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erostrato
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mercoledì 14 marzo 2012
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toccante
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Storia di una ragazza cresciuta nel degrado che tenta di risorgere dalla sua vita disperata.
"Precious" è un film toccante e commovente, colpisce lo spettatore alla pancia e non lo lascia più, pur essendo abbastanza edulcorato in alcune sue parti.
L'interpretazioni di Mo'Nique ha giustamente vinto un Oscar, mentre la sceneggiatura è stata un po' sopravvalutata.
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Storia di una ragazza cresciuta nel degrado che tenta di risorgere dalla sua vita disperata.
"Precious" è un film toccante e commovente, colpisce lo spettatore alla pancia e non lo lascia più, pur essendo abbastanza edulcorato in alcune sue parti.
L'interpretazioni di Mo'Nique ha giustamente vinto un Oscar, mentre la sceneggiatura è stata un po' sopravvalutata.
Si può accusare questo film di faciloneria, ma le intenzioni del regista sono oneste e alla fine il messaggio arriva.
Da vedere assolutamente.
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francesco2
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venerdì 23 dicembre 2011
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ruffiano
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La "dura storia di una ragazza" , secondo chi scrive, non è che un film statunitense ampiamente nella media del genere (E non solo), se non addirittura al di sotto. Gli ingredienti per suscitare commozione a buon mercato ci sono praticamente tutti, basti pensare alla storia da feuilleton della nascita di Precious, che pure contrasta con la dimensione a dir poco fatiscente, come materia e come "affetto", di cui si nutre la protagonista. O all'incidente(SIC!) che la madre rischia di creare.
Tale fatiscenza, a sua volta, contrasta violentemente con la dimensione "Da sogno" che si costruisce la ragazza: i più generosi potrebbero trovare qualche accostamento con "Dancer in the Dark" di Von Trier o persino con "Amélie".
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La "dura storia di una ragazza" , secondo chi scrive, non è che un film statunitense ampiamente nella media del genere (E non solo), se non addirittura al di sotto. Gli ingredienti per suscitare commozione a buon mercato ci sono praticamente tutti, basti pensare alla storia da feuilleton della nascita di Precious, che pure contrasta con la dimensione a dir poco fatiscente, come materia e come "affetto", di cui si nutre la protagonista. O all'incidente(SIC!) che la madre rischia di creare.
Tale fatiscenza, a sua volta, contrasta violentemente con la dimensione "Da sogno" che si costruisce la ragazza: i più generosi potrebbero trovare qualche accostamento con "Dancer in the Dark" di Von Trier o persino con "Amélie". Ma secondo me si sbaglierebbero di grosso: dalla poesia, magari (Troppo) melò del regista danese o dalle vicende della Tatou (Il "Diverso" che si rivela migliore degli altri, non per politicamente corretto ma perché (ri?) scopre una dimensione sconosciuta ai "normali"), si passa ad un banale "Onirismo" per fuggire dal grigiore(Non andando oltre) del quotidiano.
Se"Precious" può piacermi, e non più di tanto, assolutamente, è invece per come dipinge il mondoe sterno alla ragazza: ci sono dei ritratti tratteggiati magari un pò affrettatamente, come quelli di certe compagne di scuola,ma il contesto che aiuta la ragazza ad evolversi, ed a prendere alla fine decisioni politicamente scorrette. Forse le uniche di tutto il film.
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lisa casotti
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martedì 20 dicembre 2011
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un passo alla volta con caparbietà
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Peccato che l’abbiano visto in pochi, pare per un problema di distribuzione, e che non sia stato promosso né pubblicizzato nonostante sia stato pluripremiato (ha vinto il Sundance Festival) aggiudicandosi 60 premi in 38 festival internazionali e ricevendo due Oscar, alla migliore attrice non protagonista (Mo’Nique, la madre di Precious) e alla migliore sceneggiatura non originale. Peccato, perché è davvero un film tosto, di quelli che infondono forza, benché descrivano una realtà dura (storie dal ghetto di Harlem) che non fa sconti né tanto meno regali, ma in cui la protagonista trova l’energia per reagire e costruire un futuro, che comunque non le lascia scampo (ragazza madre di due figli, scopre di essere sieropositiva), ma che è migliore di quello cui sembrava destinata.
