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fabrizio cirnigliaro
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venerdì 26 febbraio 2010
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mandela,esisteva già prima delle feste di bono vox
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Mandela ha utilizzato il rugby per raggiungere uno scopo politico e per far ciò ha dovuto prendere delle decisioni impopolari. Impedendo di cambiare nome agli Springboks, ha messo a rischio anche la sua leadership politica.
“Se il popolo in questo momento sbaglia, è dovere del leader dimostrare che hanno torto”
Oltretutto, a causa dell’ embargo internazionale, la nazionale di rugby sudafricana non aveva disputato per quasi trent’anni tornei internazionali. Le chance di una loro vittoria finale erano davvero pochissime.
Invictus è un omaggio ad un uomo, ad uno sport, ad una nazione.
Il film è sostanzialmente diviso in 2 parti.
La prima è la parte più politica, la seconda quella sportiva.
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Mandela ha utilizzato il rugby per raggiungere uno scopo politico e per far ciò ha dovuto prendere delle decisioni impopolari. Impedendo di cambiare nome agli Springboks, ha messo a rischio anche la sua leadership politica.
“Se il popolo in questo momento sbaglia, è dovere del leader dimostrare che hanno torto”
Oltretutto, a causa dell’ embargo internazionale, la nazionale di rugby sudafricana non aveva disputato per quasi trent’anni tornei internazionali. Le chance di una loro vittoria finale erano davvero pochissime.
Invictus è un omaggio ad un uomo, ad uno sport, ad una nazione.
Il film è sostanzialmente diviso in 2 parti.
La prima è la parte più politica, la seconda quella sportiva.
Per un regista americano non era certamente un compito facile realizzare una pellicola incentrata in parte su un mondiale di rugby, anche se come ha detto lo stesso regista “ Invictus non è un film di sport più di quanto Million Dollar Baby fosse un film di pugilato.”
Clint Eastwood, che ha già girato nove film nel nuovo millennio, non ha lasciato niente al caso, tutto è stato curato nei minimi particolari, dalla danza Haka con cui gli All Blacks lanciano la sfida agli avversari prima dell’incontro, al fisico visivamente ingrossato e muscoloso di Matt Damon.
L’interpretazione di Morgan Freeman poi è superba.
Che lo sport possa essere un ottimo vettore per raggiungere degli scopi politici non è certamente una scoperta di Mandela, basti pensare alla la Germania, che si è davvero unificata solo dopo la vittoria ai mondiali di Italia 90, non con il crollo del muro.
Alcuni gesti e alcuni avvenimenti sono simbolici. Il difficile viene dopo, ancora peggio se hai tutto il mondo che ti guarda. Spesso si sente dire che la famiglia del mulino bianco non esiste, che si tratta solo di una trovata pubblicitaria.
In Invictus non c’è del falso buonismo, eppure il film potrebbe sembrare uno spot dei Ringo boys.
Purtroppo il fenomeno del razzismo non è scomparso insieme all’Apartheid.
Si è solo spostato, complice la globalizzazione, e troppo spesso capita che lo sport dia dei cattivi esempi.
L’Italia sarà una delle poche nazionali europee che parteciperà ai prossimi mondiali di calcio del Sud Africa a non avere nella propria rosa un giocatore di colore. Balotelli merita quella maglia, e in ogni caso sarebbe un gesto importante, che forse farebbe riflettere coloro che la domenica negli stadi cantano che “non ci sono italiani di colore”
Non serve essere Mandela per capire certe cose, basterebbe guardare al di là del proprio _naso.
Mandela diceva spesso
“Bisogna conoscere il proprio nemico, prima di prevalere su esso”.
A vincere non sono stati solo gli Springboks sul campo, ma tutto l’Ellis Park (Adesso si chiama Coca-Cola Park), tutto il Sud Africa, finalmente unito, sotto un’unica bandiera, indistintamente dal colore della pelle, dalle disparità socioeconomiche.
Un popolo per la prima volta compatto, solido. Forte come la mischia di una squadra di rugby, in cui il più forte sorregge il più debole, perché si resta in piedi o si crolla tutti insieme. Non a caso si dice che mentre il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da teppisti, il rugby è un gioco da teppisti giocato da gentiluomini.
