|
|
giugy3000
|
giovedì 12 gennaio 2012
|
la strada verso una nuova umanita'.
|
|
|
|
Immaginatevi un presente opprimente senza la luce del sole, costretti a convivere con la costante certezza che del vostro passato rimangono solo macerie che stentate a riconoscere, privi di un qualsiasi futuro dove giorno e notte si assomigliano.In questo scenario alla fine del mondo due minuscole creature umane rispetto alla mastodontica desolazione, un padre e un figlio, continuano imperriti a camminare su una strada che li condurrà verso il sud del loro paese,per godere degli ultimi raggi di un sole eclissato da anni.Nella post-apocalisse di McCarthy da cui il film trae minuziosamente spunto il padre e il suo bambino non hanno età, non hanno un nome proprio, non conoscono la stagione in cui stanno vivendo, che ora sia e soprattutto quante ore o giorni sopravviveranno ancora.
[+]
Immaginatevi un presente opprimente senza la luce del sole, costretti a convivere con la costante certezza che del vostro passato rimangono solo macerie che stentate a riconoscere, privi di un qualsiasi futuro dove giorno e notte si assomigliano.In questo scenario alla fine del mondo due minuscole creature umane rispetto alla mastodontica desolazione, un padre e un figlio, continuano imperriti a camminare su una strada che li condurrà verso il sud del loro paese,per godere degli ultimi raggi di un sole eclissato da anni.Nella post-apocalisse di McCarthy da cui il film trae minuziosamente spunto il padre e il suo bambino non hanno età, non hanno un nome proprio, non conoscono la stagione in cui stanno vivendo, che ora sia e soprattutto quante ore o giorni sopravviveranno ancora. Essi vivono costantemente sulla difensiva: devono combattere il freddo, la scarsità di cibo e la loro stessa vita, messa continuamente a repentaglio da bande di briganti soprannominati "i cattivi" che si sono spogliati di ogni forma di dignità e hanno ceduto al cannibalismo. Perchè dunque non cedere alla più banale e facile forma di liberazione da tutto questo orrore e non suicidarsi? No,loro sono i protagonisti di una missione ai confini del tempo e dello spazio, due figure messiniache e in parte prometeiche, loro sono "i buoni", i portatori del fuoco sia in senso fisico (sempre alla ricerca di nuovi posti in cui fare falò e riscaldarsi) sia in senso metaforico, dove nel cuore la scintilla della speranza non riesce a spegnersi nemmeno quando incorrono nella più brutali scene a cui un uomo possa assistere. Un viaggio quindi per dimostrare a se stessi e a un Dio che se probabilmente esiste è piu brutale dei cannibali stessi, che l'uomo è ben più di un ammasso di carne e ossa alla ricerca di calore e cibo, ma è anche e soprattutto fatto d'amore. Il padre è un uomo buono ma poco accondiscente verso l'altruismo,il bambino invece possiede tutti i tratti di un nuovo Gesù, attento ai bisogni dell'altro nonostante le gravissimi condizioni in cui sono, cuorioso, generoso al punto di non bere e non mangiare se anche il padre non abbia beneficiato dei suoi stessi doni di sussistenza.Singolare è poi la scelta del simbolo del carrello, unico "mezzo" che i due protagonisti continuano a trascinare con loro lungo la strada con i pochi averi che ancora posseggono. Il carrello, simbolo per eccellenza di un Occidente ricco e pasciuto segnato dal consumismo è qui depravato e riempito da cose e cibi rinvenuti nel nuovo supermercato dell'Apocalisse: la spazzatura. Un film che grazie sicuramente alla bravura di ogni singolo interprete riesce ad ammutolirci del tutto, perchè a fine visione ci si rende conto della vanità delle parole che si avrebbero da dire e c'è spazio solo per l'angoscia kierkegaardiana: quella di qualcosa che ancora non c'è ma di cui si sente l'arrivo al punto da poterne fiutare l'odore nell'aria. Ciò che si deve far proprio è analizzare è il viaggio,non più verso i luoghi ignoti per trovare la felicità o quelli rassicuranti verso la propria casa, ma verso un presente senza fine in cui l'esercizio più difficile è quello di intrappolare i ricordi benevoli per non dare spazio a quelli più pietosi.Non potremo più cancellare la bruttezze di quello che abbiamo fatto al pianeta e non sappiamo ancora quando e se avverrà l'Apocalisse, il nostro compito oggi è di non gettare acqua sul fuoco del vero significato di uomo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giugy3000 »
