|
|
nicoj
|
sabato 30 gennaio 2010
|
il concerto
|
|
|
|
"Il concerto" commedia grottesca, a tratti esilarante, ma un poco macchinosa che, in alcuni momenti, scade come se sentisse la necessità forzata di far ridere.
Gli ebrei potrebbero essere gli stessi di "Train de vie", siamo 60 anni dopo, ma stavolta si fugge dalla Russia in direzione Parigi, la capitale della libertà ed... uguaglianza.
La musica è la parte centrale del film, una musica liberatoria che unisce le diversità; ebrei, zingari, immigrati clandestini, di nuovo tutti sullo stesso treno.
Un film poetico ma anche divertente. E' l'ironia, come in "Train de vie", a sconfiggere la dittatura. Un bel film.
|
|
|
[+] lascia un commento a nicoj »
[ - ] lascia un commento a nicoj »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lordrest
|
domenica 14 febbraio 2010
|
il concerto della vita
|
|
|
|
Il concerto di questo film non è un concerto a caso. E' un concerto per la libertà e per la verità, e si pone ad un unico obiettivo, che tra l'altro è più che giusto: Cambiare la vita dei protagonisti e di tutti i personaggi.
I protagonisti sono due: Andreï Filipov, magistralmente interpretato da Aleksei Guskov e Anne-Marie Jacquet, interpretata da Mèlanie Laurent, già nota per il ruolo di
Sosanna nel "Bastardi senza gloria" di Tarantino. I due sono rispettivamente: l'ex direttore dell'orchestra del Bol'soj, licenziato, umiliato e deluso, dal regime perché aveva ebrei nella sua orchestra, ora ridotto a lavare i pavimenti del suo amato teatro e una giovanissima violinista, con un grandissimo talento e dall'enorme successo commerciale.
[+]
Il concerto di questo film non è un concerto a caso. E' un concerto per la libertà e per la verità, e si pone ad un unico obiettivo, che tra l'altro è più che giusto: Cambiare la vita dei protagonisti e di tutti i personaggi.
I protagonisti sono due: Andreï Filipov, magistralmente interpretato da Aleksei Guskov e Anne-Marie Jacquet, interpretata da Mèlanie Laurent, già nota per il ruolo di
Sosanna nel "Bastardi senza gloria" di Tarantino. I due sono rispettivamente: l'ex direttore dell'orchestra del Bol'soj, licenziato, umiliato e deluso, dal regime perché aveva ebrei nella sua orchestra, ora ridotto a lavare i pavimenti del suo amato teatro e una giovanissima violinista, con un grandissimo talento e dall'enorme successo commerciale. Andreï capisce che la sua vita può cambiare quando scopre che l'orchestra del Bol'soj è stata invitata allo Chatlet di Parigi per un concerto, fingendosi la vera orchestra vuole finire il concerto che il regime non gli ha mai lasciato concludere, per questo duro compito userà qualsiasi espediente, anche non propriamente legale e facendo una nitida fotografia della Russia di oggi.
La storia, che alterna momenti divertenti e ironici a profonde riflessioni sull'immoralità di qualsiasi regime e alla completa soppressione della cultura durante la dittatura Sovietica, riesce a tenere un ritmo splendido nelle due ore di pellicola. La storia scorre fluida davanti agli occhi dello spettatore accompagnata da delle musiche eccezionali, che si integrano in modo perfetto nella trama, quasi a non essere semplicemente un riempitivo, ma bensì un completamento di questo film. Sono proprio le musiche che trascinano l'animo dello spettatore dentro al film, lo fanno diventare parte di esso, ti coinvolgono.
