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riccardo57
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martedì 24 agosto 2010
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molto più interessante di quanto sembri
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L'ambientazione è azzeccata: la "terre gaste". Le citazioni sono moltissime, ma non nel senso comunemente compreso: riguardano il ciclo arturiano, misto a figure del nuovo e vecchio testamento. Ma in prevalenza si sente molto il Parsifal (o Perceval), il Re pescatore (con relativa ferita all'inguine), la parola perduta della ricerca massonica, l'apparire del "Sé" nella figura della Pulzella (Dolce Stil Novo e Fedeli d'Amore di dantesca memoria), che è anche la fanciulla che porta il Graal. L'intero film è una continua metafora della ricerca del Graal, ed il finale è estremamente indicativo: la terra Promessa (ad ovest, come da Tradizione) è l'isola bianca (o Avalon) e la Parola (il Libro Sacro) può essere compresa solo da chi ne è degno.
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davidestanzione
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giovedì 4 marzo 2010
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mix tra "kill'em all",road movie e parareligione
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A ben nove anni da "La vera storia di Jack lo Squartatore"(tratto dalla graphic nowel "From hell" di Alan Moore,che aveva manco a dirlo cestinò il film come l'ennesima traduzione sul grande schermo/aborto di tubero delle sue opere)i fratelli Allen & Albert Hughes si riapprocciano alla regia affidandosi alla sceneggiatura di Gary Whitta e agli slanci fumettistico-scenografici di Dan Inosanto e Jeff Imada.“Codice:Genesi” è un western(la fitta estetica del primo piano nelle scene clou,i numerosi piani sequenza,che oscillano tra il largo e il panoramico,e il cristologico incidere in slow motion di Denzel Washington all'arrivo nel villaggio pseudobiblico lo confermano)immerso in un'ambientazione postapocalittica(si è detto che un po' richiama l’umore scenografico del recente "The road" di John Hillcoat.
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A ben nove anni da "La vera storia di Jack lo Squartatore"(tratto dalla graphic nowel "From hell" di Alan Moore,che aveva manco a dirlo cestinò il film come l'ennesima traduzione sul grande schermo/aborto di tubero delle sue opere)i fratelli Allen & Albert Hughes si riapprocciano alla regia affidandosi alla sceneggiatura di Gary Whitta e agli slanci fumettistico-scenografici di Dan Inosanto e Jeff Imada.“Codice:Genesi” è un western(la fitta estetica del primo piano nelle scene clou,i numerosi piani sequenza,che oscillano tra il largo e il panoramico,e il cristologico incidere in slow motion di Denzel Washington all'arrivo nel villaggio pseudobiblico lo confermano)immerso in un'ambientazione postapocalittica(si è detto che un po' richiama l’umore scenografico del recente "The road" di John Hillcoat.Vero.)all'interno della quale un cielo eternamente plumbeo,totalmente ostruito da nuvole alquanto velocizzate dalla computer graphica,è emblema di un'umanità senza futuro:ogni bagliore di amenità è stato spazzato via dall’ultima di tutte le esplosioni,quella più potente,quella fatale,che avrebbe dovuto essere la fine di tutto.Ma il mondo sta ancora lì,uggioso e intirizzito,alla mercé di ladri,scippatori,sanguinari,triviali e putrescenti soggetti poco avvezzi all’uso del sapone.Un mondo in cui ogni legge di natura è stata sovvertita,tanto che il protagonista arriva ad offrire ad un topo delle carne di gatto,quel povero gatto selvaggiamente predato nella surreale,ombrosa e vagamente oltretombale scena madre d’apertura.Il protagonista è perlappunto l’Eli di Denzel Washington,un cavaliere-cowboy dall’aura imperitura ed evanescente che errabondo difende la propria copia della Sacra Bibbia(mai direttamente citata per oltre metà film, accorgimento stilistico assai congeniale ad un mondo dimenticato da Dio)con metodi ruvidi e poco ortodossi,mozzando mani e trucidando i suoi nemici in furiose escalation marziali degne del miglior fumettocartoon d’impronta pulp.Il film però va oltre la banale accozzaglia di rimasugli facilmente riconducibili alla sfera del “cinecoatto”(tra cui l’anziana coppia di cannibali con una botola “filtraospiti” davanti casa)e lo scontro tra Eli e Carnegie(un Oldman mefistofelico con il volto scavato e cicatricazzato di un villain dal ghigno e dalla mimica bucaschermo),il boss che intende impossessarsi della Bibbia per usarla come strumento di persuasione ed irretire così le folle(ecco l’elemento di riflessione più succoso del film)assume ben presto proporzioni campali.Gli Hughes giochicchiano anche,si divertono a protrarre in modo improbabile l’esistenza del personaggio di Washington(neanche se i proiettili fossero di gomma),fanno scontrare ed esplodere furgoni in corsa(scena che ricorda molto “The Hitcher”,ma qui si va al di là del banale regolamento di conti finale)manipolano il tempo,lo dilatano,lo sonorizzano alla meno peggio,lo impregnano di riflessività para-religiosa.Il tutto con toni a tratti un po’ didascalici ma comunque pregnanti(le esplicite riflessioni di Eli) o con punte più alte di simbolismo(la"tensione"verso il mare,il dettaglio “calcato” sugli occhi lacrimosi di eli).Ribollisce così il calderone estetico-autoriale degli Hughes, che raccontano l’eterna dittologia tra bene e male impregnandola di teologia spicciola e in maniera decisamente personale,a metà tra western,fantascienza e gusto cinefilo (nel finale vi è perfino un cameo di Malcolm McDowell,il sempiterno capodrugo Alex Delarge di “Arancia Meccanica”).
