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wynorski guiaz '80s
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sabato 12 settembre 2009
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trascinami all'inferno
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La giovane banchiera Christine(Alison Lohman) vive felicemente col fidanzato Clay(Justin Long) e con un piccolo gatto. Un giorno, per ottenere una nomina dal suo capo(David Paymer) Chris nega una proroga alla vecchia e povera signora Ganush(Lorna Raver) che, per vendicarsi, scaglia sulla giovane ragazza una maledizione. Dopo tre giorni di inferno, Christine e Clay tentano una seduta spiritica per placare il demone che incombe sulla ragazza. Grande notizia: Sam Raimi torna a spaventare! Partiamo con una piccola 'immersione' nei vecchi e celeberrimi capolavori del regista, film come la trilogia de La Casa o il recente The Gift, più che altro soffermandoci sui primi. Li, in presenza di un ristretto budget, una storia eccellente, trucchi speciali artigianali ma efficaci e un set lugubre e inquietante, i film erano diventati dei cult dell'horror fantasy del tempo e furono addirittura banditi in molti stati.
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La giovane banchiera Christine(Alison Lohman) vive felicemente col fidanzato Clay(Justin Long) e con un piccolo gatto. Un giorno, per ottenere una nomina dal suo capo(David Paymer) Chris nega una proroga alla vecchia e povera signora Ganush(Lorna Raver) che, per vendicarsi, scaglia sulla giovane ragazza una maledizione. Dopo tre giorni di inferno, Christine e Clay tentano una seduta spiritica per placare il demone che incombe sulla ragazza. Grande notizia: Sam Raimi torna a spaventare! Partiamo con una piccola 'immersione' nei vecchi e celeberrimi capolavori del regista, film come la trilogia de La Casa o il recente The Gift, più che altro soffermandoci sui primi. Li, in presenza di un ristretto budget, una storia eccellente, trucchi speciali artigianali ma efficaci e un set lugubre e inquietante, i film erano diventati dei cult dell'horror fantasy del tempo e furono addirittura banditi in molti stati. Li Raimi giostrava il protagonista Ash J. Williams(il grande Bruce Campbell) facendogliene passare di tutti i colori invece in questo suo nuovo Trascinami All'Inferno, Sam se la prende(e anche ferocemente) con la povera Alison Lohman. I primi dieci minuti di film, ovvero nel terrificante proloco, Sam Raimi e lo sceneggiatore fratello Ivan Raimi mostrano il loro gusto personale e impressionante di come rendere perfetto, sin dalle prime sequenze, una pellicola horror contemporanea. Basti vedere al logo iniziale della Universal stile anni '80 oppure del colpo di scena che arriva quando meno te lo aspetti. Un vero e proprio colpo che ti fa sobbalzare sulla poltrona. La storia prosegue, apparentemente tranquilla, fino all'arrivo della demoniaca Lorna Raver(Ganush) truccata(ottimamente) come vecchia strega e un pò da zombie stile(non è uno scherzo) de La Casa. Da li in poi, il film riserva moltissimi spaventi(mai a buon mercato) che ti fanno spaventare realmente fino ad un finale inaspettato ancora in stile La Casa. Alla fine, il film stupisce, colpisce, impressiona e tiene col fiato serrato per tutta la visione mostrando un modo di fare cinema del tutto personale e che oggi, con i prodotti horror giovanilistici che passano di frequente al cinema, non stona, anzi insegna come girare un perfetto horror seguendo la passione di Sam Raimi e del suo 'divertimento' nel mostrare una storia macabra che sconfina lentamente all'inferno.
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[+] mah...sarà!!