Questo film dimostra davvero tanto, dalla sua schietta ironia, ai suoi splendidi attori, tutto sempre e comunque a ritmo di Cajkovskij. Apre una finestra nuova sulla vita, una finestra che si apre a ritmo di violino, una finestra che si apre sulla nostra vita. La nostra vita che è proprio come questo grande, grosso e a volte un po' goffo, concerto.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a lordrest »
[ - ] lascia un commento a lordrest »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
asterione
|
domenica 14 febbraio 2010
|
il capolavoro di radu
|
|
|
|
Ripercorrendo uno spunto che ricorda quello di “Thank You Mrs Thatcher” (dove un gruppo di minatori trova il proprio riscatto in un concorso per bande musicali di paese), questo film bellissimo, un po’ Kusturica e un po’ Ken Loach, dall’intreccio narrativo semplice e avvincente, fa molto di più che portare alla luce un dramma mai sufficientemente divulgato (la deportazione degli ebrei nei gulag siberiani e la pulizia etnica del regime sovietico): è, infatti, uno dei più riusciti tentativi di un regista del vecchio blocco dell’est di fare i conti con la Russia di ieri e, soprattutto, di oggi. Lasciata dietro le spalle un’ideologia che non sapeva niente della libertà, questa stessa rimane sempre una nitida illusione, in un paese dove i soprusi e le differenze sociali sono diventate un muro più alto da oltrepassare della dittatura stessa; non dalle ideologie, ma dagli uomini può arrivare la sola risposta alla ricerca continua e incessante della vera libertà; l’arte (la musica in questo caso) diventa in questa splendida esaltazione lo strumento per eccellenza tramite il quale un gruppo di individui calpestati dalla storia può ritrovare davvero l’armonia con la vita ed il mondo, la stessa armonia incastonata nel volto duro e levigato, spigoloso ed estatico di Melanie Laurant.
[+]
Ripercorrendo uno spunto che ricorda quello di “Thank You Mrs Thatcher” (dove un gruppo di minatori trova il proprio riscatto in un concorso per bande musicali di paese), questo film bellissimo, un po’ Kusturica e un po’ Ken Loach, dall’intreccio narrativo semplice e avvincente, fa molto di più che portare alla luce un dramma mai sufficientemente divulgato (la deportazione degli ebrei nei gulag siberiani e la pulizia etnica del regime sovietico): è, infatti, uno dei più riusciti tentativi di un regista del vecchio blocco dell’est di fare i conti con la Russia di ieri e, soprattutto, di oggi. Lasciata dietro le spalle un’ideologia che non sapeva niente della libertà, questa stessa rimane sempre una nitida illusione, in un paese dove i soprusi e le differenze sociali sono diventate un muro più alto da oltrepassare della dittatura stessa; non dalle ideologie, ma dagli uomini può arrivare la sola risposta alla ricerca continua e incessante della vera libertà; l’arte (la musica in questo caso) diventa in questa splendida esaltazione lo strumento per eccellenza tramite il quale un gruppo di individui calpestati dalla storia può ritrovare davvero l’armonia con la vita ed il mondo, la stessa armonia incastonata nel volto duro e levigato, spigoloso ed estatico di Melanie Laurant. Bellissimo, commmovente, impedibile. Il film più bello dell’anno..
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a asterione »
[ - ] lascia un commento a asterione »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
laulilla
|
domenica 7 febbraio 2010
|
la rivoluzione è nella musica
|
|
|
|
La caduta rovinosa della Russia sovietica lascia molte macerie e molte ferite: dalle pacchianate kistch dei nuovi ricchi mafiosi, ai sogni infranti di chi ci aveva creduto, alle vite spezzate di chi si era opposto. Alle nequizie del regime non è subentrata un'organizzazione più giusta della società, anzi, per molti la situazione si è cristallizzata: i ruoli sono rimasti quelli di allora perché non è facile risalire in una società di furbi e violenti, e anche perché spesso non si è disposti a lottare per emergere nuovamente, quando mancano ormai le persone che avrebbero motivato quella lotta.
In questa Russia degradata e cinica si svolge la vicenda raccontata dal film, che ha per protagonista il grande maestro Filipov, direttore della prestigiosa orchestra del Bolshoj, ebreo e per questa ragione cacciato dagli uomini di Breznev, insieme agli orchestrali ebrei che suonavano con lui.
[+]
La caduta rovinosa della Russia sovietica lascia molte macerie e molte ferite: dalle pacchianate kistch dei nuovi ricchi mafiosi, ai sogni infranti di chi ci aveva creduto, alle vite spezzate di chi si era opposto. Alle nequizie del regime non è subentrata un'organizzazione più giusta della società, anzi, per molti la situazione si è cristallizzata: i ruoli sono rimasti quelli di allora perché non è facile risalire in una società di furbi e violenti, e anche perché spesso non si è disposti a lottare per emergere nuovamente, quando mancano ormai le persone che avrebbero motivato quella lotta.
