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ultimoboyscout
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sabato 3 marzo 2012
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tutti uniti per sopravvivere.
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Fantahorror di livello mediocre, che va a braccetto con l'ecologia e un'abusatissima apocalisse, per non parlare di un finale trito e ritrito. Seppur lenta e macchinosa, la prima parte è sicuramente migliore della seconda, la resa dei conti (con tanto di genesi) non è affatto convincente, resa ancor meno appetibile da mostriciattoli per nulla spaventosi, poco originali, affatto credibili. Anche la storia è poco originale, con uno sparuto gruppetto di astronauti risvegliatosi da un periodo di ibernazione all'interno della stessa astronave: potrebbero essere gli ultimi sopravvissuti di un virus che ha contagiato il resto dell'equipaggio trasformandolo in mutanti.
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Fantahorror di livello mediocre, che va a braccetto con l'ecologia e un'abusatissima apocalisse, per non parlare di un finale trito e ritrito. Seppur lenta e macchinosa, la prima parte è sicuramente migliore della seconda, la resa dei conti (con tanto di genesi) non è affatto convincente, resa ancor meno appetibile da mostriciattoli per nulla spaventosi, poco originali, affatto credibili. Anche la storia è poco originale, con uno sparuto gruppetto di astronauti risvegliatosi da un periodo di ibernazione all'interno della stessa astronave: potrebbero essere gli ultimi sopravvissuti di un virus che ha contagiato il resto dell'equipaggio trasformandolo in mutanti. C'è un pò di "Alien" e un pò di "Solaris", ma non è nessuno dei due, anzi per qualità è lontanissimo da entrambi. Un passo indietro per Alvart che dopo i suoi esordi horror si era imposto col thriller "Case 39", sottovalutatissima pellicola da scoprire. Certo, è dura per chiunque confezionare un film del genere con un budget ridotto, Alvart c'ha provato, dimostrando stile, visionarietà e angolazioni di ripresa più che discrete, riuscendo a creare atmosfere ermetico-claustrofobiche e intonazioni cromatiche scure, tristi ma intense adeguate al contesto. Ma lo scorrimento appare complessivamente farraginoso, allontanando lo spettatore dall'immediata comprensione del film stesso. Si resta nel filone del B-movie, nonostante sconfinamenti filosofici che poco c'entrano ma quel che salta maggiormente agli occhi è iul fatto di rendersi conto che si tratta di un'occasione persa per la solita smania di fare furbissima moralità sul cannibalismo della natura umana più che su evidenti difetti tecnici o di costruzione. Meglio Foster di Quaid, rigido e farragfinoso, la sconosciuta Antje Traue si lascia notare/ammirare solo per fisicità e atletismo straripanti e per gli occhioni blu!
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dreamtheater87
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lunedì 14 novembre 2011
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pandorum, riscoperta del claustrofobico scientific
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Il genere sembra ormai aver raccontato già tutto in qualsiasi salsa, odissee spaziali ed esseri sovraumani hanno costellato gran parte dei film anni 80 e 90. Un genere che lentamente sta andando alla deriva viene ripescato da Alvart e modernizzato senza mai dimenticare la componente essenziali del genere: la narrazione psicologica dei protagonisti. Una riscoperta del claustrofobico spaziale (stile Sfera del genio Crichton) con elementi sovrannaturali, portano avanti una trama ben articolata che viene lentamente portata alla luce andando avanti nell'affannata ricerca della verità sul viaggio. Lo spettatore si immedesima nel protagonista e si trova a ricomporre un puzzle fatto di superstiti e storie di sopravvisuti alla catastrofe adattati alla vita solitaria in un'astronave che ha le sembianze di una giungla dove il primo errore si rivela spesso l'ultimo.
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Il genere sembra ormai aver raccontato già tutto in qualsiasi salsa, odissee spaziali ed esseri sovraumani hanno costellato gran parte dei film anni 80 e 90. Un genere che lentamente sta andando alla deriva viene ripescato da Alvart e modernizzato senza mai dimenticare la componente essenziali del genere: la narrazione psicologica dei protagonisti. Una riscoperta del claustrofobico spaziale (stile Sfera del genio Crichton) con elementi sovrannaturali, portano avanti una trama ben articolata che viene lentamente portata alla luce andando avanti nell'affannata ricerca della verità sul viaggio. Lo spettatore si immedesima nel protagonista e si trova a ricomporre un puzzle fatto di superstiti e storie di sopravvisuti alla catastrofe adattati alla vita solitaria in un'astronave che ha le sembianze di una giungla dove il primo errore si rivela spesso l'ultimo. I 100 minuti di pellicola scorrono discretamente bene, senza pause o intoppi, con un buon Dennis Quaid e un finale soddisfacente. Consigliato solo per gli appasionati del genere horrore fantascientifico.
