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franz1971
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venerdì 3 febbraio 2012
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not welcome
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Il film si situa nel filone buonista e politicamente corretto, oggi imperanti nella cultura italiana ed internazionale, per gli ovvi motivi che si evincono dalla sceneggiatura, dai dialoghi e dalla storia nel suo complesso conformista. Con ciò non si vuole banalizzare un tema importante quale quello dell'immigrazione, dei suoi innegabili risvolti umanitaristici e personali che muovono le fila dell'azione cinematografica di "Welcome". Però arrivare a mettere sul banco degli accusati persone che tutti i giorni compiono il loro dovere (poliziotti, funzionari degli uffici di immigrazione) sembra voler aprioristicamente contestare l'autorità in un tardo rigurgito sessantottino e contestatore che ormai negli anni 2000 è fuori dal tempo.
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Il film si situa nel filone buonista e politicamente corretto, oggi imperanti nella cultura italiana ed internazionale, per gli ovvi motivi che si evincono dalla sceneggiatura, dai dialoghi e dalla storia nel suo complesso conformista. Con ciò non si vuole banalizzare un tema importante quale quello dell'immigrazione, dei suoi innegabili risvolti umanitaristici e personali che muovono le fila dell'azione cinematografica di "Welcome". Però arrivare a mettere sul banco degli accusati persone che tutti i giorni compiono il loro dovere (poliziotti, funzionari degli uffici di immigrazione) sembra voler aprioristicamente contestare l'autorità in un tardo rigurgito sessantottino e contestatore che ormai negli anni 2000 è fuori dal tempo. Se alla sig.ra Gandolfi non piace la legge sui flussi migratori di Sarkozy, questo è un suo problema, non di uno Stato che nel bene o nel male deve darsi delle Leggi e un'Autorità.
Naturalmente il film è anche una storia di "carne e ossa", nel senso che i protagonisti vivono le contraddizioni della vita di tutti i giorni di essere cittadini francesi e immigrati clandestini, che come tutti i migranti sfuggono da un luogo di guerra, in particolare l'Iraq della normalizzazione "democratica ", a suon di bombe a stelle e strisce. Il miraggio dell'amore lontano condurrà il giovane curdo alla morte, ma con la consapevolezza di essere entrato con decisione nella vita dell'istruttore di nuoto, prima in maniera diffidente, poi col tempo, di amicizia e solidarietà umana.
Nel complesso un film che parte da premesse lodevoli per poi essere deformato dalle lenti dell'ideologia.
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reservoir dogs
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lunedì 28 febbraio 2011
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perbenismo da zerbino
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Bilal (Ayverdi) è un ragazzo di diciassette anni, è arrivato in Francia a piedi dall'Iraq ed adesso non può andare in Inghilterra perchè è un clandestino e i controlli particolarmente restrittivi glielo impediscono. Bilal in Inghilterra ha Mina, la ragazza che ama e che lo aspetta; non ha quindi tempo da perdere.
Quindi "l'unico" modo per raggiunge l'isola sembra quello di attraversarla a nuoto ma per farlo deve prendere lezioni in piscina, li Bilal conosce Simon (Lindon), ex campione di nuoto, adesso istruttore in piscina che vedrà in lui una possibilità per dimostrare alla moglie, attivista nel volontariato (ed al loro rapporto in crisi), la sua presa di posizione una volta nella vita.
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Bilal (Ayverdi) è un ragazzo di diciassette anni, è arrivato in Francia a piedi dall'Iraq ed adesso non può andare in Inghilterra perchè è un clandestino e i controlli particolarmente restrittivi glielo impediscono. Bilal in Inghilterra ha Mina, la ragazza che ama e che lo aspetta; non ha quindi tempo da perdere.
Quindi "l'unico" modo per raggiunge l'isola sembra quello di attraversarla a nuoto ma per farlo deve prendere lezioni in piscina, li Bilal conosce Simon (Lindon), ex campione di nuoto, adesso istruttore in piscina che vedrà in lui una possibilità per dimostrare alla moglie, attivista nel volontariato (ed al loro rapporto in crisi), la sua presa di posizione una volta nella vita.
Per Simon è l'occasione di redimersi dalla sua quotidiana indifferenza, inizia così un percorso introspettivo mai avuto prima: la forza di volontà del ragazzo scuote l'uomo al punto da fargli cercare la stessa forza in se.
Ma il rapporto tra Simon e Bilal risulta come le due facce di una stessa medaglia, infatti l'aiutare ed aiutarsi di Simon corrisponde esattamente al distruggersi di Bilal.
La xenofobia che alberga in alcuni uomini fa si che la paura denunci il Diverso ma il falso perbenismo dia il benvenuto su uno zerbino quotidianamente spazzato.
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jaky86
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mercoledì 23 febbraio 2011
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welcome??sicuri??
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Un film assolutamente indimenticabile ed emozionante. Una dura denuncia contro le leggi sull'immigrazione introdotte da Sarkozy, dove nel nord della Francia si diventa criminali se si aiuta un clandestino ad avere una vita decente. Interpretazione toccante di Lindon e cinema francese sempre più su!
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nigel mansell
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venerdì 28 gennaio 2011
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soprattutto il mare
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Soprattutto il mare, un mare grigio e periglioso; le navi enormi che solcano il canale della manica; un Europa che ti scaccia, che punisce i suoi cittadini che aiutano i bisognosi; tanta gente giovane e straniera allo sbando; tanti europei ormai maturi, ma anche loro allo sbando; occidentali che non sanno più amare il prossimo, europei che non sanno più come amarsi...
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britannico
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lunedì 18 ottobre 2010
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la dura realtà dell'immigrazione.
