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filippo catani
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mercoledì 23 novembre 2011
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un uomo senza scrupoli
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Un giovane imprenditore senza scrupoli sposa una giovane e ingenua ragazza che abbandonerà subito dopo il matrimonio insieme ai figli per dedicarsi a sempre nuove spericolate avventure finanziarie con al seguito un fido amico forse più squalo di lui. Dopo quasi vent'anni l'uomo si farà di nuovo vivo con la famiglia in quanto sia l'azienda da lui presieduta che il nuovo matrimonio con una donna in vista sono decisamente in pericolo.
Un film decisamente duro quello realizzato da Avati che ci consegna uno spaccato nerissimo della nostra società dove troppo spesso uomini dalle dubbie fortune finiscono per salire e scendere rapidamente gli onori delle cronache.
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Un giovane imprenditore senza scrupoli sposa una giovane e ingenua ragazza che abbandonerà subito dopo il matrimonio insieme ai figli per dedicarsi a sempre nuove spericolate avventure finanziarie con al seguito un fido amico forse più squalo di lui. Dopo quasi vent'anni l'uomo si farà di nuovo vivo con la famiglia in quanto sia l'azienda da lui presieduta che il nuovo matrimonio con una donna in vista sono decisamente in pericolo.
Un film decisamente duro quello realizzato da Avati che ci consegna uno spaccato nerissimo della nostra società dove troppo spesso uomini dalle dubbie fortune finiscono per salire e scendere rapidamente gli onori delle cronache. E se non fanno notizia le splendide interpretazioni della Morante e di Zingaretti le vere sorprese sono Nocella ma soprattutto un bravissimo De Sica che (finalmente) smette i panni del protagonista del cinepanettone per regalare una interpretazione di grande spessore.
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francescol82
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domenica 31 ottobre 2010
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ma perchè proprio de sica!?
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De Sica sembrava proprio un pesce fuor d'acqua nell'interpretare un ruolo che non fosse il suo solito dei cinepanettone. Per il resto niente da dire, il film è piacevole.
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paride86
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venerdì 15 ottobre 2010
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mah...
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Non mancano momenti interessanti o riferimenti alla società italiana di oggi, eppure "Il figlio più piccolo" è un film abbastanza scialbo e insapore.
De Sica e Morante sopra le righe - e non è un complimento.
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angelo umana
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martedì 17 agosto 2010
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se possiamo capirci qualcosa in quello che succede
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“Se possiamo capirci qualcosa in quello che sta succedendo” dice Laura Morante, nel film madre del figlio più piccolo e più sprovveduto, e moglie di Christian De Sica, mega presidente e A.D. del mega-gruppo Baietti, sprovveduto pure lui e strumento ricattabile del furbo direttore generale Luca Zingaretti e degli altri componenti del consiglio d’amministrazione. Deve essere un quadro, quello di Pupi Avati, che rappresenta la nostra società oggi: c'è chi trama continuamente tra politica affari evasione fiscale e bella vita, di quelle scintillanti, che non sono così lustre come sembra.
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“Se possiamo capirci qualcosa in quello che sta succedendo” dice Laura Morante, nel film madre del figlio più piccolo e più sprovveduto, e moglie di Christian De Sica, mega presidente e A.D. del mega-gruppo Baietti, sprovveduto pure lui e strumento ricattabile del furbo direttore generale Luca Zingaretti e degli altri componenti del consiglio d’amministrazione. Deve essere un quadro, quello di Pupi Avati, che rappresenta la nostra società oggi: c'è chi trama continuamente tra politica affari evasione fiscale e bella vita, di quelle scintillanti, che non sono così lustre come sembra. Per associazione di idee fa pensare a La Nostra Vita e a quella canzone di Elio e le storie tese, sulle cose abusive dove galleggia una parte della nostra società, “la gente guapa”.
Si confrontano, nel film come nella vita reale, due gruppi di persone: quelle che vivono di cose semplici, di cultura (magari di film), di affetti, che sognano una vita appena migliore e quelle che invece si nutrono di mai soddisfatta avidità o di scalate sociali, che ad una mossa legale o illegale contrappongono sempre un’altra mossa, come dice il "direttore generale" Zingaretti . Alla fine il regista sembra mostrare che la seconda categoria soccombe alla giustizia ed è beneaugurante, ma sarebbe troppo bello. Infatti stiamo ancora cercando di capirci qualcosa.
Da ultimo: nei film di Avati sono immancabili il carattere cinico e quello dabbene, è cinica la vita stessa come in Regalo di Natale, ma quello era acqua fresca, un peccato veniale, questo è una tragica farsa; bene De Sica in un ruolo di perdente e non volgarmente comico-godereccio come le varie vacanze di Natale, così onora meglio il suo grande padre. Film forse non dei più belli di Avati comunque un buon lavoro ed anche godibile.
