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osteriacinematografo
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mercoledì 4 gennaio 2012
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corri mammuth, corri lontano
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E’ la storia di Serge, un sessantenne che decide di andare in pensione dopo una vita dedicata interamente al lavoro.
L’uomo deve percorrere a ritroso il proprio iter lavorativo alla ricerca dei vari datori di lavoro e degli improbabili contributi versati a suo pro.
Scopriamo presto un uomo totalmente estraneo alla società in cui sembra non essersi mai calato, scopriamo la vera essenza di Serge, soprannominato Mammuth, come la vecchia moto che lo condurrà per campagne francesi fra giostrai, vecchie locande, bar trasandati e strutture che in realtà non esistono più.
Mammuth ha pensato sempre soltanto al lavoro, non è in grado di gestire la più semplice delle operazioni che la quotidianità riserva, è rozzo, trasandato, obeso, di poche parole, e porta lunghi capelli da vichingo.
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E’ la storia di Serge, un sessantenne che decide di andare in pensione dopo una vita dedicata interamente al lavoro.
L’uomo deve percorrere a ritroso il proprio iter lavorativo alla ricerca dei vari datori di lavoro e degli improbabili contributi versati a suo pro.
Scopriamo presto un uomo totalmente estraneo alla società in cui sembra non essersi mai calato, scopriamo la vera essenza di Serge, soprannominato Mammuth, come la vecchia moto che lo condurrà per campagne francesi fra giostrai, vecchie locande, bar trasandati e strutture che in realtà non esistono più.
Mammuth ha pensato sempre soltanto al lavoro, non è in grado di gestire la più semplice delle operazioni che la quotidianità riserva, è rozzo, trasandato, obeso, di poche parole, e porta lunghi capelli da vichingo. Poi, attraverso una regia delicata e artigianale, conosciamo i suoi lati positivi, le sofferenze patite, come la perdita della donna che amava, l’affetto con cui ritrova la nipote alienata, l’amore ritrovato per la vita e la compagna.
Bello e poetico il viaggio in moto di Mammuth, così come la narrazione, che rimbalza in modo tenue fra vicende concrete e l’universo surreale di Serge e degli strambi personaggi (la nipote in primis) che si presenteranno sulla scena di un film che è insieme fuga, sogno, follia, riscoperta di un motivo, dell’amore, della voglia di continuare.
E allora corri Mammuth, corri veloce, non ti fermare.
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francesco2
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mercoledì 9 novembre 2011
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la ville est tranquille?non!
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Ancora la provincia francese, che ci avevano illustrato Guediguan e questi stessi registi nel loro precedente "Louise e Michel"; ma penso anche a "Marius e Jeannette". Un cinema mai consolatorio, alle volte semmai consolante, perché senza abbandonarsi a stupidi ottimismi (Ed anzi, a volte, trasfigurando la realtà in maniera caricaturale, come in questo caso), non evita di lanciare tiepidi messaggi di speranza.
Andando alla specificità di questo film le prime immagini, raffiguranti animali ormai privi di vita in vendita come carne, si ricollegano abbastanza ad una scena della "Commedia di Dio"('95), del portoghese Monteiro: in una - Credo- delle prime scene, la cinepresa si soffermava su una testa di pesce, destinata a venire spezzata nel giro di qualche momento.
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Ancora la provincia francese, che ci avevano illustrato Guediguan e questi stessi registi nel loro precedente "Louise e Michel"; ma penso anche a "Marius e Jeannette". Un cinema mai consolatorio, alle volte semmai consolante, perché senza abbandonarsi a stupidi ottimismi (Ed anzi, a volte, trasfigurando la realtà in maniera caricaturale, come in questo caso), non evita di lanciare tiepidi messaggi di speranza.
Andando alla specificità di questo film le prime immagini, raffiguranti animali ormai privi di vita in vendita come carne, si ricollegano abbastanza ad una scena della "Commedia di Dio"('95), del portoghese Monteiro: in una - Credo- delle prime scene, la cinepresa si soffermava su una testa di pesce, destinata a venire spezzata nel giro di qualche momento. Qui tutto sembra rendere la miseria -In tutti i sensi- che circonda il protagonista, salutato dai colleghi alla vigilia della pensione ma (auto)abbandonato(si?)a sé stesso in un contesto greve, in cui gli alterchi con il grezzo impiegato del magazzino rischiano di risultare i momenti più "vivaci" della giornata.
Ciò cui sembrano interessati i due registi non appare soltanto condannare la nostra società, anche se emergono segnali di cupo pessimismo quando, per esempio, un ragazzino chiede ai genitori di denunciare il "grasso e sporco"protagonista. O quando, in una scena forse tra le migliori del film , mettono in scena un subdolo ex-principale che, per non versare al protagonista i contributi passati, ne mette "in risalto" le modeste capacità intellettuali. Ancora più antipatico di chi "Rifiuterà" la stralunata nipote durante un colloquio di lavoro, dopo avere manifestato un finto interesse. No, altre situazioni, improntate -Sembra- più che altro alla caricaturalità (Valga per tutte la pseudo-handicappata) appaiono forse come tasselli di quel mosaico che è il viaggio del protagonista. Sulla strada (In tutti sensi!) della "Storia vera" lynchiana, Depardieu intraprende un percorso (Fisico, matyeriale, certo, ma anche interiore) che serve a (ri?)dare smalto al grigiore che, come detto, ormai lo avvolgeva.