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Ottimo film sul grande tema dell'amore e la gestione dei rifugiati, un Vincent Lindon a 4 stelle protagonista, suo malgrado, nell'aiutare un giovane curdo nel nuoto desideroso di raggiungere in tempo la sua ragazza, la disperazione del giovane porterà al tentativo di attraversare La Manica fuori stagione e per questo pagherà con la vita , non c'è vera integrazione senza comunicazione, da una parte l'occidente europeo con le sue difficoltà nella gestione umanitaria della immigrazione, dall'altra le culture e i bisogni di mondi antichi in dissoluzione.
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nalipa
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domenica 17 ottobre 2010
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da vedere
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Toccante, reale, intenso:
Un giovane curdo arriva a Calais per imbarcarsi per l'Inghilterra. Incontra Simon, un istruttore di nuoto al quale chiederà di allenarlo per attraversare la Manica.
Bravissimo Lindon!
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marcus76
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martedì 10 agosto 2010
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europa oggi: immigrazione e integrazione razziale
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Davvero una bella recensione quella di Marzia Gandolfi ad un ottimo film sia per i contentuti trattati, l'Integrazione razziale e l'Immigrazione nell'Europa di oggi, sia per come vengono trattati una autentica fotografia quasi un documentario della realtà odierna, sia infine per la drammatica conclusione della storia così lontana dalle conclusioni a lieto fine che sin troppo spesso costellano la produzione hollywoodiana. Welcome, anche la scelta del titolo denota la profonda amarezza del reale (paradossale il rimando allo zerbino del vicino di casa), è infatti prima di tutto un film in cui si respira la vecchia europa nelle sue sensibilità, nella descrizione dell'amore per la ragazza (elemento di cornice alla trama narrativa), nella sofferenza dell'individuo, nell'amicizia tra i 2 iracheni prima e ben più importante tra il protagonista e l'allenatore francese dopo, nella diffidenza o ritrosia che contraddistingue l'immigrato e il cittadino residente, nel modo di manifestare l'odio razziale da parte del vicino di casa ecc.
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Davvero una bella recensione quella di Marzia Gandolfi ad un ottimo film sia per i contentuti trattati, l'Integrazione razziale e l'Immigrazione nell'Europa di oggi, sia per come vengono trattati una autentica fotografia quasi un documentario della realtà odierna, sia infine per la drammatica conclusione della storia così lontana dalle conclusioni a lieto fine che sin troppo spesso costellano la produzione hollywoodiana. Welcome, anche la scelta del titolo denota la profonda amarezza del reale (paradossale il rimando allo zerbino del vicino di casa), è infatti prima di tutto un film in cui si respira la vecchia europa nelle sue sensibilità, nella descrizione dell'amore per la ragazza (elemento di cornice alla trama narrativa), nella sofferenza dell'individuo, nell'amicizia tra i 2 iracheni prima e ben più importante tra il protagonista e l'allenatore francese dopo, nella diffidenza o ritrosia che contraddistingue l'immigrato e il cittadino residente, nel modo di manifestare l'odio razziale da parte del vicino di casa ecc.
L'effetto che lascia è quello di sensibilizzare al problema di farci aprire gli occhi su una realtà quella dell'immigrazione dalla quale troppo spesso vogliamo fuggire e dal rimuoverci dall'indifferenza lo stato atarassico in cui si trova Simon prima di ospitare Bilal a casa sua. Ottima la prova di Vincent Lisson.
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misesjunior
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domenica 1 agosto 2010
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l'individuo e la massa
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Tutte le speculazioni sentimentali sull'immigrazione si basano sul trucco di porre il problema dal punto di vista del dramma individuale di alcuni immigrati (dico “alcuni” perché molti di loro sono tra i "benestanti" nel proprio paese, e hanno i soldi per arrivare in Europa).
Ma se per l’Europa l'immigrazione è un problema (mentre non lo era per le condizioni dell’America di un secolo e roti fa) è proprio perché è un fenomeno di massa (e quindi politico), non individuale. Come tale, mette in forte crisi la sussistenza e la tenuta proprio dei valori che i film presuntamene “umanitari” (o i sofismi ideologici tipo “l’economia ne ha bisogno”, ecc.) pretendono di difendere.
Quindi film il come finzione va benissimo, ma è una sciocchezza se pretende di rappresentare uno spunto di rifless
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Tutte le speculazioni sentimentali sull'immigrazione si basano sul trucco di porre il problema dal punto di vista del dramma individuale di alcuni immigrati (dico “alcuni” perché molti di loro sono tra i "benestanti" nel proprio paese, e hanno i soldi per arrivare in Europa).
Ma se per l’Europa l'immigrazione è un problema (mentre non lo era per le condizioni dell’America di un secolo e roti fa) è proprio perché è un fenomeno di massa (e quindi politico), non individuale. Come tale, mette in forte crisi la sussistenza e la tenuta proprio dei valori che i film presuntamene “umanitari” (o i sofismi ideologici tipo “l’economia ne ha bisogno”, ecc.) pretendono di difendere.
Quindi film il come finzione va benissimo, ma è una sciocchezza se pretende di rappresentare uno spunto di riflessione politica
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vittorio
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martedì 6 luglio 2010
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piccolo capolavoro!!
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Film toccante, ben girato e recitato....storia che emoziona, diverte e fa riflettere.....
Piccolo capolavoro!!
Da non perdere!!!
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kronos
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domenica 27 giugno 2010
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solo tra le onde
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Il soggetto del film nasce da una contingenza francese, ma la tematica è universale e capace di toccare le corde d'ognuno ... forse perfino dei leghisti italiani.
Si potrebbe riassumere questo grande melodramma con una sola immagine: il protagonista, solo, che nuota disperatamente tra le onde impetuose della manica all'inseguimento di un sogno d'amore.
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