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vittorio
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martedì 6 luglio 2010
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profondo!!
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Film non certo facile e soprattutto non commerciale....
Storia profonda, con un ottimo De Sica che finalmente esce dai panni da comico di serie b per una parte da vero attore!!
Film da vedere....
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marezia
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mercoledì 23 giugno 2010
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Nastroooooooooooooooooooooo
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ultimoboyscout
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domenica 6 giugno 2010
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un grandissimo desica!!!
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Quando non si dedica a film di infimo livello (vedasi vacanze varie a destra e a manca) dimostra tutta la sua incredibile qualità recitativa da attore vero. E poi Laura Morante si conferma attrice di altissimo livello, ma la grande sopresa è Nicola Nocella all'esordio cinematografico. Davvero bravo, simaptico, convincente, sembra uno scafato e smaliziato. Il film, decisamente carino e ben fatto, è l'immagine dell'Italietta degli arrivisti, dei ladri, dei papponi che hanno proliferato indisturbati negli ultimi anni. Ma la bravura di Avati sta nel dipingerci questa situazione in maniera leggera, mai opprimente ne pesante, nonostante l'argomento trattato non sia così frivolo.
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Quando non si dedica a film di infimo livello (vedasi vacanze varie a destra e a manca) dimostra tutta la sua incredibile qualità recitativa da attore vero. E poi Laura Morante si conferma attrice di altissimo livello, ma la grande sopresa è Nicola Nocella all'esordio cinematografico. Davvero bravo, simaptico, convincente, sembra uno scafato e smaliziato. Il film, decisamente carino e ben fatto, è l'immagine dell'Italietta degli arrivisti, dei ladri, dei papponi che hanno proliferato indisturbati negli ultimi anni. Ma la bravura di Avati sta nel dipingerci questa situazione in maniera leggera, mai opprimente ne pesante, nonostante l'argomento trattato non sia così frivolo. Questo film lega molto con altri due film del regista riguardanti la paternità, in particolare "Il papà di Giovanna" e "La cena per farli conoscere", ma credo che questo sia il migliore della trilogia.Finale ordinario, non brutto, me l'aspettavo diverso.
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spike
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venerdì 23 aprile 2010
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fuori tempo massimo
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Il film è fatto dignitosamente (pessimo come capita spesso in italia il doppiaggio fuorisincrono in alcune scene) ma la trama sa di già sentito: nei tg, talk show...non ci offre una nuova visione di fenomeni che in Italia sono esistiti e probabilmente continuano ad esistere. Se il film fosse stato girato quattro/cinque anni fa, prima che scoppiassero i casi Ricucci, Fiorani..., sarebbe stato un capolavoro assoluto, avrebbe svolto una funzione profetica, l'obiettivo degli intellettuali non è forse quello di aprirci gli occhi sulla realtà? Buone le interpretazioni dei protagonisti uno su tutti Zingaretti (la scena del termometro è irresistibile), il De Sica versione drammatic è decisamente più sostenibile dell'attore in vacanza (in tutti i sensi) natalizia.
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Il film è fatto dignitosamente (pessimo come capita spesso in italia il doppiaggio fuorisincrono in alcune scene) ma la trama sa di già sentito: nei tg, talk show...non ci offre una nuova visione di fenomeni che in Italia sono esistiti e probabilmente continuano ad esistere. Se il film fosse stato girato quattro/cinque anni fa, prima che scoppiassero i casi Ricucci, Fiorani..., sarebbe stato un capolavoro assoluto, avrebbe svolto una funzione profetica, l'obiettivo degli intellettuali non è forse quello di aprirci gli occhi sulla realtà? Buone le interpretazioni dei protagonisti uno su tutti Zingaretti (la scena del termometro è irresistibile), il De Sica versione drammatic è decisamente più sostenibile dell'attore in vacanza (in tutti i sensi) natalizia. Ho letto sull'Ansa che il film ha vinto il Festival cinematografico di Huston, risulta a qualcuno? Se fosse così mi immagino come fossero le altre pellicole!!!
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susanna trippa
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mercoledì 24 marzo 2010
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il figlio pù piccolo non è un piccolo film!
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Descrive la realtà dei nostri tempi, e della nostra Italia in particolare, fotografata in certi ambienti, sporcati, oltre che dalla delinquenza, da grande volgarità e bruttezza dell’anima.
Gli attori sono bravissimi e si muovono in un’atmosfera, a tratti inquietante e a tratti struggente, sottolineata da un andamento musicale perfetto per la storia rappresentata.