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maruf
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domenica 2 ottobre 2011
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meglio di no
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molto semplicemente troppo stupido per essere vero. non noioso ma profondamente idiota. da guardare per trovare un motivo per rivedere alien. meglio dimenticarlo.
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andreas perugini
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venerdì 24 giugno 2011
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pandorum: il risveglio in un incubo.
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Pandorum è il risveglio in un incubo. Un risveglio gelato, brusco, affannato, viscerale. Il risveglio in un mondo di terrore, fatto del freddo metallo e dell’enorme oscurità di una nave spaziale alla deriva nello spazio profondo per una missione inizialmente ignota perché il sonno criogenico ci ha privato della memoria. A tratti riaffiorano flash e nozioni. Piano ci risulta chiaro che qualcosa non funziona. Ma cosa? Il trentaseienne regista germanico Christian Alvart al suo quarto film pone le domande esistenziali fondamentali “Chi sono? Perché sono qui? Dove sto andando?” alla base dell’incipit. Il riaffiorare della memoria di sedimenti non porta giovamento, ma porta a sprofondare in uno dei peggiori incubi che l’uomo possa concepire.
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Pandorum è il risveglio in un incubo. Un risveglio gelato, brusco, affannato, viscerale. Il risveglio in un mondo di terrore, fatto del freddo metallo e dell’enorme oscurità di una nave spaziale alla deriva nello spazio profondo per una missione inizialmente ignota perché il sonno criogenico ci ha privato della memoria. A tratti riaffiorano flash e nozioni. Piano ci risulta chiaro che qualcosa non funziona. Ma cosa? Il trentaseienne regista germanico Christian Alvart al suo quarto film pone le domande esistenziali fondamentali “Chi sono? Perché sono qui? Dove sto andando?” alla base dell’incipit. Il riaffiorare della memoria di sedimenti non porta giovamento, ma porta a sprofondare in uno dei peggiori incubi che l’uomo possa concepire. Un incubo infestato da creature antropofaghe di cui non se ne conosce la provenienza. Un incubo disturbato dalle allucinazioni spaziali dove spesso non si riesce a distinguere la realtà dalla distorsione mentale. Pandorum è il risveglio nelle fauci di un'orda famelica di creature mostruose. Pandorum è un’arca di Noé arenata nel vuoto. Pandorum è l’allucinazione violenta ed ingannevole che tradisce ogni apparenza. Pandorum è un parto della mente.
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mr manatthan
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giovedì 26 maggio 2011
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pandorum il mondo capovolto
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una volta accadeva che i videogiochi copiavano dai film . pandorum dimostra che adesso i film copiano dai videogiochi. il film da l'idea. di un di que film claustrofobici anni
50 parte e si shianta in tutta una serie di citazioni videoludiche.i mostri di mass effect le ambientazioni di doom. il solito b movie fantascenzo
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fierror
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lunedì 23 maggio 2011
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buona premessa
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Un inizio molto bello,il film partito così sarebbe potuto essere un ottimo film di fantascienza,ma così non è.
L'ottima premessa viene rovinata da quella specie di orchetti stile simile del più pessimo film fantasy.
Mi è piaciuta la parte dove si vedevano i graffiti,il regista avrebbe potuto basarsi su quelli spostando il film sulla fantascienza e sull'antico,invece il risultato di questo film è mediocre,buona solo la parte iniziale.
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aimons
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lunedì 9 maggio 2011
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ricordarsi dei ricordi
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E' così che comincia questa pellicola:Silenzio nell'aria e mille domande nella testa.Il nostro caporale Bower si ritrova spaesato e frastornato in una stanza di una nave spaziale il cui compito è quello di emulare un'arca di Noè.Ma questo Bower non lo sa,o almeno per ora.Il film strutturato in "medias res" e senza la possibilità di capire il dove,il perchè e il quando di quel che stà accadendo.C'è da apprezzare il fatto che il regista ci voglia far riflettere su tematiche grandi come la teologia o la politica,anche se nel film sarebbero potute essere trattate più ampiamente...ma alla fine questo è un film di fantascienza.
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E' così che comincia questa pellicola:Silenzio nell'aria e mille domande nella testa.Il nostro caporale Bower si ritrova spaesato e frastornato in una stanza di una nave spaziale il cui compito è quello di emulare un'arca di Noè.Ma questo Bower non lo sa,o almeno per ora.Il film strutturato in "medias res" e senza la possibilità di capire il dove,il perchè e il quando di quel che stà accadendo.C'è da apprezzare il fatto che il regista ci voglia far riflettere su tematiche grandi come la teologia o la politica,anche se nel film sarebbero potute essere trattate più ampiamente...ma alla fine questo è un film di fantascienza.Film avvincente che sa afferrare il pubblico dentro la trama da subito.