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miss brown
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lunedì 1 marzo 2010
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clint for president
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Negli ultimi film Clint Eastwood gira attorno al tema del patriottismo, ma visto in modi molto diversi: nei due opposti e paralleli film corali sulla IIWW americani e giapponesi davano tutto per il loro Paese, ma come passive marionette nelle mani delle rispettive gerarchie militari. In GRAN TORINO il vecchio Kovalski prende l'iniziativa, decide che il destino DEVE essere nelle sue mani, il brutto carattere diventa sana indignazione, perchè "da noi in America certe cose non devono succedere" e dà la vita per questo.
In INVICTUS c'è un altro vecchio, Mandela, pacato e sereno quanto Kovalski era aggressivo e iracondo, entrambi profondamente laici, ma con una grande fede nel potere della democrazia e dell'uguaglianza.
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Negli ultimi film Clint Eastwood gira attorno al tema del patriottismo, ma visto in modi molto diversi: nei due opposti e paralleli film corali sulla IIWW americani e giapponesi davano tutto per il loro Paese, ma come passive marionette nelle mani delle rispettive gerarchie militari. In GRAN TORINO il vecchio Kovalski prende l'iniziativa, decide che il destino DEVE essere nelle sue mani, il brutto carattere diventa sana indignazione, perchè "da noi in America certe cose non devono succedere" e dà la vita per questo.
In INVICTUS c'è un altro vecchio, Mandela, pacato e sereno quanto Kovalski era aggressivo e iracondo, entrambi profondamente laici, ma con una grande fede nel potere della democrazia e dell'uguaglianza. Madiba è un uomo dolce e gentile (un capo di stato che porta in dono da un viaggio in Europa le caramelle preferite a una guardia del corpo), ma non esita a servirsi di uno sport violento come il rugby per dare una scossa al suo popolo, a quei neri che tifavano per la squadra avversaria nelle partite internazionali, e ai bianchi che si rifiutavano di cantare il nuovo inno nazionale, non sapendo che significa "Dio benedica l'Africa". Tutto è raccontato con calma, con la lentezza che è non solo dei vecchi saggi, ma dei grandi classici.
Il capitano bianco della nazionale Pinaar non ha votato per Mandela, ma impara a stimarlo come uomo prima che come Presidente. Così tutti, indipendentemente dalle idee politiche, non possiamo non amare profondamente il vecchio Clint: se tutti gli uomini di destra fossero come lui non avremmo bisogno di uomini di sinistra.
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ace87
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sabato 27 febbraio 2010
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il potere dello sport
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Sembrava che il percorso del Cinema di Clint Eastwood, con Gran Torino avesse toccato il culmine dei messaggi che l’ottantenne californiano, attraverso il suo stile, aveva a cuore di lanciare. Dopo gli ultimi tristi quadri della realtà contemporanea, questa volta sembra voler donarci la luce. E lo fa tramutando in lungometraggio gli anni più significativi di uno dei leader nazionali più quotati, più acclamati, e più amati in generale, da sempre. Nelson Mandela, dopo 27 anni di duro carcere, viene eletto presidente del Sud Africa, suo amato ed onorato suolo natio, ricolmo di piaghe e lacerazioni interne.
Da un romanzo ne trae spunto. Dalla stessa realtà storica, ne trae ispirazione.
E’ infatti alle soglie l’anno in cui il paese ospiterà per la prima volta la coppa del mondo di Rugby, sport nazionale.
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Sembrava che il percorso del Cinema di Clint Eastwood, con Gran Torino avesse toccato il culmine dei messaggi che l’ottantenne californiano, attraverso il suo stile, aveva a cuore di lanciare. Dopo gli ultimi tristi quadri della realtà contemporanea, questa volta sembra voler donarci la luce. E lo fa tramutando in lungometraggio gli anni più significativi di uno dei leader nazionali più quotati, più acclamati, e più amati in generale, da sempre. Nelson Mandela, dopo 27 anni di duro carcere, viene eletto presidente del Sud Africa, suo amato ed onorato suolo natio, ricolmo di piaghe e lacerazioni interne.
Da un romanzo ne trae spunto. Dalla stessa realtà storica, ne trae ispirazione.