(di sickboy)
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thx1138
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martedì 30 novembre 2010
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l'inferno del nostro quotidiano
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Sono passati più di vent'anni da quando Sam Raimi, con "La Casa" e il suo sequel, ha insegnato ad uno stupefatto pubblico che con un horror ci si potesse anche divertire oltre che terrorizzarsi, che al sangue e alla tragedia si potesse mescolare anche la commedia. Allora il pubblico godeva delle eroiche gesta di Ash (Bruce Campbell), rideva di lui e con lui, entusiasmato dalla sua folle lotta contro il demone candriano. Oggi, con "Drag me to hell", si assiste alle peripezie della giovane donna in carriera, Christine Brown, interpretata da Alison Lohman (che non sarà Campbell ma i suoi sforzi sono per lo meno accettabili), che dopo aver scelto di non concedere una terza proproga per il pagamento del mutuo a un'anziana, disperata, buffa ed inquietante gitana ( un'entusiasmante Lorna Raver), si vede scagliare dalla vecchia una terribile maledizione: la protagonista dovrà vedersela con una Lamia, uno spirito maligno che si impossesserà della sua anima trascinandola all'inferno dopo tre giorni: la lotta sarà senza quartiere e le armi a disposizione varie, compresi sacrifici apotropaici,medium e sensitivi.
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Sono passati più di vent'anni da quando Sam Raimi, con "La Casa" e il suo sequel, ha insegnato ad uno stupefatto pubblico che con un horror ci si potesse anche divertire oltre che terrorizzarsi, che al sangue e alla tragedia si potesse mescolare anche la commedia. Allora il pubblico godeva delle eroiche gesta di Ash (Bruce Campbell), rideva di lui e con lui, entusiasmato dalla sua folle lotta contro il demone candriano. Oggi, con "Drag me to hell", si assiste alle peripezie della giovane donna in carriera, Christine Brown, interpretata da Alison Lohman (che non sarà Campbell ma i suoi sforzi sono per lo meno accettabili), che dopo aver scelto di non concedere una terza proproga per il pagamento del mutuo a un'anziana, disperata, buffa ed inquietante gitana ( un'entusiasmante Lorna Raver), si vede scagliare dalla vecchia una terribile maledizione: la protagonista dovrà vedersela con una Lamia, uno spirito maligno che si impossesserà della sua anima trascinandola all'inferno dopo tre giorni: la lotta sarà senza quartiere e le armi a disposizione varie, compresi sacrifici apotropaici,medium e sensitivi. Il genio di Raimi, rituffatosi in un catartico horror, genere a lui assai congeniale, dopo due decadi è intatto, immutato: il mix tra commedia e horror funziona benissimo, ancora una volta,alcune scene sono davvero da antologia (la protagonista che inciampa sulla bara della vecchia e che si ritroverà sopra il suo corpo ne è un vivido esempio), gag brillanti e presunti colpi di scena si susseguono con ritmo serrato e incalzante. Ma, evoluzione la chiamano, questa volta, diversamente dal passato, c'è di più: Raimi invita il pubblico a riflettere sul decadimento dei nostri giorni, su un presente nel quale non c'è spazio per sentimenti come la pietà, l'amore o la solidarietà,dove l'hobbesiano homo homini lupus non è affatto un brocardo utopistico, un presente in cui la Lohman, per ottenere una promozione rinuncerà ai suoi valori morali di brava ragazza di campagna senza batter ciglio; lo incita a specchiarsi nel buio del suo quotidiano, un inferno costellato da scelte immorali ma quasi obbligate da una ricerca ossessivo-compulsiva del successo e dell'affermazione personale ad ogni costo riservandosi anche lo spazio per una satira non tanto sottile del sistema bancario americano e non; quasi lo sfida a confrontarsi con l'ideale di uomo moderno, lontano da cabala e superstizione, quando la Lohman paga diecimila dollari una medium per liberarla dal demone. Insomma questa volta, si è anche moralmente coinvolti da una sceneggiatura che, eccetto per qualche sbavatura dovuta ad un eccesso di zelo nel ricercare la giusta tensione narrativa, i fratelli Raimi costruiscono abilmente, quasi scherzando con tutti i clichè tradizionali , giocando sul labile filo dei conflitti interiori dello spettatore che, con l'eroina di turno dovrà compiere scelte difficili che vanno ben oltre il "credere/non credere" tipico di ogni horror convenzionale. Nel finale del film saranno in molti a storcere il naso per un colpo di scena largamente e forse volutamente preannunciato ma che ha il grande merito di non esser per nulla conciliante.Un horror personalissimo, tragico e comico, schizofrenico, caotico,entusiasmante e a volte un pò scontato, prorio come il nostro presente.
