The Prisoner: Ritorno al Villaggio

Presentato al RomaFictionFest il remake del cult del 1967.

 
Lost in the Village
Lost in the Village
martedì 6 luglio 2010 di Edoardo Becattini

Lost in the Village
Tutto comincia con uno sguardo al cielo. Tanto Il prigioniero del 1967 quanto la sua rivisitazione aggiornata agli anni 2000 si aprono con un'inquadratura sull'immensità della volta celeste, preludio al racconto distopico di un uomo confinato all'interno di una cittadina aurea e incantevole dove gli abitanti sono identificati come un numero. Annunciato da molto tempo, il progetto di un remake della serie di culto ideata e interpretata da Patrick McGoohan ed entrata da subito nell'immaginario popolare, trova negli anni di Lost e della serialità incendiaria il contesto ideale per una rivisitazione moderna. Dopo che anche Christopher Nolan aveva espresso il suo interesse per una versione cinematografica, il progetto è invece rientrato nella sua originale cornice televisiva con un aggiornamento curato da Nick Hurran (conosciuto più che altro per qualche commedia romantica giovanilista come Tutte le ex del mio ragazzo o Virtual Sexuality) e che vede coinvolta anche la grande presenza di Sir Ian McKellen come nuovo Numero 2. Uniche introduzioni di origini non britanniche sono rappresentate dall'ombra ingombrante del terrorismo e delle Twin Towers e dalla presenza come protagonista assoluto dell'americano Jim Caviezel. L'attore de La sottile linea rossa e La passione di Cristo è anche uno dei protagonisti del RomaFictionFest, dove questa sera vengono presentati i primi due episodi di The Prisoner, che verrà trasmesso integralmente su FX durante l'estate.

Che rapporto c'è fra i due "prigionieri"?
Jim Caviezel: Prisoner nasceva con evidenti riferimenti a "1984" di George Orwell: l'idea dell'annientamento dell'identità, del controllo, del paradiso artificiale. Sono elementi che abbiamo mantenuto anche nella nuova versione, con l'unica differenza che l'originale si confrontava col contesto della Guerra Fredda e con lo spettro del socialismo, mentre oggi viviamo tollerando questo stesso regime del controllo in nome di una paura più diffusa e più grande come quella del terrorismo e del potere corrotto delle grandi aziende.

Cosa ti ha portato in televisione?
Jim Caviezel: La crisi finanziaria si è abbattuta su tutto il cinema e attualmente sono pochi i progetti che possono permettersi attualmente di entrare in produzione. Al contrario, la televisione gode un buon momento, finanziario e creativo. The Prisoner ne è la prova: quando il mio agente mi ha presentato lo script, l'ho letto senza neanche pensare che fosse un prodotto pensato per la televisione anziché per il cinema. Si trattava davvero di un trattamento che proponeva una potente allegoria dei nostri tempi e quando ho saputo che anche un grandissimo attore Ian McKellen era coinvolto, non ho esitato un attimo a prendervi parte. McKellen è un grandissimo attore, davvero genuino e rispettoso del lavoro altrui. Recitare con lui è come giocare contro il miglior calciatore del mondo: non sai mai come potrebbe sorprenderti e devi saperti difendere ma anche attaccare. Entrare in una mente come la sua è l'esperienza migliore che un attore possa fare.

Cosa ti ha convinto di più in questo progetto?
Jim Caviezel: Cerco sempre di concentrarmi su quei progetti che presentano un materiale ben scritto, grandi storie, grandi personaggi. Poi mi informo su chi sia il regista coinvolto, perché tengo molto alla resa estetica delle immagini. Una cosa che amo molto di The Prisoner è il fatto che sia stato girato con pellicola 35 mm e con lunghe focali, il che lo rende più simile a un film che a un normale prodotto per la tv. La qualità del lavoro è fondamentale: penso che il lavoro di grandi artisti come Terrence Malick per l'uso delle luce naturale o Ennio Morricone per la composizione musicale, sia un'ispirazione costante. Roma è una città straordinaria da questo punto di vista: le opere di Michelangelo, di Leonardo da Vinci sono composizioni grandiose che spingono a realizzare imprese folli, a creare qualcosa che abbia valore anche fra dieci o cento anni.

