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Sullo sfondo sfuocato ed evanescente di una Taranto venefica e dispensatrice di velenosa diossina, assistiamo a vita, morte e resurrezione di un intenso Tiziano, roso dal tarlo della disperazione e contagiato da quello dell’Amore (mi si consenta la “A” maiuscola in quanto si irradia contemporaneamente nei confronti di più soggetti). Come la realtà che cerca e spera di rappresentare, siamo di fronte ad un’opera povera, spoglia, diretta, immediata, di una rara potenza visiva supportata soprattutto non dall’interpretazione (espressione riduttiva) bensì dalla immedesimazione di una splendida Ferruzzo in una parte di cui può sfuggire qualche parola ma non può sfuggire nessuno sguardo perchè è talmente vissuto che riesce a bucare lo schermo per arrivare direttamente ai nostri cuori.
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Sullo sfondo sfuocato ed evanescente di una Taranto venefica e dispensatrice di velenosa diossina, assistiamo a vita, morte e resurrezione di un intenso Tiziano, roso dal tarlo della disperazione e contagiato da quello dell’Amore (mi si consenta la “A” maiuscola in quanto si irradia contemporaneamente nei confronti di più soggetti). Come la realtà che cerca e spera di rappresentare, siamo di fronte ad un’opera povera, spoglia, diretta, immediata, di una rara potenza visiva supportata soprattutto non dall’interpretazione (espressione riduttiva) bensì dalla immedesimazione di una splendida Ferruzzo in una parte di cui può sfuggire qualche parola ma non può sfuggire nessuno sguardo perchè è talmente vissuto che riesce a bucare lo schermo per arrivare direttamente ai nostri cuori. Un grazie anche alla sceneggiatura che (pur con qualche punto interrogativo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno) aiuta la credibilità complessiva della pellicola.
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