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everlong
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venerdì 28 gennaio 2011
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un consolidato raimi
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La prima cosa che mi è venuta in mente guardando Drag me to hell è stato il sospetto di trovarmi di fronte ad un horror anni '80. Raimi in questo suo nuovo horror/farsa ambisce a tornare alle origini, agli albori di quella "Casa" che tanto lo rese celebre ormai quasi trent'anni fa. Drag me to hell senza dubbio conferma lo stile di Raimi, molto ben caratterizzato e riconoscibilissimo: effetti speciali, scontri con lo spirito maligno di turno, sobbalzi sulla poltrona, tutto firmato inequivocabilmente Raimi. Detto questo però, la solidità del suo stile personale e i continui richiami a "Evil dead" non sono sufficienti a tessere solo elogi per questo horror, che definirei "d'altri tempi".
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La prima cosa che mi è venuta in mente guardando Drag me to hell è stato il sospetto di trovarmi di fronte ad un horror anni '80. Raimi in questo suo nuovo horror/farsa ambisce a tornare alle origini, agli albori di quella "Casa" che tanto lo rese celebre ormai quasi trent'anni fa. Drag me to hell senza dubbio conferma lo stile di Raimi, molto ben caratterizzato e riconoscibilissimo: effetti speciali, scontri con lo spirito maligno di turno, sobbalzi sulla poltrona, tutto firmato inequivocabilmente Raimi. Detto questo però, la solidità del suo stile personale e i continui richiami a "Evil dead" non sono sufficienti a tessere solo elogi per questo horror, che definirei "d'altri tempi". Senza dubbio la regia è buona e fa quadrato con una fotografia efficace, ma il film rimane comunque prevedibilissimo, con una totale assenza di suspense se non quella facile del sobbalzo sulla poltrona (silenzio assoluto, taglio, scena improvvisa a tutto volume), che per quanto in 2-3 casi risulta godibile, alla lunga annoia e cessa di avere risultati. Del resto puntare ad una suspense esclusivamente formale, e ridotta a piccoli salti qua e là, è un po' poco per un regista come Raimi. La sceneggiatura è alquanto povera e dopo circa venti minuti anche gli spettatori meno intuitivi potranno comprendere l'evoluzione del film nonché il finale stesso. Il bisogno di essere creduti e il bivio morale in cui si trova la protagonista verso la fine del film sanno troppo di "già visto" (tanto per cominciare si pensi alla saga The Ring busta/videocassetta, in cui bene o male eticamente i protagonisti vivono la medesima situazione). Il finale è del tutto in linea con la prevedibilità della sceneggiatura ma in esso questa pesa molto meno, perché si tratta di un finale decisamente anni '80, di quei finali che più che colpi di scena appaiono come il giudizio finale di un regista Caronte, nel traghettarci verso la fine, e giudice nell'ammonimento finale. Due stelle per essere obiettivi, ma Raimi è sempre Raimi per cui Drag me to hell è un film da vedere.
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(di sinphi)
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(di francesco2)
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frz94
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sabato 27 novembre 2010
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drag me to hell: grande sam!
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Frizzante, godibile, spaventoso, ben girato: queste a mio parere le caratteristiche del nuovo film di Raimi (il regista di film come la Casa).
Una dipendente di banca, bella e giovane, rifiuta di prorogare l'affitto a una zingara; quest'ultima per vendicarsi, essendo una specie di maga, evoca una Lamia, un demonio che giunto sulla terra avrà il compito di uccidere la ragazza, solo dopo averla tormentata per qualche giorno.
