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avvo1981
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sabato 28 gennaio 2012
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l'immenso languore dell'essere
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immagini che fanno male, pensieri che scuotono. da vedere a tutti i costi per poi tentare di rispondere ai dolorosi interrogativi dell'esistenza. toccante bardem, atmosfere da brividi come solo inarritu è in grado di mettere in scena.
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zorro77
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lunedě 12 dicembre 2011
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l'anello di congiunzione
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Lo sforzo fisico che si fa nel sostenere l'emotivita' del film in tutte le sue sfaccettature,viene ampiamente ripagato da una prova magistrale di J.Bardem che si conferma uno dei + bravi e completi attori sul palcoscenico mondiale.Questa barcellona proposta da Inarritu č un girone dell'inferno dove nn c'č spazio x l'altruismo e le uniche note di speranza arrivano dai bambini che riescono a guardare con disincanto anche da un angolazione disperata.Senz'altro uno dei film + belli degli ultimi tempi.
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paride86
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martedě 27 settembre 2011
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buono, ma senza eccellere
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La vita di Uxbal scorre candida fino alla fine, nonostante le sue molteplici e diverse implicazioni nel malaffare, tra cui sfruttamento di immigrati clandestini per le strade e nei cantieri. Privatamente, invece, si trova a dover mandare avanti da solo una famiglia "orfana" di una madre bipolare, mentre un dramma personale è alle porte.
L'ultimo film di Inarritu è diverso dai precedenti, almeno nella forma: non è una collisione di storie diverse, ma, più convenzionalmente, il racconto intimista di un uomo alle prese con la sopravvivenza nel mondo cosiddetto "civile".
E' certamente meritevole il ritratto delle periferie suburbane: il regista propone allo spettatore il degrado e la complessità delle vite ai margini della società, vite che la maggior parte di noi - ipocritamente - ignora, ma che contribuiscono alla nostra economia e al nostro benessere; d'altra parte, però, Inarritu cade in facili cliché (le sequenza iniziale e finale), inutili digressioni (le capacità paranormali del protagonista: fini a se stesse, visto che il film funzionerebbe benissimo senza) e tecniche documentaristiche (l'odiosissima camera a spalla).
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La vita di Uxbal scorre candida fino alla fine, nonostante le sue molteplici e diverse implicazioni nel malaffare, tra cui sfruttamento di immigrati clandestini per le strade e nei cantieri. Privatamente, invece, si trova a dover mandare avanti da solo una famiglia "orfana" di una madre bipolare, mentre un dramma personale è alle porte.
L'ultimo film di Inarritu è diverso dai precedenti, almeno nella forma: non è una collisione di storie diverse, ma, più convenzionalmente, il racconto intimista di un uomo alle prese con la sopravvivenza nel mondo cosiddetto "civile".
E' certamente meritevole il ritratto delle periferie suburbane: il regista propone allo spettatore il degrado e la complessità delle vite ai margini della società, vite che la maggior parte di noi - ipocritamente - ignora, ma che contribuiscono alla nostra economia e al nostro benessere; d'altra parte, però, Inarritu cade in facili cliché (le sequenza iniziale e finale), inutili digressioni (le capacità paranormali del protagonista: fini a se stesse, visto che il film funzionerebbe benissimo senza) e tecniche documentaristiche (l'odiosissima camera a spalla).
Bravissimo, come al solito, Javier Bardem, al quale è affidato un ruolo complesso e sfaccettato.
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eugenio
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giovedě 1 settembre 2011
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barcellona...
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Barcellona: la mitica terra di Gaudě, lo splendore artistico gotico, la maestositŕ dei palazzi, il regno della moda e del divertimento sfrenato.
Barcellona: i vicoli dei tossicodipendenti, il sottosuolo mai scavato di esistenze disperate, il microcosmo di individui emarginati condannati a piccoli furti per sopravvivere. Barcellona…
In questa paradigmatica cittŕ dalle poche luci e molte ombre, dove la speranza č sempre distante e quasi irraggiungibile, si muove Uxbal (Javier Bardem), padre di famiglia, malato terminale di tumore alla prostata, in perenne lotta con sé stesso e con gli altri.
Uxbal ama la moglie Malambra, psicotica sofferente di sindrome bipolare in stato avanzato, ha un fratello fintamente interessato alle sue condizioni ma rapace approfittatore.
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Barcellona: la mitica terra di Gaudě, lo splendore artistico gotico, la maestositŕ dei palazzi, il regno della moda e del divertimento sfrenato.