E’ infatti alle soglie l’anno in cui il paese ospiterà per la prima volta la coppa del mondo di Rugby, sport nazionale. Evento che ha potuto aver corso grazie proprio all’elezione di Mandela, deciso più che mai a lenire le ferite e le divisioni interne dovute all’apartheid. Prima sull’orlo della guerra civile, ed ora vicino ad un’unione nazionale, due sono le bandiere che identificano lo Stato: quella più “scarna” della divisione, e quella nuova “arcobaleno”. Ma una bandiera, o due che siano, non bastano a fare una Nazione. C’è bisogno di un collante, di un legame, che unisca la popolazione costituita da Afrikaner, bianchi, neri, Inglesi, africani. C’è bisogno che l’odio sia sconfitto. C’è bisogno che Tutti cambino. E per cambiare, lo stesso leader deve mettersi in gioco. “Madiba” contatterà il capitano degli Springbooks F. Pienaar, interpretato da un convincente Matt Damon, ed attraverso la figura più importante del team nazionale, instaurerà una serie di iniziative che culmineranno nella finale di Ellis Park. Già, perché sfavorita dopo le ultime preoccupanti partite, la squadra del biondo Capitano scalerà invece il torneo. Il neo presidente, temprato dagli anni di prigionia, regalerà al suo popolo una nuova identificazione attraverso un mezzo che, veramente, può avere poteri fenomenali. Trarrà spunto dalle parole di un poemetto vittoriano (Invictus), i quali versi, rimbomberanno da Robben Island a Pretoria, per innalzare un Uomo che con il sorriso ha saputo sfondare barriere, ed illuminare i cuori. “Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori”. Pensare che una palla ovale faccia da tramite, fa sorridere, per l’appunto. E in questo film la Paura, per eventuali cecchini, aerei dirottati o semplici vigliacchi, non trova spazio. In questo film, il Rugby è solo un “calcolo politico e umano”, intrapreso da chi ha fatto del Perdono la propria arma. Solo il Perdono scansa la Paura: questo è l’ultimo passo di Clint, ancor più enorme del penultimo. “Ringrazio qualunque Dio esista, per la mia anima invincibile…”.
Chiudo con un piccolo riferimento: vedendo questo capolavoro di classicismo, non ho potuto non pensare a come ci siamo sentiti, chi più e chi meno, la sera in cui la nazionale italiana di calcio, ha vinto i mondiali 2006 in Germania: pensando a come uno Sport possa smuovere la gente a gioire, festeggiare, cantare e quant’altro, indipendentemente da chi ci si ritrovi accanto, fa riflettere. Fa riflettere pensare che per accorgersene, ci si debba prima convincere.
“Io sono il padrone del mio destino, il capitano dell’anima mia”.
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laulilla
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domenica 22 agosto 2010
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la nazione arcobaleno
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Il film si apre presentando la difficile situazione del Sud Africa dopo la vittoria elettorale di Nelson Mandela: le troppe umiliazioni dei neri soggetti alla ferocia di un segregazione disumana, non potevano essere cancellate, ma neppure era possibile permettere che le paure dei bianchi (minoritari, ma pur sempre in posizioni di vantaggio economico e "militare", essendo la polizia e l'esercito schierati con loro), creassero un clima di tensione e di guerra civile, che avrebbe riportato all'indietro l'orologio della storia. Il compito del popolare "Madiba" non poteva che essere quello di costruire la nazione, rendendola Arcobaleno, cioè colorata di tutti i colori della pelle degli uomini e delle donne che ci vivevano.
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Il film si apre presentando la difficile situazione del Sud Africa dopo la vittoria elettorale di Nelson Mandela: le troppe umiliazioni dei neri soggetti alla ferocia di un segregazione disumana, non potevano essere cancellate, ma neppure era possibile permettere che le paure dei bianchi (minoritari, ma pur sempre in posizioni di vantaggio economico e "militare", essendo la polizia e l'esercito schierati con loro), creassero un clima di tensione e di guerra civile, che avrebbe riportato all'indietro l'orologio della storia. Il compito del popolare "Madiba" non poteva che essere quello di costruire la nazione, rendendola Arcobaleno, cioè colorata di tutti i colori della pelle degli uomini e delle donne che ci vivevano. La prima parte del film si incentra perciò sulla riflessione politica di Mandela, che, cosciente della sua solitudine, assume l'enorme responsabilità di realizzare un progetto di pacificazione dei popoli sudafricani, utilizzando i mezzi che di volta in volta si presentano come i più adatti allo scopo. Un'apertura di credito viene offerta, tra mille diffidenze dei suoi seguaci, agli esperti guardiani "Afrikaner", che avranno cura della sua incolumità. Allo sport del rugby, invece, popolarissimo solo fra i bianchi, Madiba affida la missione quasi impossibile di creare un tifo "trasversale", che cancelli gli odi, permettendo a tutti di identificarsi nei colori verde e oro della squadra degli Springboks. La scommessa difficile sarà vinta, grazie anche all'intelligenza del capitano della compagine, François Pienaar, che guiderà i suoi compagni in giro per il Sudafrica, a conquistare la simpatia e il tifo dei giovani neri e che prenderà coscienza dell'ingiustizia della carcerazione del vecchio Presidente, visitando l'angusta prigione che per trent'anni l'aveva rinchiuso, senza riuscire tuttavia a piegarne la fierezza di combattente.
