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stillhumming
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giovedì 1 ottobre 2009
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fallimento totale!
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Il secondo episodio tratto dalla fortunata serie Millennium conferma (ed esaspera) le impressioni che aveva lasciato il primo. Prendete un intreccio ben congegnato, basato su una struttura classica arricchita da varie trame parallele che si intrecciano, ed eliminate tutte le connessioni logiche fra i vari blocchi: otterrete questa versione cinematografica, un confuso e pretenzioso affastellamento di fatti slegati ed esposti in maniera superficiale e cialtrona. Pur comprendendo le esigenze imposte dai tempi cinematografici, non si può giustificare la scelta di rinunciare ad alcuni elementi del testo imprescindibili per dar forma (e sostanza) allo schema e per consentire al lettore/spettatore di indagare per suo conto, parallelamente all’investigatore, come ad es.
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Il secondo episodio tratto dalla fortunata serie Millennium conferma (ed esaspera) le impressioni che aveva lasciato il primo. Prendete un intreccio ben congegnato, basato su una struttura classica arricchita da varie trame parallele che si intrecciano, ed eliminate tutte le connessioni logiche fra i vari blocchi: otterrete questa versione cinematografica, un confuso e pretenzioso affastellamento di fatti slegati ed esposti in maniera superficiale e cialtrona. Pur comprendendo le esigenze imposte dai tempi cinematografici, non si può giustificare la scelta di rinunciare ad alcuni elementi del testo imprescindibili per dar forma (e sostanza) allo schema e per consentire al lettore/spettatore di indagare per suo conto, parallelamente all’investigatore, come ad es. l’inspiegabile presenza della protagonista sul luogo del delitto o la connessione esplicita tra l’omicidio della giovane coppia e quello dell’avvocato, che nel libro sono l’uno la conseguenza diretta dell’altro. Ma che la fretta, inevitabile, generata dal cambiamento del mezzo espressivo diventi evitabilissima frettolosità è evidente in tutta la costruzione della storia, che risulta assolutamente incomprensibile a chiunque non abbia letto il libro (il che denuncia implicitamente l’operazione commerciale condotta del tutto a scapito di qualsiasi esigenza artistica). Con inspiegabile contraddizione, peraltro, molti minuti sono sacrificati a piatte ripetizioni e superflui deja-vu creati al fine di riassumere l’episodio precedente a un eventuale (e improbabile) spettatore che si sia perso il primo episodio della saga. Tutto ciò non può che influire anche sulla costruzione dei personaggi. Ciò che aveva salvato il primo film, la presenza di due protagonisti abbastanza rispondenti alle creature di Larsson (ma meglio Salander che Blomqvist), qui non basta più, forse anche a causa della proliferazione dei personaggi comprimari, la cui precisa caratterizzazione è parte fondamentale del secondo capitolo della trilogia e talvolta diventa persino funzionale alla trama (si possono richiamare ad es. i casi di Hans Faste, Sonja Modig, e l’odioso PerÅke Sandstrom); per non dire che sempre più inadeguato appare il casting: improbabili su tutti Erika Berger (che già nel primo episodio aveva lasciato perplessi) e Dag Svensson, la prima inopportunamente senescente, in spregio a una descrizione molto più intrigante che ne spiega anche l’ascendente esercitato sul protagonista maschile, il secondo un ragazzino inespressivo che si sovrappone al giovane ambizioso e carismatico del libro. In sostanza un’operazione del tutto fallita, come basta a dimostrare il dettaglio più paradossale: nonostante le frammentarie spiegazioni degli assassini stessi e di un avvocato Palmgren stancamente tramutato in una sorta di narratore secondario, alla fine del film, per chi guardi con mente vergine, nessuno dei tre omicidi riceve una vera spiegazione!
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mr.duff
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sabato 24 luglio 2010
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fedele al romanzo. ma imparagonabile al romanzo!
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Premetto che ho letto prima il libro e poi visto subito il film... Ho nontato come sia stato difficile seguire la trama con tutto che sapevo gia la storia anzi mi ha fatto persino venire dei dubbi; il libro è complesso ma ti fa veramente capire tutto, il film lo da per scontato. Quindi posso dedurre che si stato complicatissimo capire la trama da coloro che non avevano letto il romanzo.D'altronde mentre leggevo il libro notavo come poteva veramente risultare complicato girarci un film perchè è ricco di dettagli tutti importanti che abbelliscono la trilogia. Infatti ci sono moltissimo nomi, la maggior parte complessi e difficileidi ricordare, quindi se non avete letto il libro vi consiglio o di leggerlo o di ascoltare minuzionamente ogni dialogo per capire in pieno la vicenda.
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Premetto che ho letto prima il libro e poi visto subito il film... Ho nontato come sia stato difficile seguire la trama con tutto che sapevo gia la storia anzi mi ha fatto persino venire dei dubbi; il libro è complesso ma ti fa veramente capire tutto, il film lo da per scontato. Quindi posso dedurre che si stato complicatissimo capire la trama da coloro che non avevano letto il romanzo.D'altronde mentre leggevo il libro notavo come poteva veramente risultare complicato girarci un film perchè è ricco di dettagli tutti importanti che abbelliscono la trilogia. Infatti ci sono moltissimo nomi, la maggior parte complessi e difficileidi ricordare, quindi se non avete letto il libro vi consiglio o di leggerlo o di ascoltare minuzionamente ogni dialogo per capire in pieno la vicenda.
