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Il mio amico Eric: bread and footballKen Loach torna alle radici profonde della solidarietà popolare britannica. |
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Eric, Spleen e gli altri
Si fa fatica ad applicare la parola "romanticismo" a un autore come Ken Loach, che ha sempre privilegiato l'efficacia asciutta della rappresentazione al languore del sentimento. Eppure il battagliero "angry man" questa volta ci sorprende, rivelando improvvisi risvolti romantici. Il mio amico Eric è una commedia umana scritta col fido sceneggiatore Paul Laverty e costruita, come le loro storie precedenti, appoggiandosi ad un personaggio protagonista forte e fiero. Certo Eric, postino e ballerino (di sala) con figli a carico, una betoniera in giardino e frequenti attacchi di panico, gira a vuoto e contromano dentro una rotonda e una vita che sta letteralmente andando a pezzi, ma ugualmente eredita e rilancia la determinazione dei proletari di Loach. Dopo i navigators flessibili delle ferrovie dello Yorkshire (Paul, Mick e gli altri) e dopo la lavoratrice precaria procacciatrice di lavoro temporaneo per un'agenzia interinale (In questo mondo libero), dopo il sogno fiaccato dell'utilità politica del cinema politico e quello infranto di un mondo diverso e possibile, il regista inglese alleggerisce i toni e l'asprezza disillusa dei suoi antieroi, aprendo all'azione e alla voglia di fare. Smessi i panni degli spettatori, i proletari di Loach prendono atto della crisi della democrazia sociale e la superano, o almeno la combattono, con una ritrovata solidarietà popolare e attraverso gesti estremi: impiegare quattro pullman di hooligans "carichi" contro uno sbruffone (ma letale) malvivente di quartiere. Come in Terra e libertà la commozione si espande ma non dilaga mai, sempre riequilibrata da una lucidità che ci rimette di fronte a noi stessi e alla nostra voglia di responsabilità. La presenza di Eric Cantona, ex calciatore francese che militò con gloria nel Manchester United e proiezione irreale ma incoraggiante del protagonista, permette a Loach di sovrapporre due mondi e di cedere all'attrazione fatale fra cinema e calcio. Nata con il nome di Newton Healt nel 1878 e come squadra dei lavoratori della Ferrovia del Lancashire e dello Yorkshire, il Manchester United è la squadra a cui il postino Eric è rimasto fedele come alla sua prima e mai dimenticata moglie Lily. Quotata in borsa dal 1991, la società calcistica seconda solo al Liverpool ha scordato le sue origini povere (nel senso nobile del termine) e i suoi calciatori con le facce proletarie, che incarnavano un nuovo atteggiamento verso la realtà. Quei volti suggerivano una presa di coscienza dei problemi collettivi, rappresentando in campo il bisogno della working class e dando un significato direttamente sociale alle proprie imprese. "Cercando Eric", come suggerisce il titolo originale (Looking for Eric), il protagonista ritroverà se stesso, la sua "squadra" e il gusto di vincere contro il destino.
Il cinema al lavoro
Il cinema ha filmato il lavoro e i lavoratori fin dalle sue origini: la sortie dalle fabbriche di Parigi dei Fratelli Lumière. Allo stesso modo il cinema di Ken Loach è fondato sul lavoro e impegnato da sempre a interrogarsi sullo sguardo da adottare su una realtà sempre più problematica. Guardando In questo mondo libero e ancora prima Paul, Mick e gli altri, più di uno spettatore deve avere pensato che l'autore inglese non credesse più che un film potesse esprimere e tradurre in concrete proposte politiche una nuova coscienza morale da opporre alla cultura dominante. Un pessimismo radicale e sconfortante governava le storie di Loach, spronate a una riflessione sulle scelte di consumo individuali. Angie, la protagonista bionda e aggressiva di In questo mondo libero, si trasformava da prevaricata a prevaricatrice, da dipendente ad imprenditrice, da sfruttata a sfruttatrice, impiegando le persone come merci, svilendo la vita umana e infrangendo ogni legalità, dai contributi alla sicurezza, fino ad archiviare l'importante o orgogliosa lotta sindacale. Analogamente gli operai inglesi di un piccolo scalo ferroviario in Paul, Mick e gli altri erano testimoni attoniti e immobili della fase di transizione psicologica e sociale avvenuta durante il passaggio alla privatizzazione. La globalizzazzione e il nuovo capitalismo hanno secondo Loach sostituito la stabilità con l'incertezza, erodendo l'integrità dell'io e soprattutto indebolendo i legami di fiducia e di solidarietà tra i lavoratori. Il suo cinema più recente nasceva urgente e necessario dalla privatizzazione dell'economia britannica, che "marciando verso il progresso" mandava al macero attrezzature tecniche e relazioni umane. Così capitava, nel cinema come nella realtà, che i navigators superstiti di una sciagura ferroviaria dovessero camuffare da incidente stradale le (ir)responsabilità dell'azienda per non essere licenziati. Ma poi arriva in sala Il mio amico Eric e Loach ci concede finalmente di respirare e di dimenticare, nel tempo di una partita, i finali secchi e cupissimi dei film precedenti, di scordare, ancora, operai in competizione che rinunciano ai loro diritti per dimostrarsi convenienti e occupabili. È soltanto attraverso la ricostruzione del bene comune come concetto non negoziabile e il rifiuto dell'economia come unica regola per il progresso che sarà possibile recuperare i valori autentici e ribadirne l'efficacia. Ancora una volta Ken Loach procede in profondità nelle relazioni, nelle connessioni tra le persone, nelle scelte che le persone fanno, mancando magari il goal della vita ma centrando un passaggio impeccabile a smarcare un amico. Un perfetto tocco di esterno, quello di Eric Cantona e di Eric Bishop, geni nel calcio e nella vita, che trovano soluzioni semplici a problemi complessi.
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Eric Cantona
(46 anni) 26 Maggio 1966, Marsiglia (Francia) - Gemelli
Interpreta Eric (se stesso) nel film di Ken Loach Il mio amico Eric. Al cinema da venerdì 4 dicembre 2009. |
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(mymonetro: 3,47) |
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Eric Cantona
(46 anni) 26 Maggio 1966, Marsiglia (Francia) - Gemelli
Interpreta Eric (se stesso) nel film di Ken Loach Il mio amico Eric. Al cinema da venerdì 4 dicembre 2009. |
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