|
|
writer58
|
domenica 20 febbraio 2011
|
non è un western...
|
|
|
|
I fratelli Cohen sono maestri nel decontestualizzare i generi e nell'attraversarli col loro sguardo che ne altera e disordina gli stilemi. L'hanno fatto con "Fargo", thriller atipico e stralunato, con "Barton Fink", che mescola in modo potente la commedia e l'horror, con "Non è un paese per vecchi", noir violento e insieme apologo morale, solo per citare alcune delle loro produzioni.
Anche in questo ultimo lavoro, "Il grinta" (che onestamente non mi è parso tra le loro migliori proposte), l'ambientazione western costituisce solo lo scenario, l'involucro della narrazione. Mancano l'epopea western, le simbologie, i miti che hanno caratterizzato il genere.
[+]
I fratelli Cohen sono maestri nel decontestualizzare i generi e nell'attraversarli col loro sguardo che ne altera e disordina gli stilemi. L'hanno fatto con "Fargo", thriller atipico e stralunato, con "Barton Fink", che mescola in modo potente la commedia e l'horror, con "Non è un paese per vecchi", noir violento e insieme apologo morale, solo per citare alcune delle loro produzioni.
Anche in questo ultimo lavoro, "Il grinta" (che onestamente non mi è parso tra le loro migliori proposte), l'ambientazione western costituisce solo lo scenario, l'involucro della narrazione. Mancano l'epopea western, le simbologie, i miti che hanno caratterizzato il genere.
Innanzi tutto, la protagonista è una ragazza di 14 anni che va alla ricerca dell'assassino del padre. Ha una determinazione ferrea e una lucidità da adulta. Riesce a imporsi persino allo sceriffo Rooster Cogburn (un ottimo Bridges) e a convincerlo a mettersi sulle tracce dell'assassino. Le scene di azione sono secondarie rispetto ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi. I personaggi appaiono a volte "fuori fuoco", per nulla sterotipi, in quaslche caso goffi e verosimili nelle loro Imperfezioni. Per esempio, quando la ragazza s'imbatte in Tom Chaney, la persona che cerca per consegnarlo alla giustiza, e gli spara goffamente ferendolo, questi reagisce dicendo "Ma sei matta? Mi hai rotto una costola". Mi è venuto in mente in quel frangente la detective incinta di "Fargo" e gli squinternati criminali che finirà per assicurare alla giustizia.
Nel "Grinta" la violenza è rappresentata in modo esplicito e crudo, sia quella legata alla caccia all'uomo, sia quella "legale" (la scena dell'impiccagione). Tuttavia, la cifra del film - al di là della sua ambientazione nell'Ovest americano del 1875- è il senso di perdita, il tempo che passa e rende stabili le ferite e gli abbandoni, la difficoltà a vivere sotto un cielo troppo vasto.
A ben vedere, questa è la cifra stilistica dell'intera opera dei fratelli Cohen: uno sguardo che disorganizza e rimette insieme i pezzi in modi nuovi e originali, mai prevedibili o scontati.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a writer58 »
[ - ] lascia un commento a writer58 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
joker79
|
domenica 20 febbraio 2011
|
la parabola dell'uomo che corre
|
|
|
|
I Coen decidono di riportare in vita un classico del cinema americano, rielaborato alla luce di un crepuscolo di una Nazione. Con il cinema si può ammaestrare, questo affermava certa propaganda in un tempo non troppo lontano. Il regista a due teste in questo caso ha appreso appieno la lezione e sceglie un antieroe per puntare il dito contro la fine di un'epoca. Gli Stati Uniti al termine della Secessione costituirono un calderone, un immenso brodo primordiale da cui ognuno poteva attingere. Una Terra di opportunità, questa era una parola molto in voga ai tempi della corsa all'oro, dove uno Stato(il Texas) poteva esser strappato ad una Nazione(Il Messico) e divenire il Mito dell'Americaneità alla John Wayne.