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Peccato che l’abbiano visto in pochi, pare per un problema di distribuzione, e che non sia stato promosso né pubblicizzato nonostante sia stato pluripremiato (ha vinto il Sundance Festival) aggiudicandosi 60 premi in 38 festival internazionali e ricevendo due Oscar, alla migliore attrice non protagonista (Mo’Nique, la madre di Precious) e alla migliore sceneggiatura non originale. Peccato, perché è davvero un film tosto, di quelli che infondono forza, benché descrivano una realtà dura (storie dal ghetto di Harlem) che non fa sconti né tanto meno regali, ma in cui la protagonista trova l’energia per reagire e costruire un futuro, che comunque non le lascia scampo (ragazza madre di due figli, scopre di essere sieropositiva), ma che è migliore di quello cui sembrava destinata. Precious si riscatta con l’autodeterminazione, prende in mano la sua vita e la vive come vuole, nei limiti del possibile. E forse quel pizzico d’amarezza che lascia il film è dato proprio dall’eccessivo realismo che nulla concede alla favola. Per intenderci: non è un film a lieto fine, nemmeno se ti sforzi di immaginarlo. Invece davanti a premesse così drammatiche, siamo abituati a “svolte” di un certo tipo, a un riscatto reboante: che tutto sia aggiusti nel migliore dei modi, cosa che in Precious non accade. E sta qui la “fregatura”, ma anche la piena riuscita della pellicola.
La critica ha speso più parole sul romanzo dal quale è tratto il film (Push della poetessa nera e lesbica Sapphire), limitandosi a elogiare la bravura dell’attrice Gabourey Sidibe protagonista esordiente semisconosciuta (viene dal teatro), ma naturalissima nel ruolo. Accusato di eccedere nel melodramma, a mio avviso, il film mantiene sempre la giusta misura (carina la trovata dei “teatrini paralleli” – fantasie hollywoodiane della protagonista – per smorzare una realtà dai toni altrimenti troppo duri); anzi, ci si stupisce di come, con un tema del genere, non sia uscito un drammone tutto lacrime e strapparsi le vesti.
Le perle:
1) Paracinema: il riferimento alla Cociara di De Sica perfettamente speculare al rapporto madre figlia in Precious;
2) La scena: quando Precious parla alla classe e per la prima volta nella sua vita parla di sé a qualcuno;
3) La frase: “Per andare lontano bisogna fare un passo alla volta”.
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katamovies
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lunedì 7 novembre 2011
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life is precious!
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Un buon esempio di cinema USA: focus narrativo molto chiaro, svolgimento lineare, personaggi delineati, distinzione netta tra buoni e cattivi.
Il contenuto emotivo è forte: obesità quasi invalidante, emarginazione sociale, incesto e conseguenti gravidanze, sieropositività. Un carico di dolore sufficente a tramortire chiunque. E qui tutto sulle spalle di Precious, sedicenne afroamericana.
Come in ogni buon film americano, il film racconta un riscatto quasi impossibile, grazie alla propria capacità e forza di volontà, e ad incontri fortunati con gente in gamba.
Si evita però il lieto fine favolesco, che con il carico di traumi iniziale sarebbe stato davvero poco credibile.
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Un buon esempio di cinema USA: focus narrativo molto chiaro, svolgimento lineare, personaggi delineati, distinzione netta tra buoni e cattivi.
Il contenuto emotivo è forte: obesità quasi invalidante, emarginazione sociale, incesto e conseguenti gravidanze, sieropositività. Un carico di dolore sufficente a tramortire chiunque. E qui tutto sulle spalle di Precious, sedicenne afroamericana.
Come in ogni buon film americano, il film racconta un riscatto quasi impossibile, grazie alla propria capacità e forza di volontà, e ad incontri fortunati con gente in gamba.
Si evita però il lieto fine favolesco, che con il carico di traumi iniziale sarebbe stato davvero poco credibile.
E c'è di più: la madre di Precious, che riceve l'assegno dai servizi sociali, trascorre le giornate in casa, con le tende tirate, guardando la tv, ingozzandosi di schifezze, dorme, fuma, inveisce contro la figlia e contro i bianchi. Non cerca un lavoro, non cerca un rapporto con la figlia, non cerca nulla: è alla deriva più totale.
E ci vuole coraggio per entrare nelle pieghe di un certo assistenzialismo americano, proprio nella patria dei self-made-men: la questione razziale negli USA non è affatto risolta, e a volte gli assegni dei servizi sociali possono fare anche male, permettendo ai beneficiari di adagiarsi su uno status di totale disistima.
Il film è prodotto da Oprah Winfrey, la più famosa conduttrice tv americana, anche lei nera con un passato travagliato alle spalle.
