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nigel mansell
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venerdì 11 marzo 2011
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qual'è il senso?
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Qual'è il senso della vita? Chi comprende la volonta di Dio? Perchè a qualcuno sì e a qualcun'altro no? In questo enorme baraccone che è Lourdes, dove convivono malati speranzosi oppure invidiosi e rancorosi nei confronti di chi appare sano, atei ed increduli, disillusi ed entusiasti, ed altri che cercando disperatamente di dare un senso alla propria vita le risposte non si trovano. Tutti ricercano la felicità, ma in fondo è lo specchi della vita. E' incredibile che questo film sia stato premiato sia da associazione cattoliche che di atei... a chi ha fede forse un tassello più per la sua ricerca, a chi è ateo forse una conferma in più che suffraga le sue convenzioni.
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Qual'è il senso della vita? Chi comprende la volonta di Dio? Perchè a qualcuno sì e a qualcun'altro no? In questo enorme baraccone che è Lourdes, dove convivono malati speranzosi oppure invidiosi e rancorosi nei confronti di chi appare sano, atei ed increduli, disillusi ed entusiasti, ed altri che cercando disperatamente di dare un senso alla propria vita le risposte non si trovano. Tutti ricercano la felicità, ma in fondo è lo specchi della vita. E' incredibile che questo film sia stato premiato sia da associazione cattoliche che di atei... a chi ha fede forse un tassello più per la sua ricerca, a chi è ateo forse una conferma in più che suffraga le sue convenzioni. Per il resto film ben diretto e recitato. Da cristiano io dico che alla fine lei ha dubitato come Mosè.
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giacomogabrielli
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venerdì 22 ottobre 2010
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laico. ***
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Lento film d'autore, originale, però, nella sceneggiatura. Girato in RED. LAICO | ***
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giugy3000
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martedì 19 ottobre 2010
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un viaggio laico nel sacro
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Fanatici, cristiani, agnostici, atei…poco importa in cosa si crede quando si è affetti da sclerosi multipla e si fatica a condurre una vita “normale”. Quando l’unico modo per uscire di casa e vedere posti e gente nuova è partecipare ad uno degli innumerevoli pellegrinaggi a Lourdes, Christine non si tira indietro e con partecipazione rassegnata osserva solitaria e quasi muta le benedizioni, le messe e le preghiere di quei giorni, per ritrovare almeno un po’ di pace interiore. Tra tutto il gruppo di pellegrini lei pare quella meno credente e convinta del ruolo benedetto e salvifico della Vergine e il suo sguardo si posa indifferente sulle acque dal ruolo miracoloso e sulle vane cerimonie serali di assoluzione.
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Fanatici, cristiani, agnostici, atei…poco importa in cosa si crede quando si è affetti da sclerosi multipla e si fatica a condurre una vita “normale”. Quando l’unico modo per uscire di casa e vedere posti e gente nuova è partecipare ad uno degli innumerevoli pellegrinaggi a Lourdes, Christine non si tira indietro e con partecipazione rassegnata osserva solitaria e quasi muta le benedizioni, le messe e le preghiere di quei giorni, per ritrovare almeno un po’ di pace interiore. Tra tutto il gruppo di pellegrini lei pare quella meno credente e convinta del ruolo benedetto e salvifico della Vergine e il suo sguardo si posa indifferente sulle acque dal ruolo miracoloso e sulle vane cerimonie serali di assoluzione. La notte prima della partenza del suo ritorno a Roma però va con le sue gambe in bagno e d’un tratto pare ricordarsi come si cammina, come si vive senza l’aiuto costante di qualcuno. Miracolo?!
Che un film del genere non abbia preso l’anno scorso il Leone d’Oro fa stupire, considerando quanto è difficile mettere sul grande schermo, oggi, temi religiosi di questa portata, non annoiare in un crescendo di paternostri ed ave marie e non scivolare in tesi in toto miscredenti o mistiche. L’eccellente regia di questo film aggira tutti questi ostacoli e si porta sul podio dei migliori film del 2009 con una protagonista di una bravura strabiliante, già notata al fianco di Marion Cotillard in “La vie in rose”.