[+]
I Coen decidono di riportare in vita un classico del cinema americano, rielaborato alla luce di un crepuscolo di una Nazione. Con il cinema si può ammaestrare, questo affermava certa propaganda in un tempo non troppo lontano. Il regista a due teste in questo caso ha appreso appieno la lezione e sceglie un antieroe per puntare il dito contro la fine di un'epoca. Gli Stati Uniti al termine della Secessione costituirono un calderone, un immenso brodo primordiale da cui ognuno poteva attingere. Una Terra di opportunità, questa era una parola molto in voga ai tempi della corsa all'oro, dove uno Stato(il Texas) poteva esser strappato ad una Nazione(Il Messico) e divenire il Mito dell'Americaneità alla John Wayne. I Coen scelgono un vecchio debosciato e ebbro di vita come Reuben Cogburn detto il Grinta, sceriffo confederato federale, paradosso nel ruolo in una Nazione allo stato di Morula. Alla luce quasi funebre delle parole di Portis disseppeliscono questa carcassa, mitizzata nella versione quasi disneyana e glamour che era valsa un Oscar al Duca,gettandolo in un mondo che non lo vuole dove il progresso giunge sui binari di una ferrovia. Il tempo è trascorso e il Grinta è stanco, spompato. Non esiste più la voglia di primeggiare come ad Antietam, piutttosto il desiderio di scomparire in un letto di corda sfondato, circondato da vecchi quanto inutili trofei, immerso in un insapore spaccabudella. Non ci sono eroi in questo film, solo perdenti. La stessa Mattie, come vuole la storia originale si perde come i suoi protagonisti, inseguendo l'inafferabile quanto eburnea balena della vendetta. Anche lei come Cogburn perde(e non solo fisicamente), tanto insegue l'assassino delle sue origini che non si avvede del tempo che passa, dove un villaggio diventa citta', dove un insieme di stati divengono una nazione.I Coen ribattono anche in questo film l'iniquità della giustizia(sia essa divina o terrena). Fanno parlare anche i morti.Non perdono occasione di contestare la barbarie della pena capitale, vissuta a quei tempi come una sorta di Grande Fratello Collettivo e celebrata in tutta la propria "giustezza" nella versione del'69. Puntualizzano la persistenza di un'integrazione che di fatto(e nonostante Obama)non sara'mai presente nella "terra delle occasioni", udibile nel silenzio imposto ad un pellerossa e nelle stivalate del loro maledetto a dei bambini. Chi dovrebbe allora renderci giustizia?Non certo un "Lone" Ranger che non sa sparare con uno Sharp( ma per caso centra un bersaglio). Anche in questo film I Coen ,già in A serious man,pongono una domanda a risposta aperta.Quello che resta ai titoli di coda è il fascino dei ricordi, che impolverano ma non scompaiono come una vecchia Colt Dragoon custodita in una sacca d'avena da un nichelino.
[-]
[+] proprio ben scritto
(di edward teach)
[ - ] proprio ben scritto
[+] bella recensione
(di spider84)
[ - ] bella recensione
[+] complimenti!
(di olghina)
[ - ] complimenti!
|
|
|
[+] lascia un commento a joker79 »
[ - ] lascia un commento a joker79 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
riccardo t.
|
venerdì 25 febbraio 2011
|
intrigante e raffinato
|
|
|
|
western intrigante e raffinato, che calibra i momenti d'azione per lasciar spazio ai personaggi, la Steinfield ha talento, non tanto per il ruolo in sè, ma per la maturità dimostrata, complimenti. Bridges è una garanzia, il suo ruolo era rischioso, e poteva diventare banale. Damon e Brolin un po lasciati soli,ma sono al servizio della storia. sceneggiatura che se la prende comoda e di stampo classico, ma che si lascia seguire e si dilata bene per la durata del film. ottima colonna sonora, non invasiva ma che accompagna bene le scene, e voglio l'oscar a Deakins.
|
|
|
[+] lascia un commento a riccardo t. »
[ - ] lascia un commento a riccardo t. »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fabiooo12
|
sabato 19 febbraio 2011
|
tanti fumo e poco arrosto
|
|
|
|
Premetto che il film resta sicuramente buono e godibile, ma viste le premesse che avevano accompagnato 'Il Grinta' (addirittura ben 10nomination agli Accademy Awards) mi aspettavo molto molto di più..
La storia è lenta e prevedibile e si sbadiglia fino a metà film poi migliora nettamente ma non entusiasma fino in fondo; inoltre il grande Jeff Bridges cerca in ogni modo di dare credibilità ad un personaggio che semplicemente non ne ha e che a mio avviso non convince, non trascina e soprattutto non ci porta dentro al contesto western, peraltro, perfettamente ricreato dai fratelli Coen. Convince molto di più la ragazzina che, non a caso, riceve una delle nomination. Insomma un film non male siamo chiari ma non il film tanto atteso e osannato dalla critica e dagli Accademy stessi.
[+]
Premetto che il film resta sicuramente buono e godibile, ma viste le premesse che avevano accompagnato 'Il Grinta' (addirittura ben 10nomination agli Accademy Awards) mi aspettavo molto molto di più..
La storia è lenta e prevedibile e si sbadiglia fino a metà film poi migliora nettamente ma non entusiasma fino in fondo; inoltre il grande Jeff Bridges cerca in ogni modo di dare credibilità ad un personaggio che semplicemente non ne ha e che a mio avviso non convince, non trascina e soprattutto non ci porta dentro al contesto western, peraltro, perfettamente ricreato dai fratelli Coen. Convince molto di più la ragazzina che, non a caso, riceve una delle nomination. Insomma un film non male siamo chiari ma non il film tanto atteso e osannato dalla critica e dagli Accademy stessi..