[ - ] lascia un commento a giugy3000 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
emilio zampieri
|
mercoledì 4 gennaio 2012
|
una candela nelle tenebre
|
|
|
|
Spiace che The Road, il film, sia stato un mezzo fiasco a causa del fatto che è “troppo deprimente” (si pensava addirittura di non farlo passare nelle sale italiane). Se il film è deprimente, è perché lo è il romanzo. E “deprimente” non deve essere un giudizio di valore. Lo sono anche molte canzoni di De Andrè. E chi potrebbe a ragione sostenere che un film dell’orrore è orribile, solo perché è dell’orrore? The Road, al contrario, è un bellissimo film. Parte da un’idea originale e intelligente (grazie al libro di Cormac McCarthy); riesce a mantenere la tensione dello spettatore al giusto livello, pur optando, opportunamente, per ritmi lenti; crea scenari di grande fascinazione; trova nell’interpretazione di Viggo Mortensen una profondità e un calore che ben contrastano con i piatti e freddi paesaggi: nella figura del padre, un tenero e instancabile amore in mezzo a un abisso di angoscia e terrore; si avvale di un’ispiratissima colonna sonora, dove Nick Cave ha egregiamente lavorato di sottrazione.
[+]
Spiace che The Road, il film, sia stato un mezzo fiasco a causa del fatto che è “troppo deprimente” (si pensava addirittura di non farlo passare nelle sale italiane). Se il film è deprimente, è perché lo è il romanzo. E “deprimente” non deve essere un giudizio di valore. Lo sono anche molte canzoni di De Andrè. E chi potrebbe a ragione sostenere che un film dell’orrore è orribile, solo perché è dell’orrore? The Road, al contrario, è un bellissimo film. Parte da un’idea originale e intelligente (grazie al libro di Cormac McCarthy); riesce a mantenere la tensione dello spettatore al giusto livello, pur optando, opportunamente, per ritmi lenti; crea scenari di grande fascinazione; trova nell’interpretazione di Viggo Mortensen una profondità e un calore che ben contrastano con i piatti e freddi paesaggi: nella figura del padre, un tenero e instancabile amore in mezzo a un abisso di angoscia e terrore; si avvale di un’ispiratissima colonna sonora, dove Nick Cave ha egregiamente lavorato di sottrazione. Le (poche) scene che profumano vagamente di horror, non cadono mai nel cattivo gusto. Non ci sono esagerazioni, non ci sono fronzoli: tutto è necessario.
Una storia che fa molto riflettere, con la mente e col cuore. Un film scarno, solido, duro, bello come una roccia di grafite.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a emilio zampieri »
[ - ] lascia un commento a emilio zampieri »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
stefano burini
|
venerdì 23 dicembre 2011
|
the road (to nowhere)
|
|
|
|
La pellicola si apre su un immoto presente e sullo splendido sorriso di Charlize Theron: nonostante il commento musicale di sottofondo denoti fin dal principio un
velo di inquietudine, risulta difficile, immaginare l'inferno in cui il film di John Hillcoat ci trasporterà senza pietà di lì a pochi istanti.
Un futuro atemporale degno del peggior incubo postatomico mai visto al cinema; niente zombi (o, quantomeno, non nel senso stretto del termine), niente epidemie, "solo" una qualche non meglio precisata catastrofe che ha messo il mondo in ginocchio e il genere umano con le spalle al muro. In mezzo ad un mare di desolazione e di ritorno ad uno stato "di natura", in cui vige la legge dei più forti e in cui è d'obbligo guardarsi dai predatori, un padre e un figlio camminano, senza sosta, alla ricerca di cibo e riparo, nel tentativo di sopravvivere a questi tempi bui.
