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budmud
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sabato 5 maggio 2012
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scontato e sconclusionato
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Raggiunge a stento la sufficenza per le bellissime immagini di Milano e per la ricostruzuine della vita alto-borghese della appunto milano da bere. il rsto non mi pare degno di nota. Attori mediocri (a parte Ferzetti, la Swinton che fa quello che può e i soliti noti) in particolare Edo, uno dei protagonisti. si tenta di rialzare la storia con una disgrazia improvvisa che fa precipitare il tutto.-.secondo me malamente. Non capisco tutti gli elogi e le nominatiotions. Bah.
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thomisticus
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martedì 28 febbraio 2012
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meno tilda e più leopardi
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Volontà di uscire dalla carraia del piccolo naturalismo paratelevisivo di casa nostra, di confrontarsi con un cinema di segno forte. Questo è quanto viene da dire in favore del film. Il limite sta invece nel non sapere organizzare coerentemente memorie cinefile e ambizioni: modello viscontiano, che richiederebbe altra sprezzatura, altra lucidità storica, altra crudeltà, nonché mano drammaturgica più salda (personaggi che parlano della propria famiglia alla terza persona, servizi d’argento, Morandi alla parete, ecc., non fanno antica dinastia industriale, quanto semmai definiscono l’orizzonte e le mitologie middle class del regista); modello rosselliniano (quello della solitaria alterità dei personaggi femminili interpretati da Ingrid Bergman) giocato sul piano puro della enunciazione, ben presto senza fiato (“Io amo Antonio”, la sventurata disse); quindi, il simbolismo (gli interni art deco come bare, le geometrie delle tavole apparecchiate, le astrazioni del paesaggio urbano sotto la neve, la dialettica interno/esterno), che rimandano allo Scorsese di L’Età dell’innocenza e Made in Milan (con lo stesso rischio di una raffinata estetica pubblicitaria); il registro informale ed erratico, al limite del poema visivo, impiegato nella parte ambientata nell’entroterra ligure (che in parte recupera precedenti materiali del documentario Cuoco contadino), ma che, non sorretto in profondità, suona velleitario (lo stesso difetto nell’ultima parte del documentario Inconscio italiano), ecc.
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Volontà di uscire dalla carraia del piccolo naturalismo paratelevisivo di casa nostra, di confrontarsi con un cinema di segno forte. Questo è quanto viene da dire in favore del film. Il limite sta invece nel non sapere organizzare coerentemente memorie cinefile e ambizioni: modello viscontiano, che richiederebbe altra sprezzatura, altra lucidità storica, altra crudeltà, nonché mano drammaturgica più salda (personaggi che parlano della propria famiglia alla terza persona, servizi d’argento, Morandi alla parete, ecc., non fanno antica dinastia industriale, quanto semmai definiscono l’orizzonte e le mitologie middle class del regista); modello rosselliniano (quello della solitaria alterità dei personaggi femminili interpretati da Ingrid Bergman) giocato sul piano puro della enunciazione, ben presto senza fiato (“Io amo Antonio”, la sventurata disse); quindi, il simbolismo (gli interni art deco come bare, le geometrie delle tavole apparecchiate, le astrazioni del paesaggio urbano sotto la neve, la dialettica interno/esterno), che rimandano allo Scorsese di L’Età dell’innocenza e Made in Milan (con lo stesso rischio di una raffinata estetica pubblicitaria); il registro informale ed erratico, al limite del poema visivo, impiegato nella parte ambientata nell’entroterra ligure (che in parte recupera precedenti materiali del documentario Cuoco contadino), ma che, non sorretto in profondità, suona velleitario (lo stesso difetto nell’ultima parte del documentario Inconscio italiano), ecc. ecc...Troppa roba, che finisce per aggredire soltanto per vie esteriori (come le musiche di Adams, con la loro urgenza quasi irrelata ) e soffocare un melodramma, il cui gracile motivo alberoniano (“l’amore è una forza rivoluzionaria”) non basta a reggerne il peso. A molti, però, farà piacere, che invece dei soliti Umberto D., finalmente l’Italia mandi in giro per il mondo gente bella e ben vestita.
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ralphscott
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giovedì 9 febbraio 2012
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neve su milano,neve sui cuori
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Melò estetizzante,ma onesto. Al regista interessa riempirci gli occhi di bellezza,dagli elementi architettonici ed arredi,a quella della natura,compresa quella umana. Meravigliosa,elegante la Swinton offertaci per l'intero arco del film:è il paradigma di una realtà ibernata,vittima di un'asfittica realtà borghese dove anche i più giovani della famiglia Recchi soffrono. Ma gradualmente,la rossa russa acquista consapevolezza della propia condizione di donna infelice e seguirà il suo istinto verso altri lidi,d'amore e di felicità. Notevole panoramica di Milano nei titoli di testa
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palen
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sabato 4 febbraio 2012
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il gelo dentro
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Grande eleganza formale per esprimere senza assoluzione la laboriosa freddezza borghese con poco o nessuno spazio per il calore dei sentimenti. ....
