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paride86
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martedì 30 agosto 2011
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buono
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Un film interessante cui, però, manca qualcosa per essere davvero brillante.
E' una storia di Italiani e lavoro, ma soprattutto è un ritratto psicologico dell'italiano medio.
Si perde un po' nel finale, dove non riesce a prendere una posizione netta su tutti gli eventi che narra.
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pietro viola
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mercoledì 1 giugno 2011
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i (buoni) sentimenti
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Emotività ed emozioni con uno stile nuovo. In una sorta di neorealismo minimalista melodrammatico semo tutti na grande famija eccetera, ci si lascia guidare volentiieri in questo ritratto di un uomo e del suo dolore, di queste nuove periferie espressione e nemesi, come sempre, di come pensa e sente la gente "bbene" del Centro (il kafkiano "Consorzio...), di questa necessità di cose/soldi/materia per dare voce a qualcosa di cui si è perso memoria, i sentimenti e gli affetti, in questo calderone umano a volte inverosimile, a volte affrettato nelle scelte e nei tempi della regia e della sceneggiatura, ma miracolosamente sempre partecipato e vivo.
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Emotività ed emozioni con uno stile nuovo. In una sorta di neorealismo minimalista melodrammatico semo tutti na grande famija eccetera, ci si lascia guidare volentiieri in questo ritratto di un uomo e del suo dolore, di queste nuove periferie espressione e nemesi, come sempre, di come pensa e sente la gente "bbene" del Centro (il kafkiano "Consorzio...), di questa necessità di cose/soldi/materia per dare voce a qualcosa di cui si è perso memoria, i sentimenti e gli affetti, in questo calderone umano a volte inverosimile, a volte affrettato nelle scelte e nei tempi della regia e della sceneggiatura, ma miracolosamente sempre partecipato e vivo. E il finale "buonista" è benvenuto: un'oasi di forte intimità e verità nel deserto del lutto e della devastazione degli uomini e degli ambienti.
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filippo catani
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martedì 24 maggio 2011
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un film di denuncia con un ottimo elio germano
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Roma. Un operaio che lavora sempre a nero scoperta la morte del guardiano rumeno del cantiere ricatta il capo cantiere per avere la palazzina in subappalto. Nel frattempo la moglie muore a seguito del parto e lo lascia solo con due figli piccoli più il neonato. Nel frattempo le cose al cantiere non si mettono bene e arriva la compagna del guardiano rumeno a chiedere notizie.
Film drammatico che mette in scena con coraggio e senza ipocrisie uno spaccato dell'Italia contemporanea fra lavoratori in nero, prostitute, spacciatori, ricattati, ricattatori ma soprattutto disperati.
Perchè è proprio la disperazione che fa da filo conduttore del film e che ritroviamo in tutti i personaggi della storia chi per motivi di lavoro e chi a causa della propria vita privata.
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Roma. Un operaio che lavora sempre a nero scoperta la morte del guardiano rumeno del cantiere ricatta il capo cantiere per avere la palazzina in subappalto. Nel frattempo la moglie muore a seguito del parto e lo lascia solo con due figli piccoli più il neonato. Nel frattempo le cose al cantiere non si mettono bene e arriva la compagna del guardiano rumeno a chiedere notizie.
Film drammatico che mette in scena con coraggio e senza ipocrisie uno spaccato dell'Italia contemporanea fra lavoratori in nero, prostitute, spacciatori, ricattati, ricattatori ma soprattutto disperati.
Perchè è proprio la disperazione che fa da filo conduttore del film e che ritroviamo in tutti i personaggi della storia chi per motivi di lavoro e chi a causa della propria vita privata. Un film che non cede mai alla retorica anche perchè purtroppo in certe situazioni della vita di retorico c'è proprio poco.
Splendido e giustamente premiato Elio Germano che interpreta il ruolo del padre che cerca di non fare mancare niente alla propria famiglia ma per fare questo non si vergogna di lavorare in nero o di ricattare il prorpio capo cantiere. Splendida e intensa la scena in cui canta Vasco durante il funerale della moglie.