[+]
La pellicola si apre su un immoto presente e sullo splendido sorriso di Charlize Theron: nonostante il commento musicale di sottofondo denoti fin dal principio un
velo di inquietudine, risulta difficile, immaginare l'inferno in cui il film di John Hillcoat ci trasporterà senza pietà di lì a pochi istanti.
Un futuro atemporale degno del peggior incubo postatomico mai visto al cinema; niente zombi (o, quantomeno, non nel senso stretto del termine), niente epidemie, "solo" una qualche non meglio precisata catastrofe che ha messo il mondo in ginocchio e il genere umano con le spalle al muro. In mezzo ad un mare di desolazione e di ritorno ad uno stato "di natura", in cui vige la legge dei più forti e in cui è d'obbligo guardarsi dai predatori, un padre e un figlio camminano, senza sosta, alla ricerca di cibo e riparo, nel tentativo di sopravvivere a questi tempi bui.
La quasi totale assenza di azione, i tempi che si dilatano all'infinito, i pochi personaggi e lo scenario ostile in cui si muovono rimandano alle atmosfere altrettanto disturbanti del contemporaneo Valhalla Rising, un altro film estremamente minimalista (persino nei dialoghi, ridotti all'osso) nel quale un adulto e un bambino si mettono in viaggio, questa volta in un medioevo barbarico altrettanto imprecisato alla di ricerca di sé stessi. Tuttavia laddove il film di Nicholas Winding Refn indugiava in simbolismi a tratti pressoché indecifrabili e, stante la potenza visiva della messa in scena, alla lunga finiva per annoiare, The Road centra invece in pieno il proprio bersaglio. Narrare la lotta per la sopravvivenza dei “buoni”, di coloro che faticano più degli altri per tirare avanti poiché decidono di non cedere all'istinto animale pur di rimanere vivi, non necessariamente umani, in un mondo in cui pare non essere rimasto davvero più nulla per cui vivere.
Come il Mads Mikkelsen di Valhalla Rising, Viggo Mortensen è un attore dalla grande fisicità, sia essa quella dell'atletico Ramingo o quella dell'altrettanto eroico padre disposto a tutto per difendere il figlio e in The Road, tratto da un famoso romanzi di Cormack McCarthy, ci regala una delle sue performances più splendenti. Il volto fiero, lo sguardo triste ma non rassegnato e il fisico, per una volta pallido ed emaciato a causa della fame e degli stenti, lo rendono assolutamente credibile nei lacerati panni che gli riserva questo copione e in generale risulta ammirevole la volontà di non svendersi e anzi di cimentarsi ogni volta in nuove sfide, magari anche poco appetibili in ottica box office.
Spoiler
La lunga marcia verso il finale, a suon di pugni nello stomaco ci prepara ad un epilogo da tragedia greca e l'annunciata morte del padre sembra confermare tutto quanto ci aspettavamo, eppure la comparsa di un uomo, armato, apparentemente dal nulla, e la sua proposta di salvezza ("sei uno dei buoni?" "non puoi saperlo, ti devi fidare"), unitamente ad alcuni dettagli qua e là (l'incontro con il vecchio cieco, l'avvistamento di uno scarafaggio, in un mondo in cui si credeva che tutti gli animali fossero estinti da tempo) donano un retrogusto un pò meno amaro ad una vicenda disperata e nichilista come poche altre volte vista al cinema.
"Devi continuare a camminare, non puoi sapere cosa troverai alla fine della strada". Forse nulla, sicuramente, camminando, la speranza.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a stefano burini »
[ - ] lascia un commento a stefano burini »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lunetta
|
lunedì 26 settembre 2011
|
la vita grigia
|
|
|
|
..oppure senza colore. La scenario angosciante, apocalittico di una distruzione del mondo come lo conosciamo: alberi, animali, case. strade, città. Tutto ha un colore grigio, tutto è nemico; l'uomo è cattivo. Appena può, deruba o mangia i suoi simili. In questo nulla assoluto, un amore incommensurabile, del padre che porta via il figlio ....ma dove? c'è veramente a sud un mondo migliore? Nel film il colore è solo nei ricordi del passato.