Ciò detto, però, "Mammuth" a volte smentisce le premesse delle primissime scene (Quella moto ripresa con uno stile realistico-fotografico). Come avveniva nel precedente film, divenuto un piccolo caso
cinematografico per meriti abbastanza dubbi, resta il sospetto di un grottesco un pò fine a sé stesso (La moglie che vorrebbe picchiare, poi cambia idea), ed altri personaggi relativamente marginali, quali la nipote ed il fratello, appaiono tratteggiati più che analizzati.
Un pò come se "Mammuth" fosse una favola, amara e disincantata sì, ma pur sempre una favola, come testimonierebbero la morta che "accompagna" il protagonista fino ad un certo punto, e soprattutto il lieto fine.
Resta però una denuncia asciutta che calca bene il terreno del surreale, e per questo chi lo definisca un film che esiste "Grazie a Depardieu" può apparire sicuramente esagerato.
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vittorio
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mercoledì 13 luglio 2011
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peccato per la parte finale!!
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Concordo pienamente con la critica....il film va diviso in due parti, la prima parte è splendida, una piccola poesia, una metafora della vita....poi pero' la parte finale diventa forzata, scialba e con un finale un po' troppo scontato!!
Peccato...
Complessivamente da vedere....
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ipno74
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mercoledì 25 maggio 2011
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il rozzo mammuth
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Buon film con Depadieu che però non ha un gran ritmo.
La sceneggiatura è buona anche a volte la regia è un pò lenta.
Una regia a volte lenta ma anche geniale, con richiami del passato con la vera pellicola anni '70.
Storia di un'uomo afflitto per la morte della sua ragazza o storia di una sera.
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dario
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lunedì 25 aprile 2011
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forzato
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Troppo caricaturale, poche idee, sceneggiatura allo sbando, qualche furberia e tanto snobismo. Il tutto per una morale di fondo quanto mai banale. Certi tocchi non sono male, la regia non è dozzinale, ma sono poche cose in uno spettacolo volutamente dimesso, con qualche punta di sadismo letterario. Non manca una sensazione di assurdità voluta e perseguita cocciutamente, con supponenza. Fuori giri. Interpretazione di conseguenza.
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ragthai
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venerdì 8 aprile 2011
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noia allo stato puro
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Davvero noioso, lo sconsiglio ai non amanti del cinema francese.
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brenusu
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martedì 15 febbraio 2011
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noiosissimo
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ultimoboyscout
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venerdì 21 gennaio 2011
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io sono educato, rompicogl...!
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Una commedia anche di denuncia, ma vista in chiave leggera e simil-comica, con soli attori brutti, con Depardieu alla ricerca della sua vita passata. On the road alla francese, non convince del tutto ma non si può dire che sia brutto.
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sider
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martedì 4 gennaio 2011
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alla disperata ricerca dell'evento sensazionale
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Un fantozzi alla francese, solo che almeno Villaggio voleva far ridere e non aveva la pretesa di voler lasciare un segno indelebile nella cinematografia. Mi si contesterà di non aver compreso il disagio della dura realtà, ma è questo il punto: Questa non è realtà. Questa non è l'emarginazione.
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ablueboy
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domenica 14 novembre 2010
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simpatico connubio fra iperrealismo e surrealismo
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Nel ritrarre un pensionato alle prese con il problema di recuparare le pezze giustificative per la sua pratica pensionistica, gli autori, come già in Louise-Michel, propongono una veduta fortemente stilizzata su una coppia di personaggi ai margini della società, riproponendoin chiave ipermoderna il tema dell'emarginazione e del proletariato. La cifra stilistica è a tratti iper-realistica e minimalistica, altre volte si propone una narrazione molto più improntata al burlesque e al grottesco, attentando volutamente in più momenti al buon gusto dello spettatore, che si suppone essere borghese.
Utilizzando capacità espressive inedite di Depardieu e la forza scenica della Moureau, dosando bene le comparse della musa Adjani, contrapposte all'estetica geigeriana di Miss Ming, gli autori sviluppano una rappresentazione gradevole e divertente dell'umanità suburbana, un vero e proprio viaggio iconografico in stile odissiaco, che riesce comunque leggero grazie comunque alla sua forte dose di comicità.
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Nel ritrarre un pensionato alle prese con il problema di recuparare le pezze giustificative per la sua pratica pensionistica, gli autori, come già in Louise-Michel, propongono una veduta fortemente stilizzata su una coppia di personaggi ai margini della società, riproponendoin chiave ipermoderna il tema dell'emarginazione e del proletariato. La cifra stilistica è a tratti iper-realistica e minimalistica, altre volte si propone una narrazione molto più improntata al burlesque e al grottesco, attentando volutamente in più momenti al buon gusto dello spettatore, che si suppone essere borghese.
Utilizzando capacità espressive inedite di Depardieu e la forza scenica della Moureau, dosando bene le comparse della musa Adjani, contrapposte all'estetica geigeriana di Miss Ming, gli autori sviluppano una rappresentazione gradevole e divertente dell'umanità suburbana, un vero e proprio viaggio iconografico in stile odissiaco, che riesce comunque leggero grazie comunque alla sua forte dose di comicità.
Bello, forse non per tutti i gusti.
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