Il colore del vento

Un film di Bruno Bigoni. Documentario, durata 75 min. - Italia 2010. - Teodora Film uscita giovedì 14 aprile 2011. MYMONETRO Il colore del vento * * 1/2 - - valutazione media: 2,69 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato nì!
2,69/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critica * * 1/2 - -
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Giornale di viaggio che rievoca una storia stratificatissima ed una contemporaneità imprevedibile.
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primo piano
Uno 'ship movie' ambizioso che mette troppa carne al fuoco
Luca Marra     * * 1/2 - -

Di che colore è il vento? Se lo potrebbe chiedere l'ultimo documentario di Bruno Bigoni, diario di persone e di viaggio su una nave mercantile che solca il Mediterraneo. Più che road movie quindi "ship movie", perché la troupe stessa si è mossa sull'imbarcazione vettore di tutta la storia.
Barcellona, Tangeri, Sousse, l'isola di Lampedusa e Bari, la "perla dell'Adriatico" Dubrovnik, il Libano di Sidone e l'attracco finale a Genova. Di solito rotte di ricche crociere ma "per il colore del vento" sono anche sentieri marini di tragedie e speranze, cadute e risalite sulle note di "Crueza de Mä" di Fabrizio De Andrè. Ogni porto è una storia fatta di persone che fa parlare il mare, i suoi figli e le sue musiche con un picco di bellezza nell'episodio di Ivana, ragazza di Dubrovnik che vuole aggiornare il suo diario di bimba coi ricordi degli adulti rispetto al conflitto serbo-croato del '91.
La nave della storia di Bigoni e dei suoi protagonisti cammina spedita, alimentata dal forte sentimento e dalla sete di conoscenza. Le acque baciano o minacciano tutti i testimoni: coloro che hanno dovuto attraversarle stipati con ventimila passeggeri come Violeta o per altri che hanno dovuto difenderle come i croati. Ammirabile quindi la soluzione poetica di far diventare il Mediterraneo un protagonista plurisimbolico, ingombrante ma discreto, presente più nel suono della risacca che nelle numerose immagini che lo ritraggono. Attraversare il mare è bello ma pericoloso: "il colore del vento" quindi si scontra su un grande scoglio narrativo, cioè l'ambizione spropositata di raccontare tante storie e culture diverse in 75 minuti. Troppa carne al fuoco per il documentario che, tranne nel caso di Dubrovnik, affronta in modo molto veloce racconti dal potenziale grandissimo e sfruttati non a dovere. Un esempio su tutti il troppo rapido affresco di Genova e le sue prostitute cantate anche da De Andrè, sottofondo non solo musicale ma anche spirituale di questo colore (troppo ambizioso) del vento.

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NEWS | Ad agosto al via Maratea Film Festival e Lucania Film Festival.

L'estate lucana si colora di cinema

giovedì 4 agosto 2011 - Fiorella Taddeo

Da Maratea a Pisticci, l'estate lucana si colora di cinema Da Maratea a Pisticci, l'estate lucana si colora di cinema. Mentre il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo annuncia di voler istituire nei prossimi mesi una Film Commission, i due comuni si preparano a vivere un agosto all'insegna della Settima arte. Prenderà il via il 5 agosto il Maratea Film Festival, giunto alla sua terza edizione. Ospiti della rassegna che per tre giorni invaderà la piazzetta di Fiumicello saranno Laura Morante, Paola Cortellesi, Piera Detassis, Willem Dafoe, Giada Colagrande, Maya Sansa e Riccardo Milani.

   

GALLERY | Le foto dello 'ship movie' diretto da Bruno Bigoni.

Un viaggio nella storia lungo il Mediterraneo

martedì 12 aprile 2011 - a cura della redazione

Un viaggio nella storia lungo il Mediterraneo Un documentario sulla vita in mare, sulla gente dei porti, sulle tragedie e sulle storie che hanno segnato i luoghi che dal mare sono bagnati. Uno 'ship movie' che prende spunto dal disco "Creuza de mä" di Fabrizio De André e Mauro Pagani ma che, allargando volutamente i confini del viaggio, individua nei marinai di un cargo i protagonisti della storia. La nave, in cui la stessa troupe si è imbarcata, abbraccia nel suo percorso tutto il Mediterraneo, partendo idealmente da Barcellona, passando da Tangeri, Bari, Sousse, Sidone, Lampedusa e Dubrovnik, per approdare infine nel porto italiano di Genova.

   

La futura madre, la vecchia e il mare

di Francesco Alò Il Messaggero

Da dove vengono i protagonisti de «Il colore del vento», nuovo documentario del cineasta milanese Bruno Bigoni concentrato sulle acque del Mediterraneo? Forse «Da un posto dove la Luna si mostra nuda» (il mare), come cantava De Andrè nella canzone capolavoro «Crêuza de mä» (1984) colonna sonora del doc di Bigoni? Acqua. Le star de «Il colore del vento» non sono marinai schiavi di quel «padrone della corda marcia d’acqua e di sale» (ancora il mare) bensì focose persone comuni ispirate, attraversate ma mai imprigionate dai flutti. »

Barconi tra le onde Per ricordarci che siamo nati liberi

di Davide Turrini Liberazione

Che cos'è la libertà? Gaber, De André, Bakunin, tra i tanti, ne hanno dato una loro versione storica, variante in musica, declinazione ideale. Poi arriva Bruno Bigoni e comincia a viaggiare per il mar Mediterraneo con la sua macchina da presa. Dalla Catalogna al Marocco, dall'Albania alla Tunisia, da Dubrovnik a Genova. L'impresa non è da poco, basta non avere il desiderio di raccontare tutto, basta selezionare l'essenza di quel tutto. E il cinema e l'immagine aiutano. Perché è come se il meccanismo della ripresa cucisse, riunisse i fili materialmente srotolati e lontani eppure biologicamente e storicamente vicini. »

di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

“Non sapeva nè leggere nè scrivere mio padre, ma è stato un buon maestro”. Parola di anziana anarchica catalana, che apre il documentario mediterraneo di Bruno Bigoni e ne fa anche da recensione: a vincere sulla forma è sicuramente il contenuto militante e appassionato, che sulle note di Creuza de Mà di De Andrè — è Mauro Pagani a firmare la colonna sonora - rintraccia migranti e speranze tra Lampedusa e Tangeri, la Vlora carica di albanesi a Bari e Violeta che ne scese con un figlio in grembo e oggi è mediatrice culturale e badante. »

L'Odissea di Bruno

di Gianni Canova Duellanti

Bel titolo Il colore del vento. Bello e intenso. Perché ci dice della volontà del regista Bruno Bigoni di fare un film su un qualcosa di eminentemente visivo come un colore, precisando però che si tratta di un colore indecidibile e indefinibile. Un colore che non si vede. Perché il vento - si sa - ha caso mai un suono, una voce, un ritmo, un’intensità. Ma deriva il colore dallo spazio in cui soffia e scorre e ulula e respira: ha cioè, di volta in volta, il colore del mare e del cielo, del fango e del bosco, della neve e del fuoco. »

Il colore del vento | Indice

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