Niente di eccessivamente truculento, a tratti fumettistico; un film che regala comunque suspense e tensione e rara è la presenza di momenti morti: visioni, profezie, sedute spiritiche; c'è ne è per tutti i gusti.
Buoni gli effetti speciali che sopperiscono a un plot non troppo originale.
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Frizzante, godibile, spaventoso, ben girato: queste a mio parere le caratteristiche del nuovo film di Raimi (il regista di film come la Casa).
Una dipendente di banca, bella e giovane, rifiuta di prorogare l'affitto a una zingara; quest'ultima per vendicarsi, essendo una specie di maga, evoca una Lamia, un demonio che giunto sulla terra avrà il compito di uccidere la ragazza, solo dopo averla tormentata per qualche giorno.
Niente di eccessivamente truculento, a tratti fumettistico; un film che regala comunque suspense e tensione e rara è la presenza di momenti morti: visioni, profezie, sedute spiritiche; c'è ne è per tutti i gusti.
Buoni gli effetti speciali che sopperiscono a un plot non troppo originale. Una pellicola che merita una visione; ideale per una serata disimpegnata, ma non troppo.
Grande Sam!
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salvo pat
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venerdì 22 ottobre 2010
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drag me to raimi
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Per chi non conosce Raimi e la sua saga più famosa (per me è "la casa", per altri invece sarà "spiderman", che pure gradisco), questo film può risultare quantomeno indigesto. Nessun particolare salto dalla sedia se non in pochissime occasioni. E anche i colpi di scena, per chi è abituato a certi generi di film, non risultano essere indimenticabili. Molti criticheranno le scene al limite del "farsesco", in particolare le lotte tra la protagonista Christine e la zingara. E' straordinaria però la caratterizzazione dei personaggi principali che ci permette di immedesimarci in loro. I rimandi a "la casa" sono evidenti in particolare nelle scena della possessione a casa della medium.
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Per chi non conosce Raimi e la sua saga più famosa (per me è "la casa", per altri invece sarà "spiderman", che pure gradisco), questo film può risultare quantomeno indigesto. Nessun particolare salto dalla sedia se non in pochissime occasioni. E anche i colpi di scena, per chi è abituato a certi generi di film, non risultano essere indimenticabili. Molti criticheranno le scene al limite del "farsesco", in particolare le lotte tra la protagonista Christine e la zingara. E' straordinaria però la caratterizzazione dei personaggi principali che ci permette di immedesimarci in loro. I rimandi a "la casa" sono evidenti in particolare nelle scena della possessione a casa della medium. Sembra davvero di rivedere, a distanza di anni, Ash e company in lotta contro il maligno. Mi auguro davvero che questo lavoro di Raimi non sia un caso isolato e torni a farci spaventare, ridere, riflettere, come pochi sanno fare.
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paride86
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martedì 5 gennaio 2010
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horro usa e getta
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Sam Raimi torna all'horror e lo fa con un film che lascia senza fiato lo spettatore, tra colpi di scena a raffica e salti dalla poltrona, tutti realizzati mediante effetti speciali corposi e a volte piuttosto kitsch. Ma, a parte rare occasioni, il film manca di situazioni significative, sia per la tensione che per le ambientazioni.
La trama è risibile e finalizzata allo spavento.
Dopo averlo visto non lascia niente.
Sicuramente un buon film da cassetta, un horror usa e getta, ma niente di più.
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ciccio capozzi
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giovedì 17 settembre 2009
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le ragazze buone vanno pure all'inferno....
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“DRAG ME TO THE HELL” di SAM RAIMI; USA,09. Chris è una bancaria “normale”: né buona né cattiva. Per dimostrarsi tosta rifiuta una dilazione ad una signora, nonostante l’abbia implorata; costei le lancia una maledizione: una Lamia verrà a prenderla. Regista e sceneggiatore, insieme al fratello Ivan, nonché, produttore, S.R. rivela il talento geniale nel comporre un “classico” film del terrore, dalla trama semplice e incalzante, ma dalla messa in scena solida, che non viene mai meno sia nella tensione che nella costruzione delle situazioni, assurde ma credibili. Senza i soliti i effetti digitali, grazie a “effettisti” tradizionali di gran talento come J. Schwalm, per i meccanici, per quelli visuali J.