Buona Visione
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fabiooo12 »
[ - ] lascia un commento a fabiooo12 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mariangela sansone
|
giovedì 24 marzo 2011
|
il grinta: il western raccontato dai fratelli coen
|
|
|
|
Se una donna si mette in testa qualcosa è difficile dissuaderla,soprattutto se si tratta di una donna dotata di una notevole dose di testardaggine e ferocemente assetata di vendetta; la donna in questione è una giovane quattordicenne, con gli occhi da cerbiatto impaurito e lunghe trecce alla Laura Ingalls, ostinata e decisa nel suo intento di consegnare alla giustizia l'uomo che ha ucciso suo padre. E' difficile dire di no a Mattie Ross, anche per un uomo come Rooster Cogburn, dallo sguardo reso liquido dall'alcool, ma ancora considerato il più spietato in circolazione, noto a tutti come Il Grinta. Il burbero Rooster,reso unico dalla recitazione di un convincente Jeff Bridges, e l' impertinente texas ranger La Boeuf, interpretato da un ottimo Matt Damon, si convincono ad aiutare Mattie, colpiti dal coraggio della piccola donna cresciuta in fretta.
[+]
Se una donna si mette in testa qualcosa è difficile dissuaderla,soprattutto se si tratta di una donna dotata di una notevole dose di testardaggine e ferocemente assetata di vendetta; la donna in questione è una giovane quattordicenne, con gli occhi da cerbiatto impaurito e lunghe trecce alla Laura Ingalls, ostinata e decisa nel suo intento di consegnare alla giustizia l'uomo che ha ucciso suo padre. E' difficile dire di no a Mattie Ross, anche per un uomo come Rooster Cogburn, dallo sguardo reso liquido dall'alcool, ma ancora considerato il più spietato in circolazione, noto a tutti come Il Grinta. Il burbero Rooster,reso unico dalla recitazione di un convincente Jeff Bridges, e l' impertinente texas ranger La Boeuf, interpretato da un ottimo Matt Damon, si convincono ad aiutare Mattie, colpiti dal coraggio della piccola donna cresciuta in fretta.I tre partono per un viaggio che li condurrà attraverso un percorso di crescita interiore e di consapevolezza sulla caducità della vita, inseguendo il miraggio della vendetta, in nome dei principi di un'etica giusta per il polveroso west; chi sbaglia paga, perchè "si deve pagare per tutto in questo mondo, niente è gratuito, tranne la grazia di Dio". Il film è il remake di True Grit, di Henry Hathaway, western classico ma anomalo per gli anni in cui fu girato, a ridosso dei settanta, periodo degli spaghetti western di Sergio Leone e dei western crepuscolari. True Grit, del 1969, trasposizione cinematografica del libro "Un vero uomo per Mattie Ross",di Charles Portis, rimane unico nel suo genere, proprio perchè il protagonista, Reuben J. "Rooster" Cogburn, è ben lontano dallo stereotipo dell'eroe pistolero taciturno e belloccio di leoniana memoria, come "Il Buono" Clint Eastwood. Il Grinta è un vecchio imbolsito, ubriacone e sbruffone, guercio da un occhio, un antieroe interpretato, nel film del 1969, da John Wayne, che tornava al western ormai passati i sessant'anni, e che con questo ruolo ottenne l'unico Oscar della sua carriera.Il fascino dei cavalli lanciati al galoppo nelle sterminate praterie,le atmosfere polverose, le lunghe passaggiate a cavallo per gli angusti sentieri montani, tra i silenzi di uomini consumati dall'alcool e dalla ferocia di quel west selvaggio, dove vige la regola del più forte e si preferisce sparare piuttosto che parlare, hanno evidentemente affascinato le menti geniali di Joel ed Ethan Coen, che hanno confezionato un prodotto godibile e curato. I registi si confrontano con il remake di un film importante, come già avevano fatto in passato con Ladykillers, rifacimento de La signora omicidi di Alexander Mackendrick, riuscendo a caratterizzare il loro prodotto con l'inconfondibile impronta Coen, avvalendosi di una fotografia curata, dell'ottimo Roger Deakins, e delle musiche di Carter Burwell.Abbandonati i toni sarcastici della commedia nera, i fratelli Coen si affidano alla faccia sorniona di Jeff Bridges; se nel film di Hathaway tutto verteva sul viso del Duca, rugoso come una cartina geografica, rappresentativo di un certo cinema western, classico e nostalgico, ne Il Grinta firmato Coen, Jeff Bridges affascina il pubblico riproponendo a tratti il Dude-Drugo, hippie reduce degli anni sessanta, de Il grande Lebowski. Il Grinta è una lunga cavalcata nello spazio libero del territorio indiano dell'Arkansas sotto un cielo nero rischiarato dalla luce delle stelle alla riscoperta di un genere, il western, che mancava da tempo, forse troppo, sugli schermi cinematografici.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mariangela sansone »
[ - ] lascia un commento a mariangela sansone »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nicolas bilchi
|
giovedì 7 aprile 2011
|
il grinta.
