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lelloconte
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sabato 17 marzo 2012
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il rifugio dell'anima.
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Per puro caso, girovagando con il telecomando , ho visto i titoli d'inizio di questo splendido film. E’ stato un attimo e sono stato travolto dagli eventi descritti. Provare sensazioni cosi forti mi ha emozionato. L'immersione nella realtà americana degli anni 2000 , è stata morbida , graduale , ma poi violenta, scatenata dall’innata paura dell’ignoto. La scenografia , i luoghi scelti e le musiche sembravano prenderti per mano e condurti verso sensazioni di piacere , interrotte da sofferenza partecipata per gli eventi descritti. Il tema dell'autismo , cosi coinvolgente , ridà voce a persone isolate dal contesto della cosiddetta normalità , assurgendo a poesia nel momento in cui i personaggi , spogliati dei loro sogni , affrontato i disagi più atroci che la vita possa riservare.
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Per puro caso, girovagando con il telecomando , ho visto i titoli d'inizio di questo splendido film. E’ stato un attimo e sono stato travolto dagli eventi descritti. Provare sensazioni cosi forti mi ha emozionato. L'immersione nella realtà americana degli anni 2000 , è stata morbida , graduale , ma poi violenta, scatenata dall’innata paura dell’ignoto. La scenografia , i luoghi scelti e le musiche sembravano prenderti per mano e condurti verso sensazioni di piacere , interrotte da sofferenza partecipata per gli eventi descritti. Il tema dell'autismo , cosi coinvolgente , ridà voce a persone isolate dal contesto della cosiddetta normalità , assurgendo a poesia nel momento in cui i personaggi , spogliati dei loro sogni , affrontato i disagi più atroci che la vita possa riservare. La perdita di un figlio trascina nell'abisso dell’incomprensione i due protagonisti . Il dolore struggente si trasmette all’anima di ciascuno, facendo toccar con mano il dolore più grande esistente , la perdita di un figlio. Il tema spazia dalla psicosi generata dall’attentato alle torri gemelle, fino all’omertoso comportamento del migliore amico del bimbo assassinato , sol perchè musulmano. L’ingenuo sposo autistico, nel vedere un’unica distinzione tra bene e male , spinge i suoi limiti, oltre il possibile, girovagando per portare al mondo il suo messaggio “ Non sono un terrorista” L’interpretazione di entrambi i protagonisti è superba, stupisce non veder premiato questo maestoso film, che esalta l’ amore per la giustizia e l’amore vero. Sono rimasto incollato al monitor , estasiato dalle musiche ed in particolare dal sorriso contagioso della protagonista, che accetta con gioia di condividere la sua vita con l’autistico.Ho pianto tanto, senza vergognarmi , gli eventi cosi ben descritti , sono entrati dentro di me , fino a rendermi partecipe di un dolore mai provato.Film da oscar.
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perdicca
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lunedì 12 marzo 2012
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deludente.
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Una via di mezzo tra Rain Man e Forrest Gump, ma lontano mille miglia dai due capolavori. Troppo esagerato, troppa musica chiassosa, troppe lacrime facili. Inverosimili al punto da sembrare comiche le scene dell'uragano, con inevitabile arrivo dei nostri a salvare i sopravvissuti.
Lo spunto del razzismo anti musulmano dopo l'11 settembre era buono, ma mal sfruttato. Ci sono film made in Bolliwood migliori.
[+] ignoranza dell'essere.
(di lelloconte)
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maorucc
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mercoledì 12 ottobre 2011
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ottimo lavoro
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Il mio nome è Khan
Ottimo film, ottima interpretazione, ottima sceneggiatura ma quello che ha più valore sono i contenuti. Bravi tutti.
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elisabeth_bianca
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domenica 25 settembre 2011
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il mio nome è khan
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Il mio nome è Khan
In un aeroporto, alla fila per l’imbarco un uomo, apparentemente musulmano, visibilmente agitato prega in lingua araba facendo roteare in modo compulsivo tre sassi nella mano. Questa scena segna l’inizio del film “ il mio nome è Khan”. Un film bollywoodiano che dimostra la crudeltà, la sofferenza e l’assurdità dell’odio razziale e del terrorismo.
Rizvan Khan è un bambino molto intelligente, affetto sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome di Asperger. Questa malattia consente di comunicare meglio in forma scritta che orale ed impedisce di intuire le reazioni altrui. È questo il motivo per cui Khan è spaventato dai rumori forti, dal colore giallo
e dai posti che non conosce.
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Il mio nome è Khan
In un aeroporto, alla fila per l’imbarco un uomo, apparentemente musulmano, visibilmente agitato prega in lingua araba facendo roteare in modo compulsivo tre sassi nella mano. Questa scena segna l’inizio del film “ il mio nome è Khan”. Un film bollywoodiano che dimostra la crudeltà, la sofferenza e l’assurdità dell’odio razziale e del terrorismo.