In questa Russia degradata e cinica si svolge la vicenda raccontata dal film, che ha per protagonista il grande maestro Filipov, direttore della prestigiosa orchestra del Bolshoj, ebreo e per questa ragione cacciato dagli uomini di Breznev, insieme agli orchestrali ebrei che suonavano con lui. La storia è quella di un’avventurosa e rocambolesca risalita di Filipov, dei suoi amici di un tempo e di altri nuovi, soprattutto zingari, con agnizioni finali e trionfi parigini. Parrebbe una bella fiaba, ma il film è invece molto di più, intanto perché vi sono contenuti i ritratti affettuosi e teneri di questi artisti dimenticati da tutti, ormai abbandonati al loro destino di “ultimi”, che, nonostante tutto, non solo hanno conservato il loro amore per la musica, ma che, grazie proprio a questo, sono in grado di offrire anche un modello di società.
L’orchestra, come già ci aveva spiegato Fellini, può essere considerata quasi la metafora della società, che in questo caso dovrebbe abbandonare le pretese di diventare per sempre perfetta, per accontentarsi di piccoli progetti per la cui riuscita, di volta in volta, sono decisivi tutti, uomini e donne di ogni condizione e provenienza, che allo scopo devono essere organizzati. Questa specie di “armata brancaleone”, sulla quale nessuno è pronto a scommettere, è molto simile a quella che attraverso un viaggio avventuroso raggiungerà i confini russi in Train de vie, l’altro bellissimo film dello stesso regista. Mihaileanu si conferma davvero geniale nell’inventare storie in cui si fondono perfettamente storia e immaginazione, in cui l’arte del racconto retrospettivo (altra citazione felliniana?) assume il carattere della struggente rievocazione di un passato irripetibile, senza che ciò, però, comporti un eccessivo patetismo. Il sorriso, che nasce dall’indulgenza simpatetica verso i difetti umani, è dietro l’angolo e la cultura cosiddetta minore dei popoli dimenticati è lì a manifestare tutta la vitalità e l’energia che la contraddistinguono. Grande regia, dunque, e ottima interpretazione di tutti gli attori, in modo particolare di Aleksei Guskov, grande e sensibile direttore d'orchestra. Segnalerei, ancora, un'ultima citazione, parodistica in questo caso: la strage di San Valentino dal film A qualcuno piace caldo, testimonianza della cultura cinematografica "sincretica" del regista rumeno.
[-]
[+] filipov non è ebreo
(di lllo-olll)
[ - ] filipov non è ebreo
|
|
|
[+] lascia un commento a laulilla »
[ - ] lascia un commento a laulilla »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
jayan
|
lunedì 15 febbraio 2010
|
un capolavoro! tra i migliori degli ultimi anni!
|
|
|
|
Anche qui, come nel film "Le trein de vie", il regista Radu Mihaileanu eccelle nella sua bravura e originalità realizzando questo capolavoro, tra i migliori film degli ultimi anni. In questo film riesce a coniugare l'ironia, la comicità e il sarcasmo con il drammatico, il grottesco e il commovente, mantenendo anche una forma di suspence che coinvolge lo spettatore e gli crea l'attesa di vedere come finirà il film. Alla base di tutto c'è la musica, quella di Chaikowsky ma anche quella popolare russa e gitana, che fa da traid d'union del film, portando a compimento la missione che i musicisti si erano posti: fare un concerto in uno dei maggiori teatri di Parigi. Tutto inizia quando il direttore e l'orchestra del Bolscioi di Mosca vengono licenziati durante l'esecuzione del concerto per violino in Re maggiore di Tchiaikovsky, a causa del fatto che il direttore d'orchestra non ha espulso dall'orchestra il primo violino e altri orchestranti di origine ebraica, come lo stesso Breznev aveva ordinato (si era nel pieno della cacciata dgeli ebrei dall'Unione Sovietica).