Ho letto varie recensioni e, pur tra gli elogi, mi è parso che alcune voci lamentino che il film avrebbe dovuto essere più ‘di denuncia’, che sia troppo assolutorio.
E così 'Il figlio più piccolo' rischia di essere scambiato per un film ‘piccolo’, ma tale non è!
Occorre guardarlo con molta attenzione per riuscire ad interpretare come si deve e a comprenderne il senso ultimo.
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Descrive la realtà dei nostri tempi, e della nostra Italia in particolare, fotografata in certi ambienti, sporcati, oltre che dalla delinquenza, da grande volgarità e bruttezza dell’anima.
Gli attori sono bravissimi e si muovono in un’atmosfera, a tratti inquietante e a tratti struggente, sottolineata da un andamento musicale perfetto per la storia rappresentata.
Ho letto varie recensioni e, pur tra gli elogi, mi è parso che alcune voci lamentino che il film avrebbe dovuto essere più ‘di denuncia’, che sia troppo assolutorio.
E così 'Il figlio più piccolo' rischia di essere scambiato per un film ‘piccolo’, ma tale non è!
Occorre guardarlo con molta attenzione per riuscire ad interpretare come si deve e a comprenderne il senso ultimo.
Dal tono volutamente dimesso, quasi con i toni di una ‘commedia all’italiana’, il film rifiuta del tutto la ‘denuncia’, quella spicciola - da quattro soldi – che siamo abituati a fare nelle chiacchere da bar o davanti alla tele accesa, schierandoci per questo o quel partito politico... chiedendoci cosa sia meglio o peggio.
Qui siamo in uno spazio più alto, quello del ‘ non giudizio’, quel luogo o ‘Campo’ come lo chiama Rumi, il poeta e mistico sufi, dove si sospende ogni giudizio appunto.
Quello stesso ‘Campo’ può corrispondere al ‘Regno dei cieli’ qui sulla terra.
A Pupi Avati non interessa ‘la denuncia’.
Intuitivamente, con la forza dell’emozione, va verso questo ‘Campo’ su una strada già tracciata da grandi anime.
Con la stessa forza dell’emozione indica il cammino, attraverso le soluzioni che sceglie per la sua storia, indicate dalle espressioni e posture dei suoi attori.
I protagonisti ‘delinquenti e cattivi’ sono dei perdenti fragili (e quando mai la Forza è personificata dalla delinquenza?) e i ‘buoni’ alla fine vincono, perchè risultano felici (anche se la visione comune li vede come dei ridicoli ingenui).
Ci sono, nel film, tanti particolari che indicano la strada per comprendere... gli sguardi persi di Baietti/De Sica, così terribilmente bamboccione fino a quell’ultima scena sul terrazzino di casa, ripreso dal basso, quasi una larva.
E l’abbraccio finale tra lui e il professor Bollino “ Abbracciamoci! Sedici anni siamo stati insieme e non ci siamo mai abbracciati... sono stati poi anni belli!”
Lo dicono, ma non ci credono neanche loro.
E, mentre il professor Bollino narra qualcosa che potrebbe spiegare le origini del perché si è messo dietro a tutto questo, e che poi potrebbe spiegare anche i sandali, il suo essere ipocondriaco, il somatizzare e altro ancora, ecco che Baietti/De Sica non lo ascolta neppure, si addormenta.
Uomini che non sono mai diventati uomini.
Invece, l’emozione sul volto di Baldo e della madre Fiamma... il loro amare, riaccogliere, nonostante tutto, quel miserabile che è Baietti... bé, non c’è dubbio che sono loro i vincitori morali nella storia, con quel sentimento della ‘compassione’ che a noi pare così ingenuo e fuori moda.
Fare una semplice denuncia è oramai un atto di arcaica modalità.
Pupi Avati segue un’altra via, indicata da grandi figure spirituali, e ora avallata dalle più attuali conoscenze quantistiche.
Il Dalai Lama invita ad una rivoluzione interiore... modificare l’esistente partendo da un proprio cambiamento.
Più che l’odio e la rabbia, il sentimento della compassione può modificare, in meglio, la realtà esterna.
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maria f.
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martedì 23 marzo 2010
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evviva i buoni film
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Chiedo scusa,desidero solo avere un'informazione in merito alla mia recenzione del 15.3 u.s.
Il commento è stato da voi accettato ma non è stato mai votato.
Beninteso, se non è piaciuto mi sta bene , ma vorrei che mi confermaste che non c'è nessun inghippo - per così dire - di percorso. Resto in attesa di Vostra gentile e sollecita risposta.
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