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ilconterik
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martedì 28 giugno 2011
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un film diversamente elegante
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Il riccio non vanta una trama particolarmente brillante. La struttura è semplice, in parte forse prevedibile, e l’intreccio in sè non è particolarmente coinvolgente. I personaggi invece sono splendidi. Interpretati divinamente, realistici e credibili nella loro psicologia e nella loro rappresentazione su cellulosa.
Possiamo dunque ascrivere questo film alla categoria low concept, cioè a quel genere di pellicole che non punta su una trama intensa e piena d’azione, ma si concentra sulla profondità e sullo sviluppo dei personaggi.
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Il riccio non vanta una trama particolarmente brillante. La struttura è semplice, in parte forse prevedibile, e l’intreccio in sè non è particolarmente coinvolgente. I personaggi invece sono splendidi. Interpretati divinamente, realistici e credibili nella loro psicologia e nella loro rappresentazione su cellulosa.
Possiamo dunque ascrivere questo film alla categoria low concept, cioè a quel genere di pellicole che non punta su una trama intensa e piena d’azione, ma si concentra sulla profondità e sullo sviluppo dei personaggi. In parole povere, quel genere di film che se non sono sceneggiati a regola d’arte diventano inesorabili portatori di sbadigli.
Per fortuna, se siete familiari al genere, non è questo il caso de Il riccio. Se si esclude il primo quarto d’ora non si trovano mai inquadrature più lunghe del dovuto e non ci vorrà troppo tempo perchè i personaggi catturino la vostra attenzione.
Paloma (Garance Le Guillermic): è una bamina bizzarra, molto intelligente per la sua età (e in ogni caso più intelligente degli altri componenti della sua famiglia). E’ appassionata di disegno e ha l’abitudine di riprendere con la videocamera la strana giungla di persone che si aggirano nei suoi territori, arrecandole disturbo. E’ ossessionata dal bisogno di scoprire cosa sia la morte: non ne ha paura, crede anzi che sia ben diversa da come viene comunemente dipinta. Per questo sta cercando un modo elegante per farla finita.
Renée (Josiane Balasko): è la portinaia del condominio in cui vive Paloma e fa del suo meglio per rientrare nello stereotipo della “portinaia di condominio”, in modo da vivere il più possibile nell’anonimato e nell’indifferenza altrui. Non perchè realmente la desideri, ma dato che in ogni caso quello è il ruolo in cui la società la relega, è bene che gli altri la ignorino del tutto, così che lei possa vivere in santa pace nel suo microscopico alloggio con un grasso gatto sulle ginocchia. E’ di fatto il riccio della storia. Tenta di essere sgradevole nell’aspetto e nel carattere (tanto che non è mai stata in vita sua da una parrucchiera), ma cela dentro di sè un’eleganza e una cultura insospettabili: nessuno (gatto escluso) è mai entrato nel vano più nascosto del suo alloggio, in cui alberga la sua preziosissima e fornitissima biblioteca personale.
Kakuro Ozu (Togo Igawa): viene dal giappone ed è il nuovo padrone dello stabile, nonchè nuovo vicino di casa di Paloma. Insieme alla piccola, è l’unico che è riuscito a scorgere la vera Renèe dietro la folta coltre di aculei con cui si protegge. E’ un uomo elegante, di grande gentilezza e cortesia. Riveste un ruolo quasi idealizzato: è semplice, dolce e amichevole. E’ l’antitesi della borghesia parigina, elitaria e allo stesso tempo ottusa e volgare nel suo ostentare una superiorità intellettuale del tutto inesistente. In qualche modo sembra essere la “versione positiva” dell’uomo abbiente.
Gli attori interpretano le loro parti con grande efficacia, dal primo all’ultimo, con una particolare menzione per la giovane Garance Le Guillermic, che nonostante la sua età riesce a dar vita ad un personaggio complesso ed introverso.