Cadono le barriere di diffidenza: la squadra, su cui nessuno avrebbe puntato, si affermerà nel campionato del mondo, mandando in visibilio le folle di bianchi e di neri, grazie a un finale di partita giocato con la testa, col corpo, come si addice a uno sport " da selvaggi", ma soprattutto col cuore. La seconda parte del film, che è la più spettacolare, ma che mi pare un po' viziata da retorica apologetica, ci descrive, appunto, il ritrovato orgoglio della squadra, le azioni incalzanti dei giocatori, le emozioni collettive delle folle. Molto interessante è, tuttavia, il film nel suo complesso, in cui è possibile, a tratti, ritrovare la problematicità del vecchio Clint Eastwood, soprattutto nella prima parte, vera riflessione sul potere, sul consenso che continuamente va riconquistato (perché in ogni democrazia continuamente viene messo alla prova), e sul lavoro politico diretto a risolvere problemi di tutti, essendo il governo rappresentante dell'intero paese e non della sola parte, sia pure maggioritaria, che lo ha eletto.
Morgan Freeman interpreta magnificamente il vecchio Madiba, ma tutti gli attori sono all'altezza del loro ruolo.
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sancrispino
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martedì 29 marzo 2011
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imperdibile
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Un film sul cambiamento, sulla forza del perdono e sulle grandi virtù dello sport. E' la storia di una missione impossibile: portare una squadra debole e demotivata a vincere il campionato mondiale di rugby contro un team, quello degli All Blacks, considerato un'invincibile armata. Ma Nelson Mandela chiede al capitano Pienaar di giocare non solo per sè e per la squadra, ma soprattutto per il suo Paese.
E avviene il miracolo: gli Springboks vincono e convincono milioni di neri sudafricani a tifare per loro, fino a quel momento quasi un simbolo dell'apartheid.
Il film cresce ogni minuto che passa, in perfetta sintonia con la crescita sportiva e umana dei 15 gladiatori sudafricani, per esplodere in un finale emozionantissimo dove l'abbraccio dei 62 mila spettatori allo stadio e dei 43 milioni di sudafricani davanti ai teleschermi diventa una cosa sola con l'abbraccio dei milioni di spettatori che nelle sale cinematografiche di tutto il mondo hanno tributato onore a Clint Eastwood, regista del film e ultimo grandissimo interprete del cinema classico americano.
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Un film sul cambiamento, sulla forza del perdono e sulle grandi virtù dello sport. E' la storia di una missione impossibile: portare una squadra debole e demotivata a vincere il campionato mondiale di rugby contro un team, quello degli All Blacks, considerato un'invincibile armata. Ma Nelson Mandela chiede al capitano Pienaar di giocare non solo per sè e per la squadra, ma soprattutto per il suo Paese.
E avviene il miracolo: gli Springboks vincono e convincono milioni di neri sudafricani a tifare per loro, fino a quel momento quasi un simbolo dell'apartheid.
Il film cresce ogni minuto che passa, in perfetta sintonia con la crescita sportiva e umana dei 15 gladiatori sudafricani, per esplodere in un finale emozionantissimo dove l'abbraccio dei 62 mila spettatori allo stadio e dei 43 milioni di sudafricani davanti ai teleschermi diventa una cosa sola con l'abbraccio dei milioni di spettatori che nelle sale cinematografiche di tutto il mondo hanno tributato onore a Clint Eastwood, regista del film e ultimo grandissimo interprete del cinema classico americano.