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“DRAG ME TO THE HELL” di SAM RAIMI; USA,09. Chris è una bancaria “normale”: né buona né cattiva. Per dimostrarsi tosta rifiuta una dilazione ad una signora, nonostante l’abbia implorata; costei le lancia una maledizione: una Lamia verrà a prenderla. Regista e sceneggiatore, insieme al fratello Ivan, nonché, produttore, S.R. rivela il talento geniale nel comporre un “classico” film del terrore, dalla trama semplice e incalzante, ma dalla messa in scena solida, che non viene mai meno sia nella tensione che nella costruzione delle situazioni, assurde ma credibili. Senza i soliti i effetti digitali, grazie a “effettisti” tradizionali di gran talento come J. Schwalm, per i meccanici, per quelli visuali J.D.Christensen, per il Makeup, Greg Nicotero, costruisce una cornice visionaria di finzione costantemente efficace e terrorizzante. Un film di genere? Certo; ma che suggerisce un apologo morale e politico sul “prendere decisioni”. Cioè il fare che, di fronte all’attuale crisi e all’impoverimento conseguente, obbedisce a regole stabilite senza tener conto dell’umanità e delle conseguenze delle decisioni: perché è in base a quelle che si è giudicati; non in relazione ai suoi effetti. In questo senso il film ci dice che anche la ragazzina più buonina, burrosa e dolce come l’attrice Alison Lohman, perfetta in questo ruolo, si trasforma in un’arpìa
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_melindo__
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lunedì 23 gennaio 2012
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un horror geniale
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Il più alto risultato cinematograficamente parlando del regista Sam Raimi, anche in grado di surclassare il celeberrimo La Casa, già di per sè un epico cult-movie. In Drag Me To Hell, Raimi dimostra di aver appreso la lezione di cinema horror che all'inizio anni 80 Kubrick e Friedkin avevano dato realizzando Shining e L'esorcista(probabilmente i due film horror più belli mai realizzati): non sempre un horror che si rispetti deve per forza essere scontato o senza alcun messaggio. Il sottofondo di critica sociale è proprio l'elemento che distingue Drag Me To Hell dai vari fil horror ipocriti e stupidi che girano di questi tempi. E' facile dare la colpa alla signora Ganush per le sofferenze che Christine dovrà patire, tanto quanto è facile dare la colpa a Christine per non avere aiutato la signora Ganush, ma in un mondo come il nostro, dove il perdono lascia il posto alla vendetta e dove il denaro conta più dei sentimenti, siamo proprio sicuri di come ci saremmo comportati in una simile situazione? Ovviamente è altrettanto semplice per uno spettatore che non conosce lo stile di Raimi scambiare Drag Me To Hell per un filmaccio scontato e soprattutto realizzato in modo grossolano, non sapendo che quest'ultima caratteristica è tipica dei film del nostro caro vecchio Sam, dall'imprescindibile La Casa all'esagerato Spiderman.