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manuelmonge
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lunedì 23 gennaio 2012
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interessante revisione della lotta di classe
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Anche se, come scrivono i commentatori, questo film mostra la vita piena di ombre e silenzi di un'ipotetica famiglia dell'alta borghesia Milanese, che condivide alcuni dei suoi tempi e vicende con personaggi di classi umili - i serventi, l'amico cuoco del figlio sensibile -, i quali rappresenterebbo secondo l'ortodossia di sinistra l'elemento umano, positivo e quindi possibile, Guadagnino e la sua equipe hanno saputo evitare il manicheismo. E, contro quello che dice la recensione ufficiale di questo sito, il personaggio che corrisponde al titolo non 'e quello del cuoco, ma quello della madre, quello di Tilda Swinton, straniera e omnipresente negli altri come l'amore. Secondo me, farne un'allegoria anche partecipante 'e uno dei grandi meriti di questo film.
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Anche se, come scrivono i commentatori, questo film mostra la vita piena di ombre e silenzi di un'ipotetica famiglia dell'alta borghesia Milanese, che condivide alcuni dei suoi tempi e vicende con personaggi di classi umili - i serventi, l'amico cuoco del figlio sensibile -, i quali rappresenterebbo secondo l'ortodossia di sinistra l'elemento umano, positivo e quindi possibile, Guadagnino e la sua equipe hanno saputo evitare il manicheismo. E, contro quello che dice la recensione ufficiale di questo sito, il personaggio che corrisponde al titolo non 'e quello del cuoco, ma quello della madre, quello di Tilda Swinton, straniera e omnipresente negli altri come l'amore. Secondo me, farne un'allegoria anche partecipante 'e uno dei grandi meriti di questo film. Un Eros che non solo fiere ma si lascia ferire.
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gvizzola
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domenica 13 novembre 2011
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banale
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Una Milano che non esiste, gente che non esiste, un fil fatto di niente, una storia che più banale non si può. Spero che tagliono tutti i sussidi governativi al cinema. Ma da dove saltano fuori questi registi?
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gvizzola
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domenica 13 novembre 2011
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terribile
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A perte qualche atmosfera da Casa Vogue, il film è terribile. Pellicole come queste non hanno un mercato, non esisterebbero se non ci fossero gli aiuti dello stato. Speriamo che li taglino del tutto.
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auro78
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lunedì 2 maggio 2011
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poteva dirici qualcosa dell'italia di oggi.
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Io sono l’amore Luca guadagnino
Ho guardato questo film senza conoscerne la trama e senza riflettere sul significato del titolo.
Ho visto così un inizio geniale, che molti potrebbero considerare di maniera, ma che descrive sublimamente la feroce classe borghese dell’ Italia di oggi. i primi venti, trenta minuti del film mi hanno entusiasmato, tanto da riuscire a vedere un impronta dello stile di Antonioni. Ovviamente solo un impronta, perchè il film descrive (bene) le caratteristiche dell’attuale élite industriale, che è sicuramente figlia di quella degli sessanta, ma che per alcuni suoi aspetti è totalmente mutata. Ed è bene notare che nella prima parte del film Guadagnino riesce a descrive eccelsamente questi nuovi aspetti di una classe ossessionata dal fare denaro, che ha perduto i suoi principi e la sua sostanza intellettuale a scapito del mostrare.
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Io sono l’amore Luca guadagnino
Ho guardato questo film senza conoscerne la trama e senza riflettere sul significato del titolo.