|
|
|
|
Joel ed Ethan Cohen sono ormai due garanzie del cinema contemporaneo, due registi di alto livello che conoscono il grande cinema del passato e lo rispettano, ma che vogliono anche mettersi in gioco e gareggiare con esso. D'altronde quale più alta forma di rispetto c'è che riconoscere ai capolavori d'un tempo il loro status e cercare di eguagliarli, se non di superarli? E' proprio ciò che succede con "Il Grinta", film attraverso cui i Cohen sfidano non solo la precedente opera di Henry Hathaway, ma tutto il cinema western in generale.
"Il Grinta" può essere analizzato con due diverse chiavi di lettura: quella che evidenzia il tema principale nella Storia (che è anche Storia del cinema) e quella che si concentra sul dramma umano dei tre protagonisti del film, il vecchio vicesceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges), il texas ranger LeBouef (Matt Damon) e l'orfanella Mattie Ross, in cerca di vendetta dopo l'omicidio del padre.
[+]
Joel ed Ethan Cohen sono ormai due garanzie del cinema contemporaneo, due registi di alto livello che conoscono il grande cinema del passato e lo rispettano, ma che vogliono anche mettersi in gioco e gareggiare con esso. D'altronde quale più alta forma di rispetto c'è che riconoscere ai capolavori d'un tempo il loro status e cercare di eguagliarli, se non di superarli? E' proprio ciò che succede con "Il Grinta", film attraverso cui i Cohen sfidano non solo la precedente opera di Henry Hathaway, ma tutto il cinema western in generale.
"Il Grinta" può essere analizzato con due diverse chiavi di lettura: quella che evidenzia il tema principale nella Storia (che è anche Storia del cinema) e quella che si concentra sul dramma umano dei tre protagonisti del film, il vecchio vicesceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges), il texas ranger LeBouef (Matt Damon) e l'orfanella Mattie Ross, in cerca di vendetta dopo l'omicidio del padre. Per quanto riguarda la prima, i fratelli Cohen raccontano, come già avevano fatto in "Fratello dove sei?", un pezzo di storia d'America con un accenno nostalgico sul tempo che passa: facendo narrare la vicenda ad una Mattie Ross ormai adulta che rievoca ed osserva la grande avventura della sua vita, i due registi e lo spettatore assumono lo stesso punto di vista. Come in John Ford, il western è solo proiettato sullo schermo; chi guarda il film non vive il West, perchè non deve viverlo, ma lo osserva con il distacco che lo schermo cinematografico crea e partecipa della sua magia, di una magia di un'era che è ormai svanita. Gli ingredienti classici ci sono tutti: i paesaggi, le luci, i dialetti, le sparatorie, l'eroe solitario che si rimette in discussione per provare a sè stesso il proprio valore; Joel ed Ethan creano un western che, per sconfiggere i capolavori del passato, ne riprende le forme e le rielabora per mezzo di contenuti nuovi, a tratti ironici, ma sempre rispettosi della tradizione. La morte del Mito di Frontiera, la fine di un'epoca, è magnificamente simboleggiata dal finale, quando Mattie si reca al circo del Far West e la telecamera mostra immortali per sempre (ma ormai solo immagini) sui manifesti i volti di quegli indiani, di quei banditi, di quegli intrepidi paladini della giustizia che la ragazza ha conosciuto e nell'era dei quali ha vissuto. E malinconica e spiazzante, quasi tragica, è la frase di chiusura: il tempo ci sfugge.