[+]
Anche qui, come nel film "Le trein de vie", il regista Radu Mihaileanu eccelle nella sua bravura e originalità realizzando questo capolavoro, tra i migliori film degli ultimi anni. In questo film riesce a coniugare l'ironia, la comicità e il sarcasmo con il drammatico, il grottesco e il commovente, mantenendo anche una forma di suspence che coinvolge lo spettatore e gli crea l'attesa di vedere come finirà il film. Alla base di tutto c'è la musica, quella di Chaikowsky ma anche quella popolare russa e gitana, che fa da traid d'union del film, portando a compimento la missione che i musicisti si erano posti: fare un concerto in uno dei maggiori teatri di Parigi. Tutto inizia quando il direttore e l'orchestra del Bolscioi di Mosca vengono licenziati durante l'esecuzione del concerto per violino in Re maggiore di Tchiaikovsky, a causa del fatto che il direttore d'orchestra non ha espulso dall'orchestra il primo violino e altri orchestranti di origine ebraica, come lo stesso Breznev aveva ordinato (si era nel pieno della cacciata dgeli ebrei dall'Unione Sovietica). Sia il direttore, straordinariamente interpretato da Aleksei Guskov che gli altri sono costretti a fare lavori umili e a non poter suonare più per molti anni. Un giorno si presenta l'occasione di tornare a suonare, con un imbroglio, come orchestra del Bolscioi a Parigi, al posto dell'orchestra che li aveva miseramente sostituiti. Dopo una serie di imprevisti e disguidi, alla fine riusciranno a suonare, con la prima violinista francese. E il finale, che non posso rivelare, è splendido, estremamente commuovente. Anche l'esecuzione orchestrale dell'orchestra di Budapest è straordinaria, in sintonia piena con il film e con gli attori. Anche l'attore che interpreta il suonatore di violoncello e quello che fa le parti del manager economico dell'orchestra sono molto bravi. Davvero un film da non perdere. E' da vedere sul grande schermo.
[-]
[+] ma ti prego!
(di beauty mark)
[ - ] ma ti prego!
|
|
|
[+] lascia un commento a jayan »
[ - ] lascia un commento a jayan »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
redbaron990
|
giovedì 11 febbraio 2010
|
la musica nell'anima
|
|
|
|
"Il concerto" film sincero, ironico, a tratti emozionante, che dietro una trama magra e sull'orlo del surreale nasconde una piacevolezza ed una delicatezza difficili da rintracciare in altre pellicole. Con la superbe melodie di Tchaikovsky in sottofondo, inizia e finisce la storia di Andreï Filipov, ex direttore di orchestra del teatro bolshoi che, dopo trent'anni trascorsi nell'anonimato e nel rimpianto degli errori commessi, decide di sruttare una fortunosa occasione per rimmettersi in gioco e poter definitivamente pareggiare i conti con il passato.
Un film dove la musica è si la protagonista ma solamente perchè è essa ciò che unisce profondamente persone dalle origini più varie e tiene accesa la fiamma dentro i loro cuori.
[+]
"Il concerto" film sincero, ironico, a tratti emozionante, che dietro una trama magra e sull'orlo del surreale nasconde una piacevolezza ed una delicatezza difficili da rintracciare in altre pellicole. Con la superbe melodie di Tchaikovsky in sottofondo, inizia e finisce la storia di Andreï Filipov, ex direttore di orchestra del teatro bolshoi che, dopo trent'anni trascorsi nell'anonimato e nel rimpianto degli errori commessi, decide di sruttare una fortunosa occasione per rimmettersi in gioco e poter definitivamente pareggiare i conti con il passato.
Un film dove la musica è si la protagonista ma solamente perchè è essa ciò che unisce profondamente persone dalle origini più varie e tiene accesa la fiamma dentro i loro cuori.
Ciò che più colpisce di questa pellicola è però il generale senso di armonia che si percepisce alla fine dell'opera nella quale la musica classica non risulta mai pesante o difficile all'ascolto ma bensì, aiutata dall'ironia e dalla tenerezza dei dialoghi, fa venir voglia di precipitarsi in un negozio di dischi per essere ancora partecipi delle meravigliose sensazioni che un violino solista ed un'orchestra sono in grado di trasmettere.
In definitiva un film assolutamente da vedere (e forse anche da rivedere) nel quale non si sente la mancanza di niente ed ad ogni cosa è attribuito il giusto peso.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a redbaron990 »
[ - ] lascia un commento a redbaron990 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
porkupine666
|
domenica 7 marzo 2010
|
non sempre verità e bellezza coincidono.
|
|
|
|
«La bellezza è verità, la verità bellezza: è tutto ciò che sapete sulla terra e tutto ciò che vi occorre sapere.» Il celebre aforisma del grande romantico inglese John Keats dovrebbe trovare conferma nel più romantico dei film usciti negli ultimi tempi, romantico perché si regge su una storia punteggiata da una partitura musicale che spesso è presa a essenza stessa del romanticismo in musica, il Concerto per violino e orchestra op. 35 di Ciaikovski. Ma come si sa frasi gnomiche, detti proverbiali e massime lapidarie spesso fanno cilecca, ed è esattamente quello che è avvenuto in Il concerto, l'ultimo lavoro di Radu Mihaileanu; più che lavoro - a mio giudizio - si covrebbe parlare di capolavoro.
