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molenga
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sabato 12 maggio 2012
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insopportabile esibizione di un egotista
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Due persone che fingono di essere una coppia e la loro giornata in Toscana. Mille ragionamenti sulla bellezza e sul valore, in essa, dell'originalità, lunghi piano sequenza. un protagonista maschile che suscita solo desideri di violenza contro lo schermo e che ci rende felici quando, dopo più di un'ora e mezzo, la sua immagine scompare lasciando spazio all'unica, involontaria, nota positiva della pellicola:la toscana.
Kiarostami ci consegna una cura geniale per la cura dell'insonnia, non si capisce, anzi, mi scusino i fan del film, quale impulso spinga i personaggi ad essere tanto idioti e compiaciuti. Da cancellare.
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gabriella
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mercoledì 27 luglio 2011
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diffidare dalle imitazioni
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Jason Miller , scrittore e lei gallerista, s'incontrano a Firenze per la presentazione del libro di lui, tanto che alla fione non si capisce se sono una coppia in crisi che cerca un espediente per parlarsi e finalmente conoscersi, sia che siano due sconosciuti che per gioco recitano il ruolo di due coniugi entrando talmente nel ruolo fino a che esso diventa un gioco pericoloso in cui non si riesce più a distinguere il vero dal falso, emerge la difficoltà e la fatica di stare insieme nel tempo che passa inesorabile falciando i sogni e le illusioni, sostituite dal cinismo e dalla rassegnazione.
Un pò il regista propone degli stereotipi, ninente che non si conosca e che non sia già stato trattato da altri prima di lui, però esplora l'universo di coppia in modo quasi anacronistico, lui è l'uomo assente, distante, lei è la donna che ha bisogno di sentirsi protetta, rassicurata.
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Jason Miller , scrittore e lei gallerista, s'incontrano a Firenze per la presentazione del libro di lui, tanto che alla fione non si capisce se sono una coppia in crisi che cerca un espediente per parlarsi e finalmente conoscersi, sia che siano due sconosciuti che per gioco recitano il ruolo di due coniugi entrando talmente nel ruolo fino a che esso diventa un gioco pericoloso in cui non si riesce più a distinguere il vero dal falso, emerge la difficoltà e la fatica di stare insieme nel tempo che passa inesorabile falciando i sogni e le illusioni, sostituite dal cinismo e dalla rassegnazione.
Un pò il regista propone degli stereotipi, ninente che non si conosca e che non sia già stato trattato da altri prima di lui, però esplora l'universo di coppia in modo quasi anacronistico, lui è l'uomo assente, distante, lei è la donna che ha bisogno di sentirsi protetta, rassicurata.. la statua che appoggia la testa sulla spalla di lui.. e cerca quella sicurezza esplorando e ripercorrendo i luoghi che in gioventù le hanno dato emozioni, si sofferma sulle giovani coppie di sposi desiderosa di fissare le immagini per paura che scompaiano (la foto con gli sposi), cerca tra la genta una conferma, una risposta alle sue attese, sembra quasi elemosinare le attenzioni di un uomo. Un afigura femminile ben lontana dalla donna che basta a sè stessa, propria dei giorni nostri.
Lui, un pò legnoso nella parte, ripropone il classico modello maschile, anzi, lo interpreta così bene che anche nella finzione del marito di lei finisce per giustificarne il comportamento e non fa nessuno sforzo per cambiare..... la barba rasata un giorno si e uno no, .. come è sempre stato, e non cambia niente se quello è un giorno "speciale", mentre lei, che si dà tanto da fare per migliorarsi, non viene nemmeno notata. Del resto lei è lei e basta, non viene chiamata con nessun nome.
E' vero che alla fine lui la rassicura dicendole che è diventata ancora più bella, però la lascia lì, insoddisfatta; forse il segreto della felicità ce l'ha davvero Marie, che accetta il marito così comìè. senza pretendere di chiamarlo, a lei va benissimo l'originale, anche se non perfetto e non intende sostituirlo con una copia.
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kaipy
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sabato 1 gennaio 2011
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meglio prendere il treno delle nove
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da non poterne più. di una noia mortale. questi duelli verbali tra coppie, sempre uguali, sempre noiose, sempre inutili. stare insieme su che basi? sui ricordi? e il presente? meglio prendere il treno delle nove.
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dario
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sabato 11 dicembre 2010
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evanescente
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Miracolosamente non annoia, seppur lento e involuto. Nessuna analisi, tanto chiacchericcio che eleganti frasi fatte fanno credere intelligente e prezioso. Meno male che gli interpreti non sono dozzinali.