Ma i Cohen sono talmente bravi da costruire il film su di un secondo binario, che è l'unica vicenda che intreccia le vite di tre personaggi e ci svela i loro lati più intimi e profondi con una umanità anch'essa propria dell'occhio di Ford per gli eroi del suo cinema: uomini, in quanto tali mai perfetti, rappresentati nella loro pura fisicità (che scivola a tratti in tendenze quasi iper-realistiche, più alla Sergio Leone) ma anche in quei sentimenti e predisposizioni d'animo semplici che danno loro dignità e gli fanno meritare il rispetto dello spettatore. Bridges è il vecchio lupo solitario, all'apparenza duro, ma che rimane colpito, e fors'anche un po' turbato, dall'energia e, appunto, dalla grinta che traspare dal carattero combattivo di Mattie Ross; si affeziona a lei, poco più di una bambina che le avversità della vita hanno reso anzitempo matura e violenta, fino al punto di condurla all'uccisione a sangue freddo di un essere umano del quale rimarrà eternamente ossessionata, e, insieme a LeBouef (il personaggio meno riuscito del film), riesce a compiere la sua vendetta.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a nicolas bilchi »
[ - ] lascia un commento a nicolas bilchi »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
marv89
|
domenica 20 febbraio 2011
|
c'era una volta il w...forse no
|
|
|
|
Nell'anno 1903 nasceva con il film "Assalto al treno" un filone culturale che avrebbe, di li a poco, scritto le piu belle pagine della storia della cinema: il western. Il percorso strorico del genere vede uno crocevia negli anni trenta con l'avvento dei più grandi registi che si siano mai cimentati con esso: Ford e Hawks. Grandi pellicolee sono entrate di diritto nella mente e nel cuore del pubblico del XX secolo, influenzando non sono la società, ma tutto il panorama cinematografico (si sfrornavano western con una facilità disarmante); col tempo si crearono sotto-generi come i nostrani spaghetti-western che influenzarono a loro volta il western americano che cambiò stile e tematiche sfociando nei cosidetti revisionisti.
[+]
Nell'anno 1903 nasceva con il film "Assalto al treno" un filone culturale che avrebbe, di li a poco, scritto le piu belle pagine della storia della cinema: il western. Il percorso strorico del genere vede uno crocevia negli anni trenta con l'avvento dei più grandi registi che si siano mai cimentati con esso: Ford e Hawks. Grandi pellicolee sono entrate di diritto nella mente e nel cuore del pubblico del XX secolo, influenzando non sono la società, ma tutto il panorama cinematografico (si sfrornavano western con una facilità disarmante); col tempo si crearono sotto-generi come i nostrani spaghetti-western che influenzarono a loro volta il western americano che cambiò stile e tematiche sfociando nei cosidetti revisionisti. Dagli eccessi degli anni quaranta si passa però ad un abbandono progressivo del genere causato principalmente dalla nuova mentalità del pubblico e dalle decisioni dei piani alti del cinema, fino alla media odierna di un film western all'anno (remake per lo più). Nell'anno 2010 ecco che la singola cartuccia a disposizione è sparata dai fratelli coen, che arma da fuoco hanno usato? hanno centrato l'obiettivo? Come da presupposto il film in questione è un remake del noto "True Grit" datato 1969, o meglio(a dirla come i Coen) è basato come il precedente sullo stesso romanzo omonimo, quindi il paragone è doveroso e giusto farlo. Il grinta di Hataway è un western classico, per intenderci sulla riga di Ford e Hawks (con le dovute proporzioni), arricchito dalla grande interpretazione di un Wayne sul viale del tramonto, ma povero di quella epicità e atmosfera che richiede una trama di questo tipo.
True grit 2010? Bè che dire, il film è un ritorno al cinema di una volta,e quello si che era cinema, con uno stile diverso, sotto certi punti di vista migliore, marchio di fabbrica dei due fratelli di Minneapolis; quelle caratteristiche che venivano a mancare nel vecchio Grinta qui esplodono in un connubio perfetto. Il tempo cinematografico qui è quello della Mattie Ross adulta che sul treno che la sta riportando dopo anni da Rooster rammenda quello spezzato di vita che l'ha cambiata emotivamente e fisicamente. La voglia di vendetta fa da spina dorsale ad uno scheletro molto più complesso, nel quale vengono analizzati i personaggi principali senza però intermezzi pesanti che rallentano il tempo cinematografico; la trama è lineare, priva di colpi di scena, ma chi li vuole? La grandezza è tutta lì, la grandezza è nella semplicità; siamo davanti a una storia emotivamente importante e piena di significati. Grandiosi Briedges e la Steinfeld, il primo oscura l'oscar di Wayne con una maestosità palpabile dalla prima scena; la ragazzina invece emerge con un mix di innocenza e caparbietà che gli traspare dalle movenze e dalle espressioni. Le doti tecniche del film sono eccelse: fotografia non inferiore a pellicole dello stesso genere,elogiate a loro tempo sotto questo punto di vista,come: corvo rosso non avrai il mio scalpo...eleganza, stile e scelta dell'angolo mixate al genio dei fratelli rendono il video perfetto all'occhio umano. La speranza del sottoscritto è quella che True Grit funga da carburante per far ripartire il motore del genere western....C'era una volta il west...diceva Leone ........forse no...risponde il grinta
[-]
[+] interessante...
(di hollyver07)
[ - ] interessante...
