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ipno74
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mercoledì 30 marzo 2011
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bontà di un ribelle
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Il film ha un una buona sceneggiatura, con una trama che è abbastanza scontata ma comunque ti crea una curiosità nel vedere come finisce.
Purtroppo la scuola che presenta questo lungometraggio è abbastanza reale, con la scuola fatiscente, ragazzi con delle gravi problematiche in famiglia, professori che pensano solo a bocciare o rimandare senza mai conoscere veramente il ragazzo.
Infatti nel film, non c'è nessuno che chiede al ragazzo che cosa gli piaccia, lo devono scoprire per caso.
Eppure basterebbe ascoltare un pò questi ragazzi per rendersi conto di quanto possono dare, e quanto vorrebbero dare.
Il film ha un finale che non è un finale, quindi si rimane a bocca asciutta da questo punto di vista, ma nel complesso è un buon film.
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Il film ha un una buona sceneggiatura, con una trama che è abbastanza scontata ma comunque ti crea una curiosità nel vedere come finisce.
Purtroppo la scuola che presenta questo lungometraggio è abbastanza reale, con la scuola fatiscente, ragazzi con delle gravi problematiche in famiglia, professori che pensano solo a bocciare o rimandare senza mai conoscere veramente il ragazzo.
Infatti nel film, non c'è nessuno che chiede al ragazzo che cosa gli piaccia, lo devono scoprire per caso.
Eppure basterebbe ascoltare un pò questi ragazzi per rendersi conto di quanto possono dare, e quanto vorrebbero dare.
Il film ha un finale che non è un finale, quindi si rimane a bocca asciutta da questo punto di vista, ma nel complesso è un buon film.
Da vedere
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hatecraft
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giovedì 24 febbraio 2011
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il film è finito, meno male
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film di una retorica sepreggiante, auto-refenziale si riferisce cioè allo stesso target con cui è stato girat, iperbolico fino al ridicolo, fintissimo, tutti imbolsiti nell'interpretare perfino se stessi, una scontata critica al sistema scolastico con i toni grossolani di uno sceneggiato odierno della rai-fiction. imbarazzante e qui mi fermo.
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luca scialò
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mercoledì 17 novembre 2010
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parvenze da fiction, per tema e sceneggiatura
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In una scuola di Roma, l'Istituto Pestalozzi, un alunno, Alex, si getta dal quinto piano sotto l'effetto di pasticche. Un episodio che riporta violentemente a galla un problema comune a molte scuole italiane: la circolazione di droghe leggere, ragazzi disinteressati ad apprendere, insegnanti disincentivati a fare il proprio lavoro. Tra questi però ci sono la professoressa Quarenghi (Valeria Golino) e il professor Talarico (Vincenzo Amato) ancora appassionati al proprio lavoro nonostante i problemi del loro privato; infatti prendono a cuore i problemi di Alex e vorrebbero salvarlo da una vita che sta prendendo una brutta piega.
Quarto film per Valerio Jalongo, che propone la coppia Golino-Amato dal buon affiatamento già dimostrato nel film "Respiro".
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In una scuola di Roma, l'Istituto Pestalozzi, un alunno, Alex, si getta dal quinto piano sotto l'effetto di pasticche. Un episodio che riporta violentemente a galla un problema comune a molte scuole italiane: la circolazione di droghe leggere, ragazzi disinteressati ad apprendere, insegnanti disincentivati a fare il proprio lavoro. Tra questi però ci sono la professoressa Quarenghi (Valeria Golino) e il professor Talarico (Vincenzo Amato) ancora appassionati al proprio lavoro nonostante i problemi del loro privato; infatti prendono a cuore i problemi di Alex e vorrebbero salvarlo da una vita che sta prendendo una brutta piega.
Quarto film per Valerio Jalongo, che propone la coppia Golino-Amato dal buon affiatamento già dimostrato nel film "Respiro". Bravo anche il giovanissimo Fulvio Forti nei panni dell'adolescente romanaccio Alex Donadei. Quanto al lungometraggio, le intenzioni sono valide ma il risultato non è esaltante. O meglio, si riprende il tema delle difficoltà che aleggiano tra le 4 mura delle scuole italiane, obiettivo già raggiunto in "Auguri professore" film col mattatore Silvio Orlando. Indubbiamente più vivo e divertente di questo e dunque più adatto a trasmettere un messaggio importante in un pubblico adolescente.
In "La scuola è finita" sembra più di guardare una fiction alla "Provaci ancora Prof.", non solo per il tema, ma anche per la sceneggiatura e il montaggio.