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lisadp
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sabato 11 settembre 2010
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un denzel diverso....
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Una storia che sembra molto simile a tante altre avveniristiche storie su un mondo in frantumi, ma viene sottovalutata a mio parere.
Alla fine si rivele molto più intrigante, diversa e con un colpo di scena finale. Riguardandolo una seconda volta ci si accorge di quei dettagli che fanno pensare che lui sia cieco, ma la prima volta davvero non me l'aspettavo!!
Anche l'attore interpreta una parte molto diversa da quelle cui è abituato,ma come ottimo attore, vi si adatta alla perfezione. Non lo trovo noioso, nè banale, bensì un film che fa pensare alla potenza di armi invisibili: le parole. Sono quelle che comadano, sono le idee le vere armi, non le pallottole.
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peer gynt
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lunedì 11 ottobre 2010
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la fede nel testo
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Sorta di western atipico e citazionista, che si inscrive in quel filone del cinema di fantascienza, ormai saturo di esempi, che è la ricostruzione di un mondo post-apocalittico. Film come “L’ultima spiaggia” di Stanley Kramer, il famoso “Mad Max” di Mel Gibson, la serie “Terminator”, la pentalogia de “Il pianeta delle scimmie” o il recente e intenso “The road” di John Hillcoat, ci avevano già mostrato il desolante e deprimente scenario di un mondo distrutto dall’idiozia dell’uomo. Cosa c’è di nuovo allora in questo film? Un’insolita profondità nel racconto, nascosta sotto l’apparente superficialità di un viaggio on-the-road del solito guerriero invincibile e ammazzasette, che intraprende un percorso di fede teso a ricreare la civiltà distrutta e dispersa a partire dalla sacralità della Parola, dalla vera e propria intangibilità del testo letterario, un testo che rinasce come una fenice da quelle tecniche antiche come il mondo (l’oralità e la mnemotecnica) che già avevano dato origine alla prima letteratura.
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Sorta di western atipico e citazionista, che si inscrive in quel filone del cinema di fantascienza, ormai saturo di esempi, che è la ricostruzione di un mondo post-apocalittico. Film come “L’ultima spiaggia” di Stanley Kramer, il famoso “Mad Max” di Mel Gibson, la serie “Terminator”, la pentalogia de “Il pianeta delle scimmie” o il recente e intenso “The road” di John Hillcoat, ci avevano già mostrato il desolante e deprimente scenario di un mondo distrutto dall’idiozia dell’uomo. Cosa c’è di nuovo allora in questo film? Un’insolita profondità nel racconto, nascosta sotto l’apparente superficialità di un viaggio on-the-road del solito guerriero invincibile e ammazzasette, che intraprende un percorso di fede teso a ricreare la civiltà distrutta e dispersa a partire dalla sacralità della Parola, dalla vera e propria intangibilità del testo letterario, un testo che rinasce come una fenice da quelle tecniche antiche come il mondo (l’oralità e la mnemotecnica) che già avevano dato origine alla prima letteratura. Un film che narra l’incrollabile fede di un uomo nella parola di Dio, ma che narra anche (e quasi paradossalmente) la nascita di un testo, sacro e divino, dalla mente di un uomo, vero tramite e vero termine di ri-creazione del testo che si fa Testo. Il Libro dei Libri si ricompone sotto gli occhi dello spettatore, per riavviare il motore dell’umanità che giace quasi spento in questo mondo post-atomico totalmente disfatto. E che l’uomo si chiami Eli (radice ebraica del nome di Dio) non è affatto privo di significato.
Film di una civiltà artistico-letteraria (quella anglofona) per la quale Shakespeare e la Bibbia sono i testi per eccellenza, letti, riletti e imparati a memoria, rischia di non essere capito e apprezzato abbastanza nel nostro paese, che brilla per scarsa conoscenza diretta di qualsiasi testo sacro. Inoltre la lentezza e l’estrema rarefazione di scene d’azione violente e ricche di effetti speciali deluderà parecchi spettatori, che vi vanno cercando l’ennesimo film sfasciacarrozze vuoto come una pigna rosicchiata dalle tarme. Per cui alla fine non è difficile profetizzare che questo film da noi non verrà né capito né apprezzato.