Poi però appare un uccello, uno scarabeo, un cane. Ancora morte, solitudine, disperazione ma insieme una speranza, un sorriso, che sembra restituire colore al film, alla vita
|
|
|
[+] lascia un commento a lunetta »
[ - ] lascia un commento a lunetta »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
tiamaster
|
domenica 25 settembre 2011
|
ripercussioni
|
|
|
|
il film parla non di "una storia" ma delle ripercussioni psicologiche dei personaggi inseguito a una catastrofe (non si sa cosa),quindi già di per sè il film è intelligente,e poi è anche fatto in maniera ottimale,un bravissimo viggo mortensen in un film che ha spessore,commovente e carico di suspance,un film che non deluderà.
|
|
|
[+] lascia un commento a tiamaster »
[ - ] lascia un commento a tiamaster »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
devot
|
mercoledì 14 settembre 2011
|
film che fa rifflettere
|
|
|
|
senza dubbio un gran bel film che ci trasmette tanto e ci fa rifflette su quanto gli umini debbano sempre e comunque conservare un minimo di civiltà anche in momenti difficili e ricordarsi che l'uomo si differenzia dagli animali per questo motivo
|
|
|
[+] lascia un commento a devot »
[ - ] lascia un commento a devot »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
qoelet
|
domenica 31 luglio 2011
|
viaggio nell'apocalisse
|
|
|
|
Era da tanto che "inseguivo" questo film e quando l'ho trovato in promozione a pochi euro ho comprato il dvd al volo. Le mie aspettative, complice l'attesa, erano quindi molto elevate e devo dire in tutta onestà che non sono andate deluse.
Sono rimasto molto affascinato dallo scenaio post apocalittico, della cui origine in verità non viene spiegato il motivo, all'interno del quale padre e figlio viaggiano verso sud in fuga dai rigori dell'inverno. La prima mezz'ora lascia lo spettatore in uno stato di forte tensione poichè la regia è indirizzata a creare la sensazione che il pericolo sia costantemente in agguato. Non mancano rappresentazioni crude della deriva del genere umano verso la barbarie, soprattutto nei momenti in cui vengono messi in scena episodi di cannibalismo.
[+]
Era da tanto che "inseguivo" questo film e quando l'ho trovato in promozione a pochi euro ho comprato il dvd al volo. Le mie aspettative, complice l'attesa, erano quindi molto elevate e devo dire in tutta onestà che non sono andate deluse.
Sono rimasto molto affascinato dallo scenaio post apocalittico, della cui origine in verità non viene spiegato il motivo, all'interno del quale padre e figlio viaggiano verso sud in fuga dai rigori dell'inverno. La prima mezz'ora lascia lo spettatore in uno stato di forte tensione poichè la regia è indirizzata a creare la sensazione che il pericolo sia costantemente in agguato. Non mancano rappresentazioni crude della deriva del genere umano verso la barbarie, soprattutto nei momenti in cui vengono messi in scena episodi di cannibalismo.
Ma man mano che il viaggio prosegue, l'ostinazione del padre nel cercare di mettere in salvo il figlio e il profondo amore che nutre verso di lui, lasciano crescere nello spettatore un sentimento di speranza per le sorti dei personaggi e del genere umano nel suo complesso. Speranza che in parte trova riscontro nel finale della narrazione
Buona prova di Mortensen,. e del piccolo Kodi Smith-McPheen. La Theron ha una parte marginale, ma è efficace nella sua interpretazione.
Ottima la colonna sonora di Nck Cave, oscuro sottofondo ad uno scenario di morte e violenza, ma capace di donarci anche dolci note di speranza.
Consigliato.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a qoelet »
[ - ] lascia un commento a qoelet »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
filippo catani
|
mercoledì 20 luglio 2011
|
un mondo devastato
|
|
|
|
La Terra è stata sconvolta da una imprecisata catastrofe che ha spazzato via gran parte dell'umanità. I superstiti si sono divisi tra coloro che cacciano in cerca di carne umana da mangiare, coloro che cercano di mettersi in salvo e chi preferisce togliersi la vita. Un uomo con suo figlio cercheranno disperatamente di mettersi in salvo.