Un film da far vedere tutt'al più nelle scuole superiori, anche se forse il giudizio degli alunni pure potrebbe essere crudele. Insomma, buone intenzioni ma poco altro.
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jayan
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lunedì 15 novembre 2010
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film parzialmente riuscito
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Avrebbe potuto essere un grande film, in cui si vedono in primo piano i professori nel loro difficile compito di insegnare e la scuola che subisce continui tagli (la professoressa non può lavorare gratis pur di aiutare Alex, un allievo disadattato) - di fatto la storia e le premesse sono interessanti -, purtroppo la regia e l'impostazione del film non sono eccellenti, pur essendoci grandi interpreti come Valeria Golino e Vincenzo Amato. Ci voleva qualcosa di più coinvolgente... e invece il film è scaduto quasi in un film del genere TV, e questo ha abbassato i toni. Comunque, nell'insieme è un film più che discreto.
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sarax
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venerdì 12 novembre 2010
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la scuola è finita... forse no ... ma...
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La scuola è finita. Un bel film assolutamente da vedere. E' sicuramente uno spaccato di una parte delle ns scuole. Crudo e vero. Ma da anche una sensazione di positività, si percepisce una speranza per il miglioramento in questo film. La storia si basa su 3 personaggi. 1 studente e 2 insegnanti e attraverso di loro si vedono le mancanze della scuola e di chi la frequesta ma anche i pregi, la voglia nonostante tutto di aiutare e di essere aiutati. Colonna sonora dele Vibrazioni stupenda. Forti davvero bravo una rivelazione. Valeria Golino superba, un ruolo particolare per lei, ma che le sta a pennello, dimostra sempre di essere una grande attrice, una delle migliori che abbiamo in Italia anche se a volte un pò snobbata, meno male che all'estero almeno ce la riconoscono come tale!.
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La scuola è finita. Un bel film assolutamente da vedere. E' sicuramente uno spaccato di una parte delle ns scuole. Crudo e vero. Ma da anche una sensazione di positività, si percepisce una speranza per il miglioramento in questo film. La storia si basa su 3 personaggi. 1 studente e 2 insegnanti e attraverso di loro si vedono le mancanze della scuola e di chi la frequesta ma anche i pregi, la voglia nonostante tutto di aiutare e di essere aiutati. Colonna sonora dele Vibrazioni stupenda. Forti davvero bravo una rivelazione. Valeria Golino superba, un ruolo particolare per lei, ma che le sta a pennello, dimostra sempre di essere una grande attrice, una delle migliori che abbiamo in Italia anche se a volte un pò snobbata, meno male che all'estero almeno ce la riconoscono come tale!. Un Vincenzo Amato bravo, ma un pò sottotono.. l'ho preferito in Respiro. La storia scivola via, non annoia, anzi.
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alexpark
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giovedì 11 novembre 2010
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realtà scolastica molto dura
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Certo vedendo questo film possiamo assolutamente dire: "In che mondo viviamo?".Ovviamente non uno dei migliori se veramente oggi troviamo questo tipo di realtà scolastica che non avevo mai pensato minimamente di trovare.Insomma il film rappresenta la realtà scolastica monto duramente che è portata ad un livello massimo di scompiglio,confusione e spaccio di droga non solo da parte degli alunni ma anche da parte dei professori che si rendono "quasi" partecipi della vita immorale degli allievi scapestrati incapaci di autocontrollarsi nell'aiutare poi un ragazzo che ha perso apparentemente la strada.Infatti si narra in questo film di un ragazzo,Alex Donadei,che sopravvissuto ad una caduta libera dal quinto piano della scuola sotto effetto di droghe affronta la sua vita in generale con svogliatezza e sregolatezza tra lo spaccio e la voglia di non voler combinare niente di buono nella vita,cosa che i professori Quarenghi e Talarico tentano di far cambiare trovando una passione che riesca a tenere impegnato questo ragazzo e sopratutto a motivarlo.