[+] concordo
(di reiver)
[ - ] concordo
|
|
|
[+] lascia un commento a marv89 »
[ - ] lascia un commento a marv89 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
club dei cuori solitari
|
sabato 19 febbraio 2011
|
un salto nella tenebra
|
|
|
|
Charles Portis nel 1968 ha scritto True Grit, un romanzo che in America è un vero classico. Parla di una ragazzina, Mattie Ross, il cui padre viene ucciso da un ubriacone che lavorava per lui. Vogliosa di vendetta assume lo sceriffo guercio e ubriacone Rooster Cogburn, ma nell'affare subentra anche il texas ranger LaBoeuf. Insieme i tre si mettono in viaggio attraverso il selvaggio territorio indiano. Questa storia ha ispirato il famoso film del 1969 con John Wayne, il seguito del 1975, e un film per la televisione del 1978. Ma in tutte queste trasposizioni la figura centrale era quella di Cogburn, mentre nel libro era la giovane Mattie.
[+]
Charles Portis nel 1968 ha scritto True Grit, un romanzo che in America è un vero classico. Parla di una ragazzina, Mattie Ross, il cui padre viene ucciso da un ubriacone che lavorava per lui. Vogliosa di vendetta assume lo sceriffo guercio e ubriacone Rooster Cogburn, ma nell'affare subentra anche il texas ranger LaBoeuf. Insieme i tre si mettono in viaggio attraverso il selvaggio territorio indiano. Questa storia ha ispirato il famoso film del 1969 con John Wayne, il seguito del 1975, e un film per la televisione del 1978. Ma in tutte queste trasposizioni la figura centrale era quella di Cogburn, mentre nel libro era la giovane Mattie. Così è anche in questo adattamento del 2010. Questo per dire che i Coen non hanno fatto un remake, a loro interessava il libro.
Il Grinta è molto meno "figo" di quanto si possa immaginare. Non che i Coen abbiano mai fatto film da teen-ager sovraeccitati, come quelli di Guy Ritchie, ma Non è un paese per vecchi si era lasciato dietro una strana reputazione. Per la sua violenza e morbosità aveva galvanizzato tutta una serie di individui particolarmente affascinati da tali elementi, gli stessi che in Arancia Meccanica vedono un inno alla condotta violenta, e nell'immaginario collettivo erano diventati una sorta di Quentin Tarantino. Come se l'amara dimostrazione di quanto sia disumano il male fosse la stessa leggerezza con la quale in Pulp Fiction si seminano morti. Ad ogni modo quella noir era sicuramente una delle componenti, anche se solo la più superficiale, poiché in realtà quel film trascendeva il genere, la situazione e la storia narrata, per parlare in modo profondo di qualcosa di assoluto. Il fatto che vinse l'oscar fu un'anomalia, un caso unico in cui una pellicola del genere viene capita. Forse proprio solo per le pallottole, e comunque non da tutti. Questo per dire che i Coen non fanno film "fighi".
Detto ciò, quando gli ingredienti sono: il genere western, una trama di vendetta, Jeff Bridges che torna a fare lo sbandato per loro, e Josh Brolin che fa il criminale, le aspettative volano alte e si colorano di nero e rosso, come la notte e il sangue. E invece, dopo averci sorpreso con due robe strane e sperimentali come Burn After Reading e A Serious Man (ne parleremo, uff se ne parleremo...), i Coen hanno realizzato qui qualcosa capace di stupirci ancora, ma in tutt'altro modo.
Dopo il film più personale, quello più impersonale, quello più facile. Non c'è nessuna critica della società, nessun ritratto della natura umana, nessuno sperimentalismo... ci sono solo delle persone, e non vengono nemmeno prese in giro. C'è l'evolversi di un rapporto fra un uomo e una ragazzina che ha perso il padre, un amore paterno che nasce, e seppur nascondendosi dietro l'alcol, cresce, fino alla fine. È vero, l'avventura della giovane Mattie in un mondo ostile e violento, fatto di brutalità e cadaveri, potrebbe benissimo essere un tema coeniano, così come la vendetta. Però qui vengono visualizzati e trattati in modo molto diverso dal solito. Mattie non rimane segnata o interdetta, il suo viaggio non è una riflessione come quello di Marge in Fargo. Non c'è una marcata introspezione dentro di lei o in Cogburn, gli eventi procedono, i giorni passano, come in Sentieri Selvaggi.
La prima briosa parte tutta sulle spalle della bravissima Hailee Steinfeld, sfocia nella seconda dell'indagine con i battibecchi fra Jeff Bridges e Matt Damon, per poi andare verso un finale dal sapore epico e antico. Abbiamo una storia semplice e lineare raccontata in maniera semplice e lineare. Si sente parecchio la mano di Spielberg fra i produttori, ma non come un intruso, bensì come alleato. Appare chiaro infatti, che l'obiettivo dei Coen stavolta era andare proprio in questa direzione. Essendo loro capaci soltanto di partorire le loro ossessioni, hanno preso una storia classica, del genere americano per eccellenza, e ne hanno fatto un atto d'amore verso quei vecchi film di John Ford e Anthony Mann, pieni di sentimenti e di respiro grandioso.