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ennepi1954
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domenica 8 maggio 2011
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discreto, ma non capolavoro
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è un film che può essere visto da parte degli appassionati del genere sci-fi horror. non lo definerei però un bellissimo film, prende quota, secondo me, solo nel finale, quando alcuni interrogativi si sciolgono. buone invece le performance degli attori. La parte del film che dovrebbe spiegare, tanto per dire, l'origine dei mostri è carente, sarebbe bastata una squenza di pochi secondi sulla loro genesi.
Resta un bel giocattolone, ma non particolarmente coinvolgente, se non, appunto, da parte di chi ha visto l'orbe cinematografico sul genere.
Dennis Quaid fa sempre la sua figura, buono il ruolo da parte di Ben Foster, la protagonista femminile anche.
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è un film che può essere visto da parte degli appassionati del genere sci-fi horror. non lo definerei però un bellissimo film, prende quota, secondo me, solo nel finale, quando alcuni interrogativi si sciolgono. buone invece le performance degli attori. La parte del film che dovrebbe spiegare, tanto per dire, l'origine dei mostri è carente, sarebbe bastata una squenza di pochi secondi sulla loro genesi.
Resta un bel giocattolone, ma non particolarmente coinvolgente, se non, appunto, da parte di chi ha visto l'orbe cinematografico sul genere.
Dennis Quaid fa sempre la sua figura, buono il ruolo da parte di Ben Foster, la protagonista femminile anche.
Ciao a tutti i cinefili e amici,
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nick castle
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domenica 1 maggio 2011
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appena guardabile...
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Nel 2174 la terra ha esaurito le risorse naturali necessarie alla vita, una guerra in atto stabilirà a chi andrà il possesso degli ultimi beni indispensabili. Nel fratempo, viene inviato tramite un astronave, un gruppo di 60.000 persone, verso Tanis, un pianeta dalle caratteristiche molto simili a quelle della terra, su cui è presente una elementare forma di vita, sia vegeta le che animale, che permettera al genere umano di sopravvivere creando nuove comunità sul pianeta. Durante il lunghissimo viaggio qualcosa va storto e alcuni elementi dell'equipaggio risvegliatisi, sono attaccati da creature fameliche, che altro non sono che altri elementi dell'equipaggio, mutati a causa di un siero inietatigli per aumentarne le capacità di adattamento sul nuovo pianeta, ma che per un anomalia ha fatto effetto troppo presto adattando il loro organismo non al pianeta ma all'anastronave.
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Nel 2174 la terra ha esaurito le risorse naturali necessarie alla vita, una guerra in atto stabilirà a chi andrà il possesso degli ultimi beni indispensabili. Nel fratempo, viene inviato tramite un astronave, un gruppo di 60.000 persone, verso Tanis, un pianeta dalle caratteristiche molto simili a quelle della terra, su cui è presente una elementare forma di vita, sia vegeta le che animale, che permettera al genere umano di sopravvivere creando nuove comunità sul pianeta. Durante il lunghissimo viaggio qualcosa va storto e alcuni elementi dell'equipaggio risvegliatisi, sono attaccati da creature fameliche, che altro non sono che altri elementi dell'equipaggio, mutati a causa di un siero inietatigli per aumentarne le capacità di adattamento sul nuovo pianeta, ma che per un anomalia ha fatto effetto troppo presto adattando il loro organismo non al pianeta ma all'anastronave. Se dalle prime inquadrature Christian Alvart ci sembra il nuovo Papa della fantascienza, man mano che il film scorre la verità che non sia così è sempre più forte. Perchè se da un lato il film stupisce e incuriosisce all'inizio, ricordando vagamente film come "Supernova" di Thomas Lee nelle panoramiche dello spazio aperto e dell'astronave, o "Dante 01" di Marc Caro nell'ambientazione fredda e grigia degli interni dell'astronave, il film ci riporta, sempre all'inizio, a quello che era il vecchio stile di fare fantascienza, ovvero con film come "Alien", oppure "Aliens: Scontro finale" di cui nella seconda parte riprende il ritmo, veloce e puramente votato all'azione. Il film purtroppo non trova un punto d'incontro tra le scene più attive e adrenaliche e le scene calme con più dialoghi, che esigerebbero maggior approfondimento e riflessione, invece che lasciare troppo spazio all'immaginazione. Purtroppo anche questa, come tante è un occasione mancata, sufficiente e niente di più.
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