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Quando eravamo padriCon Biutiful Iñárritu torna alla lingua spagnola per raccontare la storia di un padre. |
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Tutto ebbe inizio in Messico, per le strade del Distrito Federal dove si incrociavano le storie dei sei personaggi di Amores Perros. Poi fu la volta di New Mexico, appena oltre la frontiera, con i tre personaggi di 21 grammi e il loro passato, presente e futuro. Infine con Babel Alejandro González Iñárritu fa il giro del mondo per raccontare con la stessa struttura a incastri di sempre storie multiple intrecciate dal fato. "Ognuno dei film che ho fatto e` stato girato in un linguaggio diverso, in un paese diverso, con diverse strutture e dimensioni. Alla fine di Babel ero cosi` esausto che, scherzando, dicevo che il mio film successivo avrebbe avuto un solo personaggio, una sola citta`, una struttura narrativa lineare e che sarebbe stato nella mia lingua". Quando si dice le ultime parole famose. “Biutiful e` tutto quello che non ho mai fatto prima: una storia lineare imperniata su un personaggio. Volevo catturare la semplice espressione di un’esistenza complessa”.
Se da una parte il regista messicano riesce nell'intento, dall'altra il tema che ci propone non è nuovo. Biutiful e` un film sulla paternita`, sulla mortalità, sulla perdita, ma anche sull'appartenenza e, come continua il regista, “sulla paura di perdere un padre, di essere padre e su quel momento in cui cominci a diventare il tuo proprio padre e i tuoi figli cominciano a diventare te. È sulla perdita perche´ alla fine noi siamo anche quello che abbiamo perso. Il tema e` lo stesso, ma diverso. In questo film volevo distruggere l’illusione e rivelare la verita` attreverso l’inequivocabile impatto dell’intimita`”. Il personaggio principale però non è un padre qualunque ma un uomo in caduta libera. Un uomo che lotta per la sopravvivenza sapendo di avere i giorni contati. Il racconto si snoda a Barcellona, lungo le strade multietniche della fame e della miseria, lontano dalla città-cartolina di Vicky e Cristina. È la storia di Uxbal, due figli, una (ex) moglie borderline, un lavoro in nero per la mala e un cancro che lo sta divorando. Altro che ricerca della felicità.
Javier Bardem incarna la povertà, lo spaesamento e l'orgoglio di un outsider della società
Javier Bardem cammina curvo, porta sulle spalle la pesante storia di Uxbal, ma anche il peso del film. Ancor prima che accettasse il ruolo era già Uxbal nella mente di Iñárritu. È sempre stato all'attore spagnolo che Iñárritu pensava mentre scriveva la sceneggiatura, tant'è che oggi dice di non aver potuto fare questo film senza di lui. “Il mio modo di lavorare con gli attori non e` né leggero ne´ facile. Metto tutto me stesso in ogni progetto e chiedo lo stesso dagli attori. Sono ossessionato dalla perfezione – o da quello che io considero perfezione – e perseguirla è un lavoro duro sia a livello fisico che emotivo. Oltre a essere un attore straordinario, Javier è come me, è ossessionato dall'eccellenza. Quando è entrato a far parte del progetto e` stato come mettere insieme l'affamato e uno che muore di fame: entrambi desideravamo essere soddisfatti”. Javier Bardem incarna la povertà, lo spaesamento e l'orgoglio di un outsider della società. Quando il suo corpo “spezzato” si muove è Uxbal che vediamo, non l'artista maledetto e libertino di Vicky Cristina Barcelona, né l'assassino di Non è un paese per vecchi. “Javier e` unico. Tutti lo sanno. Si prepara ai ruoli che interpreta in maniera approfonditissima e si scrive lunghi appunti sul suo personaggio. È impegnato e intenso pero` quello che lo rende cosi` speciale e unico e` lo spessore, la gravita`, la presenza sinistra che Javier riflette sullo schermo e che proviene dalla una ricchezza interiore e da uno spirito riflessivo e profondo. Questo e` qualcosa che non si puo` imparare: o ce l'hai o non ce l'hai”.
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Javier Bardem
(Javier Encinas Bardem) (43 anni) 1 Maggio 1969, Las Palmas de Gran Canaria (Spagna) - Toro
Interpreta Uxbal nel film di Alejandro González Iñárritu Biutiful. Al cinema da venerdì 4 febbraio 2011. |
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(mymonetro: 3,54) |
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