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alemrg
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lunedì 3 ottobre 2011
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noia mortale
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Basta sprecare denaro pubblico per finanziare film inutili e insignificanti come questo! La regia è inadeguata e il protagonista maschile è inadatto al ruolo. Il futuro del cinema italiano è nelle mani della politica. I film devono sottoporsi al giudizio del pubblico e quelli che non fanno incassi devono soccombere per lasciare spazio e speranza ai giovani di talento. Giovani che non sarebbero più costretti, per guadagnarsi un pezzo di pane, a scrivere giudizi positivi sul forum di questo film.
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vjarkiv
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martedì 13 settembre 2011
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film totalmente inutile!
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Bellocchio...non vorrei dire dal "I pugni in tasca" (ma quasi!) non è più in grado di emozionare...e il ridicolo sta nel voler "vincere" a tutti i costi in festival che non lo prendono minimamente in considerazione!!!
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dario
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sabato 10 settembre 2011
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fiacco
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Temo sia un film sbagliato. Bellocchio non riesce a collegare la vicenda della Dalser, la prima moglie di Mussolini, con la storia (è routinaria la condanna del potere: insomma la teoria per cui esso degrada tutto e tutti è vecchia, frusta e qui pasticciata, quindi ancor meno interessante). Poichè si trova in difficoltà relativa, Bellocchio insiste con il melodramma personale della poveretta (e del figlio di entrambi) sino all'ossessione. Tormento per la Mezzogiorno, che ha due o tre espressioni, non di più e tormento per lo spettatore che assiste impotente al non dipanarsi della vicenda.
Inutili scene di sesso iniziali: cosa vogliono dire? Ottima fotografia, ma sceneggiatura poverissima.
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Temo sia un film sbagliato. Bellocchio non riesce a collegare la vicenda della Dalser, la prima moglie di Mussolini, con la storia (è routinaria la condanna del potere: insomma la teoria per cui esso degrada tutto e tutti è vecchia, frusta e qui pasticciata, quindi ancor meno interessante). Poichè si trova in difficoltà relativa, Bellocchio insiste con il melodramma personale della poveretta (e del figlio di entrambi) sino all'ossessione. Tormento per la Mezzogiorno, che ha due o tre espressioni, non di più e tormento per lo spettatore che assiste impotente al non dipanarsi della vicenda.
Inutili scene di sesso iniziali: cosa vogliono dire? Ottima fotografia, ma sceneggiatura poverissima. Del tutto assente il clima dell'epoca (non certo recuperabile con quattro filmati di repertorio, tanto meno con quelli di Charlot). Molto approssimativo e compiaciuto. Bravo Timi a sgranare gli occhi. Sospetto che Bellocchio sa tagliato solo per storie di modesto respiro (ben fatte, le stesse possono tuttavia portare a risultati notevoli: nasta guardare Zurlini o Pietrangeli).
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mara65
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martedì 9 agosto 2011
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film raccomandato (in che senso?)
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Film raccomandato, ovvero appoggiato politicamente dall’Istituto Luce, ma di bassa qualità. Bellocchio ormai conferma di non aver più il talento per poter continuare a fare film. Ci inchiniamo al suo passato, ma la sua tecnica è rimasta quella di una volta, con inquadrature fisse (i pochi movimenti di macchina sono scoordinati) e poco ricercate. La storia è caotica: Filippo Timi stranamente interpreta sia Mussolini, che suo figlio, senza un trucco che possa far distinguere i due diversi personaggi. Al cinema ho avuto un po’ di confusione, prima di capire che il Timi2 era un altro personaggio, nell’economia della storia. Film cupo, film senza emozioni, lunghissimo e ridondante.