Hai avuto modo di incontrare Patrick McGoohan?
Jim Caviezel: Non ho avuto occasione di incontrare McGoohan, che è morto poco prima che cominciassimo ad avviare la produzione. In realtà, fin dall'inizio mi sono rifiutato di confrontarmi con la serie originale e ho deliberatamente evitato di guardarla. In generale sono molto endemico durante i confronti e tendo ad imitare quello che vedo quasi per natura, così anche in passato avevo preferito evitare di riguardare tutte le varie rappresentazioni di Gesù o del Conte di Montecristo al cinema. L'idea di un reenactment non deve essere vista di principio come una cosa negativa: la buona poesia ci influenza in un modo diverso ad ogni rilettura e se rifai Shakespeare non lo stai necessariamente svalutando. Allo stesso modo, questo The Prisoner è un omaggio a McGoohan e alla sua storia, che cerca di riprendere con lo stesso spirito e con la speranza di poter influenzare le nuove generazione così come quella influenzò la controcultura degli anni Sessanta e Settanta.

In foto:
James Caviezel (James Patrick Caviezel) Altri nomi: (Jim Caviezel) (43 anni) 26 Settembre 1968, Mount Vernon (New York - USA) - Bilancia
Interpreta Michael nel film di Nick Hurran The Prisoner.
James Caviezel
The Prisoner The Prisoner

Michael è un newyorkese dimessosi dal lavoro che si ritrova improvvisamente e senza sapere come e perché in una cittadina ai confini del deserto, chiamata Il Villaggio. Il luogo è surreale: il cielo è blu e tutto è in ordine, ma le persone sono identificate con dei numeri invece che con dei nomi propri, e non hanno nessuna memoria della loro vita precedente, ogni angolo sembra nascondere un mistero. Su tutto vigila Due, un anziano che sembra voler aiutare Sei (così viene chiamato ora Michael), ma che in realtà è l’inflessibile carceriere di quella che si rivela una vera e propria prigione.
Che rapporto c'è fra i due
Che rapporto c'è fra i due "prigionieri"?
In foto:
James Caviezel (James Patrick Caviezel) Altri nomi: (Jim Caviezel) (43 anni) 26 Settembre 1968, Mount Vernon (New York - USA) - Bilancia
Interpreta Michael nel film di Nick Hurran The Prisoner.
Cosa ti ha portato in televisione?
Cosa ti ha portato in televisione?
In foto:
James Caviezel (James Patrick Caviezel) Altri nomi: (Jim Caviezel) (43 anni) 26 Settembre 1968, Mount Vernon (New York - USA) - Bilancia
Interpreta Michael nel film di Nick Hurran The Prisoner.
Cosa ti ha convinto di più in questo progetto?
Cosa ti ha convinto di più in questo progetto?
In foto:
James Caviezel (James Patrick Caviezel) Altri nomi: (Jim Caviezel) (43 anni) 26 Settembre 1968, Mount Vernon (New York - USA) - Bilancia
Interpreta Michael nel film di Nick Hurran The Prisoner.
Hai avuto modo di incontrare Patrick McGoohan?
Hai avuto modo di incontrare Patrick McGoohan?
In foto:
James Caviezel (James Patrick Caviezel) Altri nomi: (Jim Caviezel) (43 anni) 26 Settembre 1968, Mount Vernon (New York - USA) - Bilancia
Interpreta Michael nel film di Nick Hurran The Prisoner.
The Prisoner, una miniserie per riflettere Approfondimento:
The Prisoner, una miniserie per riflettere
Prigionieri del piccolo schermo.
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