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Guida alla 82esima edizione
degli Academy Awards
Los Angeles, 7 marzo 2010
Il diario percettivo di Gabriele Salvatores
Un accesso al mondo privato e visionario del regista

"Nine", Fellini 4 e mezzo

di Paola Casella Europa

Mentre in Italia parliamo della crisi del cinema e dello stato avvilente in cui versa la nostra cultura, in America ci celebrano arrivando a dire, come fa il musical Nine presentato ieri a Roma, che «il sogno degli americani è quello di vivere in un film italiano». D'accordo, parliamo dei film di Fellini, in particolare di quelli, come La dolce vita, che hanno codificato uno stile glamour con un'immagine assai appetibile dell'Italia dei primi anni '60. «Il mondo vede Roma come tu l'hai inventata», dicono in Nine al protagonista Guido Contini, il regista che è un incrocio fra il grande Federico e Marcello Mastroianni che, lo ricordiamo, era il Guido originale (ma di cognome faceva Anselmi, perché non doveva fare rima con nessuno) nell'8½ felliniano, cui Nine è «liberamente ispirato, senza pretesa di esserne all'altezza: del resto solo un pazzo farebbe un remake di un capolavoro», come dice Rob Marshall, regista del film e già premio Oscar per un altro musical, Chicago. »

Fellini, omaggio-oltraggio con un cast da kolossal

di Valerio Caprara Il Mattino

I rumors d'oltreoceano ne hanno parlato così male, da insinuare l'idea che «Nine» potesse costituire una sorpresa. Ma il musical di Rob Marshall ambientato nella Roma anni '60 e ispirato al felliniano «Otto e mezzo» sorprende solo per la sua mediocrità narrativa, coreografica e canora. O meglio: è proprio lo spirito dell'adattamento dell'omonimo successo di Broadway (1982) che appare sbagliato dalla prima all'ultima sequenza: Marshall, sopravvalutato già per «Chicago», si è avvalso di un cast colossale per allestire un omaggio all'Italia tanto compiaciuto, greve e fuorviante da rendere gli stereotipi di cui è infarcito l'aspetto meno irritante. »

Ma chi tocca i miti quasi sempre si scotta le mani

di Paolo Mereghetti Il Corriere della Sera

A rimettere le mani sui miti si rischia qualche dolorosa bruciatura. Era già successo in parte a Bob Fosse, quando si era ispirato al felliniano 8½ per raccontare in All That Jazz i sogni e le delusioni di un regista inseguito da produttori scettici, mogli in crisi, amanti e intoppi vari. Succede adesso a Rob Marshall che porta sullo schermo il musical anni ottanta Nine, dichiaratamente ispirato alla figura di Federico Fellini. Nel film, così come sulla scena, si chiama Guido Contini, e sullo schermo, con il volto affusolato di Daniel Day-Lewis e un vistoso paio di occhiali neri, ricorda anche il Marcello Rubini della Dolce vita e il Guido di 8½ (entrambi interpretati da Marcello Mastroianni). »

Alessio Guzzano

City

Fellini spiegato agli americani, agli anglosassoni o a chi si vuole accomodare (la posizione giusta è: in ginocchio), è un tormentato latin lover che usò il Cinema per rappresentare e capire se stesso. Il musical tratto da "8 ½" gli lancia occhiate languide e stereotipate. Rob Marshall, regista di "Chicago" e palese fan di "Cabaret", lo porta sullo schermo con ritmo Belle Epoque inattillata Dolce Vita modaiola: tacchi, sedie, pene d'amor cantato e dialogato tra antichi marmi, Morandi, le tette di una Saraghina pariettiforme, D&G in tonaca, mammà Sophia, la diva Kidman in pelliccia e Borsalino, la moglie/musa che soffre (Marion Cotillard è un'ottima Masina), l'amante/musa che s'offre (Penélope Cruz è una Sandra Milo più focosa), bravi attori nostrani ridotti a comparse. »