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Certo vedendo questo film possiamo assolutamente dire: "In che mondo viviamo?".Ovviamente non uno dei migliori se veramente oggi troviamo questo tipo di realtà scolastica che non avevo mai pensato minimamente di trovare.Insomma il film rappresenta la realtà scolastica monto duramente che è portata ad un livello massimo di scompiglio,confusione e spaccio di droga non solo da parte degli alunni ma anche da parte dei professori che si rendono "quasi" partecipi della vita immorale degli allievi scapestrati incapaci di autocontrollarsi nell'aiutare poi un ragazzo che ha perso apparentemente la strada.Infatti si narra in questo film di un ragazzo,Alex Donadei,che sopravvissuto ad una caduta libera dal quinto piano della scuola sotto effetto di droghe affronta la sua vita in generale con svogliatezza e sregolatezza tra lo spaccio e la voglia di non voler combinare niente di buono nella vita,cosa che i professori Quarenghi e Talarico tentano di far cambiare trovando una passione che riesca a tenere impegnato questo ragazzo e sopratutto a motivarlo.E' proprio il professore Talarico a tirar fuori in lui la passione per la chitarra scrivendo insieme un brano con il quale si esibiranno sul tetto della scuola durante un "invasione" spaventosa da parte degli studenti scatenati a cui prende parte anche il professore Talarico.Mentre il professore Talarico si fa trascinare nel mondo di Alex la professoressa Quarenghi cerca di aiutare Alex con il punto di ascolto nel periodo nel quale si separa da suo marito, il professor Talarico.Anche ella non riesce a rimanere fuori dalla vita del ragazzo e cerca di aiutarlo nella situazione familiare venendo poi accusata di aver sedotto il ragazzo che nel frattempo si era innamorato di lei.I due professori vengono così sospesi e Alex si allontana sorridente dalla scuola il giorno dell'esposizione dei quadri.
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astromelia
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mercoledì 10 novembre 2010
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forse ho visto un'altro film
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estremizzato,e diseducativo,forse per educare nella scuola ci sarebbe voluta un'altra impostazione di trama,e non credo che la scuola sia tutta rappresentata in questo film,in quelle dei miei figli quantomeno esiste una parvenza di non degrado ,e la fine del film che vuol significare? che per un figlio diseducato ci devono rimettere i professori? che tutto è lecito? che questi giovani a loro tutto è dovuto? francamente non so dove insegna il regista, ma la sua visione è pessimista là dove invece bisogna dare speranza se si vuole che i ragazzi imparino a scindere tra bene e male.p.s. la cosa che mi sorprende è che ieri sera dopo il film in anteprima, sono passati solo i commenti positivi,evitiamo di fare complimenti e falsa retorica.
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estremizzato,e diseducativo,forse per educare nella scuola ci sarebbe voluta un'altra impostazione di trama,e non credo che la scuola sia tutta rappresentata in questo film,in quelle dei miei figli quantomeno esiste una parvenza di non degrado ,e la fine del film che vuol significare? che per un figlio diseducato ci devono rimettere i professori? che tutto è lecito? che questi giovani a loro tutto è dovuto? francamente non so dove insegna il regista, ma la sua visione è pessimista là dove invece bisogna dare speranza se si vuole che i ragazzi imparino a scindere tra bene e male.p.s. la cosa che mi sorprende è che ieri sera dopo il film in anteprima, sono passati solo i commenti positivi,evitiamo di fare complimenti e falsa retorica....
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laulilla
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mercoledì 10 novembre 2010
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il difficile compito di educare
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Viene attribuito a Jean Jaurès il detto secondo cui si insegna non quel che si sa o si vuole, ma quel che si è. Ritengo che questo adagio contenga molta verità, anche se non credo possa attualmente, nel nostro paese, essere riferito solo agli insegnanti. La società, nel suo complesso, non assolve ai suoi compiti nei confronti dei giovani e si offre loro per quella che è, mentre quelle che con orribile espressione vengono definite "agenzie educative", cioè famiglia e scuola non riescono a collaborare (o almeno non sempre e non molto) in vista dell'interesse dei giovani: anche loro insegnano quello che sono.
Il film affronta solo di scorcio il tema della famiglia: in questo caso accennando a una famiglia divisa, in cui viene sostituito un padre assente con molta disinvoltura e in cui perciò un fragile adolescente, Alex, cerca invano ascolto e attenzione.
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Viene attribuito a Jean Jaurès il detto secondo cui si insegna non quel che si sa o si vuole, ma quel che si è. Ritengo che questo adagio contenga molta verità, anche se non credo possa attualmente, nel nostro paese, essere riferito solo agli insegnanti. La società, nel suo complesso, non assolve ai suoi compiti nei confronti dei giovani e si offre loro per quella che è, mentre quelle che con orribile espressione vengono definite "agenzie educative", cioè famiglia e scuola non riescono a collaborare (o almeno non sempre e non molto) in vista dell'interesse dei giovani: anche loro insegnano quello che sono.
Il film affronta solo di scorcio il tema della famiglia: in questo caso accennando a una famiglia divisa, in cui viene sostituito un padre assente con molta disinvoltura e in cui perciò un fragile adolescente, Alex, cerca invano ascolto e attenzione.