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ultimoboyscout
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lunedì 16 maggio 2011
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le nuove borgate romane alla ribalta.
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Un film verità su ciò che accade più o meno tutti i giorni in qualsiasi città italiana: lavoro nero, sfruttamento, clandestinità, ricatti, morte denaro e dolore. Il merito del regista, molto maturato nelle sue ultime opere, è quello di lasciare spazio agli attori e ai fatti. E Germano, Zingaretti e Colangeli su tutti lo premiano con interpretazioni all'altezza. Nonostante la storia (fiacca) sia pesante e piuttosto opprimente, il film si lascia guardare e apprezzare descrive minuziosamente vizi e luoghi comuni della nostra società, magari stereotipando ma lo fa con accuratezza e dovizia di particolari. Il finale lascia speranza, è troppo buonista e semplicistico per come la vedo io (il tenore del film è ben diverso) e non sempre tutto si può aggiustare o rattoppare.
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Un film verità su ciò che accade più o meno tutti i giorni in qualsiasi città italiana: lavoro nero, sfruttamento, clandestinità, ricatti, morte denaro e dolore. Il merito del regista, molto maturato nelle sue ultime opere, è quello di lasciare spazio agli attori e ai fatti. E Germano, Zingaretti e Colangeli su tutti lo premiano con interpretazioni all'altezza. Nonostante la storia (fiacca) sia pesante e piuttosto opprimente, il film si lascia guardare e apprezzare descrive minuziosamente vizi e luoghi comuni della nostra società, magari stereotipando ma lo fa con accuratezza e dovizia di particolari. Il finale lascia speranza, è troppo buonista e semplicistico per come la vedo io (il tenore del film è ben diverso) e non sempre tutto si può aggiustare o rattoppare. Accettabile ma migliorabile. Il problema dei film di Luchetti è che visto uno visti più o meno tutti.
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tabacchi
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sabato 30 aprile 2011
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bel film
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ariii
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venerdì 4 marzo 2011
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che bello!
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Una storia apparentemente senza attrattive, un operaio di cantiere che vive in uno dei tantissimi quartieri dormitorio sorti a Roma negli ultimi anni, povero con moglie e figli che vive a contatto con la reale realtà italiana di oggi. Poi la tragedia, i pasticci vari e la vita che continua....
cosa c'è di interessante in tutto ciò? Il realismo puro del film. Il cinema americano ne avrebbe fatto un film strappalacrime, e invece qui è tutto com'è nella realtà, la vita va avanti, si fa quel che si può, si sbaglia e si cerca di rimediare.
Elio Germano conferma (non che ce ne sia bisogno) la sua bravura. Anima fragile di Vasco, una canzone meravigliosa, degna colonna sonora del film.
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Una storia apparentemente senza attrattive, un operaio di cantiere che vive in uno dei tantissimi quartieri dormitorio sorti a Roma negli ultimi anni, povero con moglie e figli che vive a contatto con la reale realtà italiana di oggi. Poi la tragedia, i pasticci vari e la vita che continua....
cosa c'è di interessante in tutto ciò? Il realismo puro del film. Il cinema americano ne avrebbe fatto un film strappalacrime, e invece qui è tutto com'è nella realtà, la vita va avanti, si fa quel che si può, si sbaglia e si cerca di rimediare.
Elio Germano conferma (non che ce ne sia bisogno) la sua bravura. Anima fragile di Vasco, una canzone meravigliosa, degna colonna sonora del film.
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valeluna
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giovedì 24 febbraio 2011
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film da vedere
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Uno dei miglior film che ho visto negli ultimi anni. Durante il film ho pianto, la trama è commuovente.