Rizvan Khan è un bambino molto intelligente, affetto sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome di Asperger. Questa malattia consente di comunicare meglio in forma scritta che orale ed impedisce di intuire le reazioni altrui. È questo il motivo per cui Khan è spaventato dai rumori forti, dal colore giallo
e dai posti che non conosce.
Tenendo compagnia al padre, in un’ officina dove lavorava, Khan impara a riparare tutto ciò che possiede un motore. La scomparsa successiva del padre lo catapulta in un mondo difficile dove la madre gli fa da filtro rivolgendo molte più attenzioni a lui che al fratello minore, che sviluppa una forma di gelosia.
Successivamente, ormai cresciuto e diventato un uomo, Khan, dopo la morte della madre, si trasferisce negli Stati Uniti dal fratello emigrato e in carriera da tempo.
Rispettando la promessa a sua madre, di formare una propria famiglia, Khan lavorando come rappresentante di prodotti cosmetici conosce Mandira una madre, indù, single che lavora come parrucchiera. I due si affezionano sempre più e decidono di sposarsi prendendo il cognome “Khan” sia Mandira che il figlio.
Proprio dal cognome “Khan” inizieranno i problemi a causa dell’ attentato dell’11 settembre 2001. Dopo questa data la vita dei non americani d’America cambia radicalmente e ci si trova a fare i conti con il razzismo allo stato più crudele, tanto da portare all’uccisione del figlio, ormai adolescente, di Mandira, da parte di alcuni bulli. Annegando nel suo dolore di madre, nell’odio e nella vendetta Mandira lascia Khan, accusandolo e accusando se stessa di essersi sposati dando al figlio un nome musulmano.
Nella sua innocenza Khan decide di incontrare il presidente per rivolgerli una sola frase: “ Il mio nome è Khan e non sono un terrorista “. Questa è la frase che Rizvan Khan deve dire al Presidente degli Stati Uniti dopo che il senso di colpa di essere musulmano è stato scaricato sulle sue spalle con forza. Durante il suo viaggio racconterà la sua storia, scrivendo un diario.
Il film riesce a sviluppare i molteplici argomenti della diversità senza mai assumere toni predicatori e andando a toccare tutto il pubblico. L’handicap mentale, la separazione all’interno del mondo religioso, l’irrazionale caccia al musulmano e anche l‘amore tra due persone così diverse, entrano come temi forti in un film diverso, particolare, coinvolgente che ha in sé una vitalità e una tale forza. Forse perché è stato fatto guardando culture diverse con la voglia di farle incontrare.
Il film vive di momenti di pura drammaticità purtroppo reali negli scontri razziali e nelle difficoltà degli altri popoli a vivere con dignità in un paese non loro.
Un film bellissimo, a mio parere, che fa riflettere e aiuta a stare bene con gli altri. Perfetto per chi non può fare a meno di piangere sorridendo.
Al mondo esistono due categorie di persone: quelle buone, che fanno cose buone e quelle cattive, che fanno cose cattive. Questa è l’unica differenza.( frase tratta dal film )
Latu Elisabeta Bianca
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dadowolf
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mercoledì 17 agosto 2011
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film musulmano anti americano.
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Troverete in questo film un' ottimo inizio che vi saprà certamente prendere, ma dopo poco perderete in lui tutto il suo fascino a causa di innumerevoli stereotipi sugli americani e sul mondo occidentale. Oltretutto la sceneggiatura ha una tendenza filo musulmana improntata ad elevare l'uomo bianco al male degli islamici. Scadente.
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bluraymen
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giovedì 14 luglio 2011
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estremamente emozionante !!
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Che dire ; fantastico ,eccezionale , emozionante, stupendo, mai noioso, potrei trovare 1000 sinonimi positivi e continuare a elogiare questo film per ore e ore.
Oserei dire : più bello di Forrest Gump....quindi fate voi.
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kamaglione
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lunedì 20 giugno 2011
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in viaggio con khan
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Star del cinema bollywoodiano si cimentano in un cinema senza canti e balli, che svetta sulla monotonia indiana e apre la strada per la filmografia moderna in un paese in rapida ascesa. Khan, indiano di religione musulmana, è affetto dalla sindrome di Asperger, ma l'affettuosa madre lo crescerà così bene che il ragazzo saprà mostrare le sue qualità senza difficoltà. Problemi razziali a seguito del crollo delle torri gemelli interromperanno i rapporti d'amore fra Rizvan Khan e sua moglie Mandira, una solare e apprezzata parrucchiera di San Francisco. Il figlio di quest'ultima sarà pestato a morte da un gruppo di bulli xenofobi americani.