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Il più alto risultato cinematograficamente parlando del regista Sam Raimi, anche in grado di surclassare il celeberrimo La Casa, già di per sè un epico cult-movie. In Drag Me To Hell, Raimi dimostra di aver appreso la lezione di cinema horror che all'inizio anni 80 Kubrick e Friedkin avevano dato realizzando Shining e L'esorcista(probabilmente i due film horror più belli mai realizzati): non sempre un horror che si rispetti deve per forza essere scontato o senza alcun messaggio. Il sottofondo di critica sociale è proprio l'elemento che distingue Drag Me To Hell dai vari fil horror ipocriti e stupidi che girano di questi tempi. E' facile dare la colpa alla signora Ganush per le sofferenze che Christine dovrà patire, tanto quanto è facile dare la colpa a Christine per non avere aiutato la signora Ganush, ma in un mondo come il nostro, dove il perdono lascia il posto alla vendetta e dove il denaro conta più dei sentimenti, siamo proprio sicuri di come ci saremmo comportati in una simile situazione? Ovviamente è altrettanto semplice per uno spettatore che non conosce lo stile di Raimi scambiare Drag Me To Hell per un filmaccio scontato e soprattutto realizzato in modo grossolano, non sapendo che quest'ultima caratteristica è tipica dei film del nostro caro vecchio Sam, dall'imprescindibile La Casa all'esagerato Spiderman. Tuttavia, come amante di film horror, sono convinto che questo Drag Me To Hell passerà alla storia, per il coraggio che ha nel prendere quasi in giro lo spettatore e al contempo di stimolare riflessioni piuttosto attuali. Concludo con un plauso a Lorna Raver, che nel film interpreta Sylvia Ganush: a mio parere una nuova icona horror. Epico!
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calibanrage
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giovedì 1 ottobre 2009
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highway to hell
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Il ritorno di Sam Raimi al genere che tanto gli sta a cuore, dopo l'esperienza dei vari Spiderman. Finalmente direbbe qualcuno.
É la storia di Christine che lavora in una società finanziaria, una di quelle in cui per fare carriera bisogna essere squali, non guardare in faccia nessuno nè provare alcun sentimento per i propri clienti (a maggior ragione la compassione), e dove soprattutto si deve intraprendere una sfrenata e spregiudicata battaglia con i propri colleghi a chi lecca di più il culo al capo. Questo atteggiamento è sintetizzato alla perfezione dal collega di Christine, con cui si sta giocando la promozione. Ma l'ingenua Christine insiste sulla sua nobiltà d'animo e si rifiuta di giocare sporco, risultando un po' tonta come (d'altronde suggerisce lo sguardo da pesce timorato dell'attrice che la interpreta).
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Il ritorno di Sam Raimi al genere che tanto gli sta a cuore, dopo l'esperienza dei vari Spiderman. Finalmente direbbe qualcuno.
É la storia di Christine che lavora in una società finanziaria, una di quelle in cui per fare carriera bisogna essere squali, non guardare in faccia nessuno nè provare alcun sentimento per i propri clienti (a maggior ragione la compassione), e dove soprattutto si deve intraprendere una sfrenata e spregiudicata battaglia con i propri colleghi a chi lecca di più il culo al capo. Questo atteggiamento è sintetizzato alla perfezione dal collega di Christine, con cui si sta giocando la promozione. Ma l'ingenua Christine insiste sulla sua nobiltà d'animo e si rifiuta di giocare sporco, risultando un po' tonta come (d'altronde suggerisce lo sguardo da pesce timorato dell'attrice che la interpreta). Un giorno nell'ufficio si presenta una disgustosa e sudicia vecchia gitana che chiede una proroga ai pagamenti che deve alla banca, e che, dopo averla implorata, di fronte al rifiuto di Christine che deve tutelare gli interessi della finanziaria minaccia di vendicarsi su di lei per averla umiliata di fronte ai presenti. La vendetta della vecchia non stenterà a riproporsi quando in un garage va di scena la colluttazione con la donna, nella quale entrambe ritrovano un'energia che finora non avevano palesato, il tutto condito dalla maledizione finale con tanto di invocazione al demone a cui chiede di tormentarla: ora che la trama è stata imbastita, proprio durante la lotta fra i due, finalmente, si inizia a vedere lo stile