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Film raccomandato, ovvero appoggiato politicamente dall’Istituto Luce, ma di bassa qualità. Bellocchio ormai conferma di non aver più il talento per poter continuare a fare film. Ci inchiniamo al suo passato, ma la sua tecnica è rimasta quella di una volta, con inquadrature fisse (i pochi movimenti di macchina sono scoordinati) e poco ricercate. La storia è caotica: Filippo Timi stranamente interpreta sia Mussolini, che suo figlio, senza un trucco che possa far distinguere i due diversi personaggi. Al cinema ho avuto un po’ di confusione, prima di capire che il Timi2 era un altro personaggio, nell’economia della storia. Film cupo, film senza emozioni, lunghissimo e ridondante. Come in altri film si sarebbe dovuto lavorare meglio di montaggio, accorciandolo e rendendolo più avvincente. Snellendolo. I personaggi recitano male… a volte troppo teatrali, a volte troppo drammaticamente crudi: non lasciano trasparire quel velo di immedesimazione nella realtà o quel pizzico di frivolezza pur utile in film drammatici. Sono come attori in un teatro: si percepisce che stanno recitando. È forse proprio la cupezza di Bellocchio ad aver conferito a questo film, un aspetto così lugubre, spento, senza sussulti. Il successivo film di Bellocchio, riprende piccoli cortometraggi girati sulla sua vita personale (sulle sorelle) e dimostra a maggior ragione la fine della sua vena artistica, incapace di star dietro alle nuove tendenze e tecniche del cinema attuale. E ciò che più avvalora questo mio pensiero, è il fatto che nei suoi ultimi film manca un’idea, manca la profondità del messaggio, che in precedenza era riuscito ad imprimere, tipo su Il regista di matrimoni, che pur essendo un film tecnicamente scarso, ha una valenza psicologica innovativa e forte.
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edwood87
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martedì 17 maggio 2011
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vincere: tra passato, presente e futuro.
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L'aspetto referenziale dell'ultimo film di Bellocchio rievoca parte della vita privata di Benito Mussolini e soprattutto di Ida Dalser, moglie segreta del dittatore fascista, il quale le "darà" anche un figlio. Avevamo lasciato Filippo Timi a lasciarsi comandare da Dio, ma nell'incpit di questo film sarà proprio l'attore (che interpreta Benito Mussolini) a sfidare la sua divinità, dandogli cinque minuti di tempo per fulminarlo e garantire tutti della sua esistenza. Chissà come sarebbero andate le cose se quel fulmine fosse davvero sceso dal cielo, sicuramente non avremmo avuto questo ottimo lavoro cinematografico di Bellocchio. Ed è proprio il cinema ad entrare in gioco durante il lungometraggio: ce ne accorgiamo vedendo il Monello di Chaplin, o ancora, tutte le riprese di repertorio che Bellocchio ha ricercato nell'Istituto Luce.
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L'aspetto referenziale dell'ultimo film di Bellocchio rievoca parte della vita privata di Benito Mussolini e soprattutto di Ida Dalser, moglie segreta del dittatore fascista, il quale le "darà" anche un figlio. Avevamo lasciato Filippo Timi a lasciarsi comandare da Dio, ma nell'incpit di questo film sarà proprio l'attore (che interpreta Benito Mussolini) a sfidare la sua divinità, dandogli cinque minuti di tempo per fulminarlo e garantire tutti della sua esistenza. Chissà come sarebbero andate le cose se quel fulmine fosse davvero sceso dal cielo, sicuramente non avremmo avuto questo ottimo lavoro cinematografico di Bellocchio. Ed è proprio il cinema ad entrare in gioco durante il lungometraggio: ce ne accorgiamo vedendo il Monello di Chaplin, o ancora, tutte le riprese di repertorio che Bellocchio ha ricercato nell'Istituto Luce. Avvincente, con uno stile documentario, buono anche il montaggio con le didascalie che sembrerebbero voler balzare fuori