Muriel Barbery, l’autrice del libro “L’eleganza del riccio” da cui il film è tratto, ha subito sottolineato (con toni poco garbati) che il film non rispecchia affatto il suo romanzo. Anche alcuni lettori lamentano il fatto che i personaggi fossero molto meglio caratterizzati nella versione cartacea della storia. In questo caso, temo che sia l’autrice sia i lettori non comprendano appieno che cosa significhi fare un adattamento cinematografico di un romanzo. Cinematografia e scrittura adottano linguaggi specifici che, sebbene abbiano alcuni punti di contatto, in alcuni caso viaggiano su binari contrapposti. La sceneggiatura ha delle particolari esigenze visive, che nel caso di storie come questa poco si adattano ai codici utilizzati in letteratura. Se così non fosse il film risulterebbe didascalico, tremendamente lungo e noioso. Inoltre, ciò che viene presentato nell’adattamento non può che essere il racconto filtrato dalla percezione soggetiva dello sceneggiatore (tralasciando il fatto che naturalmente sia per il libro che per il film, il tutto viene ulteriormente soggettivizzato dal lettore/spettaotore).
Al di là di questi aspetti, forse fin troppo relativistici, a me il film è piaciuto e spero che possa piacere anche a voi. Semplice e delicato, senza osare troppo, risulta piacevole alla visione. Il libro non l’ho letto ma mi sembra che i maligni sbaglino quando sostengono che, come suggerito dal titolo, il riccio in immagini abbia perso la sua eleganza. Al massimo lo definirei diversamente elegante.
Si attendono commenti da parte di chi il libro l’ha letto!
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nick castle
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sabato 22 gennaio 2011
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stupendo!
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Unico e stupendo, un capolavoro. Mona Achache adatta per il grandissimo schermo un romanzo a quanto dicono abbastanza ordinario, modificandone alcuni aspetti in meglio (nel libro Paloma ripone i suoi pensieri in un diario, nel film usa una videocamera per filmare se stessa e gli altri) e mettendo in scena la storia con originalità, aiutata da un elegante fotografia e dalle calde musiche di Gabriel Yared. Mona, facendo tesoro di film come "Sesso, bugie e videotape" e "American beauty", riesce a unire due visioni, quella dello spettatore (in pellicola 35 mm) e quella della giovane-graziosissima protagonista (in video analogico Hi8, sgranatissimo), mantenendo un controllo formale tipico della pellicola anche sulle riprese in video, dove altri con meno arguzia, avrebbero dato vita a pasticci pseudo-sperimentali.
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Unico e stupendo, un capolavoro. Mona Achache adatta per il grandissimo schermo un romanzo a quanto dicono abbastanza ordinario, modificandone alcuni aspetti in meglio (nel libro Paloma ripone i suoi pensieri in un diario, nel film usa una videocamera per filmare se stessa e gli altri) e mettendo in scena la storia con originalità, aiutata da un elegante fotografia e dalle calde musiche di Gabriel Yared. Mona, facendo tesoro di film come "Sesso, bugie e videotape" e "American beauty", riesce a unire due visioni, quella dello spettatore (in pellicola 35 mm) e quella della giovane-graziosissima protagonista (in video analogico Hi8, sgranatissimo), mantenendo un controllo formale tipico della pellicola anche sulle riprese in video, dove altri con meno arguzia, avrebbero dato vita a pasticci pseudo-sperimentali. Un esordio ottimo, che di meglio non ci si potrebbe aspettare. La piccola Garance Le Guillermic meriterebbe un premio Oscar, così come la regista e il compostire Yared. Il più bel film francese degli ultimi tempi.
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gianni1945
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domenica 16 gennaio 2011
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vivi nascosto!
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Mi sembra che la storia abbia molto a che fare con l'esortazione di Epicuro: Vivi nascosto!
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nirvana
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sabato 15 gennaio 2011
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spinoso ed elegante
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Il film è raffinatissimo, la trama si spiega lentamente, accompagnata da una meravigliosa colonna sonora,e scopre e unisce due personaggi accomunati dalla profondità dei loro sentimenti in un mondo ricco freddo e borghese. La similitudine al riccio è bellissima, questo piccolo mammifero che si protegge con le sue spine e si nasconde nella sua tana è la metafora della solitudine della nostra società, ma con un risvolto positivo: sotto le gli aculei si nasconde un essero dolce, elegante e pronto ad amare!