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reservoir dogs
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lunedì 1 novembre 2010
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sensualità davanti allo specchio
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L'incontro tra una mercante d'arte e uno scrittore americano a Firenze per la presentazione del suo ultimo libro si trasforma in un gioco di coppia che i due accettano di fare quando la proprietaria di un bar li scambia per coniugi.
Kiarostami ci inserisce nella vita di coppia attraverso la creazione casuale di un matrimonio di quindici anni che in realtà non c'è ma che attraverso riflessioni, aneddoti, discussioni, analisi profonde di se e dell'altro si crea.
E' un film sulle relazioni di coppia e sul cinema che parte sempre da qualcosa di "fittizio", un mondo diegetico così come il rapporto dei due protagonisti.
I continui primi piani e la fissità della cinepresa a cui siamo sottopostii ci permettono di entrar meglio a far parte della vita di coppia e d'immedesimerci in loro.
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L'incontro tra una mercante d'arte e uno scrittore americano a Firenze per la presentazione del suo ultimo libro si trasforma in un gioco di coppia che i due accettano di fare quando la proprietaria di un bar li scambia per coniugi.
Kiarostami ci inserisce nella vita di coppia attraverso la creazione casuale di un matrimonio di quindici anni che in realtà non c'è ma che attraverso riflessioni, aneddoti, discussioni, analisi profonde di se e dell'altro si crea.
E' un film sulle relazioni di coppia e sul cinema che parte sempre da qualcosa di "fittizio", un mondo diegetico così come il rapporto dei due protagonisti.
I continui primi piani e la fissità della cinepresa a cui siamo sottopostii ci permettono di entrar meglio a far parte della vita di coppia e d'immedesimerci in loro.
Il fulcro della vera sensualità si nasconde dietro il semplice gesto del mettersi il rossetto davanti allo specchio, in un primo piano che ci rende talmente vicini da poterla baciare.
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astromelia
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mercoledì 8 settembre 2010
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copia o originale?
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........un plauso a coloro i quali decantano questo film,sconclusionato e inverosimile,ho avuto solo voglia di squagliarmela,alla scena del ristorante poi.....le metafore devono essere capite al volo,quando però fanno parte di un contesto nelle quali abbia un senso trasferirle.......
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thedreamer
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martedì 13 luglio 2010
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dopo "close up" un altro film sul cinema...
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...ma anche sull'arte e su chiunque "crei" qualcosa, in generale.
Oppure anche sull'amore e l'incapacita' di amare. Ma questo forse, e' un tema che sta sullo sfondo.
Perche' se si riesce ad "andare oltre" alle immagini che passano sullo schermo, e' facile comprendere cio' che scrive Antonella.
Perche' ci sono due storie raccontate nello stesso film: una,originale e l'altra,un "falso" (una copia).
Che si assomigliano dunque, come molte storie d'amore e molte opere d'arte, ma che assolutamente divergono e che paiono in fondo, due distinte.
Alla fine del film: ci si puo' chiedere, quale sara' quella originale e quale quella "falsa" (non autentica)?
La risposta giusta? Non esiste.
L'autore per bocca del protagonista che e' un critico d'arte, e scrittore, risponde con altra domanda: "Dove sta l'originale in un'opera che rappresenta la realta'?".
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...ma anche sull'arte e su chiunque "crei" qualcosa, in generale.
Oppure anche sull'amore e l'incapacita' di amare. Ma questo forse, e' un tema che sta sullo sfondo.
Perche' se si riesce ad "andare oltre" alle immagini che passano sullo schermo, e' facile comprendere cio' che scrive Antonella.
Perche' ci sono due storie raccontate nello stesso film: una,originale e l'altra,un "falso" (una copia).
Che si assomigliano dunque, come molte storie d'amore e molte opere d'arte, ma che assolutamente divergono e che paiono in fondo, due distinte.
Alla fine del film: ci si puo' chiedere, quale sara' quella originale e quale quella "falsa" (non autentica)?
La risposta giusta? Non esiste.
L'autore per bocca del protagonista che e' un critico d'arte, e scrittore, risponde con altra domanda: "Dove sta l'originale in un'opera che rappresenta la realta'?".
Personalmente fa una certa impressione sentire qs. tipo di domande ,al cinema, che e' un altro modo di rappresentare e vivere la realta'.