Ho visto così un inizio geniale, che molti potrebbero considerare di maniera, ma che descrive sublimamente la feroce classe borghese dell’ Italia di oggi. i primi venti, trenta minuti del film mi hanno entusiasmato, tanto da riuscire a vedere un impronta dello stile di Antonioni. Ovviamente solo un impronta, perchè il film descrive (bene) le caratteristiche dell’attuale élite industriale, che è sicuramente figlia di quella degli sessanta, ma che per alcuni suoi aspetti è totalmente mutata. Ed è bene notare che nella prima parte del film Guadagnino riesce a descrive eccelsamente questi nuovi aspetti di una classe ossessionata dal fare denaro, che ha perduto i suoi principi e la sua sostanza intellettuale a scapito del mostrare. Mostare quanto si è ricchi, come ci si veste bene, mostare la vacuità della bellezza e dell’opulenza, mostare il potere dei soldi e infine, mostrarsi sempre vincenti. Ecco che la famiglia Recchi si sente umiliata dal sapere che il futuro erede della fabbrica Edoardo, un giovane che rompe con quelli che sono le futili e degenerate prospettive di ricchezza del padre, viene sconfitto in una gare di atletica da un cuoco. Chi è vincente nel mercato, chi è ricco e rispettato, chi fa parte di un ceto sociale elevato non può permettersi di perdere, nemmeno in una competizione sportiva. Fino a questo momneto dicevo, il film possiede una sua eloquenza e sarebbe stato per meglio se avesse continuato su questi binari. Dopo però arriva il dramma, e il film diventa troppo filmico e perde della sua originalità. Ecco così che all’interno della famiglia il regista divide i buoni e dai cattivi. Dal lato dei cattivi il padre di Edoardo, Tancredi, che divide con il figlio l’eredità dell’impresa tessile, lasciata dal nonno e che vuole vendere l’impresa per fare ancora più soldi e la madre di Tancredi, ridicola nel suo apparire bella, una donna che non accetta l’idea di invecchiare e del disfacimento umano e dalla parte dei buoni coloro che amano. La madre emma, che si innamora del cuoco, la sorella Elisabetta che dichiara la sua ribellione attraverso la sua omossessualità e il protagonista Edoardo. Patetico direi. Vedere la morte di Edoardo, quando scopre la relazione adulterina della madre con il suo amico cuoco. Mi chiedo perchè un film come questo che poteva raccontarci dell’italia di oggi, che poteva dirci qualcosa di nuovo, debba scadere nel melodramma mieloso e passionale offuscando le buone pretese del regista. Abbiamo fame di storie e di registi che ci sappiano dire dal punto di vista cinematografico com’è questa Italia che oggi stiamo vivendo. Speriamo che ne verranno in tanti.
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garance
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martedì 5 aprile 2011
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inutili belluri
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un film presuntuoso,inutile, vuoto, sgangherato, che crede di salvarsi con qualche pennellata paesaggistica.La fotografia e` l'unica cosa che si salva in questo ridicolo fumettone slabbrato fatto da chi, forse, vide troppo Visconti e si fermo` alla superficie-
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pietruzzo
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domenica 6 febbraio 2011
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isterico
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una regia che più che viscontiana, come molti hanno osato definirla, definirei isterica. una recitazione esasperata sicuramente voluta dal regista,un'esagerazione inutile e pessima. l'omosessualità trattata con la puzza sotto il naso, almeno, tentando di non averla la puzza sotto il naso, sforzo inutile per questo film, la ragazza si taglia i capelli e si capisce che è lesbica, ma per favore, tra baci gonfi di saliva, scene che guadagnino poteva risparmiarci. la passione tra Tilda Swinton e il cuocherello che inspiegabilmente è un genio della cucina, capace di creare sapori inimmaginabili, non esiste, non si sa quando e perchè nasce, durante il primo bacio tra i due, lo spettatore non è altro che sconvolto e infastidito da una trovata tanto banale e brutta da vedere.
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una regia che più che viscontiana, come molti hanno osato definirla, definirei isterica. una recitazione esasperata sicuramente voluta dal regista,un'esagerazione inutile e pessima. l'omosessualità trattata con la puzza sotto il naso, almeno, tentando di non averla la puzza sotto il naso, sforzo inutile per questo film, la ragazza si taglia i capelli e si capisce che è lesbica, ma per favore, tra baci gonfi di saliva, scene che guadagnino poteva risparmiarci. la passione tra Tilda Swinton e il cuocherello che inspiegabilmente è un genio della cucina, capace di creare sapori inimmaginabili, non esiste, non si sa quando e perchè nasce, durante il primo bacio tra i due, lo spettatore non è altro che sconvolto e infastidito da una trovata tanto banale e brutta da vedere. la scena di sesso tra i due rasenta l'orrore: mostrare il corpo cadente di Tilda Swinton non è geniale nè toccante nè commovente nè poetico, è solo brutto e inadeguato alle immagini. accostamento musica immagini pessimo: la scena a Sanremo: Tilda pedina il cuocherello, mentre lei cammina parte la musica( molto simile al tema de "la pantera rosa, tra l'altro") e quando si ferma la musica si interrompe, fornendo a un film che si definisce serio un'inadeguata comicità.
per finire: non esiste amore che regga la morte di un figlio. la trama fa acqua da tutte le parti. lei fugge con l'amante, che in qualche modo è stato la causa indiretta della morte del figlio,scusate mi ripeto, ma per favore.
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[+] grazie di esistere
(di garance)
[ - ] grazie di esistere
[+] addirittura isterico!
(di anton�)
[ - ] addirittura isterico!
[+] viva guadagnino
(di gnecca)
[ - ] viva guadagnino
[+] curiosità
(di lebowsky)
[ - ] curiosità
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