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francesco2
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martedì 11 gennaio 2011
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il film dal riccio non lo voglio, no!
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Non ho letto il libro da cui il film è tratto, anche se ne ho molto sentito parlare e mi è sorta curiosità di farlo. Ciò detto, l’opera vuole raccontare la storia particolare di una ragazzina particolare, che si è proposta una data per porre termine alla sua vita, forse perché annoiata, da buona figlia di intellettuali parigini, forse perché non capisce il senso della morte, forse per entrambi i motivi. Dall’altro lato, bisogna mettere in scena un racconto che abbraccia tre personaggi, le cui relazioni non sempre appaiono chiare ( Renée, per la ragazzina, potrebbe essere una vera madre, per quanto paradossalmente FIGLIA anche della sua intelligenza, che ha contribuito a valorizzarla? E col signore giapponese cosa c’è? Un’amicizia?Ma è plausibile, con un uomo che potrebbe essere tuo padre?) Queste “stranezze" sono l’unica risorsa quando la realtà è piatta e schematica, si nutre e contemporaneamente si svuota perché papà e mammà ospitano gli “Huiles”(Pezzi grossi) della buona borghesia, e il condominio, per quel poco che se ne capisce nel film, suscita invidia per quello dello “Spazio bianco’”).
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Non ho letto il libro da cui il film è tratto, anche se ne ho molto sentito parlare e mi è sorta curiosità di farlo. Ciò detto, l’opera vuole raccontare la storia particolare di una ragazzina particolare, che si è proposta una data per porre termine alla sua vita, forse perché annoiata, da buona figlia di intellettuali parigini, forse perché non capisce il senso della morte, forse per entrambi i motivi. Dall’altro lato, bisogna mettere in scena un racconto che abbraccia tre personaggi, le cui relazioni non sempre appaiono chiare ( Renée, per la ragazzina, potrebbe essere una vera madre, per quanto paradossalmente FIGLIA anche della sua intelligenza, che ha contribuito a valorizzarla? E col signore giapponese cosa c’è? Un’amicizia?Ma è plausibile, con un uomo che potrebbe essere tuo padre?) Queste “stranezze" sono l’unica risorsa quando la realtà è piatta e schematica, si nutre e contemporaneamente si svuota perché papà e mammà ospitano gli “Huiles”(Pezzi grossi) della buona borghesia, e il condominio, per quel poco che se ne capisce nel film, suscita invidia per quello dello “Spazio bianco’”). Un’interpretazione (Veramente?) azzardata: for quando Paloma filma non è solo per REGISTRARE (Come succede, ho letto, nel libro), ma anche per INVENTARE, costruire un film personale, una sorta di piccolo-grande “Le petit Nicolas”, che non è un vero e proprio diario, dato che riflette la snsibilità di un ragazzino. Ma è questo il primo, tragico limite del film: la telecamera di Paloma (Nome spagnolo per una francese, cosa che accresce la sua “Doppia-identità” di ragazzina già-adulta) non cattura nulla ,è un registratore vuoto ed amorfo, come a volte i suoi disegni. Come al cento per cento anodine sono le scene in cui parla la Balasko (Renèe, RINATA, si intitola il suo personaggio, nome che illustra il DURANTE Del film ma non il (Quasi) dopo, cioè la MORTE): servono solo a farci solidarizzare con lei, ma non aggiungono nient’altro, anche se nessuno pretende che una ragazza di ventotto anni somigliasse a Sodersbergh (Il quale, comunque, con “Sesso, bugie e videotape” era un debuttante). In questa retorica sui poveracci incompresi si inseriscono spunti curiosi come la musica giapponese nel bagno, o la storia del pesce (Che alla fine verrà salvato), ma è il co(n)testo in sé che non funziona, data anche la superficialità con cui si analizzano (?)personaggi di contorno come la sorella. Si aggiunga poi il finale ultra –retorico (Renéé, la RINATA, MUORE proprio quando la stavano apprezzando, e la ragazzina che aveva simulato più volte la morte ora la vedrà in faccia.) Ma per favore!........Lei è morta cercando di salvare un tipo che, non si è capito bene perché, stava attraversando la strada, e, sentenzia Paloma, ciò che conta è che lei s ia morta mentre stava facendo del bene. Poi, paradossi del caso, la sua morte si è verificata proprio quando aveva ridato vita proprio al malcapitato pesce.