singolare di Raimi, che fino a questo punto del film aveva optato per una regia piuttosto impersonale.E con tutta onestà era l'aspetto del film che mi interessava di più. Perchè chi conosce il Raimi autore, non quello di Spiderman, sa cosa si deve aspettare da un suo film. Di sicuro non una trama originale, o una storia altamente significativa, ma piuttosto un codice di espressione. Tutto il film ora sa di ridicolo e di presa in giro dello spettatore: Sam Raimi ci mette il suo nella caratterizzazione della vecchia, che sembra essersi mantenuta sottovuoto dai tempi (di certo più gloriosi) della serie La Casa. Dopo tanti anni le foglie tornano a muoversi sospinte dal vento, i personaggi solitario in casa, spaventati da cigolii molesti, oggetti che inizano a sbattere, finestre che si infrangono, i tagli storti dell'inquadratura e i tumultuosi movimenti di camera che preannunciano la presenza di un'entità maligna. La comicità nelle colluttazioni con la vecchia strega e con il demone, il grottesco funerale zingaresco, la cena di Christina con la famiglia del fidanzato, in pieno stile americano, che ripete frasi fatte alla John Wayne, con i primi piani delle loro bocche liftate, e altre scene fini a se stesse inserite in un contesto estraniante portano ad un'escalation di follia che culmina nel finale, che assume tratti assurdi ed estremamente comici, quasi ai livelli de “L'armata delle tenebre”. Questo crescendo, immagino non farà altro che aumentare lo sbigottimento di alcuni spettatori che, non conoscendo Raimi, si aspetteranno tensione e paura in un film erroneamente etichettato come horror, che invece, con autoironia, diventa parodia del genere stesso filtrato attraverso gli occhi (e il linguaggio) del giovane/vecchio Raimi.
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dandy
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martedì 5 aprile 2011
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provaci ancora sam.
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Raimi tenta di tornare alle atmosfere degli esordi,dei film che fecero(giustamente)la sua fortuna,da "La casa" a "L'armata delle tenebre".Ma manca del tutto l'obbiettivo,e mi sorprende non poco vedere tutte queste critiche entusiaste,nonchè gente affermare cose del tipo"con questo film,Raimi è tornato finalmente alle origini".Siamo lontani anni luce dalla genialità dei suoi primi film.Qui si cerca di unire il mix di horror e farsa con lo spessore sociologico e morale,prendendo di mira l'arrivismo e la brama di far carriera.Non c'è però idea o sequenza che non si preveda prima di vederla,e non manca qualche tocco razzista nel ritratto della zingara (dopotutto perde la casa perchè non paga,quindi dovrebbe starsene buona anzichè lanciare fatture).
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Raimi tenta di tornare alle atmosfere degli esordi,dei film che fecero(giustamente)la sua fortuna,da "La casa" a "L'armata delle tenebre".Ma manca del tutto l'obbiettivo,e mi sorprende non poco vedere tutte queste critiche entusiaste,nonchè gente affermare cose del tipo"con questo film,Raimi è tornato finalmente alle origini".Siamo lontani anni luce dalla genialità dei suoi primi film.Qui si cerca di unire il mix di horror e farsa con lo spessore sociologico e morale,prendendo di mira l'arrivismo e la brama di far carriera.Non c'è però idea o sequenza che non si preveda prima di vederla,e non manca qualche tocco razzista nel ritratto della zingara (dopotutto perde la casa perchè non paga,quindi dovrebbe starsene buona anzichè lanciare fatture).Inoltre comincia a stufare l'accanimento facile e sadico del regista verso i suoi protagonisti(Christine non è che una sorella più sfigata di Peter Parker).Gli effetti speciali di Kurtzman,Nicotero e Berger(collaboratori di lunga data di Raimi) sono perlpopiù digitali e mediocri,o puntati più sullo schifo che sulla paura.Comunque stravisti.Prevedibile anche il finale pessimista.Insomma più che un film di Sam Raimi sembra il film di qualcuno che cerca malamente di imitarne lo stile iniziale,ma con i canoni odierni e alla bell'e meglio.Ho sentito che Raimi deve girare il seguito de "L'armata delle tenebre",con Bruce Campbell di nuovo nei panni di Ash.L'uscita è prevista per il 2013.Speriamo faccia meglio che qui.
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[+] razzista?
(di francesco2)
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