Ottime le interpretazioni, forse vale la pena vederlo in lingua originale perché il doppiaggio italiano - senza nulla togliere ai bravissimi doppiatori - toglie moltissimo alla forza dei dialoghi. E anche alla voce narrante della protagonista stessa. Anche i cameo di M.Carey (assistente sociale) e L.Kravitz (infermiere) sono azzeccati.
Da vedere, sprigiona forza vitale.
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ilaskywalker
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lunedì 29 agosto 2011
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pasqualina passaguai all black
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Precious si rifà alla tradizione Iñarrituesca di un passaguaismo senza fine, dove i problemi sembrano moltiplicarsi alla velocità della luce ma con un tocco di ironia e di maleparole in più (mothafucka x110) che non ce lo fa pesare. Soprattutto perché è un universo troppo lontano dallo spettatore medio, che, novecento per cento, non si sarà mai trovato a che fare con almeno due dei problemi della protagonista messi insieme. Lei poi per troppo tempo non batte ciglio e incassa tutti i colpi possibili (poco plausibile? possiamo saperlo noi, o io, tanto avulsi da quel contesto?), asservendosi alla madre-padrona che le rifiuta la cena e la costringe a mangiare i “piedini di maiale” poco cotti, punto-summa di un rapporto genitoriale che non potrà mai funzionare.
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ginger snaps
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lunedì 30 maggio 2011
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commovente
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e spaventosamente vera questa storia lascia lo spettatore pieno di risentimento verso un mondo che ancora oggi esiste. Il degrado di una città e di un popolo ancora soppresso e lasciato nell'ignoranza lascia sbalorditi. Anche se la storia è ambientata nel lontano 1987 credo che sia ancora attuale questo problema. Fà riflettere e in alcuni punti del film le scene sono talmente drammatiche che ho faticato a guardarle fino in fondo. Molto ben diretto e curato nei minimi particolari. La musica.......... quella nera, ne fa da padrona e le immagini fantastiche di Precius sono talmente belle e suggestive da riuscire a far digerire meglio tutta la vicenda. Molto bello e molto bravi gli attori, Un vero capolavoro
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pietro viola
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lunedì 9 maggio 2011
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la buona hollywood
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I temi trattati dal film sono drammatici, e il perno su cui gira tutto è una sorta di "maledizione della diversità" cui nessuno può apparentemente sottrarsi. Ma, che si sia grassi, neri, omosessuali, a volte è solo il cedere,anche solo una volta, alla possibilità di qualcosa di buono per sé, che può dare una svolta alla vita. Certo, fa impressione vedere le scene dell'incesto e della violenza che Precious subisce sfumare nei sogni che molte adolescenti hanno di fare la ballerina o la cantante o l'attrice. Ma proprio quell'immaginario, da prigione definitiva per la protagonista e per il film, diventa risorsa per aprire nuovi orizzonti, per la protagonista e per il film.
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I temi trattati dal film sono drammatici, e il perno su cui gira tutto è una sorta di "maledizione della diversità" cui nessuno può apparentemente sottrarsi. Ma, che si sia grassi, neri, omosessuali, a volte è solo il cedere,anche solo una volta, alla possibilità di qualcosa di buono per sé, che può dare una svolta alla vita. Certo, fa impressione vedere le scene dell'incesto e della violenza che Precious subisce sfumare nei sogni che molte adolescenti hanno di fare la ballerina o la cantante o l'attrice. Ma proprio quell'immaginario, da prigione definitiva per la protagonista e per il film, diventa risorsa per aprire nuovi orizzonti, per la protagonista e per il film.
Sarebbe da 3 stelle, per alcuni (pochi) clichè da cinema mainstream, la stella in più va al coraggio.
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ipno74
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mercoledì 27 aprile 2011
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essere forti nonostante tutto
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Un vero capolavoro, per un film drammatico, duro e senza preamboli.
Attori eccezionali, sceneggiatura stupenda.
Bellissimo anche il riferimento al film la ciociara, forse per gli americani, rappresente un nostro capolavoro della sofferenza di una donna.
Grande film sulla speranza di arrivare nella vita.
Soffrire fa parte del nostro essere ma in qualche modo, se vogliamo, nonostante la poca intelliegnza che una persona può avere, riesce a fare un passo verso il successo morale personale.
Preparatevi ad un film che vi farà pensare, soffrirete insieme alla protagonista e piangerete insieme a lei.