Con buona pace di chi accusi Jeunet di buonismo, la sua Amélie, sicuramente più grande, (Come età, e non solo)…….ci annoia molto di meno nel (Ri) scoprire sé stessa, cercando di uscire dal guscio soffrendo ed aiutando gli altri che si trovano in difficoltà.
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postino70
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sabato 29 maggio 2010
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ancora?????????????
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HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI RIPROPORLO???????????FILM SCANDALOSOOOOO UNA STELLA.....IO VOGLIO DARE DI MENO....NN CI ANDATE.....SALVATEVI
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ultimoboyscout
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sabato 1 maggio 2010
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veramente ben fatto.
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Non ho letto il libro, mi dicono sia bellissimo, ma questo film è stato davvero sorprendente. Molto leggero ma non sciocco, tratta con garbo gli argomenti che tocca e poi, i tre personaggi principali (la bambina petulante, la portiera e l'orientale) sono assolutamente fantastici, fortemente caratterizzati, così simili ma totalmente agli antipodi tra loro.
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gigliola
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giovedì 18 marzo 2010
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è un po' presto per pensare, devo andare al lavoro
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non ho visto il film, ma ho letto il libro, cercherò di vederlo quanto prima, buona giornata
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(di postino70)
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margigia
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mercoledì 10 marzo 2010
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che bello..
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Bellissimo..Non ho letto il libro ma lo leggerò quanto prima. Il film è di una dolcezza assoluta, tutto sottovoce, le uniche figure che urlano sono i personaggi secondari: la madre in analisi, la vicina altezzosa, la sorella isterica di Paloma. I tre protagonisti invece non hanno bisogno di gridare, si limitano a sussurrare la loro grandezza. Renèe è splendida da subito, con il suo gatto, i suoi libri, la sua incerta consapevolezza di sé; Kakuro si insinua piano nella vita della donna, con una citazione letteraria che la lascia stordita e con la cucina giapponese che la conquista; a Paloma bisogna abituarsi, è un personaggio difficile e a tratti irritante, che però ti scioglie quando sorride alla portiera mangiando il cioccolato.
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Bellissimo..Non ho letto il libro ma lo leggerò quanto prima. Il film è di una dolcezza assoluta, tutto sottovoce, le uniche figure che urlano sono i personaggi secondari: la madre in analisi, la vicina altezzosa, la sorella isterica di Paloma. I tre protagonisti invece non hanno bisogno di gridare, si limitano a sussurrare la loro grandezza. Renèe è splendida da subito, con il suo gatto, i suoi libri, la sua incerta consapevolezza di sé; Kakuro si insinua piano nella vita della donna, con una citazione letteraria che la lascia stordita e con la cucina giapponese che la conquista; a Paloma bisogna abituarsi, è un personaggio difficile e a tratti irritante, che però ti scioglie quando sorride alla portiera mangiando il cioccolato.. Davvero bello, commovente, "elegante"..
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melania
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domenica 28 febbraio 2010
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film interessante
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Ho visto il film "il riccio",l'ho trovato bello e significativo,come del resto il libro a cui il film è fedele tranne,a mio parere,per quanto riguarda il personaggio della portinaia che nel libro si nutre in modo pregnante di cultura ed è spesso ironica e pungente,mentre nel film si intuisce solo che ama i libri e appare molto appesantita dalla sua solitudine.Non è facile cimentarsi attraverso il linguaggio cinematografico con una materia cosi'ostica,fatta di poche azioni e di pensieri profondi e catterizzazioni dei personaggi,per cui penso che il film è ben riuscito.da consigliare!
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