[+]
«La bellezza è verità, la verità bellezza: è tutto ciò che sapete sulla terra e tutto ciò che vi occorre sapere.» Il celebre aforisma del grande romantico inglese John Keats dovrebbe trovare conferma nel più romantico dei film usciti negli ultimi tempi, romantico perché si regge su una storia punteggiata da una partitura musicale che spesso è presa a essenza stessa del romanticismo in musica, il Concerto per violino e orchestra op. 35 di Ciaikovski. Ma come si sa frasi gnomiche, detti proverbiali e massime lapidarie spesso fanno cilecca, ed è esattamente quello che è avvenuto in Il concerto, l'ultimo lavoro di Radu Mihaileanu; più che lavoro - a mio giudizio - si covrebbe parlare di capolavoro. Il film funziona, coinvolge, intriga, diverte e commuove, senza un momento di stanchezza. Anche qualche sottolineatura non sa di ripetitività ma di iterazione, all'insegna di un mélo di cui Mihaileanu non fa risparmio, ma che si percepisce voluto, ricercato; così come è assolutamente, lucidamente e infallibilmente sollecitato il meglio che ci può stare in uno spettatore medio. E poco cambia se lo spettatore da medio si scopre uno dei rari nantes in grado di decodificare lo spirito yiddish (witz) oppure un sempliciotto nutrito a telenovelas e pellicole 'panettone'. La lacrimetta, neanche troppo furtiva e di certo confusa, spesso non saprà bene se dichiarare la provenienza dal pathos della vicenda personale dei protagonisti o dalla comicità di situazioni politicamente poco corrette, dove (vivaddio) si possono sfottere gli ebrei senza il rischio di passare per antisemiti, ricordare con ironica leggerezza i crimini del regime sovietico e, insieme, mettere il dito sulla piaga delle contraddizioni del nuovo capitalismo russo, troppo spesso organico (verrebbe di dire 'consentaneo') alla criminalità organizzata e agli oligarchi di cui la mafia si alimenta. Già, ma il Keats di cui in apertura che c'entra? C'entra eccome, perché questo film - che è tra quelli DA NON PERDERE - non contiene un'oncia di veridicità, apparendo falso, deliziosamente bugiardo, in tutti i suoi aspetti. A cominciare dal suo autore, che invece del nome ebraico del padre ha preferito mantenere una sorta di eteronimo, Mihaileanu, che, almeno al tempo in cui fu divisato, doveva sapere di romeno, ma senza kippah, quanto Schmidt sa di tedesco o Dupont di francese. O forse il film, pur non essendo verosimile, pur reggendosi su paradossi e simbolizzazioni continue, sembra finto ma invece è autentico; vero senza essere reale. Che male c'è, dopotutto? Per i destinatari (che spesso non sono i bambini, o almeno non soltanto bambini) le favole sono spesso certezze assolute. E a pensarci meglio la poesia di Keats non sbaglia, bellezza e verità coincidono; precisamente come avviene con la musica di Ciaikovski.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a porkupine666 »
[ - ] lascia un commento a porkupine666 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
movie response
|
lunedì 7 giugno 2010
|
per gli amanti della musica classica
|
|
|
|
Il grande direttore Andreï Filipov dell’orchestra del Bolshoi, nella Russia del regime comunista del 1980, durante l’esecuzione del concerto per violino e orchestra op.35 di Tchaikovsky, preparato con dedizione e precisione maniacale, viene clamorosamente interrotto da disposizioni del regime a causa di alcuni componenti ebrei della sua orchestra. Questa umiliazione lo porterà a cercare con frustrazione per 30 anni l’opportunità di poter rieseguire quel concerto, ovvero soddisfare il sogno di una vita. L’occasione gli si presenterà grazie ad un fax inviato alla nuova orchestra del Bolshoi... A quel punto solo la violinista Anne Marie Jacquet sarà la prediletta di Andreï, in grado di sostituire la musicista che 30 anni prima aveva accompagnato Andreï Filipov nella sua “follia”.
