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carmine antonello villani
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martedì 29 settembre 2009
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damon, lestofante e doppiogiochista
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Si ride in questa storia che ha il pregio di raccontare gli strani traffici di una società alle prese con cartelli internazionali e sabotatori dell’ultima ora. “The Informant!” è cinema civile, ma anche intelligente riflessione su quel sogno americano che può diventare persino incubo quando ci si mette in testa di fare un mucchio di soldi con la fandonia dello spionaggio industriale. Matt Damon fa il doppio ed il triplo gioco inscenando un teatrino dai risvolti comici ed inaspettati, sparge pillole di saggezza e si ritrova intrappolato in un cumulo di menzogne. Un po’ cialtrone l’emulo di Abagnale –ricordate “Prova a prendermi” con Di Caprio?-, eppure si guadagna la simpatia di un pubblico che resta affascinato dalle improvvisazioni e dalla spontaneità del tranquillo padre di famiglia deciso a spillare milioni di dollari alla sua Compagnia.
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Si ride in questa storia che ha il pregio di raccontare gli strani traffici di una società alle prese con cartelli internazionali e sabotatori dell’ultima ora. “The Informant!” è cinema civile, ma anche intelligente riflessione su quel sogno americano che può diventare persino incubo quando ci si mette in testa di fare un mucchio di soldi con la fandonia dello spionaggio industriale. Matt Damon fa il doppio ed il triplo gioco inscenando un teatrino dai risvolti comici ed inaspettati, sparge pillole di saggezza e si ritrova intrappolato in un cumulo di menzogne. Un po’ cialtrone l’emulo di Abagnale –ricordate “Prova a prendermi” con Di Caprio?-, eppure si guadagna la simpatia di un pubblico che resta affascinato dalle improvvisazioni e dalla spontaneità del tranquillo padre di famiglia deciso a spillare milioni di dollari alla sua Compagnia. Perché la vicenda di Mark Whitakre è vera anche se sfiora l’incredibile, come il mais foriero di altre battaglie promosse dai consumatori, gli intrecci internazionali ed i tanti ripensamenti di un manager borderline che confonde la realtà con la fantasia. Qui le bugie sono portate a livelli parossistici, l’F.B.I. abbocca spesso e volentieri mentre Matt Damon si diverte come un matto ad impersonare uno sfrontato informatore che prende in giro persino la sua famiglia. Ritmo e leggerezza, ecco come dovrebbe girarsi un film denuncia con i toni della commedia. La lezione di Soderbergh è magistrale.
Carmine Antonello Villani
(Salerno)
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calibanrage
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giovedì 1 ottobre 2009
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agente whitacre: la spia che si amava
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Dopo l'agiografico “Che”, Steven Soderbergh, che ormai da diversi anni sforna film ad una media impressionante, ci presenta questa divertente e appassionante spy story, e si affida all'amico Matt Demon, affibbiandogli il ruolo di protagonista assoluto per questo “The informant”, basato su una storia vera e tratto dall'omonimo libro inchiesta di Kurt Eichenwald.
Mark Whitacre è un chimico di successo di una multinazionale del settore agroalimentare, è un uomo integerrimo e un padre modello: ha una moglie che lo ama e lo accondiscende nelle sue scelte, un figlio suo e due adottati, possiede una casa magnifica, un parco macchine da far gola a chiunque, e in ambito lavorativo con applicazione e costanza ha costruito la sua realizzazione e la stima dei colleghi: tutto questo partendo da lontano, come racconta egli stesso, dopo la morte dei suoi genitori in un incidente quando era ancora bambino e dopo essere stato adottato da un ricco texano che ha potuto permettergli gli studi nelle migliori scuole.
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Dopo l'agiografico “Che”, Steven Soderbergh, che ormai da diversi anni sforna film ad una media impressionante, ci presenta questa divertente e appassionante spy story, e si affida all'amico Matt Demon, affibbiandogli il ruolo di protagonista assoluto per questo “The informant”, basato su una storia vera e tratto dall'omonimo libro inchiesta di Kurt Eichenwald.
Mark Whitacre è un chimico di successo di una multinazionale del settore agroalimentare, è un uomo integerrimo e un padre modello: ha una moglie che lo ama e lo accondiscende nelle sue scelte, un figlio suo e due adottati, possiede una casa magnifica, un parco macchine da far gola a chiunque, e in ambito lavorativo con applicazione e costanza ha costruito la sua realizzazione e la stima dei colleghi: tutto questo partendo da lontano, come racconta egli stesso, dopo la morte dei suoi genitori in un incidente quando era ancora bambino e dopo essere stato adottato da un ricco texano che ha potuto permettergli gli studi nelle migliori scuole. Ma proprio durante il suo exploit personale, un ricatto economico sconvolge e compromette l'equilibrio che a fatica aveva conquistato, e previa richiesta da parte della sua stessa società, inizia una collaborazione con l'FBI per smascherare l'estorsore, che è a conoscenza dei motivi del buco finanziario che affligge la società. Ma il suo contributo alle indagini si trasforma ben presto nel voler ostinatamente dare le prove di come l'azienda sia d'accordo con altre multinazionali per mantenere elevato il costo del mais nel mercato globale, al fine (secondo lui) di eliminare le mele marce, e premiare i lavoratori onesti come lui animati solo dalla genuinità e dall'onestà morale. In un crescendo di fine ironia, follia, e colpi di scena si arriverà finale in cui l'equilibrio iniziale pare sia stato ristabilito.
Un film davvero ben congeniato sia nella scelta delle atmosfere candide, sottolineate da una colonna sonora appropriata come non mai, sia nel crescendo esponenziale dell'intrigo, che nella delineazione dei personaggi: dalla moglie di Whitacre con i suoi sguardi assenti, ancor più innocenti del marito: ai due agenti dell'FBI che coordinano l'attività spionistica, i cui volti davanti alle clamorose bugie di Whitacre sono fra gli elementi più comici del film. Ma soprattutto è notevole la grande prova attoriale di un Matt Demon all'ingrasso che definisce perfettamente il suo personaggio, tra sguardi di calma e d'improvvisa esaltazione, fra le sue ammissioni in cui né gli spettatori né i vari confessori che di volta in volta gli si profilano davanti riescono a cogliere le verità e le menzogne, ma anche nei suoi pensieri che caratterizzano il film, dove, nei momenti meno opportuni, delucida informazioni che niente hanno a che vedere con ciò che gli accade intorno, sintetizzando alla perfezione l'impressione di estraniazione (e di alterazione mentale) che caratterizza Whitacre. Un personaggio innocente (e malato) che si ritrova a confrontarsi con mondi, quello economico di una multinazionale e quello governativo e spionistico dell'FBI, in cui morale e interessi, verità e menzogna, si mischiano di continuo: temi che richiamano una sorta di esistenzialismo moderno che ultimamente va per la maggiore, e che registi, scrittori e artisti non disdegnano di trattare anche in chiave ironica (vedi anche “Burn After Reading”).
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