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vincent84
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martedì 21 giugno 2011
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ci stancheremo mai di questi post-apocalittici?
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Il filone post-apocalittico sembra non avere fine, riesce a catturare il pubblico con i suoi paesaggi devastati, con il suo incedere melanconico di fianco a striminziti dialoghi; oramai il genere fa parte della storia del cinema che verrà ricordato in futuro come i vecchi western anni 60' o i polizieschi degli anni 80', ma non è questo il momento di ricordare dato che di film del genere ne vedremo ancora per molti anni. Sicuramente Codice Genesi è una delle opere più riuscite di tale filone, che riesce a fornirci un trama non banale con tanto di colpo di scena finale; se di fianco ci mettiamo un sempre in formissima Denzel Washington insieme ad un cast di tutto rispetto allora ci troveremo di fronte ad una pellicola riuscitissima, un vero capolavoro per gli appassionati del genere, un bel film per i "non-appassionati".
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you95100
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martedì 1 febbraio 2011
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film "biblico"
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Codice Genesi sa soddisfare tutti gli amanti dell'azione, delle sparatorie e di tutto ciò che si può definire post-apocalittico. Il film è un bel mix di modernità e di antichità, poiché esistono apparecchi elettronici che "convivono" con una società che potrebbe quasi definirsi Settecentesca. L'ambientazione è ottima e curata nei minimi particolari. E' un film da vedere assolutamente.
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micumicu
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giovedì 29 luglio 2010
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apostolo
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Un bel film, impegnativo, dal ritmo sobrio sebbene dalla fotografia che rimanda a cliche oramai forse un po troppo consumati.
Un tempo (il nostro) dimenticato, un mondo sommerso dalle ceneri radioattive di un qualche conflitto nucleare avveuto 30 inverni prima, un uomo che ha una missione ben precisa, la strada irta di pericoli e un' umanita' che vive senza una guida, dedita (ma e' necessariamente questa la visione che se ne deve avere? vedi The Road) al cannibalismo e allo sciacallaggio.
Come inevitabile che sia, il film e' carico di simboli e sfrutta la nebulosa collocazione temporale degli eventi narrati per trasmettere anche messaggi di attualita'; tuttavia il messaggio dominante e' chiaramente di natura religiosa e non del tutto positivo.
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Un bel film, impegnativo, dal ritmo sobrio sebbene dalla fotografia che rimanda a cliche oramai forse un po troppo consumati.
Un tempo (il nostro) dimenticato, un mondo sommerso dalle ceneri radioattive di un qualche conflitto nucleare avveuto 30 inverni prima, un uomo che ha una missione ben precisa, la strada irta di pericoli e un' umanita' che vive senza una guida, dedita (ma e' necessariamente questa la visione che se ne deve avere? vedi The Road) al cannibalismo e allo sciacallaggio.
Come inevitabile che sia, il film e' carico di simboli e sfrutta la nebulosa collocazione temporale degli eventi narrati per trasmettere anche messaggi di attualita'; tuttavia il messaggio dominante e' chiaramente di natura religiosa e non del tutto positivo. La religione come ultima causa di quel conflitto che ha resettato l'umanita' e la religione come oppio dei popoli, vettore di autorevolezza e di potere da dover custodire come un bene, anzi come il bene, piu' prezioso, da mani incapaci di gestirlo.
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giancojazz
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domenica 18 luglio 2010
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tanta tecnica per un mediocre risultato
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Come spesso accade nella filmografia degli ultimi anni la tecnica si spreca al fine di celare le lacune della sceneggiatura.
In questo caso c'è un massiccio uso di filtri (che non è proprio sincero come lo farebbe Wim Wenders), una cura maniacale nella ricostruzione scenografica che a volte diventa perfino caricaturale ed invece è sempre faziosa, presenza dominante al fine di confondere lo spettatore e sopperire a dialoghi scarni e banali e una trana che ha più contraddizioni delle azioni che narra.
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alex_23
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lunedì 7 febbraio 2011
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niente di strepitoso
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Consigliato: nì. Proprio come la media di mymovies.
Mi incuriosisce l'atmosfera post-apocalittica, tanto surreale, cosiccome le scene d'azione.
Trovo invece un po' banalotto il filo conduttore del film. Comunque Denzel contribuisce a far stare a galla la pellicola.
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dario
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domenica 22 agosto 2010
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un orribile pasticcio
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Buona l'idea dei libri che salvano il mondo, pessimo lo sviluppo. Non bastano certo virtuosismi visivi per creare atmosfera giusta e vicenda credibile. Tutto finisce in vacca (sparatorie viste e riviste, ghigni satanici, sciocchezze e banalità infinite) e così sia. Recitazione vicina allo zero, dialoghi demenziali, regia televisiva: una vera e propria presa in giro. Una iattura.
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