La scuola, il liceo che Alex frequenta, si presenta subito come un luogo lontanissimo dalle esigenze del ragazzo, in parte perché la maggioranza degli insegnanti non ha mai messo in discussione se stessa e il suo modo di insegnare; in parte perché i due insegnanti più motivati e coscienti stanno vivendo un momento di crisi del loro rapporto amoroso, che li porta a voler aiutare il giovane Alex quasi contendendoselo, in ogni caso travalicando in modo abbastanza grave i loro compiti e i loro ruoli. Lei (una eccellente Valeria Golino) vorrebbe dare ad Alex quell'affetto materno che gli manca, ma inducendo il giovane a illudersi sulla natura del loro rapporto, per le implicazioni edipiche che il sentimento materno suscita. Lui fa il giovane piacione, si atteggia ad amico, fa il rockettaro un po' freak, arrivando a impasticcarsi per compiacere il suo immaturo protegé, mettendosi perciò in grossi guai.
Mi pare che il film ci dica in fondo che, nonostante le migliori intenzioni, i due professori hanno cumulato errori su errori errori, senza riuscire, in compenso a dare molto allo studente. Il film , che è interessante per i temi che affronta, è costruito in modo disuguale: duro e spietato nel presentare la situazione di degrado, anche fisico, della scuola in cui avvengono i fatti; altrettanto perfetto nel disegnare la noia dei consigli di classe e l'impotenza dei "centri d'ascolto", ma non è sempre persuasivo nel racconto delle dinamiche interpersonali, soprattutto fra i due prof, marito e moglie che non si sopportano più e che gareggiano per accaparrarsi la benevolenza del giovane Alex, poiché, in tal modo fa diventare ancora più ingarbugliata una situazione, già di per sé complessa e difficile. Molto bella l'interpretazione che del giovane Alex dà l'esordiente Fulvio Forti, che il regista, a sua volta prof, ha trovato, se ho ben capito, proprio nella scuola.
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reservoir dogs
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mercoledì 10 novembre 2010
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un film "democratico"
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La scuola è finita ma non ci lascia andare a casa o forse non vogliamo tornarci così come non vogliamo più tornare a scuola: siamo confusi, un pò come lo è Alex, il protagonista di questo lungometraggio.
Un ragazzo che non ha le idee ben chiare, non vede un futuro ben definito così come non lo vedono due dei suoi professori che tentano di aiutarlo ciascuno a suo modo.
L'aiutare l'altro sarà un mezzo per aiutare anche se stessi e per comprendersi meglio.
Due professori a confronto con un passato come compagni con due modi completamente diversi di vedere la scuola e il loro ruolo di professore, lui Aldo Talarico ha scelto la professione come ripiego lasciandosi sfuggire tra le mani il sogno di chitarrista, lei, Daria Quarenghi è invece molto motivata, il suo è il lavoro che voleva fare e a cui si dedica anima e cuore.
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La scuola è finita ma non ci lascia andare a casa o forse non vogliamo tornarci così come non vogliamo più tornare a scuola: siamo confusi, un pò come lo è Alex, il protagonista di questo lungometraggio.
Un ragazzo che non ha le idee ben chiare, non vede un futuro ben definito così come non lo vedono due dei suoi professori che tentano di aiutarlo ciascuno a suo modo.
L'aiutare l'altro sarà un mezzo per aiutare anche se stessi e per comprendersi meglio.
Due professori a confronto con un passato come compagni con due modi completamente diversi di vedere la scuola e il loro ruolo di professore, lui Aldo Talarico ha scelto la professione come ripiego lasciandosi sfuggire tra le mani il sogno di chitarrista, lei, Daria Quarenghi è invece molto motivata, il suo è il lavoro che voleva fare e a cui si dedica anima e cuore.
Un film "democratico" perchè ricorda che anche i professori sono esseri umani nonostante molti alunni li sentano molto distanti da loro, con delle problematiche, fragilità e sogni, quindi possono aiutarli fino ad un certo punto.
Se Antoine Doinel fugge con una "carrellata" verso la spiaggia, Alex Donadei fa lo stesso con il suo motorino verso la strada dipinta di murales e un futuro...forse più nitido.
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niettamail
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mercoledì 10 novembre 2010
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lasciate stare
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Un film lontano dalla realtà, altra inutile copia del peggio degli U.S.A.
abituata al prof. Silvio Orlando, molto vicino ai miei reali professori, qui nessuno dei professori mi convince sul serio.
I personaggi restano immutati, non c'è storia, solo tanta noia!
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