L’ottima fotografia e sceneggiatura ci portano sulle strade della commerciale Lourdes fra santini e rosari finti dove si consumano ogni anno drammi veri. Poco o niente si sa di Dio, tutto si conosce del dolore, di fronte al quale siamo tutti uguali. C’è una predestinazione?Chi crede maggiormente si salverà? Esistono i miracoli e se sì, perché spettano solo ad alcuni privilegiati?Se Dio è buono ed onnipotente perché permette i mali e non salva tutti gli uomini? Questi ed altri interrogativi hanno attraversato la religione e la filosofia per millenni, la teodicea leibniziana ne è un ottimo esempio, ma lo stesso prete che nel film viene interrogato dai malati durante i colloqui serali non sa fornire risposte a tutto ciò se non invocando una devota fede che investa prima l’animo di ognuno. Facile a dirsi, un po’ meno a convincersi che sia così… per usare profanamente le parole del Liga. Il film procede dandoci un’interpretazione a tutti gli effetti binaria e parallela: se il punto di vista dello spettatore sarà credente, la guarigione di Stephanie sarà il segno divino di un Cristo libero che agisce secondo leggi che non saranno mai apprendibili con l’intelletto; se lo spettatore sarà ateo o incredulo a codesti problemi, la guarigione di Stephanie sarà vista o come un caso fortuito o tramite la forza dell’amore per il giovane volontario militare da lei già incontrato mesi prima in un pellegrinaggio romano. Un importante messaggio filosofico trapela da questi 99 minuti di pellicola: qualunque cosa sia sopra di noi, buona o cattiva, qualsiasi sia la causa della nostra vita e delle nostre sofferenze, la nostra vita ci appartiene e solo in questa terra ci è permesso di viverla ANCHE con il corpo. La virtù sta nel mezzo e solo i più saggi sapranno calibrare i loro giorni tra un edonismo epicureo e un’estasi mistica plotiniana. La felicità non può esserci insegnata, sta a noi e solo noi saperla cogliere in qualcosa, che sia esterna o interna al nostro corpo.
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nalipa
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domenica 17 ottobre 2010
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però..
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Grandissima riflessione sulla religione e sui miracoli di massa, un film di grande impatto, intrepretato da una brava Sylvie Testud.
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fulvia
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mercoledì 21 luglio 2010
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lento..a tratti noioso.
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Ho guardato questo film con trepidazione e sono contenta di aver apprezzato e assaporato l'atmosfera di Lourde, tanto magica e inondata d'amore. Ho però trovato questo film lento e a tratti noioso e in più occasioni ho portato avanti il dvd col telecomando. La protagonista è una donna molto comune, una di noi, e questa scelta mi è piaciuta. Recita bene e verrebbe quasi da difenderla dall'invidia generale, di chi per tutto il secondo tempo si chiede "Ma perchè doveva accadere proprio lei e non al signor....., che viene qui tutti gli anni?" Sembra quasi che ci si debba sentire in colpa, per essere stati prescelti da Dio!
Voto 2 stelle, un 5 e mezzo. Non mi è arrivata nessuna grande emozione durante tutta la visione del film.
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hollygoli
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mercoledì 23 giugno 2010
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terribile, disturbante, perfetto
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Conosco dall'interno la liturgia delle dinamiche sottese ai pellegrinaggi verso i santuari cattolici dei miracoli o, più in generale, ai raduni religiosi di massa e non, e posso dire che già le prime inquadrature di "Lourdes" mi hanno fatto sprofondare in una asfissiante sensazione di deja vù. Ogni dettaglio, nel film, è perfetto, e ricostruisce magistralmente l'atmosfera asettica ed opprimente che si respira in questi luoghi. Tutto è ordinato, in questi contesti, tirato a lucido, splendente, ed abbellito secondo i miserrimi canoni estetici standard e kitsch tipici; tutti parlano a voce bassa, come in ospedale, sono cortesi e tranquilli, e costantemente impegnati a seguire il programma di marcia e disporsi, e disporre i pellegrini, ordinatamente a tavola, in fila, al posto assegnato per la messa solenne.