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Star del cinema bollywoodiano si cimentano in un cinema senza canti e balli, che svetta sulla monotonia indiana e apre la strada per la filmografia moderna in un paese in rapida ascesa. Khan, indiano di religione musulmana, è affetto dalla sindrome di Asperger, ma l'affettuosa madre lo crescerà così bene che il ragazzo saprà mostrare le sue qualità senza difficoltà. Problemi razziali a seguito del crollo delle torri gemelli interromperanno i rapporti d'amore fra Rizvan Khan e sua moglie Mandira, una solare e apprezzata parrucchiera di San Francisco. Il figlio di quest'ultima sarà pestato a morte da un gruppo di bulli xenofobi americani. Le strade dei due si divideranno: Khan attraverso numerose peripezie per raggungere il presidente e dirgli che il suo nome è Khan e non è un terrorista, mentre Mandira rincorrerà la giustizia per scoprire gli assasini del figlio Samyr. Film straniero zeppo di "indianate" che apre la mente ad un cinema diverso e ad una visiona più ampia della religione, in particolare quella musulmana.
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angelo umana
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giovedì 16 giugno 2011
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mia madre mi accettò senza chiedersi perché
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Un primo tempo commedia, con i colori e i suoni dell’India di “Monsoon Wedding”, un secondo tempo tragedia con molto mélo, da risultare quasi indigesto. Ci sono tanti argomenti interessanti, soprattutto con quale “pancia” gli americani abbiano affrontato i musulmani e in genere gli immigrati asiatici dopo l’11 settembre 2001 (avrebbero sparato a qualsiasi turbante che si muovesse) e come erano le cose dal punto di vista di questi ultimi, quelli che nulla avevano a spartire col terrorismo. C’è l’autismo di Khan, con la particolare sindrome di Asperger: comunicare meglio, principalmente i sentimenti, in forma scritta che oralmente e non riuscire a considerare le reazioni/esigenze altrui. C’è l’integrazione – sempre in divenire - in una grande società multietnica come quella americana; ci sono anche le insensate dispute tra religioni.
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Un primo tempo commedia, con i colori e i suoni dell’India di “Monsoon Wedding”, un secondo tempo tragedia con molto mélo, da risultare quasi indigesto. Ci sono tanti argomenti interessanti, soprattutto con quale “pancia” gli americani abbiano affrontato i musulmani e in genere gli immigrati asiatici dopo l’11 settembre 2001 (avrebbero sparato a qualsiasi turbante che si muovesse) e come erano le cose dal punto di vista di questi ultimi, quelli che nulla avevano a spartire col terrorismo. C’è l’autismo di Khan, con la particolare sindrome di Asperger: comunicare meglio, principalmente i sentimenti, in forma scritta che oralmente e non riuscire a considerare le reazioni/esigenze altrui. C’è l’integrazione – sempre in divenire - in una grande società multietnica come quella americana; ci sono anche le insensate dispute tra religioni. Giancarlo Zappoli su myMovies scrive: “Riuscire a produrre e girare dei film che coniughino la spettacolarità sotto forma di grande mélo con la volontà di affrontare importanti temi della contemporaneità non è sempre impresa facile” … in questo caso non sarebbe stata nemmeno consigliabile. Questo stile può far parte dell’arte cinematografica di Bollywood – ricorda il cinema italiano dei tempi di Amedeo Nazzari - ci si vuole metter dentro tutto, un’opera omnia di vita, morte, lavoro, temi sociali, innamoramento, abbandono, buoni sentimenti e cattivi. Questo per quanto riguarda il gene indiano; il gene americano invece ci serve l’immancabile eroe mediatico.
Un particolare: il ritardo nella marcia del novello “Forrest Gump”, Rizvan Khan, fa sì che egli possa dire la frase che si prefigge, “Il mio nome è Khan (pronuncia epiglottidea!) e non sono un terrorista”, solo al nuovo presidente Obama e non a Bush, che nella realtà meritò infatti lo spregiativo lancio di scarpe. Altro annotazione: Khan che all’inizio del film gira compulsivamente dei sassi in mano e sembra recitare delle preghiere richiama alla mente le orazioni dei terroristi prima di imbarcarsi sullo “United 93”. Simpatia per il protagonista e scorrevolezza dei 165 minuti. Archiviato.
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ipno74
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sabato 4 giugno 2011
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io non sono un terrorista
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Ho appena finito di vedere la storia d'amore più bella degli ultimi dieci anni :D
Il film è bellissimo, divertente, dolce, commovente, musiche stupende, sceneggiatura originale, attori eccezionali, a tratti storico, parla di amcizia, d'amore di tutto ciò che un cuore può amare o soffrire...insomma da oscar.
Non te lo consiglio ...lo devi assolutamente vedere...STUPENDOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!
Sono questi i film che mi fanno svegliare bene la mattina.
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vittorio
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venerdì 3 giugno 2011
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da far vedere alle scuole....
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Splendido film....
Un insegnamento totale....contro l'odio razziale, riesce a regalare speranza allo spettatore....
Commovente, divertente, romantico, tragico....un film assolutamente da non perdere!!
Ci sono solo due categorie di persone...i buoni e i cattivi....
Grandioso!!
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