Nella veriegata filmografia dei fratelli di Minneapolis, ricorrono temi e passioni che si alternano e si ripropongono sempre in una nuova chiave. Blood Simple rivive in Fargo e in Non è un paese per vecchi, come il folle Arizona Junior ritorna ne Il Grande Lebowski. Barton Fink è L'uomo che non c'era, ma anche A serious man. E i gangster classici di Crocevia della morte sono l'emblema del genere, come Mister Hoola Hoop rivisita la commedia di Frank Capra, e così come Il Grinta omaggia la tradizione. Si tratta di un omaggio però, in cui non tutto della personalità dei Coen si mimetizza, o si azzera, come la regia. Infatti sono tutte loro l'ironia tagliente e l'umorismo a palate, il gusto per le situazioni surreali, la drammaticità mai ostentata e anzi rifuggita. La violenza è in qualche misura abbondante, ma comunque sempre pietosa, agghiacciante, specialmente se messa di fronte agli occhi di una bambina così fortemente religiosa. Permane la loro capacità di introdurre all'opera mediante un meraviglioso incipit, caratterizzato dal tipico monologo. L'antieroe dissoluto come protagonista, l'uomo avvolto dalla pelliccia d'orso, il bandito che fa i versi degli animali, la vecchia della pensione che russa in modo assordante, sono tutti segnali che questo è un loro film. Per tutto il resto Il Grinta, persino nello stile dei titoli, torna indietro nel tempo a prima della rivoluzione di Sergio Leone, per inserirsi nel filone smaccatamente americano del western. Basta vedere il finale, con quell'immagine perfetta che sfuma lentamente, quanto di più lontano dai loro canoni.
Per realizzare ciò è risultata indispensabile la parte tecnica, come sempre ineccepibile, dato che si circondano solo dei migliori. La fotografia di Roger Deakins appare ancora una volta inedita, la bellezza dei paesaggi è una componente fondamentale del film, e qui siamo dalle parti del suo lavoro per L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, con in più dei nuovi effetti, quasi di magia. In alcune situazioni sembra di tornare all'atmosfera fiabesca e natalizia vista nell'incipit yddish di A serious man. Nelle scene notturne la luce della luna carezza i volti con una delicatezza toccante, nei luoghi innevati il bianco inghiotte i piccoli corpi sperduti, e nella prateria i cavalieri avanzano sotto lo sguardo del tramonto. Se gli occhi rimangono incantati la sua mano fa il 50% dell'effetto. E mi verrebbe da dire che la musica di Carter Burwell faccia il restante 50. Lavora con i Coen fin dagli indipendenti inizi, adattandosi ogni volta alle loro richieste con una versatilità eccezionale. Ha saputo essere misterioso per Barton Fink, popolare e irlandese per Crocevia della morte, opprimente per Burn after reading, invisibile per Non è un paese per vecchi, e in questo film ha finalmente potuto essere grandioso. La partitura de Il Grinta arriva direttamente dalla Hollywood degli anni '40 e '50, o meglio dagli aggiornamenti del maestro John Williams. Fra lente dissolvenze, concitate sparatorie, e cavalcate contro il tempo, i suoi temi riempiono le orecchie più delle parole.
Se la superiorità della storia era schiacciante in opere come L'uomo che non c'era, Il grande Lebowski o Fratello dove sei? facendone dei film d'autore, in questo grande affresco americano è risultato preponderante il lavoro collettivo tipico del cinema Hollywoodiano. Non stupisce la pioggia di candidature all'oscar per i Coen, i cui primi film erano talmente europei da passare quasi inosservati in patria. Con gli anni sono diventati più fermi e solidi, più maturi. Ormai sono un'istituzione e un'importantissima realtà del cinema statunitense e mondiale. Ormai il loro nome è scolpito nella roccia. Il Grinta è il grande cinema per tutti (al massimo da bollino giallo) fatto al loro modo, impeccabile, intelligente, divertente, e soprattutto emozionante. E per una volta non è una tragedia che manchi l'originalità.
Nella scena finale, la scrittura di Portis, le immagini di Deakins, la musica di Burwell, il montaggio dei Coen, e lo sguardo di Jeff Bridges concorrono a regalare uno dei pezzi di cinema più intensi degli ultimi anni, che apre il cuore e porta tutto via con sé. Un salto nella tenebra che non si dimentica, con coraggio, e grinta.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a club dei cuori solitari »
[ - ] lascia un commento a club dei cuori solitari »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
dano25
|
mercoledì 15 giugno 2011
|
western d’altri tempi
|
|
|
|
Mattie Ross è una ragazzina 14enne a cui Tom Chaney, un lavorante della famiglia, ammazza il padre. Spinta dalla vendetta, la piccola ingaggia quello che da tutti è considerato il miglio sceriffo in circolazione, “il grinta” Rooster Cogburn, vecchio e alcolizzato “guercio” tutto fatti e poco fumo.
