|
laulilla
|
lunedì 15 marzo 2010
|
quattro donne iraniane nel 1953
|
|
|
|
Ciò che spinge queste donne lontano dalla loro città, che è Teheran nel 1953, cioé alla vigilia della caduta di Mossadeq, è il peso di un maschilismo ottuso e violento, che ciascuna di loro non é più disposta a sopportare. Un fratello odioso e prepotente vorrebbe impedire a Munis di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; un marito ottuso ha tarpato le ali della moglie Fakhri, togliendole anche la voglia di cantare; la giovane Faezeh è stata brutalmente stuprata, mentre Zarin é costretta a prostituirsi ed è ormai così stanca e umiliata da non distinguere più neppure i volti degli uomini che quotidianamente deve ricevere nello squallore del bordello.
[+]
Ciò che spinge queste donne lontano dalla loro città, che è Teheran nel 1953, cioé alla vigilia della caduta di Mossadeq, è il peso di un maschilismo ottuso e violento, che ciascuna di loro non é più disposta a sopportare. Un fratello odioso e prepotente vorrebbe impedire a Munis di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; un marito ottuso ha tarpato le ali della moglie Fakhri, togliendole anche la voglia di cantare; la giovane Faezeh è stata brutalmente stuprata, mentre Zarin é costretta a prostituirsi ed è ormai così stanca e umiliata da non distinguere più neppure i volti degli uomini che quotidianamente deve ricevere nello squallore del bordello. La rivoluzione iraniana pare riportare vita e speranza a Munis, mentre le altre donne sembrano trovare il coraggio di abbandonare la precedente condizione per rifugiarsi in un luogo isolato, quasi edenico, in cui si sentono protette. La fine della speranza rivoluzionaria, per Munis significherà la messa in atto di quel proposito di suicidio, che da tempo aveva vagheggiato, ma per le altre segnerà il ritorno alla condizione precedente, Colpisce nel film la bellezza della fotografia, classicamente pulita, nitidissima, emblematica della situazione quasi atemporale, in cui sono costrette a muoversi le quattro donne, e non solo nel loro rifugio isolato, ma anche nella rigida e immobile realtà iraniana. Si tratta, secondo me, di un film molto interessante e singolare (tratto dal romanzo di una scrittrice iraniana, Shahrnush Parsipur), in cui si mescolano elementi storico-realistici con elementi magici, non sempre facili da interpretare nonostante la regista si sia impegnata per rendere credibili, nel mondo occidentale, situazioni e personaggi molto legati a una cultura diversa. In ogni caso, alcuni elementi che parrebbero legati al "meraviglioso" delle fiabe orientali, contengono, mi pare, elementi presenti anche nella nostra cultura: in primo luogo il "locus amoenus," edenica rappresentazione di un rifugio ideale, per lo più a contatto con una natura amica, in cui è possibile riposare lo spirito tormentato dalle passioni o dal male di vivere; in secondo luogo l'acqua, elemento di purificazione, necessario per accedervi: per tutte e quattro le protagoniste del film l'immersione in un limpido specchio d'acqua, infatti, è la condizione per sospendere le angosce individuali isolandosi dalla realtà dolorosa che stanno vivendo. Fra i due livelli del film: quello della storia (che viene realisticamente evocata con le scene dei cortei e dell'organizzazione della lotta, della presenza dei militari e della loro efferatezza) e quello del rifugio in una realtà fantastica non mi pare che esista una compiuta e convincente sintesi artistica.
[-]
[+] ottimo, e non merita tre stelle
(di francesco2)
[ - ] ottimo, e non merita tre stelle
|
|
|
[+] lascia un commento a laulilla »
[ - ] lascia un commento a laulilla »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
domenico a
|
sabato 6 marzo 2010
|
un film perfetto
|
|
|
|
Una vera sorpresa, un bellissimo film che ricorda i tempi andati; rimandi a immagini alla Pasolini di Uccellacci e Uccellini, debiti formali e narrativi con Bergman, qualcosa che ci ricorda Adua e le compagne di Pietrangeli; una commistione perfetta, un amalgama ben riuscita che a parole non può essere data. Un film che ha una particolare e splendida fotografia di Martin Gschlacht, una colonna sonora armoniosa e toccante di Ryuichi Sakamoto e Abbas Bakthtiari e un montaggio a più mani essenziale e rigoroso. Un’opera prima di una regista iraniana che vive negli Stati Uniti e che è una vera rivelazione e di cui sentiremo sicuramente parlare. La Neshat proviene dalla fotografia (e si vede in tutte le inquadrature che potrebbero essere immagini fisse) e dalla video arte; ha dichiarato di «aver affrontato la sfida del cinema con la collega Shoja Azari: abbiamo redatto almeno 80 diverse stesure della sceneggiatura.