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Conosco dall'interno la liturgia delle dinamiche sottese ai pellegrinaggi verso i santuari cattolici dei miracoli o, più in generale, ai raduni religiosi di massa e non, e posso dire che già le prime inquadrature di "Lourdes" mi hanno fatto sprofondare in una asfissiante sensazione di deja vù. Ogni dettaglio, nel film, è perfetto, e ricostruisce magistralmente l'atmosfera asettica ed opprimente che si respira in questi luoghi. Tutto è ordinato, in questi contesti, tirato a lucido, splendente, ed abbellito secondo i miserrimi canoni estetici standard e kitsch tipici; tutti parlano a voce bassa, come in ospedale, sono cortesi e tranquilli, e costantemente impegnati a seguire il programma di marcia e disporsi, e disporre i pellegrini, ordinatamente a tavola, in fila, al posto assegnato per la messa solenne. Dietro l'apparente bontà e disponibilità c'è però il vuoto, e, a causa di questo, l'incapacità di tollerare un minimo scarto nella gelida e immutabile ritualità codificata: chiunque esca, anche solo per un attimo, dalla massa-gregge affermando - anche involontariamente, come accade a Christine nella scena in chiesa, quando la sua carrozzina viene spostata e collocata in una fila che non è quella che le è stata destinata - la propria individualità, viene aspramente redarguito e ricondotto nei ranghi. La sensazione superficiale è quella di una calma rassicurante, quasi un linimento alle tante miserie e al tanto dolore che in questi posti alberga,ed è per questo illusorio conforto, soprattutto, che frotte di gente accorrono a questi luoghi, accettando di vivere per tre giorni o una settimana rigidamente regolati da norme inaccettabili ormai anche per gli asili d'infanzia. Permane, tuttavia, terribile e disturbante, il contrasto tra il dolore, fisico e morale, di persone, individui fatti di carne e sangue, devastati ed umiliati dalla malattia, e la mancanza di empatia di tutto l'apparato religioso, che non ha più a cuore - forse non l'ha mai avuto - l'individuo, la persona, ma l'evento. Così la gentilezza di cui viene fatto oggetto Christine è lampantemente dovuta ad un clichè, sia quando è tetraplegica, con le barelliere capaci di accarezzarla, disporle ordinatamente i capelli intorno al viso, imboccarla con delicatezza, senza che quei gesti perdano una sola volta la loro evidente meccanicità, sia quando è "miracolata", come, ad esempio, nella sarcastica scena in cui, mentre gusta felice un gelato al tavolino di un bar, tutti i camerieri le vengono davanti per applaudirla. Per la macchina di Lourdes Christine non conta come persona; a nessuno interessa veramente come si sente, nessuno riesce, o prova, a mettersi nei suoi panni, a cominciare dal prete, capace solo di ripetere disumane frasi stereotipate, quando (alla sera, quando i malati sono a letto e lui è sollevato dai suoi compiti) non di rasentare la blasfemia con barzellette che buttano tutto in burletta. Christine diventa interessante solo da miracolata, e solo perché a quel punto incarna la vivente dimostrazione dell'assunto su cui si regge tutta la macchina di Lourdes, e cioè che a Lourdes accadono i miracoli; e smette di esserlo per ritornare rapidamente, brutalmente, nell'ombra, quando la certezza del suo esser stata miracolata vacilla. A Lourdes, emblema di tutti i luoghi "miracolosi" come San Giovanni Rotondo o Medjugorje, non è concesso il dubbio, il tormento del cuore: non è concesso chiedere un umano, e legittimo "perché"; tutto dev'esser chiaro e di solare evidenza, come nel peggior fondamentalismo, o nel più rutilante reality show televisivo. Comprendo, conoscendo la mentalità degli organizzatori e dei frequentatori di questi posti, il motivo per cui il film è stato premiato dalle associazioni cattoliche: "Lourdes", narrando i fatti nel loro esatto svolgimento, è nella loro insensibilità percepito come una sorta di ottimo film propagandistico. Comprendo altresì, e mi associo convinta, il premio assegnato dall'Unione atei ed agnostici: a chi lo vuol vedere con altri occhi, Lourdes appare un film disturbante, che narra in modo perfetto una realtà terribile.
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[+] bravissima hollygoli
(di mary22)
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bluraymen
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mercoledì 16 giugno 2010
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delusione completa
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Questo non è un film....forse nemmeno un documentario...personalmente mi sono annoiato per tutta la durata del film.
Ci tengo a precisare che non sono appassionato a film d'azione dove gli effetti speciali regnano in tutta la pellicola.
Penso che la completezza di un film è data dalla storia, dalla sceneggiatura, dalla drammaticità, dall'emozione il totale di questi aspetti curati nella maniera migliore formano tutto il mosaico che compone il film.
Lourdes non ha niente di tutto questo.
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kronos
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sabato 12 giugno 2010
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miracolo cercasi
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Già i titoli di testa colpiscono l'occhio: non capita tutti i giorni che un film vinca il riconoscimento cattolico del festival e, nel contempo, quello assegnato dall'Unione atei, agnostici e razionalistici!
La cosa potrebbe far pensare a un furbesco "colpo al cerchio e colpo alla botte", ma non è così: Jessica Hausner si destreggia in una vicenda ambigua 'di suo' con classe cinematografica ed equilibrio narrativo, propendendo (in apparenza) nello straordinario finale per la chiave razionalistica: non c'era nulla di soprannaturale e, forse, Lourdes è solo una grottesca fabbrica di miracoli. Lo stile di ripresa adottato è prevalentemente documentaristico, ma non rinuncia a squarci misticheggianti affidati alla splendida musica di Bach.
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Già i titoli di testa colpiscono l'occhio: non capita tutti i giorni che un film vinca il riconoscimento cattolico del festival e, nel contempo, quello assegnato dall'Unione atei, agnostici e razionalistici!