E continua (+o-cosi): "L'originale dell'opera che ho davanti agli occhi, non e' forse la donna che visse 2000anni prima?.E se il falso e' parimenti bello all'originale non ha egual valore?"
Per chi fa arte (e perche' no, cinema) e' un bell'interrogativo. Lo e' anche per la maggior parte di noi che e' un semplice "spettatore" e fruisce di cio' che sta vedendo.
Non mi meraviglierebbe venire a sapere in futuro, che il regista ha semplicemente filmato la storia di amore (vissuta realmente dunque, nel presente o nel passato chissa'...) dei 2 attori protagonisti: la Binoche e l'attore inglese.
Dove inizia la recitazione (il falso) e dove il reale (il vero)? E nuovamente, che importanza ha per lo spettatore?
C'e' infine, da chiedersi perche' la critica ha stroncato qs. film. Forse che nessun giornalista riesce piu' ad "andare oltre" a cio' che vede sullo schermo?
Andare oltre, non significa fantasticare o speculare, creando magari storie immaginarie.
Significa piu' semplicemente interpretare un linguaggio, il linguaggio cinematografico, fatto di immagini, suoni, parole, inquadrature, cogliendo aspetti simbolici e solitamente piu' profondi.
Se nel film "Shining", Kubrick ci fa vedere la scena del giardino-labirinto dove la madre e il figlio si stanno perdendo,e' un modo per rappresentare simbolicamente altri labirinti, dove qualcun altro si sta perdendo o si perdera' (J.Nicholson). Il labirinto dell'albergo, fatto di porte rosse e corridoi senza fine, e quello, ugualmente inquietante, della mente.
Forse la critica e la maggior parte del pubblico e piu' rassicurato da film come "Avatar",o da taluni film italiani, dove cio' che vedi e senti e' tutto ben circoscritto...mentre film come quelli di Kubrick e Kiarostami, e' chiaro che inquietano un poco.
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pipay
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venerdì 25 giugno 2010
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originale e ben fatto
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Un film che vale la pena vedere. Una riflessione sul rapporto uomo-donna ma soprattutto sulla vita di coppia, sulle complicità e i rimbrotti, le affinità e le divergenze. Un sottilissimo e arguto gioco psicologico coinvolge all'improvviso due persone che non si conoscono, ma che sembra abbiano vissuto assieme per anni. Il film è la dimostrazione che nella vita tutto può succedere, ma è anche la dimostrazione che spesso le occasioni migliori si lasciano per strada e non si ha la prontezza di salire sul treno che passa veloce davanti a noi una sola volta...
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lucafaso
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martedì 8 giugno 2010
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inguardabile
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Vorrebbe essere forse un esercizio di stile, molto "intelletuale".
Ma è una inutiloe carrellata di scene senza ritmo, scomposte, caratterizzate solo da una fotografia mediocre e da futili trovate ( come il paesaggio della città toscana riflesso nel parabrezza della macchina...).
La povera bravissima juliettte binoche costretta a una recitazione forzata , inutile; personaggi senza spessore , una ricerca della drammaticità attraverso improbabili espressioni e inutili tic nervosi a cui sono stati costretti gli attori. Comparse con ruoli stereotipati. Un lungo dialogo a due totalmnente scontato e inutile. La scena finale, lui davanti allo specchio con un'espressione tanto drammatica quanto vuota inutile e insignificante, mette fine al supplizio della visione.
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Vorrebbe essere forse un esercizio di stile, molto "intelletuale".
Ma è una inutiloe carrellata di scene senza ritmo, scomposte, caratterizzate solo da una fotografia mediocre e da futili trovate ( come il paesaggio della città toscana riflesso nel parabrezza della macchina...).
La povera bravissima juliettte binoche costretta a una recitazione forzata , inutile; personaggi senza spessore , una ricerca della drammaticità attraverso improbabili espressioni e inutili tic nervosi a cui sono stati costretti gli attori. Comparse con ruoli stereotipati. Un lungo dialogo a due totalmnente scontato e inutile. La scena finale, lui davanti allo specchio con un'espressione tanto drammatica quanto vuota inutile e insignificante, mette fine al supplizio della visione.
Da tempo non vedevo un film "d'autore" così brutto , spero con queste poche righe di riuscire a far risparmiare tempo e soldi a qualcuno .
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bookends
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venerdì 4 giugno 2010
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dove sei?
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Ridatemi Eric Rohmer (almeno con lui trovavo spazio per riflettere ed evitavo l'effetto soporifero di un presuntuosissimo Kiarostami)!
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