Ai due si unisce il Texas Ranger LaBoeuf, da tempo sulle tracce di Chaney per l’assassinio di un giudice texano. Tra inevitabili incomprensioni e sperduti nella natura selvaggia dei territori indiani, i tre condividono le loro avventure e i loro difetti crfeando comunque un legame che però nessuno vuole ammettere.
Jeff Bridges è il Grinta, ottimo interprete di un personaggio che ricalca le orme di grandi del passato (John Wayne su tutti), Matt Damon è il fiero ranger Texano dal ciuffo ribelle e Johs Brolin è il cattivo di turno.
[+]
Mattie Ross è una ragazzina 14enne a cui Tom Chaney, un lavorante della famiglia, ammazza il padre. Spinta dalla vendetta, la piccola ingaggia quello che da tutti è considerato il miglio sceriffo in circolazione, “il grinta” Rooster Cogburn, vecchio e alcolizzato “guercio” tutto fatti e poco fumo.
Ai due si unisce il Texas Ranger LaBoeuf, da tempo sulle tracce di Chaney per l’assassinio di un giudice texano. Tra inevitabili incomprensioni e sperduti nella natura selvaggia dei territori indiani, i tre condividono le loro avventure e i loro difetti crfeando comunque un legame che però nessuno vuole ammettere.
Jeff Bridges è il Grinta, ottimo interprete di un personaggio che ricalca le orme di grandi del passato (John Wayne su tutti), Matt Damon è il fiero ranger Texano dal ciuffo ribelle e Johs Brolin è il cattivo di turno. Ottima Hailee Steinfeld capace di una interpretazione sopra le righe nonostante la tenera età (13 anni); Sicuramen te ne sentiremo parlare.
I fratelli Coen dirigono con la solita maestria un ottimo film western moderno che conserva tutti gli stereotipi dei grandi classici; un omaggio ben riuscito ad un genere cinematografico ormai difficile da realizzare in maniera così eccellente.
Nominato a 10 premi Oscar fra cui miglior film,regia,attore, attrice non prot, il film non ottiene premi forse perche il genere non è alla portata di tutti e comunque la concorrenza era molto alta.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a dano25 »
[ - ] lascia un commento a dano25 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nigel mansell
|
lunedì 28 febbraio 2011
|
per appassionati
|
|
|
|
Per appassionati di western e dei Cohen. Ci sono tutti gli ingredienti del genere, da quello classico americano tipo Ford e quello italiano tipo Leone. C'è anche il congedo dall'epopea del West, come fece Leone ispirando il mio nome è nessuno: qui c'è il circo itinerante, come fu per Buffalo Bill (invece che un Fonda con gli occhiali che scrive lettere malinconiche). Ma poi nel El Grinta di Bridge c'è qualcosa anche del Dude Lebowsky. A me è piaciuto, ma penso che come fu per gli spietati di Eastwood bisogna essere un fan del genere western per apprezzare a fondo questa pellicola: che poi in fondo è lo stesso meccanismo con cui si guarda i film di fantascienza; il West è un luogo non luogo fatto di avventurieri e delinquenti solitari, do uomini rudi, dove si mettono in scena i lati peggiori ma anche migliori del carattere umano, dove sempre ci sarà un eroe che con la Colt in mano metterà a posto le cose, e come sempre rifiuterà di essere incensato come tale e sparirà nel nulla da dove era arrivato.
[+]
Per appassionati di western e dei Cohen. Ci sono tutti gli ingredienti del genere, da quello classico americano tipo Ford e quello italiano tipo Leone. C'è anche il congedo dall'epopea del West, come fece Leone ispirando il mio nome è nessuno: qui c'è il circo itinerante, come fu per Buffalo Bill (invece che un Fonda con gli occhiali che scrive lettere malinconiche). Ma poi nel El Grinta di Bridge c'è qualcosa anche del Dude Lebowsky. A me è piaciuto, ma penso che come fu per gli spietati di Eastwood bisogna essere un fan del genere western per apprezzare a fondo questa pellicola: che poi in fondo è lo stesso meccanismo con cui si guarda i film di fantascienza; il West è un luogo non luogo fatto di avventurieri e delinquenti solitari, do uomini rudi, dove si mettono in scena i lati peggiori ma anche migliori del carattere umano, dove sempre ci sarà un eroe che con la Colt in mano metterà a posto le cose, e come sempre rifiuterà di essere incensato come tale e sparirà nel nulla da dove era arrivato. Bravissima la bambina.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a nigel mansell »
[ - ] lascia un commento a nigel mansell »
|
|
d'accordo? |
|
|
|