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nigel mansell
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venerdì 11 maggio 2012
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una prima parte realistica e la seconda fantastica
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Una prima parte molto realistica, con un uomo depresso e molto cinico senza più aspirazioni, oramai ai limiti di una normale vita di affetti e contatti sociali. Tutto per sfociare in una seconda parte fantastica, positiva e molto ottimistica con una Romania favolesca dove tutto è possibile, dove il grigiore dei paesaggi e l'ottusità della burocrazioa post-comunista fa da contrasto al calore della gente.
Molto bello, lo consiglio... forse il doppiaggio non molto azzeccato del protagonista e della sua titolare vedova, rende un pò televisivi i dialoghi iniziali.
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notedo
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giovedì 24 novembre 2011
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come si recupera una umanità perduta
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Riproduzione abbastanza fedele di un atto del libro di Abraham Yehoshua che racconta un viaggio contro il gelo che sembra sceso sul mondo contro l'egoismo e l'aridità, per recuperare una umanità perduta. Ho assistito ad un viaggio verso un sepoltura con dei risvolti molto interessanti e più importanti che non una semplice sepoltura. Film girato molto bene.
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lalli
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martedì 26 luglio 2011
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pensavo meglio
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un film sicuramente interessante ma onestamente l'ho trovato abbastanza noioso
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astromelia
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giovedì 2 giugno 2011
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andata e ritorno con bara
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...e in mezzo paesi ,volti, e un'umanità distante da noi ma realeproprio in queste situazioni l'uomo ha l'occasione di riflettere su se stesso e la vita,a come possiamo essere un nulla e nessuno,sprecando la quotidianità...emblematico il finale come la bara torni indietro anch'essa,come un contenitore riciclabile...
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reservoir dogs
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sabato 29 gennaio 2011
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le risorse degli uomini
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Ogni giorno l'industria più grande di Gerusalemme sforna tanto pane quanti dipendenti, per questo il responsabile delle risorse umane nella sua professione ricca di curriculum con foto e colloqui non ricorda una dipende romena.
Una donna viene uccisa da un attentato dinamitardo, l'unico documento che permette di identificarla è la sua ultima busta paga; la donna lavorava nel panificio ma in pochi avevano notato la sua assenza.
Un giornalista del posto viene a conoscenza del fatto e ne fa un caso di professionale inumanità, crocifiggendo così il panificio e il responsabile del risorse umane che scopre paradossalmente nella propria professione la mancanza di contatto umano.
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Ogni giorno l'industria più grande di Gerusalemme sforna tanto pane quanti dipendenti, per questo il responsabile delle risorse umane nella sua professione ricca di curriculum con foto e colloqui non ricorda una dipende romena.
Una donna viene uccisa da un attentato dinamitardo, l'unico documento che permette di identificarla è la sua ultima busta paga; la donna lavorava nel panificio ma in pochi avevano notato la sua assenza.
Un giornalista del posto viene a conoscenza del fatto e ne fa un caso di professionale inumanità, crocifiggendo così il panificio e il responsabile del risorse umane che scopre paradossalmente nella propria professione la mancanza di contatto umano.
Come spesso accade, il viaggio in Palestina che il responsabile decide di intraprendere alla ricerca di un familiare che confermi il riconoscimento della donna (lui non ha avuto la forza di farlo) é anche un viaggio conoscitivo ed elemento di redenzione per i rapporti familiari e lavorativi che l'uomo ha.
Un "ragazzo selvaggio" orfano di madre, due strampalati consoli e un petulante giornalista sono gli altri protagonisti di questo espediente narrativo che si basa sul viaggio funebre (Little Miss Sunshine).
Attraverso una commedia che talvolta assume i toni di farsa (un tank come carro funebre), Eran Riklis ci mostra una profonda riflessione sull'illogicità della vita, la frenesia del mondo moderno legato all'indifferenza ed al conseguente senso di colpa dopo la presa di coscienza.
Un pò come nei film di Antonioni la crisi interiore è il sintomo di una crisi esterna più grande e la donna (in questo caso catalizzatrice) è l'antenna che risente prima della turbolenza di questa crisi.
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epidemic
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mercoledì 26 gennaio 2011
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deludente rispetto ai precedenti
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ora...chiamarlo bellissimo è esagerato. Il film pecca di una lentezza estrema. Lo stratagemma del viaggio per ritrovare idee e persone non da i frutti sperati. Un inizio promettente ma un continuo che non affonda...La magnificenza e il conflitto eterno ne "Il giardino dei limoni" è lontanta, un pò il regista se ne allontanato ma non ha giovato all'opera.Voto 6
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giuliog02
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lunedì 24 gennaio 2011
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momenti di umanità
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Film surreale, duro, ironico, commovente, del tutto fuori del comune. Si ha bisogno di umanità e lo svolgimento della narrazione riesce in questo difficile compito. Il film inizia come un giallo. Il protagonista, padre e marito con qualche problema esistenziale e familiare, gestisce sulle prime in modo asettico e distante, da dirigente e ex-soldato di fanteria, l'incombenza cadutagli fra capo e collo. Nel prosieguo sente nascere in sé la responsabilità di farsi carico della morte della straniera e del luogo in cui seppellirla. E' la narrazione di un profondo esercizio di introspezione e di crescita interiore.
La prima parte, in cui scatta il meccanismo compulsivo di autocolpevolizzazione del protagonista, é una ricca narrazione di suoni e di luci di Gerusalemme, cui manca solo la percezione dei profumi e degli odori.
