
No
85%

Nel ritrarre un pensionato alle prese con il problema di recuparare le pezze giustificative per la sua pratica pensionistica,  gli autori, come già in Louise-Michel, propongono una veduta fortemente stilizzata su una coppia di personaggi ai margini della società, riproponendoin chiave ipermoderna il tema dell'emarginazione e del proletariato. La cifra stilistica è a tratti iper-realistica e minimalistica, altre volte si propone una narrazione molto più improntata al burlesque e al grottesco, attentando volutamente in più momenti al buon gusto dello spettatore, che si suppone essere borghese.
Utilizzando capacità espressive inedite di Depardieu e  la forza scenica della Moureau, dosando bene le comparse della musa Adjani, contrapposte all'estetica geigeriana di Miss Ming, gli autori sviluppano una rappresentazione gradevole e divertente dell'umanità suburbana, un vero e proprio viaggio iconografico in stile odissiaco, che riesce comunque leggero grazie comunque alla sua forte dose di comicità. [+]

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