Barcellona: i vicoli dei tossicodipendenti, il sottosuolo mai scavato di esistenze disperate, il microcosmo di individui emarginati condannati a piccoli furti per sopravvivere. Barcellona…
In questa paradigmatica cittŕ dalle poche luci e molte ombre, dove la speranza č sempre distante e quasi irraggiungibile, si muove Uxbal (Javier Bardem), padre di famiglia, malato terminale di tumore alla prostata, in perenne lotta con sé stesso e con gli altri.
Uxbal ama la moglie Malambra, psicotica sofferente di sindrome bipolare in stato avanzato, ha un fratello fintamente interessato alle sue condizioni ma rapace approfittatore.
Uxbal sa di aver poco da vivere ma non gli importa: vuole assicurare un futuro dignitoso ai due figli e per questo č disposto anche a sfruttare manodopera cinese/africana e a muoversi senza sosta allo scopo di guadagnare quanto piů denaro possibile, conscio che quella paga di Giuda lo porterŕ celermente alla tomba.
Inarritu, dopo Babel e 21 grammi, torna a confrontarsi con l’ineluttabile destino dell’uomo impotente dinanzi al dolore e alla morte, confezionando una storia fosca dalle tinte drammatiche. Nella pellicola non sembra esistere né riscatto salvifico o redenzione: la vita č dura,inaccettabile ma va vissuta in condivisione con il dolore, sentimento quasi cosmico e universale che colpisce ripetutamente,alla stregua di affilati coltelli, il cuore dello spettatore durante le due ore abbondanti di spettacolo. Forse troppo, e,forse, con una punta di masochistica e compiaciuta complicitŕ che richiede un patto indotto: il pietismo.
C’č infatti quasi da rabbrividire dinanzi al volto emaciato e consumato dal tumore di un big del cinema come Javier Bardem; in noi non puň che nascere commiserazione, tristezza ma anche ammirazione per le sue tragiche vicissitudini, per la forza di volontŕ di un uomo che fino all’ultimo gioca a scacchi tenacemente con la morte.
D’altra parte l’eccessiva lentezza e la cornice sociale risultano controproducenti: troppa carne al fuoco, troppo dramma,troppo melň e il finale “circolare” che simbolicamente si ricollega all’inizio, non aiuta lo spettatore.
Qui sta il patto: accettare, capire, lasciarsi avvolgere da una pellicola forse triste,forse difficile e “dura da digerire” ma di forte impatto emotivo, dove esistenze dannate e clandestine sono destinate a cadere tra l’indifferenza del consumismo occidentale: anche loro sole,anche loro senza futuro.
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nox86
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martedě 30 agosto 2011
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un viaggio nelle viscere del dolore
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La storia è di quelle che stordiscono: un uomo morente, separato e padre di due bambini piccoli, vive di espedienti nelle viscere della Barcellona degli immigrati e di chi ha fame, aspettando la morte nel silenzio di chi sa che il rispetto non è di questo mondo ma vive preservato da poche anime senza maschera. E bisogna lottare non solo per ottenerlo dagli altri ma in primo luogo per capirlo e farlo proprio.
Un Javier Bardem a metà tra lo zingaro e l'asceta si fa carico della sofferenza di tutti e rifugge la propria, e il film si costruisce sul viaggio di questa persona sola alla ricerca di un futuro accettabile per i propri figli, tra mille difficoltà legate al cinismo e all'egoismo del mondo che ci circonda e ci avvelena.
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La storia è di quelle che stordiscono: un uomo morente, separato e padre di due bambini piccoli, vive di espedienti nelle viscere della Barcellona degli immigrati e di chi ha fame, aspettando la morte nel silenzio di chi sa che il rispetto non è di questo mondo ma vive preservato da poche anime senza maschera. E bisogna lottare non solo per ottenerlo dagli altri ma in primo luogo per capirlo e farlo proprio.
Un Javier Bardem a metà tra lo zingaro e l'asceta si fa carico della sofferenza di tutti e rifugge la propria, e il film si costruisce sul viaggio di questa persona sola alla ricerca di un futuro accettabile per i propri figli, tra mille difficoltà legate al cinismo e all'egoismo del mondo che ci circonda e ci avvelena.
Colpisce come una lacrima persistente, ma lascia infine trasparire una via di fuga e di speranza.