dallo schermo per entrare dritte nella testa dello spettatore; le vicende di Ida Dalser vengono narrate dal regista per quelli che sono i fatti, lasciando una impronta soggettiva attraverso la sceneggiatura: è il caso dello psichiatra quando dice a Ida che questo non è il momento di fare i ribelli, adesso è l'ora di recitare, di fare gli attori. Quello psichiatra in realtà non sta parlando solo con la moglie segreta del Duce, egli si rivolge all'Italia impersonificata dalla Mezzogiorno. E' lei che viene usata, si presenta nuda e bella com'è, senza veli, senza nulla da nascondere, ma verrà sedotta e abbandonata. La storia ci insegna come il nostro paese abbia dovuto affrontare delle illusioni, delusioni enormi, maltrattamenti e la nuova generazione (che nel film viene rappresentata attraverso il figlio segreto di Benito Mussolini), è costretta a vivere nell'incertezza. Non si sà quale sarà il nostro futuro, ma Bellocchio ci suggerisce, attraverso il finale, che la strada da percorrere è lunga e pericolosa e non dipenderà solo ed esclusivamente da noi, ma ci saranno persone disposte a metterci i bastoni tra le ruote. Allora qual'è la chiave per "vincere"? Forse il cinema? Se questo è il tempo di recitare, come sottolinea l'autore, probabilmente è perche attraverso il mezzo cinematografico potremmo riuscire a comunicare il nostro pensiero e gridare aiuto al mondo intero, proprio come avviene per la Dalser rinchiusa in manicomio. Da sottolineare le ottime inquadrature scelte da Bellocchio, una in particolare: la soggettiva della Mezzogiorno reduce da un maltrattamento fisico e i medici che cercano di aprirle gli occhi, quasi come se quegli occhi che sono intenzionati a spalancare fossero i nostri. Il regista ci urla ad alta voce: Italia apri gli occhi e vedrete che quel motto lo faremo nostro, "vincere...e vinceremo"!
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luca scialò
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martedì 8 febbraio 2011
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storia della donna che sfidò il duce
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Benito Mussolini è da giovane un fervente socialista, pacifista, anticlericale, direttore del giornale l'Avanti. Ma dentro di sé cresce una spinta propulsiva, egoista, ambiziosa, quasi sovrumana. Una spinta che lo porta a lasciare il partito e il giornale e fondare un Movimento (i fasci di combattimento) e un proprio giornale, Il Popolo d'Italia. Partecipa pure alla Prima Guerra Mondiale. Ad accompagnarlo in questa evoluzione o involuzione (dipende dai punti di vista) c'è Ida Dalser, ragazza passionale quanto lui. Dalla loro unione clandestina ed extraconiugale nasce Benito Albino, ma entrambi vengono a poco a poco messi ai margini da quello che diventerà il Duce d'Italia.
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Benito Mussolini è da giovane un fervente socialista, pacifista, anticlericale, direttore del giornale l'Avanti. Ma dentro di sé cresce una spinta propulsiva, egoista, ambiziosa, quasi sovrumana. Una spinta che lo porta a lasciare il partito e il giornale e fondare un Movimento (i fasci di combattimento) e un proprio giornale, Il Popolo d'Italia. Partecipa pure alla Prima Guerra Mondiale. Ad accompagnarlo in questa evoluzione o involuzione (dipende dai punti di vista) c'è Ida Dalser, ragazza passionale quanto lui. Dalla loro unione clandestina ed extraconiugale nasce Benito Albino, ma entrambi vengono a poco a poco messi ai margini da quello che diventerà il Duce d'Italia. Prima li fa rinchiudere in una Cascina in campagna e poi li divide facendoli rinchiudere rispettivamente in un manicomio e in un orfanotrofio. Ma la giovane Ida non si da per vinta.
Bellocchio ci racconta una storia cancellata dai libri di storia. La storia di una donna che ha difeso fino in fondo un amore impossibile. Una passione trasmessa allo stesso figlio, che pure non ha mai cancellato il suo vero nome.