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andy11
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mercoledì 9 giugno 2010
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mandela e il rugby: alleati per una stessa causa
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Regia straordinaria, sceneggiatura sublime, fotografia altrettanto magnifica per una vicenda che lascia tutti affascinati dal grande Nelson Mandela, qui interpretato magistralmente da Morgan Freeman. Probabilmente nessun altro attore si sarebbe potuto calare meglio in questo personaggio. Gli eventi narrati si svolgono nel periodo immediatamente successivo alla fine dell'apartheid e all'elezione alla presidenza del Sudafrica di Mandela. Siamo nel 1995, in contemporanea con i campionati mondiali di rugby, tenutisi proprio in Sudafrica. Nessuno avrebbe pensato che gli Sprinboks( la nazionale sudafricana di rugby), capitanati da Francois Pienaar(Matt Damon), avrebbero vinto la coppa del mondo, dato che la squadra, appena un anno prima, si presentava completamente impreparata.
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Regia straordinaria, sceneggiatura sublime, fotografia altrettanto magnifica per una vicenda che lascia tutti affascinati dal grande Nelson Mandela, qui interpretato magistralmente da Morgan Freeman. Probabilmente nessun altro attore si sarebbe potuto calare meglio in questo personaggio. Gli eventi narrati si svolgono nel periodo immediatamente successivo alla fine dell'apartheid e all'elezione alla presidenza del Sudafrica di Mandela. Siamo nel 1995, in contemporanea con i campionati mondiali di rugby, tenutisi proprio in Sudafrica. Nessuno avrebbe pensato che gli Sprinboks( la nazionale sudafricana di rugby), capitanati da Francois Pienaar(Matt Damon), avrebbero vinto la coppa del mondo, dato che la squadra, appena un anno prima, si presentava completamente impreparata. Ed è qui che interviene Mandela, che fa del rugby un manifesto della sua politica, volta ad unificare un paese che pochi anni prima era stato vittima di una vera e propria scissione razziale, senza il minimo rancore verso coloro( gli Afrikaner, i sudafricani bianchi) che lo avevano tenuto in prigione per quasi 30 anni. Non a caso egli affermò che prima di poter cambiare gli altri, dobbiamo cambiare noi stessi.La vittoria non è semplicemente una vittoria sul campo, ma una vittoria dell'intera nazione e si deve a lui, a Nelson Mandela, colui che si avvalse di un evento sportivo per unire l'intera popolazione sudafricana, indipendentemente dal colore della pelle. Il regista Eastwood insiste molto sulla potenza espressiva delle immagini, che comunicano ancor più delle parole, soprattutto verso la fine, quando la telecamera si sofferma sugli abbracci tra bianchi e neri, suscitando una profonda commozione nello spettatore. Storiche le battute finali tra Mandela e Pienaar:“Grazie per quel che ha fatto per il Sudafrica”, ma Francois dice: “Grazie per quel che ha fatto Lei!”. Senza il supporto di Mandela certamente gli Springboks non avrebbero mai vinto e sarebbe venuto meno un momento di conciliazione tanto importante tra i due principali gruppi etnici sudafricani.
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linus2k
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mercoledì 30 giugno 2010
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bastava un po' meno retorica...
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Eastwood torna dopo l'imbarazzantissimo "Changeling" (con una ancor più imbarazzante Angelina Jolie), e ci porta in Sudafrica con un biopic su uno dei personaggi più importanti del XX secolo: Nelson Mandela.
Il merito di questo film è sicuramente quello di evitare il polpettone della storia del personaggio, emozionante sì ma forse assolutamente scontato, ed invece si focalizza un episodio chiave della sua storia, interpretandolo come storia del Paese intero: la vittoria della nazionale di Rugby ai primi mondiali a cui ha partecipato dopo la fine dell'Apartheid e proprio organizzati in Sudafrica (fino ai Mondiali di Calcio del 2010 l'evento sportivo più importante della storia del Paese).
Eastwood rappresenta l'episodio come chiave per interpretare un Paese da costruire ed una convivenza tra bianchi e neri da inventare, con un grande Nelson Mandela (intenso, come al solito, Morgan Freeman) che si affida ad un giovane ma saggio Francois Pienaar (bravissimo Matt Damon).
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Eastwood torna dopo l'imbarazzantissimo "Changeling" (con una ancor più imbarazzante Angelina Jolie), e ci porta in Sudafrica con un biopic su uno dei personaggi più importanti del XX secolo: Nelson Mandela.
Il merito di questo film è sicuramente quello di evitare il polpettone della storia del personaggio, emozionante sì ma forse assolutamente scontato, ed invece si focalizza un episodio chiave della sua storia, interpretandolo come storia del Paese intero: la vittoria della nazionale di Rugby ai primi mondiali a cui ha partecipato dopo la fine dell'Apartheid e proprio organizzati in Sudafrica (fino ai Mondiali di Calcio del 2010 l'evento sportivo più importante della storia del Paese).