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Film surreale, duro, ironico, commovente, del tutto fuori del comune. Si ha bisogno di umanità e lo svolgimento della narrazione riesce in questo difficile compito. Il film inizia come un giallo. Il protagonista, padre e marito con qualche problema esistenziale e familiare, gestisce sulle prime in modo asettico e distante, da dirigente e ex-soldato di fanteria, l'incombenza cadutagli fra capo e collo. Nel prosieguo sente nascere in sé la responsabilità di farsi carico della morte della straniera e del luogo in cui seppellirla. E' la narrazione di un profondo esercizio di introspezione e di crescita interiore.
La prima parte, in cui scatta il meccanismo compulsivo di autocolpevolizzazione del protagonista, é una ricca narrazione di suoni e di luci di Gerusalemme, cui manca solo la percezione dei profumi e degli odori. Pregevole ed incantevole nella sua capacità di introdurre lo spettatore nell'ambiente in cui nasce la vicenda. La seconda, un poco picaresca, é un racconto di non comune sottigliezza, in cui la componente delle vicende umane e della imprevedibilità delle situazioni non sfugge all'attenzione del regista.
Interessanti le scelte di non contestualizzare con precisione la meta del viaggio e di individuare i personaggi sulla base della funzione e non dei nomi.
Il viaggio in Romania, con le sue vicissitudini, l'intervento dei rappresentanti diplomatici e dei loro collaboratori, ha toni picareschi e ricorda l'ironia e la profonda conoscenza dei luoghi e della cultura locali di Radu Mihaileanu nell'eccezionale Train de vie, inclusa la rappresentazione dei villaggi e del paesaggio. Ottima la recitazione. Film affascinante, che merita d'esser visto..
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abattilo
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martedì 4 gennaio 2011
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un film belissimo
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Forse anche migliore del romanzo. Un viaggio infinito per fare la cosa giusta, con il peso della responsabilità simboleggiato dalla surreale immagine della bara sul portabagagli del furgone. Belle le riprese, insolite le ambientazioni (Gerusalemme e una fantastica Romania)
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cacciafilm
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domenica 2 gennaio 2011
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viaggiare tra i luoghi comuni. e cambiare idea.
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Cosa chiedi a un film per definirlo "bello" ?.Io rispondo che a un film chiedo una storia che stia in piedi e qualcosa che mi "allarghi" un po'. Se non ti fa respirare più profondamente del solito l'arte é meno arte per me. Se ci sono le due cose il prezzo del biglietto si giustifica.E questo film è, per me, un bel film.
E' tratto da un romanzo di Yeoushua e la storia si muove su temi minimali, partendo dai fatti della vita quotidiana. La disgregazione sociale sembra essere il collante di queste quotidianità. Disgregazione di una società, quella israeliana, che con l'immigrazione accentua "l'estraneità" e un cadavere rimane non identificato in obitorio per molti giorni.
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Cosa chiedi a un film per definirlo "bello" ?.Io rispondo che a un film chiedo una storia che stia in piedi e qualcosa che mi "allarghi" un po'. Se non ti fa respirare più profondamente del solito l'arte é meno arte per me. Se ci sono le due cose il prezzo del biglietto si giustifica.E questo film è, per me, un bel film.
E' tratto da un romanzo di Yeoushua e la storia si muove su temi minimali, partendo dai fatti della vita quotidiana. La disgregazione sociale sembra essere il collante di queste quotidianità. Disgregazione di una società, quella israeliana, che con l'immigrazione accentua "l'estraneità" e un cadavere rimane non identificato in obitorio per molti giorni. Quasi che il "corpo sociale" sia disgregato come il corpo delle vittime dell'attentato suicida che ha ucciso quell' immigrata rumena. Disgregata l'immagine dell'azienda dove lavorava. Le trovano il cedolino-stipendio addosso e un giornale denuncia il disinteresse aziendale. Lei, ingegnere rumeno, faceva le pulizie in una fabbrica di pane a Gerusalemme. Il protagonista( un volto conosciuto nei serial US) viene inviato ad accompagnare alla sepoltura la dipendente. Viene inviato strumentalmente per salvare la faccia all'azienda. All'inizio si porta dietro solo i suoi dolori e le sue convinzioni, oltre che il giornalista "critico". Altra disgregazione che il film rappresenta, é la società rumena post comunista che appare in sfacelo totale, tranne che per le relazioni personali. Ma il viaggio, come la vita del resto, arricchiranno di nuove esperienze e nuovi sentimenti le persone coinvolte.I nuovi legami affettivi permetteranno al nostro "responsabile" di cambiare idea, di cambiare tante idee e di accettare di più il mondo intorno a lui, anzi di gioire del fatto che forse siamo al mondo proprio per cambiare idea e tornare a casa felici con quello che avremmo voluto interrare lontano da noi. Un inno alla vita insomma, all'enorme potenza delle relazioni e della conoscenza degli altri, l'unico modo forse per capire un pochino di più cosa diavolo succede intorno a noi e dentro di noi. Ho ancora negli occhi primi piani molto intensi e commoventi della madre che dice dimessa che chi é riescito a scappare dalla miseria della Romania non ci vuole tornare neanche morto. Il quotidiano può insegnarci più di quanto immaginiamo. Occorre viaggiare, muoversi insomma.
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