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weach
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giovedì 23 settembre 2010
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storia di repressione dell'intelletto
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Così Bellocchio propone la sua rappresentazione iniziale di Mussolini giovane, con questo forti parole:
“Io sfido Dio,gli do 5 minuti per fulminarmi,se non mi fulminerà sarà la dimostrazione che non esiste……il tempo è scaduto Dio non esiste”
Un film splendido, che cerca di cogliere gli aspetti psicologici che si vanno a creare mentre si “ipnotizza” un popolo e mentre si crea una dittatura.,
La tecnica cinematografica utilizzata dalla regia è quella di intervallare documenti d’epoca con immagini della storia narrata quella dell’amore di Ida Dalser con i futuro Duce , il suo doloroso epilogo ,la negazione di un amore, la repressione.
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Così Bellocchio propone la sua rappresentazione iniziale di Mussolini giovane, con questo forti parole:
“Io sfido Dio,gli do 5 minuti per fulminarmi,se non mi fulminerà sarà la dimostrazione che non esiste……il tempo è scaduto Dio non esiste”
Un film splendido, che cerca di cogliere gli aspetti psicologici che si vanno a creare mentre si “ipnotizza” un popolo e mentre si crea una dittatura.,
La tecnica cinematografica utilizzata dalla regia è quella di intervallare documenti d’epoca con immagini della storia narrata quella dell’amore di Ida Dalser con i futuro Duce , il suo doloroso epilogo ,la negazione di un amore, la repressione.
Ci piace soffermarci sulla attenta manovella del regista che cerca , con vigore , di mettere a fuoco ,il crescendo di isteria collettiva che porterà all’ ascesa del fascismo ,poi al terribile dramma della guerra: tutto avviene agendo attraverso una attenta comunicazione di massa che, giorno per giorno, è in grado di manipolare il convincimento della coscienza collettiva.
Sembra dire la regia che un epoca come quella rappresentata sia dominata da un istinto primordiale che soggioga l’intelletto………. Mi scuso ma caro Dux non sei la lux..,sei solo una pagina oscura ,come lo è la pellicola, della storia dell’umana follia.
Mi sono domandato in più momenti se la figura di Mussolini fosse o meno centrata?
Senza nulla togliere a Filippo Timi, eccellente interpretazione, forse lui ha rappresentato un Mussolini veritiero dal punto di vista della psicologia nelle debolezze, nelle grandi contraddizioni e pensieri audaci,, nel piglio fortemente istintivo ed energetico; ma il suo aspetto fisico mal si concilia con la figura estetica arcinota del Mussolini storico.
La storia di dolore di un amore perso è contrappasso di altro dolore “ quello di un’ abbaglio collettivo che si fa storia e diviene dramma di un popolo “
Bravo Marco Belloccio che ci regala un ‘ alta occasione per far viaggiare e stimolare l’intelletto e la capacità di sentire.
Weach illuminati
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astromelia
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giovedì 16 settembre 2010
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il crimine più grande
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il crimine più grande commesso da mussolini è stato questo,dimenticare un figlio e la donna che glielo ha dato,al tempo qualche anno fa quando appresi di questa storia ne fui profondamente colpita,quasi come un'insulto personale,e ancora oggi aborro la vicenda,non voglio criticare il film, è e rimane pur sempre tale,solo i veri protagonisti sapevano in realtà la verità.a noi rimane qualche punto oscuro e la condanna per questo efferato "doppio delitto".
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francesco2
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venerdì 23 luglio 2010
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il regista di matrimoni (falliti)
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Pwer la serie "Titoli rivelatori", è fin troppo facile fare confronti tra quello di questo film e "Buongiorno, notte". Ove quest'ultima espressione è un'ossimoro, "Vincere" è (Anche troppo) chiaro e netto. A chi mi rispondesse che questo vuole esemplificare l'edonismo racchiuso nell'ideologia fascista (E comunista), obietto: non sono sicuro che le cose stiano proprio così.
Il film ingiustamente ignorato a Venezia 2003, infatti, non è ossimorico solo nel titolo, ma rappresenta un esempio (Quasi) perfetto di fusione tra diverse cose: pubblico e privato (Altro che "La meglio gioventù" o "Il grande sogno" di Placido, che ho visto proprio oggi), ma anche di onirico e reale (Spero di non sintetizzare troppo: vi ricordate, per chi l'abbia visto i, i riferimenti alla "sceneggiatura" ed al sogno della Sansa, alla fine: un vero "Grande sogno", tra l'altro.