Una regia sapiente, fatta di sequenze concise e mai fini a sé stesse, ritmata e poetica con alcune rimandi alla sensibilità giapponese che si concede anche una piccola fuga dalla realtà che illumina il tutto di una gentile e trasparente aura favolesca.
Un gran bel film in conclusione, sicuramente appassionato e toccante come le sue musiche, che abbraccia lo spettatore in uno sguardo d'amore e di dolore sul mondo.
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ilaskywalker
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venerdě 29 luglio 2011
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drammatica cucchiaiata di weetabix nel latte
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Il merito più grande dei film di Iñárritu è il senso di colpa che infondono, la sua ripresa della grande tradizione tragica in versione mariachi-tortilla riesce a drammatizzare anche una cucchiaiata di weetabix nel latte, come in questo caso.
Dopo ogni visione mi sento sempre un po’ una pezza e scrollo la testa per le cose non divertenti che vedo: come si puo’ essere tanto inutili e ridolini mentre nei film c’è gente che soffre?
Esasperato, eccessivo, crogiolantesi in un crescendo di situazione disastrata: e per questo lo giudico positivo.
L'elemento "sciamanico" di comunicatore con i defunti del personaggio si perde un po' per strada e resta sottotono, com'è forse giusto che sia.
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Il merito più grande dei film di Iñárritu è il senso di colpa che infondono, la sua ripresa della grande tradizione tragica in versione mariachi-tortilla riesce a drammatizzare anche una cucchiaiata di weetabix nel latte, come in questo caso.
Dopo ogni visione mi sento sempre un po’ una pezza e scrollo la testa per le cose non divertenti che vedo: come si puo’ essere tanto inutili e ridolini mentre nei film c’è gente che soffre?
Esasperato, eccessivo, crogiolantesi in un crescendo di situazione disastrata: e per questo lo giudico positivo.
L'elemento "sciamanico" di comunicatore con i defunti del personaggio si perde un po' per strada e resta sottotono, com'è forse giusto che sia. Non è un film soprannaturale, e la disgrazia prende il sopravvento davvero su tutto.
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molenga
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sabato 9 luglio 2011
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inarritu e bardem, una garanzia
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Se un inarritu orfano di arriaga poteva lasciare dubbi, prima ancora di vedere questo film mi sono passati vedendo il nome del protagonista: bardem è uno dei migliori attori del cinema contemporaneo perché, imarino i troppo celebrati(in patria) attori italiani, sa parlare bene, muoversi, è versatile e ha vinto un oscar meritandone tre. Qui lo troviamo padre ferito dalla malattia, in una barcellona chunga, priva di ramblas e studenti dell'erasmus- e per questo ringrazio vivamente inàrritu, scritto senza tilde e con l'accento sbagliato a causa della tastiera- , dai rapporti logori con una miriade di zecche che gli girano intorno, piscia sangue e va a dritto, padre e figlio fino alla morte e oltre.
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Se un inarritu orfano di arriaga poteva lasciare dubbi, prima ancora di vedere questo film mi sono passati vedendo il nome del protagonista: bardem è uno dei migliori attori del cinema contemporaneo perché, imarino i troppo celebrati(in patria) attori italiani, sa parlare bene, muoversi, è versatile e ha vinto un oscar meritandone tre. Qui lo troviamo padre ferito dalla malattia, in una barcellona chunga, priva di ramblas e studenti dell'erasmus- e per questo ringrazio vivamente inàrritu, scritto senza tilde e con l'accento sbagliato a causa della tastiera- , dai rapporti logori con una miriade di zecche che gli girano intorno, piscia sangue e va a dritto, padre e figlio fino alla morte e oltre.
E si è capito- guardando the burning plain e biutiful- che il montaggio a flashback e flashforward era con tutta probabilità un'idea di arriaga.
film capolavoro
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gianluca bazzon
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mercoledě 15 giugno 2011
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l'eroe tragico di inarritu
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Nella Barcellona del 2000 vive emarginato Uxbal (un Javier Bardem da brividi), intermediario tra la polizia e gruppi clandestini cinesi e africani. Gli viene diagnosticato un cancro con metastasi e gli rimangono due mesi di vita per pensare al futuro dei suoi due bambini. La situazione drammatica è complicata dalle condizioni dell'ex moglie con cui intrattiene un rapporto conflittuale e che soffre di un grave disturbo bipolare.
L’ultimo di Inarritu, che questa volta firma anche la sceneggiatura, esce dallo schema narrativo che lo aveva reso noto nelle precedenti collaborazioni con Arriaga (Babel, 21 grammi) e dimostra, con una storia lineare e priva di grossi giochi di montaggio, di saper mantenere ugualmente alti il ritmo e l’intensità, nonostante i 138 minuti di pellicola.