[+]
Il grande direttore Andreï Filipov dell’orchestra del Bolshoi, nella Russia del regime comunista del 1980, durante l’esecuzione del concerto per violino e orchestra op.35 di Tchaikovsky, preparato con dedizione e precisione maniacale, viene clamorosamente interrotto da disposizioni del regime a causa di alcuni componenti ebrei della sua orchestra. Questa umiliazione lo porterà a cercare con frustrazione per 30 anni l’opportunità di poter rieseguire quel concerto, ovvero soddisfare il sogno di una vita. L’occasione gli si presenterà grazie ad un fax inviato alla nuova orchestra del Bolshoi... A quel punto solo la violinista Anne Marie Jacquet sarà la prediletta di Andreï, in grado di sostituire la musicista che 30 anni prima aveva accompagnato Andreï Filipov nella sua “follia”.
Film dallo spirito deciso e finemente umoristico, in grado di suscitare emozioni e capace di far riflettere. Caso esemplare la frase che Andreï Filipov rivolge al vecchio dirigente comunista: “Pensaci, cos'è un concerto? Tante persone che si uniscono per un unico obiettivo, trovare l'armonia, questa è la musica, è la musica il vero comunismo!”
Ben evidente la vena ironica e farsesca, tipica di un film francese di questo stampo, a tratti grottesca e un po’ semplicistica dello stereotipo del comunismo e dei luoghi comuni sugli ebrei.
E’ bene tener presente che il film parla di musica, della bellezza armonica di un concerto dallo spirito romantico, e non pretende di essere un documentario storicamente attendibile.
Per gli amanti della musica classica: un film che vale la pena di vedere... e anche di rivedere una seconda volta se possibile, per apprezzarlo al meglio! Finalmente un po' di sana musica classica e un finale emozionante con tanti minuti di puro Tchaikovsky! La pellicola riesce a trasmettere le vibrazioni e le emozioni ispirate dall’ascolto del concerto per violino e orchestra op.35 del grande compositore, esponente del romanticismo russo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a movie response »
[ - ] lascia un commento a movie response »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
paul keating
|
giovedì 1 luglio 2010
|
picareschi personaggi in cerca di un'orchestra
|
|
|
|
L'occhio caustico di Radu Mihaileanu ci regala un'altra opera magistrale. Dopo l'ottimo Train de vie, il regista franco rumeno rispolvera il registro tragicomico di tradizione yiddish per raccontarci le disavventure di uno scalcinato gruppo di musicisti ebrei del teatro Bolshoi decisi a riconquistare il loro lavoro dopo che il regime di Breznev li aveva degradati, costringendoli a umili lavoretti per sbarcare il lunario. L'ex maestro russo Andrej Filipov, relegato a uomo delle pulizie per aver difeso la sua orchestra, intercetta nell'ufficio del direttore un fax di un prestigioso teatro di Parigi, desideroso di ospitare l'orchestra russa. Da qui il lampo di genio: radunare la sua vecchia orchestra per presentarsi a Parigi spacciandosi per la vera orchestra Bolshoi, trasformatasi ormai in un nugolo di musicisti mediocri, destinati a screditare il prestigioso teatro di fronte alla ribalta internazionale.
[+]
L'occhio caustico di Radu Mihaileanu ci regala un'altra opera magistrale. Dopo l'ottimo Train de vie, il regista franco rumeno rispolvera il registro tragicomico di tradizione yiddish per raccontarci le disavventure di uno scalcinato gruppo di musicisti ebrei del teatro Bolshoi decisi a riconquistare il loro lavoro dopo che il regime di Breznev li aveva degradati, costringendoli a umili lavoretti per sbarcare il lunario. L'ex maestro russo Andrej Filipov, relegato a uomo delle pulizie per aver difeso la sua orchestra, intercetta nell'ufficio del direttore un fax di un prestigioso teatro di Parigi, desideroso di ospitare l'orchestra russa. Da qui il lampo di genio: radunare la sua vecchia orchestra per presentarsi a Parigi spacciandosi per la vera orchestra Bolshoi, trasformatasi ormai in un nugolo di musicisti mediocri, destinati a screditare il prestigioso teatro di fronte alla ribalta internazionale. L'impresa si rivelerà più ardua del previsto, tra sketch rocamboleschi e musicisti beoni incapaci di un grado accettabile di disciplina. Il gruppo però saprà cementarsi, nel comune ricordo della violinista mandata nel gulag per aver rilasciato un'intervista a una radio americana, in cui denunciava le vessazioni del regime. La figlia della violinista, ignara dell'identità dei genitori, era stata salvata proprio da Andrej Filipov, che la ingaggia per il concerto. Lo svelamento finale, sublimato dalle note del concerto di Tchajkovsky, sarà il momento più lirico del film, in una sorta di parossistico climax, dove violinista e maestro affronteranno tutte le loro paure prima di abbandonarsi ad uno struggente abbraccio. Radu Mihaileanu conferma le sue doti narrative, la capacità di raccontare storie sofferte, atroci sofferenze con un taglio leggero, dove l'ironia si fonde a una struggente e dolcissima umanità. Straordinaria la caratterizzazione dei personaggi, tra clichè interrazziali e grottesche caricature; imperdibile il sedicente direttore d'orchestra anacronisticamente convinto di ripristinare il sogno comunista e i due ebrei ortodossi (padre e figlio) intenti a piazzare telefonini cinesi miracolosi nelle vie di Parigi.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a paul keating »
[ - ] lascia un commento a paul keating »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
filmicus
|
lunedì 5 aprile 2010
|
un concerto per l'europa.