Eastwood rappresenta l'episodio come chiave per interpretare un Paese da costruire ed una convivenza tra bianchi e neri da inventare, con un grande Nelson Mandela (intenso, come al solito, Morgan Freeman) che si affida ad un giovane ma saggio Francois Pienaar (bravissimo Matt Damon).
Il film presenta di sicuro momenti di franca emozione e di viva commozione... ma non convince del tutto... purtroppo la retorica tipica dei film hollywoodiani, la melassa eccessiva, una mitizzazione dei personaggi che li rende poco veri vanno a danneggiare una storia che poteva essere viscerata in maniera meno fiabesca e sicuramente più incisiva...
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kronos
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lunedì 12 luglio 2010
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celebrativo, forse troppo
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Puntiglioso e professionale come tutti i lavori di EastWood, è un film ben interpretato e ricco di buone intenzioni: chi non conoscesse quella delicata fase storica sudafricana troverà in 'Invictus' una valida e interessante documentazione.
Però, a mio avviso, l'eccessiva dimensione celebrativa, didattica ed educativa dell'opera, finisce per renderla didascalica e un pò scontata.
E in tal senso non aiuta una struttura narrativa molto, troppo lineare: più vicina al documentario che al (grande) cinema.
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alexpark
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martedì 18 gennaio 2011
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clint divulga l'esperienza di mandela con bravura
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Questa volta Clint Eastwood prende spunto dal libro di John Carlin "Ama il tuo nemico" e ci narra senza scrupoli e con molti particolari quello che poco tempo fa è stato il mito di Mandela.Mandela ritorna libero dopo ventisette anni nel 1990 e subito si impegna per dare al suo paese ciò che non è riuscito a dare negli anni precedenti.Provato dall'esperienza a Robben Island vuole conciliare il desiderio di riscatto dei neri e le paure dei bianchi così da formare una nazione unita e stabile.Dopo aver ottenuto la presidenza il suo cammino appare ancora più arduo e molti sono ancora i bianchi che non riescono a credere in lui e i neri che non riescono a perdonare i bianchi da cui fino a pochi giorni prima erano stati maltrattati.
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Questa volta Clint Eastwood prende spunto dal libro di John Carlin "Ama il tuo nemico" e ci narra senza scrupoli e con molti particolari quello che poco tempo fa è stato il mito di Mandela.Mandela ritorna libero dopo ventisette anni nel 1990 e subito si impegna per dare al suo paese ciò che non è riuscito a dare negli anni precedenti.Provato dall'esperienza a Robben Island vuole conciliare il desiderio di riscatto dei neri e le paure dei bianchi così da formare una nazione unita e stabile.Dopo aver ottenuto la presidenza il suo cammino appare ancora più arduo e molti sono ancora i bianchi che non riescono a credere in lui e i neri che non riescono a perdonare i bianchi da cui fino a pochi giorni prima erano stati maltrattati.Mandela allora vuole tentare una soluzione molto rischiosa che potrebbe addirittura far sfumare la riconoscenza dei neri verso il loro presidente:decide di usare il rugby,sport simbolo dell'Apartheid,come mezzo di riconciliazione tra bianchi e neri.Il primo dei bianchi a essere ammaliato dal carisma del presidente è François Pienaar,capitano della nazionale sudafricana di rugby(Springbooks).Pienaar sarà solo il primo fra i tanti che saranno conquistati dalla figura semplice ma speciale del nuovo presidente e sarà proprio una partita di rugby a sancire un duratura unione tra tutti i cittadini del Sudafrica.Ancora una volta Clint non ci delude e riesce ad emozionare il pubblico narrando questa battaglia per l'unità nazionale in modo trasparente e naturale.
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joker 91
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venerdì 24 dicembre 2010
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mndela affrontato da eastwood
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un film superbo per l'argomento che tratta ovvero quello sportivo,Freeman e Damon sono ancora una volta bravissimi nei loro rispettivi ruoli,messaggi importanti di un uomo che ha fatto la storia di una nazione da cui prendere esempio, una colonna sonora stupenda ed ripresa partita con telecamera in modo azzeccatissimo il tutto unito al cinema classico di un genio Chiamato Clint Eastwood. Un grande film per chi ama ancora il cinema,quello vero non alla Blockbuster spider-man o dark knight
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