[+]
Una vera sorpresa, un bellissimo film che ricorda i tempi andati; rimandi a immagini alla Pasolini di Uccellacci e Uccellini, debiti formali e narrativi con Bergman, qualcosa che ci ricorda Adua e le compagne di Pietrangeli; una commistione perfetta, un amalgama ben riuscita che a parole non può essere data. Un film che ha una particolare e splendida fotografia di Martin Gschlacht, una colonna sonora armoniosa e toccante di Ryuichi Sakamoto e Abbas Bakthtiari e un montaggio a più mani essenziale e rigoroso. Un’opera prima di una regista iraniana che vive negli Stati Uniti e che è una vera rivelazione e di cui sentiremo sicuramente parlare. La Neshat proviene dalla fotografia (e si vede in tutte le inquadrature che potrebbero essere immagini fisse) e dalla video arte; ha dichiarato di «aver affrontato la sfida del cinema con la collega Shoja Azari: abbiamo redatto almeno 80 diverse stesure della sceneggiatura. Volevamo rendere la storia di queste donne in un'epoca così poco raccontata al massimo livello di commestibilità per il pubblico cinematografico».
La storia è ambienta a Teheran nel 1953. Sullo sfondo, ma neanche troppo, del colpo di stato che segnerà la fine del sogno democratico e il ritorno di Reza Pahlavi, lo Scià, sul trono con la complicità degli Inglesi e degli Americani per il solito controllo del petrolio. In quei momenti drammatici, fatti di manifestazioni, scontri e morti, quattro donne di diversa estrazione sociale, una ex attrice sposata e infelice con un generale, una prostituta, una ragazza che non si vuole sposare e la sua migliore amica cercano di sopravvivere ai loro destini tragici stabiliti dagli uomini. Fakhiri, sposata senza amore, prende il coraggio dopo aver rincontrato il grande amore della sua vita e lascia il marito ma la fiamma di un sentimento trascorso è solo suo e non dell’uomo; Zarin è una prostituta abusata dagli uomini di cui non distingue più i volti; Munis è una giovane donna con un'appassionata coscienza politica che resiste all'isolamento impostole dal fratello, Faezeh sogna di sposare l'uomo che ama… A un passo dalla liberazione personale che è anche il trionfo della democrazia del proprio Paese, sfuma il tutto con il golpe militare organizzato dalla CIA. Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin lasceranno la città e si incontreranno in una villa di campagna, sole e vicine alla terra, uno luogo sereno, bucolico, lontano dagli orrori degli uomini e dove dimenticare i soprusi, la sopraffazione, la violenza, il suicidio, lo stupro. Ma purtroppo per loro la Storia le raggiunge e riporta l’orrore che avevano abbandonato.
[-]
[+] rivelazione
(di niki m)
[ - ] rivelazione
|
|
|
[+] lascia un commento a domenico a »
[ - ] lascia un commento a domenico a »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
august robert fogelbergrota
|
mercoledì 17 marzo 2010
|
un acanto d'amore d'amore nei confronti dell'iran
|
|
|
|
Shirin Neshat e Shoja Azari sono due affascinati signore iraniane che ci hanno regalato nonostante alcune forzature e delle piccole imprecisioni tecniche e eccessivi tetaralismi un'opera molto bella, un film in costume simile a quei lavoro di visconti primo tra tutti Senso (1957) dove la parola melodramma significa la fusione di tutte le arti ivi comprese quella filmica. in un elegante tenuta di campagna dove troviamo tutta l'eleganza del magnifico modernismo iraniano tra il 1930 e il 1979 anno della proclamazione della repubblica islamica troviamo le storie di quattro donne che s'intrecciano e storie di quattro donne , Munis , Faezeh, Fakhiri e Zarin .
[+]
Shirin Neshat e Shoja Azari sono due affascinati signore iraniane che ci hanno regalato nonostante alcune forzature e delle piccole imprecisioni tecniche e eccessivi tetaralismi un'opera molto bella, un film in costume simile a quei lavoro di visconti primo tra tutti Senso (1957) dove la parola melodramma significa la fusione di tutte le arti ivi comprese quella filmica. in un elegante tenuta di campagna dove troviamo tutta l'eleganza del magnifico modernismo iraniano tra il 1930 e il 1979 anno della proclamazione della repubblica islamica troviamo le storie di quattro donne che s'intrecciano e storie di quattro donne , Munis , Faezeh, Fakhiri e Zarin . mentre il ruolo della prostituta Zarin non sembra per niente convincente nonostanle la bellezza e il fascino della protagonista Mina Azarian equello della militante politica Pegah Munis Feridoni (che pure è uan bravissima attrice) sono molto convincenti Farrokhlagha (Pegah Feridoni) moglie di un odioso generale é soprattutto la ragazzina zrain un affasciante Orsolya Tóth che scopre la modernitá. la fotografia dell'austriaco Martin Gschlacht è bellissima di un essenzialità ed il montaggio di George Cragg é da vero capolavoro. le musiche del giaponese Ryuichi Sakamoto sono bellissime e alternano anche melodie tradizionali. Un film bello ma che purtroppo per un'eccessiva retorica non si innalza dal voto ottimo nonostante bellissimi momenti come l'accoltellamento di un giovane militare e la scena della festa. quando il popolo iraniano riuscirà a vedere un film simile nelle sue sale cinematografiche e a produrlo in casa propria si potrà essere soddisfatti perché segnerà la fine di governi autoritari e dispotici bastai sulla forza bruta. Un 'opera che dovrebbe essere fatta vedere in tutte le scuole
Robert Fogelberg Rota
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a august robert fogelbergrota »
[ - ] lascia un commento a august robert fogelbergrota »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francesco2
|
domenica 21 marzo 2010
|
racconti dall'iran
|
|
|
|
Quando dieci anni fa "Il cerchio"vinse a Venezia, già allora si parlò di premio all'ennesimo film iraniano sulla condizione femminile.Ovviamente, queste parole furono dette prima dell'11 Settembre e delle polemiche sull'Islam che ne seguirono.Questo era uno dei motivi per avvicinarsi a questo lavoro di un'artista iraniana "sperimentata" , che però per la prima volta si cimenta con la regia, con un misto di interesse e circospezione: non sarà l'ennesima opera “che piace alle Giurie dei Festival?”Altro motivo di interesse era valutare se l'approccio non fosse piuttosto quello di "Viaggio a Kandahar", dove più che concentrarsi su un intreccio di storie non si focalizzassero le storie di uno o massimo due protagonisti, al tempo stesso del film e della società in cui sono inseriti(?)