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Nella Barcellona del 2000 vive emarginato Uxbal (un Javier Bardem da brividi), intermediario tra la polizia e gruppi clandestini cinesi e africani. Gli viene diagnosticato un cancro con metastasi e gli rimangono due mesi di vita per pensare al futuro dei suoi due bambini. La situazione drammatica è complicata dalle condizioni dell'ex moglie con cui intrattiene un rapporto conflittuale e che soffre di un grave disturbo bipolare.
L’ultimo di Inarritu, che questa volta firma anche la sceneggiatura, esce dallo schema narrativo che lo aveva reso noto nelle precedenti collaborazioni con Arriaga (Babel, 21 grammi) e dimostra, con una storia lineare e priva di grossi giochi di montaggio, di saper mantenere ugualmente alti il ritmo e l’intensità, nonostante i 138 minuti di pellicola.
Qui la cinepresa segue Uxbal dall’inizio alla fine non creando equivochi sul punto di vista. Ne condividiamo dolore fisico, angoscia e colpa. Non è nuova l’empatia che sorge nello spettatore di fronte ai personaggi del regista messicano, ma qui l’identificazione è alta a tal punto che non vediamo la sua morte, ma la viviamo con lui, in una scena finale onirica che si riallaccia a quella iniziale.
Il potere che Uxbal possiede, quello di saper ascoltare le persone morte, contribuisce, come se non bastasse, a conferirgli un’aurea da dannato. Se Clint Eastwood in Hereafter aveva preso sul serio e anche mostrato il potere e le visioni che assalivano il medium (Matt Damon), qui non è in alcun modo indagata la fenomenologia di quest’esperienza. Non possiamo affermare con certezza il suo reale potere ma allo stesso tempo non c’è un giudizio etico. Possiamo credere che Uxbal viva in questo modo per scelta o perché vi era stato costretto o ancora leggere nel suo carattere e nella sua malattia mortale un destino karmico. A me ricorda la vicenda di un eroe tragico, la rappresentazione del quale ci porta ad un movimento catartico delle nostre passioni più profonde.
Storia umana troppo umana, che non si compiace nel calcare la mano sulla malattia o sul dolore, comunque presenti, e che ci conduce nella dignità di un uomo e nel suo istinto di sopravvivenza e di amore verso i figli, proprio quell’uomo che non aveva mai visto il proprio padre.
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filippo catani
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giovedě 9 giugno 2011
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una barcellona cupissima
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Quartieri malfamati di Barcellona. Il "gestore" di un traffico di immigrati e di altri piccoli "affari" scopre di essere gravemente malato e di aver ormai pochissimo tempo da vivere. Cercherà allora di "sistemare" i suoi affari e soprattutto cercherà di recuperare il rapporto con i figli e con la problematica compagna.
Un film duro come un terribile pugno allo stomaco. Barcellona non ci viene quì mostrata in tutta la sua bellezza e le sue bellezze urbanistiche e architettoniche ma ci viene mostrato il lato B. Un lato che è popolato da piccoli e grandi criminali, prostitute, immigrati clandestini e chi più ne ha più ne metta.
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Quartieri malfamati di Barcellona. Il "gestore" di un traffico di immigrati e di altri piccoli "affari" scopre di essere gravemente malato e di aver ormai pochissimo tempo da vivere. Cercherà allora di "sistemare" i suoi affari e soprattutto cercherà di recuperare il rapporto con i figli e con la problematica compagna.
Un film duro come un terribile pugno allo stomaco. Barcellona non ci viene quì mostrata in tutta la sua bellezza e le sue bellezze urbanistiche e architettoniche ma ci viene mostrato il lato B. Un lato che è popolato da piccoli e grandi criminali, prostitute, immigrati clandestini e chi più ne ha più ne metta. In questo scenario si trova a muoversi il disperato protagonista della vicenda che altro non è se non un ingranaggio della macchina criminosa della città che sfrutta la connivenza e la corruzione anche di alcuni agenti della polizia. Anche negli ultimi giorni della sua vita il protagonista non potrà essere mai nulla di diverso da quello che è stato finora anche se, ovviamente a modo suo, cercherà di redimersi. Giustissimo il premio a Cannes per un Bardem ispirato e che si presta benissimo alla parte sofferente e borderline del suo personaggio.
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