Tratto dal romanzo di MCCarty (già autore di Non è un paese per vecchi), il film è uscito tardissimo in Italia in quanto nessuna casa di distribuzione era intenzionata a rilevare questa pellicola giudicata troppo deprimente. Certo il film è molto duro ma direi due cose: la prima è che lo spettatore è grande e vaccinato per decidere da solo cosa andare o non andare a vedere al cinema e in secondo luogo non è detto che al cinema si debba per forza ridere.
[+]
La Terra è stata sconvolta da una imprecisata catastrofe che ha spazzato via gran parte dell'umanità. I superstiti si sono divisi tra coloro che cacciano in cerca di carne umana da mangiare, coloro che cercano di mettersi in salvo e chi preferisce togliersi la vita. Un uomo con suo figlio cercheranno disperatamente di mettersi in salvo.
Tratto dal romanzo di MCCarty (già autore di Non è un paese per vecchi), il film è uscito tardissimo in Italia in quanto nessuna casa di distribuzione era intenzionata a rilevare questa pellicola giudicata troppo deprimente. Certo il film è molto duro ma direi due cose: la prima è che lo spettatore è grande e vaccinato per decidere da solo cosa andare o non andare a vedere al cinema e in secondo luogo non è detto che al cinema si debba per forza ridere. Certo il film è cupo, tetro e non risparmia immagini a dir poco forti ma allo stesso tempo in tutta questa oscurità si può trovare un raggio di luce. Il padre che cerca di mettere in salvo il figlio cercando sì di insegnargli a difendersi ma anche a coltivare buoni sentimenti si può interpretare come la possibile reazione di un uomo che non si arrende alle tenebre. Bravissimo Mortensen e particine per Duvall e Theron.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a filippo catani »
[ - ] lascia un commento a filippo catani »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
levo95
|
martedì 3 maggio 2011
|
così finisce il mondo - prova superata
|
|
|
|
"The Road" è la storia di un padre (Viggo Mortensen, A History of Violence, Il signore Degli Anelli) e di suo figlio (Kodi Smith-McPhee, Let Me In) in lotta contro la natura e il resto dell'umanità per sopravvivere. Film corredato da scene particolarmente forti, non tanto per la violenza visiva ma quanto per le tematiche trattate, che ci regala un grande Viggo Mortensen e ci fa conoscere il giovane Kodi Smith-McPhee, che conduce un'interpretazione straordinaria. Il giovane talento australiano, interpreta il personaggio del bambino con tutta la passione dovuta (incredulità, curiosità, desiderio di morte). Il padre e il figlio dovranno attraversare l'America con una revolver e due colpi in canna, una pallottola a testa, sperando di non doverla mai usare.
[+]
"The Road" è la storia di un padre (Viggo Mortensen, A History of Violence, Il signore Degli Anelli) e di suo figlio (Kodi Smith-McPhee, Let Me In) in lotta contro la natura e il resto dell'umanità per sopravvivere. Film corredato da scene particolarmente forti, non tanto per la violenza visiva ma quanto per le tematiche trattate, che ci regala un grande Viggo Mortensen e ci fa conoscere il giovane Kodi Smith-McPhee, che conduce un'interpretazione straordinaria. Il giovane talento australiano, interpreta il personaggio del bambino con tutta la passione dovuta (incredulità, curiosità, desiderio di morte). Il padre e il figlio dovranno attraversare l'America con una revolver e due colpi in canna, una pallottola a testa, sperando di non doverla mai usare. Non di certo un capolavoro, ne un film particolarmente importante, ma impreziosito da interpretazioni intense. Consigliato per chi vuole conoscere un attore che farà di certo molta strada, Kodi Smith-McPhee.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a levo95 »
[ - ] lascia un commento a levo95 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
karlos01
|
martedì 12 aprile 2011
|
non per tutti
|
|
|
|
credo che molti l'abbiano considerato noioso xkè si aspettavano qualcosa di più "diretto" o spettacolare, la mia impressione è che sia uno dei film che meglio riesce a descrivere un ipotetico mondo post apocalittico, e che mette a nudo l'uomo nei suoi aspetti più naturali.
|
|
|
[+] lascia un commento a karlos01 »
[ - ] lascia un commento a karlos01 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|