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Pwer la serie "Titoli rivelatori", è fin troppo facile fare confronti tra quello di questo film e "Buongiorno, notte". Ove quest'ultima espressione è un'ossimoro, "Vincere" è (Anche troppo) chiaro e netto. A chi mi rispondesse che questo vuole esemplificare l'edonismo racchiuso nell'ideologia fascista (E comunista), obietto: non sono sicuro che le cose stiano proprio così.
Il film ingiustamente ignorato a Venezia 2003, infatti, non è ossimorico solo nel titolo, ma rappresenta un esempio (Quasi) perfetto di fusione tra diverse cose: pubblico e privato (Altro che "La meglio gioventù" o "Il grande sogno" di Placido, che ho visto proprio oggi), ma anche di onirico e reale (Spero di non sintetizzare troppo: vi ricordate, per chi l'abbia visto i, i riferimenti alla "sceneggiatura" ed al sogno della Sansa, alla fine: un vero "Grande sogno", tra l'altro..... Già nel "Regista di matrimoni" questa impostazione cominciu a scricchiolare, perso com'è il regista sui luoghi comuni relativi all'Italia odierna, anche se non mancano momenti interessanti, anche in relazione al misto tra onirismo e realtà.
Con "Vincere" siamo arrivati quasi alla frutta, dato che ci si preoccupa di illustrare attraverso una serie di didascalie e filmati quella che era l'ideologia senza ideologie totalitaria e totalizzante dell'epoca, col risultato di uno schematismo di fondo che fa fallire, almeno parzialmente, la "Provocatoria" opera proprio dove s'illude di trionfare.
La sceneggiatura, fateci caso, momenti di originalità ne ha proprio pochi: come sono prevedibili i politici all'inizio, le infermiere del matrimonio poi........Il "Manicomio" di "Changeling", al confronto, è un capolavoro di originalità, e persino la discontinua sceneggiatura che l'antipatico Sorrentino ha trovato per il suo "Divo" rischia di essere migliore. E quanto al personaggio della Mezzogiorno: d'accordo, abbiamo capito che è persino dovere del cinema incarnare personaggi che non siano la solita fatina angelica, ma da "Lanterne rosse"(Ad avercene!) a "La donna di Gilles" allo stesso "Changeling"...oggi corriamo il rischio contrario, è la ribelle a tutto tondo che, paradossalmente, rischia di rappresentare il nuovo stereotipo femminile.....
Tra i pochi momenti di (forse) originalità, ricorderei quello (Secondo me) al comtempo comico e dolente in cui il figlio ormai cresciuto interpreta suo padre.Ma sono situazioni specifiche nell'inconsistente magniloquenza di Bellocchio. Del resto l'insopportabile "Condanna" non fu proprio opera sua? Con una differenza: che allora, una ventina d'anni fa, questa inconsistenza venne immediatamente smascherata.
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[+] quante chiacchiere...
(di marezia)
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balcazar
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giovedì 1 luglio 2010
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noioso e inconcludente
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Un film noioso, completamente scoordinato nelle scene che cambiano continuamente gli spazi ed i tempi, fino a confondersi con spezzoni originali dell'epoca che non riescono a completare un minimo di trama.
I personaggi in continua tensione al limite della nevrosi persino quando fanno sesso; praticamente durante tutta la prima parte del film in cui vengono minuziosamente documentate le fornicazioni del futuro Duce e della sua amante dall'approccio fino all'orgasmo completo.
Un film buio che tenta di trasmettere, falsandoli, i sentimenti dell'Italia dell'epoca che era si grintosa ed arrabbiata ma non isterica.
Bravini gli attori e nel complesso peccato perchè l'idea poteva essere certamente originale e valida
[+] ...verissimo
(di vjarkiv)
[ - ] ...verissimo
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