Nine demolisce un mito

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Il 20 gennaio Federico avrebbe compiuto novant' anni, e il 5 febbraio sarà passato mezzo secolo dall' uscita di La dolce vita. L' adattamento dal musical "omaggio" all' altro capolavoro felliniano 8 1/2 poteva essere peggio di così, tuttavia non è un buon servizio alla memoria del maestro riminese. Con enorme dispendio di mezzi e star viene pedantemente spiegato come il mondo felliniano fosse fatto di bugie e sogni, le sue fantasie fossero popolate di preti e di sesso e nutrite da uno sguardo infantile. »

«Nine», l'allegro disastro dove gli attori si giocano prestigiose (ex) carriere

di Marco Giusti Il Manifesto

Se la noia non vi attanaglia, c'è da divertirsi. Nine di Rob Marshall, assurda trasposizione cinematografica da 80 milioni di dollari del capolavoro di Fellini 8 1/2, via l'omonimo musical targato 1982 (ma c'entra abbastanza poco), per giunta girato in Italia con una lista di nostri attori che si saranno vergognati un bel po', è un allegro ma totale disastro. Di botteghino, visto che in America ha incassato solo 18 milioni (meno di Natale a Beverly Hills da noi) e lo danno solo in 455 sale (contro le 3. »

Cartolina banale e kitsch sull'Italia di Fellini e non fa nemmeno ridere

di Boris Sollazzo Liberazione

Difficile capire a chi Nine , e in che ordine, debba delle scuse. A Federico Fellini, certamente, anche se il Maestro, più prudente di quello che si diceva, già al musical di Broadway negò l'utilizzo del proprio nome e del titolo del suo capolavoro Otto e mezzo . A un paese, l'Italia, che sia pur disastroso e disastrato, non merita la cartolina kitsch che gli ha sbattuto in faccia Rob Marshall. Che, peraltro, dovrebbe scusarsi con se stesso, perchè al cinema e nel genere del musical in particolare, ha dimostrato molto più talento con il rutilante Chicago . »

Paola Casella

Europa

D'accordo, era difficile riuscire a parlare al cinema di un capolavoro come 8½, ma allora perché provarci? Nine non pretende di essere, grazie a Dio, un remake del film di Fellini, perché è l'adattamento cinematografico di un musical di Broadway "solo" liberamente ispirato a 8½. Peccato che, nella trasposizione dal palcoscenico al cinema, si sia persa la leggerezza e l'invenzione narrativa: Daniel Day-Lewis, nei panni che furono di Mastroianni, è cupo e pesante e le donne del suo Guido, regista in crisi, sembrano il centro della storia: e l'impasse creativa? E il rapporto con la critica? E le riflessioni esistenziali? E l'onnipresenza della Chiesa? Anche le scene oniriche sono ben lontante dalla visionarietà felliniana. »

Peter Travers

Rolling Stone

Rob Marshall's flawed but frequently dazzling Nine is a hot-blooded musical fantasia full of song, dance, raging emotion and simmering sexuality. We get to watch British acting dynamo Daniel Day-Lewis be Italian as Guido Contini, a genius director of the swinging Sixties (ciao, Federico Fellini) struggling to put the movie in his head up on the screen. That movie concerns the women in his life — mother (Sophia Loren), wife (Marion Cotillard), muse (Nicole Kidman), mistress (Penélope Cruz), reporter (Kate Hudson), colleague (Judi Dench) and whore (Fergie). »

Un pasticcio di stili con molti talenti

di Alessandra Levantesi La Stampa

Chi si è mai scandalizzato per, poniamo, l'assurda Venezia di Top Hat con Fred Astaire? Eppure era roba da ululare. Quindi per Nine non parliamo di delitto di lesa italianità: lesa lo è, d'accordo, ma sono altri i motivi per cui il gioco di trasferimento dal teatro allo schermo, che a Rob Marshall era riuscito tanto bene con Chicago, qui non funziona. Intanto lo spettacolo creato da Bob Fosse nel 1975 su musica e parole di Kander e Webb è un capolavoro; mentre Nine (1982), ispirato a 8 1/2, è un «sotto Fosse» senza numeri memorabili salvo forse Be Italian. »

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Uscita nelle sale
venerdì 22 gennaio 2010
Distribuzione
Il film è oggi distribuito in 5 sale cinematografiche:
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