E’ lecito ipotizzare che quest'artista-regista abbia (ri)preso l'iniziativa di un cinema corale,dove però le storie di queste donne non si limitano(sic!)a formare un collage in cui ogni storia è collegata all'altra e ad essa rimanda, fino ad un finale da "Prima della pioggia"dove gli ultimi momenti rimandano all'inizio(Come in un "Cerchio",appunto:che forme assumono in questo caso le lancette dell'orologio?)In parte, più banalmente,la Neshat fa sì che le storie si colleghino tutte tra di loro nel senso che le protagoniste si accolgono reciprocamente;vedi la moglie tradita che accoglie le due sorelle e la cura(Purtroppo inutile) riservata al mondo.
[+]
Quando dieci anni fa "Il cerchio"vinse a Venezia, già allora si parlò di premio all'ennesimo film iraniano sulla condizione femminile.Ovviamente, queste parole furono dette prima dell'11 Settembre e delle polemiche sull'Islam che ne seguirono.Questo era uno dei motivi per avvicinarsi a questo lavoro di un'artista iraniana "sperimentata" , che però per la prima volta si cimenta con la regia, con un misto di interesse e circospezione: non sarà l'ennesima opera “che piace alle Giurie dei Festival?”Altro motivo di interesse era valutare se l'approccio non fosse piuttosto quello di "Viaggio a Kandahar", dove più che concentrarsi su un intreccio di storie non si focalizzassero le storie di uno o massimo due protagonisti, al tempo stesso del film e della società in cui sono inseriti(?)
E’ lecito ipotizzare che quest'artista-regista abbia (ri)preso l'iniziativa di un cinema corale,dove però le storie di queste donne non si limitano(sic!)a formare un collage in cui ogni storia è collegata all'altra e ad essa rimanda, fino ad un finale da "Prima della pioggia"dove gli ultimi momenti rimandano all'inizio(Come in un "Cerchio",appunto:che forme assumono in questo caso le lancette dell'orologio?)In parte, più banalmente,la Neshat fa sì che le storie si colleghino tutte tra di loro nel senso che le protagoniste si accolgono reciprocamente;vedi la moglie tradita che accoglie le due sorelle e la cura(Purtroppo inutile) riservata al mondo.E' questo che ci permette una lettura più interessante.Essere "fuori dal mondo" è un'esperienza di gruppo(La solidarietà del sesso debole contro gli oppressori)ma anche individuale:al di là della fine-inizio, quasi un suicidio ascetico da santone orientale,una delle protagoniste durante una manifestazione si trova(O si sente?)sola in mezzo alla folla:dunque un auto-isolamento(Altro che la “Fede laica” dei “Cuori sacri”nostrani!) e da soli e con gli altri, quasi la ricerca di una verità “Altra” che la folla soffoca, anche quando scenda in piazza animata da nobili intenzioni.Pensandoci meglio, questa doppia angolazione offre un’altra chiave di lettura del delicato e sensibile filmetto:se si pensa ai momenti in cui le protagoniste si allontanano(Dai fratelli, dal mondo,non credo proprio da loro stesse) lo fanno IN GRUPPO,dipinte credo come ombre, in delle strade appena tratteggiate;quando pregano, riprese con abilità e perizia, lo fanno da sole.Dunque,e forse non è così banale,una FUGA attraverso dei (Bei)sentieri ma anche verso l’ALTRO,la TRASCENDENZA.Che non mi sembra un’alienazione monacale, ma piuttosto un distacco da una realtà soffocante per ritrovare loro stesse ed essere, a volte, utili alla società che le circonda.Senza dimenticarsi l’attenzione riservata alla natura:la strada,l’acqua, persino la terra scelta come rifugio per simulare un suicidio.Quasi si stabilisse una maggiore simbiosi con gli elementi della natura che non con l’altro sesso(Non dimentichiamoci il titolo!Italiano?).
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a francesco2 »
[ - ] lascia un commento a francesco2 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|