|
|
|
|
Il Concerto,film assai bello di Mihaileanu,riproduce l'incantesimo consolatorio di Train de vie,cioè il rovesciamento, in forme immutate, di una verità di dolore e di distruzione in una fantasia di speranza e di salvezza.Costituisce così una duplice metafora sulla storia e sulla vita.La prima:la bacchetta strappata dalle mani del direttore d'orchestra,spezzata in due in nome di una ideologia e della discriminazione razziale,antisemita è la storia dell'Europa del novecento.Una cultura unitaria è frantumata e separata.Un'armonia(parola spesso ripetuta nel film)è interrotta ed a questa nostra Europa contemporanea manca una parte fondamentale:perduta prima nel lento cadere delle nevi di una lontana Siberia,poi nel fragore di una chitarra elettronica e di armi automatiche.
[+]
Il Concerto,film assai bello di Mihaileanu,riproduce l'incantesimo consolatorio di Train de vie,cioè il rovesciamento, in forme immutate, di una verità di dolore e di distruzione in una fantasia di speranza e di salvezza.Costituisce così una duplice metafora sulla storia e sulla vita.La prima:la bacchetta strappata dalle mani del direttore d'orchestra,spezzata in due in nome di una ideologia e della discriminazione razziale,antisemita è la storia dell'Europa del novecento.Una cultura unitaria è frantumata e separata.Un'armonia(parola spesso ripetuta nel film)è interrotta ed a questa nostra Europa contemporanea manca una parte fondamentale:perduta prima nel lento cadere delle nevi di una lontana Siberia,poi nel fragore di una chitarra elettronica e di armi automatiche.Fragore che rappresenta,con un eccesso che non va frainteso,la Russia moderna alla ricerca delle sue radici e tuttavia,quando il frastuono si attutirà, pronta(questo il senso della fila degli orchestranti a piedi,in cammino verso l'aereoporto) ad essere ancora parte integrante dell'Europa.Cadono e passano gli imperi non le culture dei popoli che sopravvivono e, sia pure in forme nuove, continuano.Mosca e Parigi,Tolstoi e Balzac torneranno a parlare per tutti gli Europei un linguaggio comune.L'orchestra riprenderà a suonare,si ricostruirà un'armonia cioè una civiltà comune.Se dunque la metafora sulla storia lascia aperta la via ad una concreta speranza,perchè il succedersi delle generazioni e delle memorie colllettive fa sì che nulla sia perduto per sempre,più cruda è la metafora sulla vita umana. Nella vita individuale quando una bacchetta è spezzata lo è per sempre.Una esperienza interrotta,un bene smarrito,una mano ed un sorriso che non ti cercano più,sono perdite oggettive,in quanto tali irrecuperabili.Così le sovvenzioni,gli strumenti,gli abiti,le ritrovate capacità tecniche dell'orchestra sono pura fantasia,cadono dal cielo come una manna.Manna di un sogno e dell'irrealtà.Così come è irreale la giovana violinista,fantasma affascinante della violinista vera morta in Siberia.Qui il film diviene puramente consolatorio ed evoca, sull'onda di una melodia eterna,emozione e commozione,sentimenti che hanno sempre campo libero quando la ragione non trova più parole capaci di alimentare una speranza.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a filmicus »
[ - ] lascia un commento a filmicus »
|
|
d'accordo? |
|
|
|