Abbiate il coraggio di parlare dei vostri problemi, un giorno incontrerete la persona che ve li risolverà, o almeno vi alleggerirete del peso sulla vostra coscienza .
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Un vero capolavoro, per un film drammatico, duro e senza preamboli.
Attori eccezionali, sceneggiatura stupenda.
Bellissimo anche il riferimento al film la ciociara, forse per gli americani, rappresente un nostro capolavoro della sofferenza di una donna.
Grande film sulla speranza di arrivare nella vita.
Soffrire fa parte del nostro essere ma in qualche modo, se vogliamo, nonostante la poca intelliegnza che una persona può avere, riesce a fare un passo verso il successo morale personale.
Preparatevi ad un film che vi farà pensare, soffrirete insieme alla protagonista e piangerete insieme a lei.
Abbiate il coraggio di parlare dei vostri problemi, un giorno incontrerete la persona che ve li risolverà, o almeno vi alleggerirete del peso sulla vostra coscienza .
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linus2k
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giovedì 14 aprile 2011
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cercare la luce nel tunnel
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Un viaggio nel dolore. Ecco cos’è “Precious”, pluripremiato film di Lee Daniels.
Una storia che pesca nel più cupo e triste dei mondi, e inserisce tutte le varianti del dolore che si possano immaginare, l’emarginazione, la violenza domestica, l’incesto, la pedofilia, la malattia, tutto concentrato in 2 ore di film. Qualcosa che ti lascia atterrito, che non sai più se voler continuare a seguire. Fa male ogni istante, ogni minimo istante.
Precious è una ragazzina di 16 anni, isolata in un mondo immaginario di lustrini e fama, di tappeti rossi e di principi; ma è un mondo irreale, è il mondo fantastico in cui deve scappare, silenziosamente, ai margini della sua scuola, della sua classe, di quelli che potrebbero essere suoi amici.
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Un viaggio nel dolore. Ecco cos’è “Precious”, pluripremiato film di Lee Daniels.
Una storia che pesca nel più cupo e triste dei mondi, e inserisce tutte le varianti del dolore che si possano immaginare, l’emarginazione, la violenza domestica, l’incesto, la pedofilia, la malattia, tutto concentrato in 2 ore di film. Qualcosa che ti lascia atterrito, che non sai più se voler continuare a seguire. Fa male ogni istante, ogni minimo istante.
Precious è una ragazzina di 16 anni, isolata in un mondo immaginario di lustrini e fama, di tappeti rossi e di principi; ma è un mondo irreale, è il mondo fantastico in cui deve scappare, silenziosamente, ai margini della sua scuola, della sua classe, di quelli che potrebbero essere suoi amici. Precious è sola, obesa, in fondo alla classe, non parla, sogna… Il sogno è ciò che le rimane, dopo che la madre violenta, il padre mostro, una figlia down ed un figlio in arrivo le hanno rubato tutto. Un incubo reale a cui il regista prontamente contrappone il sogno irreale, 2 condizioni che arrivano ad essere interrotte dall’arrivo di una nuova scuola “speciale”, di una nuova insegnante “speciale” (lei sì, davvero) che fanno quello che fino adesso nessuno ha fatto mai: farla sentire una ragazza, farla sentire, nel suo modo, davvero preziosa.
Ma la strada è una strada in salita, con ancora tanti brutti mostri da affrontare, con la volontà però di scoprire che c’è una luce nel tunnel, una luce non in fondo, una luce intorno alle persone che contano, alle persone che davvero le vogliono bene. E scopre che la prima persona che deve volerle bene è lei stessa…
Precious è un film importante, in raro e fragile equilibrio tra l’immondizia e la grazia, tra l’angoscia più cupa e la speranza… con rara maestria, Daniels ci regala un film che riesce a non far crollare lo spettatore nella anche banale angoscia da black drama sull’emarginazione classico. Attraverso un uso sapiente di contrasti e di momenti di respiro riesce a trasportarti con una vena di fiducia e speranza in fondo al film, riuscendo a diblare abbastanza abilmente i tranelli dettati da una storia a rischio di luoghi comuni (la classe difficile, la professoressa eroica, l’alunna più problematica delle altre… tutti ingredienti a rischio de-ja-vù)
Bravissimo il cast con una ottima coppia di prime donne (Precious e la professoressa) ed una convincente prova attoriale dei comprimari, in primis di una irriconoscibile Mariah Carey ed una straordinaria Mo’nique, la madre di Precious, premio Oscar 2011 come miglior attrice non protagonista.
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