La cosa potrebbe far pensare a un furbesco "colpo al cerchio e colpo alla botte", ma non è così: Jessica Hausner si destreggia in una vicenda ambigua 'di suo' con classe cinematografica ed equilibrio narrativo, propendendo (in apparenza) nello straordinario finale per la chiave razionalistica: non c'era nulla di soprannaturale e, forse, Lourdes è solo una grottesca fabbrica di miracoli. Lo stile di ripresa adottato è prevalentemente documentaristico, ma non rinuncia a squarci misticheggianti affidati alla splendida musica di Bach. L'interpretazione di Sylvie Testud è misurata, intensa e sofferta: magistrale, come il film.
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mary22
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mercoledì 2 giugno 2010
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umano troppo umano
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Un film forte nella sua dirompente tristezza.Dichiaratamente anticlericale e anticattolico: vedi il discorso di scissione tra anima/mente e corpo ma vedi anche la ripresa dall'alto del santuario come fosse un castello con tutta la fila dei pellegrini come fossero i poveri che si recano a chiedere pietà e "alimento" al suo padrone. Ci può stare anche il miracolo; potrebbe essere un sogno della ragazza ed infatti la devota della vergine, sua compagna di stanza e ombra di tutto il film è sempre al suo fianco. Figura particolare questa, destinata a non essere miracolata perchè "non sa come si fa".Atmosfera da balera, cattivo gusto, pacchianerie e mondo di altri tempi che esiste tuttora per offrire compagnia agli isolati dalla loro malattia, LUCRANDO con l'alimentare superstizioni nei disperati.
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Un film forte nella sua dirompente tristezza.Dichiaratamente anticlericale e anticattolico: vedi il discorso di scissione tra anima/mente e corpo ma vedi anche la ripresa dall'alto del santuario come fosse un castello con tutta la fila dei pellegrini come fossero i poveri che si recano a chiedere pietà e "alimento" al suo padrone. Ci può stare anche il miracolo; potrebbe essere un sogno della ragazza ed infatti la devota della vergine, sua compagna di stanza e ombra di tutto il film è sempre al suo fianco. Figura particolare questa, destinata a non essere miracolata perchè "non sa come si fa".Atmosfera da balera, cattivo gusto, pacchianerie e mondo di altri tempi che esiste tuttora per offrire compagnia agli isolati dalla loro malattia, LUCRANDO con l'alimentare superstizioni nei disperati.Infine giocando sulla loro pelle. La suora che si sente male mentre mette dei palloncini colorati da fiera da baraccone ha un attimo di lucidità, forse. Nel suo silenzio questo film è tutto un urlo:Perchè? E quali risposte. Quelle limitate all'umano e a tutte le sue INVENZIONI per combattere il male di vivere.
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hatecraft
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sabato 15 maggio 2010
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il miracolo di jessica hausner.
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Questa delicata pièce, lezione di cinema essenziale e concettuale in tutto, narra, sfogliando come una rosa i suoi petali, il sempiterno aspetto de la fede, la ragione, e il fideismo.
Lo fa con uno stile scarno ed ellittico, documentaristico, sequenziale, fatto di piani medi, di inquadrature che racchiudono sentimenti nascosti da espressioni immobili. Il tutto risulta così aromonioso e pregrante, che la forza cabalistica di quel luogo così controverso che è Lourdes, risulta essere una sorgente ignota, permeata da forze arcane. L'argomento delicatissimo e ostico, risulta trattato in maniera esemplare e super partes, con una trasposizione di 90 minuti di cinema raffinato e consapevole. Menzione speciale per l'altrettanto impenetrabile protagonista Sylvie Testud, che con il solo tiepido sguardo mostra la condizione del dis-abile con dignità incommensurabile.
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Questa delicata pièce, lezione di cinema essenziale e concettuale in tutto, narra, sfogliando come una rosa i suoi petali, il sempiterno aspetto de la fede, la ragione, e il fideismo.
Lo fa con uno stile scarno ed ellittico, documentaristico, sequenziale, fatto di piani medi, di inquadrature che racchiudono sentimenti nascosti da espressioni immobili. Il tutto risulta così aromonioso e pregrante, che la forza cabalistica di quel luogo così controverso che è Lourdes, risulta essere una sorgente ignota, permeata da forze arcane. L'argomento delicatissimo e ostico, risulta trattato in maniera esemplare e super partes, con una trasposizione di 90 minuti di cinema raffinato e consapevole. Menzione speciale per l'altrettanto impenetrabile protagonista Sylvie Testud, che con il solo tiepido sguardo mostra la condizione del dis-abile con dignità incommensurabile. Raggelante il finale e tutte le domande (e le risposte) che porta con se.
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