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antrace
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mercoledì 12 gennaio 2011
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luchetti ,neorealista del nostro tempo
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" La nostra vita " è un racconto mite di vicende aspre , una nitida descrizione della periferia romana ,non di borgate popolose , ma di ampie distese con palazzi muti e piccole case , un film senza suggestioni ,nè inutili ricerche di stile . Ogni cosa si svolge all'interno di un gruppo familiare ,con pochi intimi conoscenti , e nei cantieri di lavoro , dove gli affanni e le durezze prevalgono sulle seduzioni emotive , quando conviene occultare
gli scheletri per mantenersi a galla , oltre qualsiasi metafora . L' intera vicenda si dipana in uno scenario scarno e precario , ai confini della malavita , con accenti spigolosi , tuttavia resta sempre legata a un senso umano di intesa fra i protagonisti .
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" La nostra vita " è un racconto mite di vicende aspre , una nitida descrizione della periferia romana ,non di borgate popolose , ma di ampie distese con palazzi muti e piccole case , un film senza suggestioni ,nè inutili ricerche di stile . Ogni cosa si svolge all'interno di un gruppo familiare ,con pochi intimi conoscenti , e nei cantieri di lavoro , dove gli affanni e le durezze prevalgono sulle seduzioni emotive , quando conviene occultare
gli scheletri per mantenersi a galla , oltre qualsiasi metafora . L' intera vicenda si dipana in uno scenario scarno e precario , ai confini della malavita , con accenti spigolosi , tuttavia resta sempre legata a un senso umano di intesa fra i protagonisti . Il giovane operaio vedovo , con tre figli piccoli , supera con tenacia diverse peripezie , alcune cercate per impulsività e intemperanza , altre piovute sul capo ..Come qualcuno ha osservato con acume, pure nel deserto urbano non mancano le testimonianze più vive .
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mario_platonov
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martedì 28 dicembre 2010
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un film esibito
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La nostra vita è un’opera che ha alla base una semplicità estrema nell’esposizione dei più comuni sentimenti umani di rabbia, dolore, voglia di rivincita.
Nella sua emotività spinta è un film comunque riuscito, sebbene non sia esente da qualche pecca.
Lo stile di ripresa, molto minimalista con una camera che si limita a “seguire” il reale senza interferirvi, stride un po’ con l’approccio leggermente didascalico e farraginoso della storia. Alla base del film c’è una costruzione teorica ben precisa (grave perdita – ricorso alle soddisfazioni economiche – ritorno agli affetti) che il regista fa di tutto per mostrarci mancando però di approfondire alcuni passaggi.
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La nostra vita è un’opera che ha alla base una semplicità estrema nell’esposizione dei più comuni sentimenti umani di rabbia, dolore, voglia di rivincita.
Nella sua emotività spinta è un film comunque riuscito, sebbene non sia esente da qualche pecca.
Lo stile di ripresa, molto minimalista con una camera che si limita a “seguire” il reale senza interferirvi, stride un po’ con l’approccio leggermente didascalico e farraginoso della storia. Alla base del film c’è una costruzione teorica ben precisa (grave perdita – ricorso alle soddisfazioni economiche – ritorno agli affetti) che il regista fa di tutto per mostrarci mancando però di approfondire alcuni passaggi. E’ evidente, ad esempio, come il protagonista cerchi la rivincita nei soldi dopo aver perso la moglie, ma questo sullo schermo può risultare un passaggio troppo brusco o perfino irreale se non si sottolinea, anche con poche scene, l’evoluzione psicologica del personaggio. Si spinge molto sul piano emotivo ma la mancanza di alcuni approfondimenti rende la storia "ostentata" più che mostrata.
Altro elemento che abbassa la valutazione è la mancanza di “coraggio” nel finale: sebbene siamo lontani dal classico happy end, La nostra vita cade nella solita tentazione dei film italiani di lasciarci sempre in modo conciliante.
Nel complesso un buon film, dove però il minimalismo della regia non è seguito da una storia che osa un po’ troppo senza la dovuta profondità.
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vittorio
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giovedì 11 novembre 2010
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si puo' ripartire??
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Film profondo....
Nella nostra vita c'è una fine? Si puo' ripartire??
Storia triste, film ben girato e buone interpretazioni......peccato solo che a volte diventi leggermente pesante!!
Complessivamente da vedere....
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