|
di Alessandra Levantesi La Stampa
All'inizio District 9 sembra un omaggio ai vecchi B movie di fantascienza girato in stile scherzoso di finto documentario. Da 20 anni nel cielo sopra Johannesburg staziona un'astronave, mentre gli alieni trovati a bordo vivono chiusi in una bidonville recintata, il cui nome (vedi titolo) evoca non a caso il «District 6» dove erano confinati i neri durante l'Apartheid. Francamente nessuno vorrebbe avere per vicini di casa questi simil aragostoni: devastano tutto, si esprimono a grugniti, sono sozzoni e anche violenti.
»
|
|
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Se ci sono creature che ingrandite a dovere ispirano orrore al 99 per cento degli umani, sono gli insetti. Se c'è un posto dove un'astronave non dovrebbe mai approdare, questa è Johannesburg. Bene, in District 9 succede proprio questo: un enorme disco volante in panne vomita sulla metropoli sudafricana una massa di alieni mostruosi, metà gamberi metà cavallette, ma denutriti e bisognosi di cure. Le autorità li accolgono, si fa per dire, parcheggiandoli in una baraccopoli battezzata District 9 (come il District 6 di triste memoria riservato ai "negri" durante l'apartheid).
»
|
|
|
|
di Boris Sollazzo Liberazione
«Adoro vedere i Gamberoni morire». Una scena che potremo vedere molto presto- e che alcuni, dando fuoco a barboni, uccidendo per dei biscotti, bruciando con dei raid interi insediamenti, avranno già messo in atto-, solo con altre espressioni, tipo "zingari, negri di merda, immigrati bastardi". Fatevi un giro sui social network, andate in autobus, oppure fermatevi in Parlamento e scoprirete come una cappa di razzismo, sempre più tollerato e fomentato, ci stia distruggendo. L'odio per il diverso, che lo sia per identità sessuale o colore della pelle, ormai è diventato un valore.
»
|
|
di Cristina Piccino Il Manifesto
Si era arenata nel cielo sporco di Johannesburg quella grossa astronave e quando dopo tre mesi senza segni di vita né comunicazioni le autorità sudafricane erano entrate all'interno avevano trovato una popolazione bipede di grossi anfibi disidratati, laceri, senza possibilità di rimpatrio. Lo stesso smarrimento che attraversa i volti di chi solca i mari scaraventato dalle onde sulle rive di Lampedusa, o altrove, e ora respinto prima di toccare terra. Ai sudafricani non resta che accoglierli controvoglia, li chiudono in un centro d'accoglienza permanente, il District 9, che diventa presto un lager, un ghetto circondato da filo spinato, odio degli «umani», pattugliato dalla polizia e dove bande di criminali fanno affari spacciando cibo per gatti di cui gli alieni vanno pazzi, una sorta di eroina che li rende felici.
»
|
|
|
|
di Roberto Nepoti La Repubblica
Un film di fantascienza a medio budget che, malgrado il divieto ai minori di 17 anni, ha fatto concorrenza ai vari "Transformers". Buona parte del merito va alla strategia di marketing che ha prodotto molte aspettative nel popolo di Internet: attese niente affatto deluse. Il soggetto, sviluppato da un "corto" del regista, postula che gli extraterrestri siano arrivati a Johannesburg; ma, intrecciando la fantasy con il pamphlet politico, il film fa degli alieni non gli aggressori, bensì una colonia di rifugiati vittime della xenofobia come fossero migranti terrestri.
»
|
|
di Alberto Castellano Il Mattino
Dopo essersi affermato come genietto degli effetti speciali e regista di spot pubblicitari, il trentenne sudafricano Neill Blomkamp fa il suo esordio sul grande schermo grazie alla sponsorizzazione di Ridley Scott e del neozelandese Peter Jackson, autore della trilogia del «Signore degli Anelli». «District 9», prodotto proprio da Jackson, sta già diventando un cult per il modo insolito di gestire metaforicamente la fantascienza e di dare a stereotipi e iconografie una valenza politica e antirazzista.
»
|
|
|
|
Le Monde
"District 9" : les extraterrestres débarquent en Afrique du Sud
Au cinéma, les extraterrestres ont leur place de stationnement préférée : au-dessus des Etats-Unis, vers Washington de préférence. Neill Blomkamp fait s'arrêter un immense vaisseau spatial au-dessus de Johannesburg, et rien que pour ça, ce réalisateur né en Afrique du Sud mérite notre reconnaissance. Elle ne s'arrête pas là : son film, le premier long-métrage qu'il ait réalisé, est aussi brutal que réfléchi. Il s'abandonne aux plaisirs un peu coupables de la série B sans jamais perdre de vue son origine (l'histoire de l'Afrique du Sud au temps de l'apartheid) et sa destination (un inventaire contemporain de cet héritage).
»
|
|
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Chiamiamola pure fantascienza. Ma la storia di questi robot alieni né nemici né amici, ghiotti di cibo per gatti, sbarcati nel 1989 da un' astronave in parcheggio spaziale nel cielo sopra Johannesburg e rinchiusi dal governo sudafricano in un centro d' accoglienza ghetto-lager dove son detti gamberoni, ci appartiene, né possiamo escluderla dal nostro futuro. Vediamo già il circo mediatico, un super «Ballarò» ed il premier che a «Porta a porta» ci rassicura che è tutto ok. Ma quando inizia la deportazione di massa, il capo delle operazioni resta contagiato dal tentacolare Dna.
»
|
|
|
|
di A. O. Scott The New York Times
For decades — at least since Orson Welles scared the daylights out of radio listeners with “War of the Worlds” back in 1938 — the public has embraced the terrifying prospect of alien invasion. But what if, notwithstanding the occasional humanist fable like “E.T.,” all those movies and television programs have been inculcating a potentially toxic form of interplanetary prejudice?
“District 9,” a smart, swift new film from the South African director Neill Blomkamp (who now lives in Canada and who wrote the screenplay with Terri Tatchell), raises such a possibility in part by inverting an axiomatic question of the U.
»
|
|
di Anthony Lane The New Yorker
Neill Blomkamp’s “District 9” has been out for a while, but audiences continue to gather, lured by rumors of a hybrid—a writhing, snapping chunk of science fiction that looks and smells like fact. We start in an office with a nervous nerd named Wikus van der Merwe (Sharlto Copley). Alienshave landed in Johannesburg. The newcomers, known as prawns and numbering millions, are fenced into a township and forced to scavenge. The movie is instinctively alive to the history of segregation in Blomkamp’s native land of South Africa.
»
|
|
|
|
|