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La solitudine dei numeri primi, il libroDue tragedie e la quieta esistenza di due comuni ragazzi degenera in un incubo. |
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La recensione ***
Discesa progressiva nella solitudine, un incubo amoroso senza lieto fine, una tragedia romantica dal sapore kafkiano. "La solitudine dei numeri primi", opera prima dello scrittore esordiente (nonché fisico) Paolo Giordano che ha portato il suo autore al Premio Strega e a un buon successo (ed. Mondadori, 2008), è un romanzo tanto affascinante quanto spiazzante. E poggia tutto sui suoi personaggi principali, Mattia e Alice, sui cui corpi mobilissimi e nervosi lo stupore vira di colpo in angoscia, la tenerezza si trasforma in paranoia, lo spaesamento si fonde col dolore.
In Italia, "La solitudine dei numeri primi" ha sedotto critica e pubblico. «È un libro con una simmetria non perfetta. Per dirla da fisico, con una simmetria violata. I due personaggi trovano una corrispondenza delle proprie storie e dei propri pensieri l'uno nell'altra, ma questa corrispondenza è sempre imprecisa», sintetizza Giordano, ma è anche la storia d'amore fra due persone talmente solitarie da non poter superare l'unico grande ostacolo che li divide. Tutto comincia quando, da bambini, Alice cade in un burrone diventando zoppa e Mattia perde sua sorella gemella in un parco; da queste due tragedie le loro vite cambiano irrimediabilmente. Tutti se ne accorgono, ma fingono di non notare le differenze. Anzi, cercano di convincerli e convincersi che nulla è cambiato. Si incontrano a scuola, ormai adolescenti, lui piccolo genio della matematica affetto da autolesionismo e lei anoressica ragazza che vorrebbe essere come tutte le altre. Comincia il loro incubo amoroso destinato però a non compiersi mai, proprio per quella folle caratteristica comportamentale che li ha resi tali e quali ai numeri primi gemelli: una coppia di numeri primi talmente vicini da avere come differenza due. E così, in un crescendo di follia, di paranoia, la cui unica soluzione sembra essere la fuga dai propri sentimenti e l'abbandono, si arriva fino all'epilogo.
Un motivo di più perché il lettore, trascinato nella deriva dei personaggi e avvolto dall'atmosfera plumbea, si senta spiazzato. Il risultato è un buon libro che naviga fra dramma e amore senza paura di scardinare certezze e luoghi comuni. Ma se chiedete a Giordano di spiegare il suo libro, il fisico risponderà con irruenta sincerità: «Prima di arrivare al romanzo avevo scritto solo racconti con protagonisti bambini, per cui è stato naturale per me scegliere due protagonisti molto giovani e parlare alternativamente delle peripezie di Alice e Mattia - che come avrete letto - raccontano la loro storia per arrivare a un lieto fine. Ho l'idea dell'adolescenza come di un lungo periodo in cui si guarisce dall'infanzia. Io per scrivere sono andato a pescare nel bagaglio della mia infanzia, come se le cose davvero importanti le avessi vissute solo lì. Nell'adolescenza guardi un po' sotto il coperchio di una pentola nella quale durante l'infanzia hai infilato un po' di tutto e da lì cominci a capire che cosa hai vissuto davvero».
In sintesi
Mattia nasconde un terribile segreto che lo ha reso autolesionista. Quando era piccolo, per poter andare liberamente alla festa di compleanno di un suo compagno di scuola, aveva deliberatamente abbandonato in un parco sua sorella gemella Michela, affetta da un forte ritardo mentale, perdendola per sempre. Tutto potrebbe far pensare che questa tragedia abbia condannato Mattia a una solitudine irrimediabile, invece l'incontro con la zoppa e anoressica Alice cambia lievemente il suo destino. La ragazza attratta fortemente dalla personalità ombrosa di Mattia, si lega a lui vincolando il loro rapporto prima con una fortissima amicizia e poi con un contorto sentimento d'amore che non verrà mai del tutto alla luce, appesantito dai troppi silenzi, dai segreti, dal peso del passato, da una rispettosa e complessa solitudine alla quale entrambi si costringono.
L'autore
Paolo Giordano nasce a Torino, nel 1982, figlio di un ginecologo e di un'insegnante di inglese. Dopo essersi diplomato al liceo scientifico statale Gino Segré di Torino, si laurea con lode in fisica delle interazioni fondamentali presso l'Università degli Studi di Torino. Studente della Scuola Holden di Alessandro Baricco, scrive "La solitudine dei numeri primi" edito da Mondadori nel gennaio 2008.
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