Ho trovato l'ultima parte esattamente fedele al libro persino nei dialoghi e nelle dinamiche. La prima parte invece è stata leggermente modificata, manca il soggiorno di Lisbeth sulle isole ma in effetti era irrilevante e alcuni dettagli sono stati omessi (giustamente a mio avviso per via della sua gia complessità). Purtroppo i film tratti dai libri non riusciranno mai a dare la stessa cosa. Questo 2 volume l'ho trovato xsino + bello di "Uomini che odiano le donne"; ho notato che spesso si da per scontato che lo spettatore abbia letto il libro ma questo è sbagliato perchè c'è chi dopo aver visto la pellicola si avvicina ai libri ma per come è stato fatto il film (parlo anche del primo) ciò nn potrà mai accadere. Per spiegarvi il successo di qsta trilogia e l'eccezionale bravura del tutto dovete leggere i romanzi per coglierne le genialità
P.s.
Nel libro Lisbeth si va a rifare il seno, nel film non solo non se ne parla ma nella scena di nudo si vede perfettamente che non se le è rifatte. Che poi non capisco perchè non abbia le ascelle depilate -.-
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[+] ascelle depilate
(di miss angel)
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lisbeth
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sabato 26 settembre 2009
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registi che odiano le donne
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Filmetto di transizione alla primavera del 2010, quando uscirà l’ultima puntata dalla trilogia romanzesca di Stieg Larsson (data troppo lontana per tener credibilmente desta l’attenzione, ma tant’è!) questa seconda parte delude, e molto.
Si sente il cambio alla regia (Daniel Alfredson succede a Niels Arden Oplev) e certo non è stato un bene. Privo di mordente, coerenza e tensione narrativa, affastella ingredienti dal thriller all’horror, dal giallo psicanalitico (è la parte che più intriga il regista) alla spy story, con il risultato di essere solo tirato via senza troppa convinzione, ricorrendo ad un armamentario molto trito e di repertorio:inseguimenti di macchine con pedoni svolazzanti, messaggi che non arrivano mai al momento giusto come del resto i “nostri” che, si sa, arrivano sempre dopo i “loro”, fughe all’ultimo respiro (è il caso di dirlo) da incendi disastrosi che neanche Superman con le ali ce l’avrebbe fatta.
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Filmetto di transizione alla primavera del 2010, quando uscirà l’ultima puntata dalla trilogia romanzesca di Stieg Larsson (data troppo lontana per tener credibilmente desta l’attenzione, ma tant’è!) questa seconda parte delude, e molto.
Si sente il cambio alla regia (Daniel Alfredson succede a Niels Arden Oplev) e certo non è stato un bene. Privo di mordente, coerenza e tensione narrativa, affastella ingredienti dal thriller all’horror, dal giallo psicanalitico (è la parte che più intriga il regista) alla spy story, con il risultato di essere solo tirato via senza troppa convinzione, ricorrendo ad un armamentario molto trito e di repertorio:inseguimenti di macchine con pedoni svolazzanti, messaggi che non arrivano mai al momento giusto come del resto i “nostri” che, si sa, arrivano sempre dopo i “loro”, fughe all’ultimo respiro (è il caso di dirlo) da incendi disastrosi che neanche Superman con le ali ce l’avrebbe fatta.
Il clou della storia è stavolta un traffiking di prostituzione di donne dell’est, che pare coinvolga alte sfere di polizia e servizi segreti. Mikael Blomkvist, il giornalista d’assalto perseguitato dalla legge nella prima puntata, è tornato a dirigere la rivista Millennium e ha perso un bel po’ di smalto.Dovrà occuparsi della vicenda, ci sono tre omicidi in giro, e più che il giornalista farà il detective, come nella prima storia.Solo che stavolta sembra spento e piuttosto fuori registro. Il suo sopravvivente nel profondo legame con Lisbeth c’è ancora tutto, suggerito e alluso, e lo porterà di nuovo sulle sue tracce e la sua salvezza.
Il menu è però molto scontato, ma si poteva uscirne dignitosamente se solo Alfredson non avesse optato per la soluzione più comoda, sfruttare cioè l’enorme successo della protagonista, puntando su lei un’attenzione talmente morbosa da diventare alla fine anche patetica in certe soluzioni che hanno del miracolistico, così come sono confezionate (Lisbeth che spunta dalla tomba è il must di tutto il film).
Il pedale è spinto troppo sulle implicazioni psicanalitiche di storie personali che s’intrecciano con scenari di politica e malaffare internazionali in modo troppo smaccato anche per un genere come questo, che della spettacolarità fa il suo brodo di coltura. Ma qui si esagera e non si capisce perché, o forse lo si capisce troppo bene. Fumo negli occhi in mancanza di stile e forza nella regia.
Lisbeth però riesce a sottrarsi anche a questo trattamento demolitorio, il magnetismo dell’attrice e del personaggio che incarna (caso rarissimo di totale sovrapposizione tra le due parti) è tale da sopravvivere, magari un po’ ammaccato, ma sempre prorompente (mirabile la scena di lei sola contro i due centauri energumeni che vorrebbero fargliela pagare “divertendosi un po’).
Non resta allora che aspettare la primavera e che il terzo regista ce la mandi buona.
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