District 9 deve tutto ai suoi effetti speciali

Repressione e passione deli alieni più umani che si siano mai visti.

 
District 9: non solo lo stupore della visione
District 9: non solo lo stupore della visione
lunedì 21 settembre 2009 di Gabriele Niola

District 9: non solo lo stupore della visione
Dopo tanti anni di evoluzione delle tecnologie digitali e degli effetti visivi arriva District 9 a mostrare come un film di alto profilo e alto budget, colmo di ritocchi computerizzati possa usarli per comunicare molto di più che il solo stupore della visione.
Solitamente la quantità di effetti speciali in un film si misura in numero di inquadrature che contengono un ritocco digitale, questo conto in District 9 arriva molto vicino alla totalità delle riprese. Tra la continua presenza degli alieni e quella della loro astronave che staziona sopra la città facendo da sfondo ricorrente, il film di Neil Blomkamp è un tripudio di falsità digitali. Falsità sempre propedeutiche alla verità del film, quella cioè di un mondo che tratta l'alieno senza pietà, nel quale gli uomini sono più cattivi di qualsiasi antagonista e all'interno della cui allegoria noi non siamo gli uomini ma gli alieni. Per capirlo bisogna guardare gli effetti speciali (perché Blomkamp prima di essere regista era un tecnico dei vfx), basta infatti vedere in quale modo sono stati realizzate le creature, schifose e repellenti oltre ogni dire ma dotate di occhi grandi, umani e colmi di tristezza.
Ideati dal regista e dalla WETA di Peter Jackson ma realizzati da un altro studio gli alieni sono solo una delle molte componenti chiave di un film che per veicolare le sue idee si appoggia molto di più a ciò che dell'immagine è modificato rispetto a ciò che è reale.
L'alieno dagli occhi di ghiaccio
Prima di ogni cosa ci fu Alive in Joburg, un cortometraggio del 2005 diretto da Neill Blomkamp che mostra in nuce tutta l'idea alla base di District 9 e con una certa povertà anche le idee per gli alieni. La forma finale di questi però non è solo merito del regista. Siccome su di essi e sulla loro repellenza si basa molto dell'effetto e della forza anche etica del film, l'aspetto doveva essere un perfetto incrocio di echi umani, diversità e componenti fastidiose.
"L'idea era che avessero un esoscheletro da insetto unito a quello di un crostaceo" sostiene il supervisore agli effetti sul set Joe Dunckley. "Loro posseggono delle giunture rigide ma delicate tra le parti con il guscio duro, simili a quelle dei gamberi o delle aragoste. L'intenzione è di farli apparire assolutamente disgustosi. Loro secernono una sorta di resina, così abbiamo utilizzato alcune sostanze appiccicose per fornire loro una certa lucentezza e un'immagine vitale".
Tuttavia, dato l'obiettivo, la Image Engine (studio di effetti speciali incaricato della realizzazione) non è partita direttamente dalla creazione digitale. Per creare delle creature che si integrassero perfettamente con la realtà ripresa senza stonare mai, sono stati realizzati molti modellini che mostrassero le diverse reazioni della luce sulle superfici. Anche per il piccolo alieno, del quale nessuna parte in nessuna inquadratura era reale, è stato costruito un manichino di silicone per avere dei riferimenti.
Per gli altri alieni le protesi realizzate concretamente sono servite in alcune scene, specialmente quando le loro figure non sono inquadrate da lontano. La parte più problematica infatti è quella della vita, eccessivamente stretta perché si potesse animare in altro modo che non al computer. Per il resto però le creature non sono nulla di eccessivamente elaborato, la loro animaizone non implica l'uso del tanto odiato pelo, non implica liquidi e altre cose particolarmente difficoltose, solo un accurato studio dulla rifrazione dei materiali.
L'unica cosa veramente importante erano gli occhi, ritoccati fino all'ultimo perché a poco dall'inizio delle riprese il regista non ne era soddisfatto: "Arrivati alla fine della lavorazione abbiamo dovuto rivedere tutto il design delle facce degli alieni. James Stewart, il nostro supervisore alle creature, ha fatto tre sculture di tre volti possibili tra i quali Neill ha scelto il migliore".

Iron Alien
L'altra grande creazione digitale contenuta in District 9 è l'esoscheletro, una delle tecnologie aliene più avanzate che ad un certo punto viene utilizzata dal protagonista. Nel cinema se ne sono visti parecchi di oggetti simili (su tutti probabilmente regna quello di Aliens) ma a differenza di molti altri questo esoscheletro è di quelli che nascondono il suo ospite dunque può essere tutto digitale e simile all'armatura di Iron Man. Non a caso lo studio incaricato di realizzarlo è stato The Embassy il medesimo responsabile del film di Jon Favreau.
Le due armature si somigliano dal punto di vista del funzionamento, anche se esteticamente quella di District 9 è più rozza goffa e ingombrante. Questo fa sì che ci siano molte più componenti dotate di movimento autonomo in essa. Il movimento stesso non è semplice e lineare, simile a quello umano come quello della Mach 1 di Iron Man. Si muove in maniera complessa ma le singole componenti poi non devono scontrarsi, altrimenti non c'è più verosimiglianza.
L'entrata in gioco dell'esoscheletro però non è solo un cambio di tecnologia ma anche un cambio di genere, in quel momento infatti il film diventa quasi un action spensierato alla hollywoodiana (come fosse Transformers), dimenticandosi il genere che aveva retto fino a quel momento. Questo viene comunicato innanzitutto attraverso la messa in scena. Il coordinatore degli stunt Grant Hulley infatti spiega come "se qualcuno veniva colpito da un mitra che spara, in generale non lo facevamo volare attraverso un muro, invece quando parte l’attacco dell’esoscheletro l’inferno scoppia tutto insieme".
A quel punto quello che succede è che con l'aumentare della confusione, della distruzione e delle esplosioni vicine all'esoscheletro, esso si danneggia e si sporca sempre di più. La cosa implica quindi che il modello computerizzato vada continuamente modificato. Un tipo di lavoro per il quale lo studio Embassy ha goduto del vantaggio di essersi già rotto la testa parecchie volte per Iron Man.

District 9 Un film dal forte rigore morale che fonde tutte le innovazioni portate nel linguaggio del cinema negli ultimi 10 anni
District 9

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,90)
egli anni '80 sono arrivati gli alieni. Stavolta però non sono atterrati a Manhattan o in qualche sperduto paesino campagnolo degli Stati Uniti ma si sono fermati con un'astronave gigante sopra Johannesburg senza muoversi più. C'è stato bisogno che un convoglio terrestre andasse a vedere cosa conteneva quella nave apparentemente immobile per scoprire milioni di alieni denutriti, sporchi e in condizioni pessime. Da quel momento per 20 anni i visitatori sono stati stipati in una baraccopoli di Johannesburg creata per l'occasione: il distretto 9.
L'alieno dagli occhi di ghiaccio
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Iron Alien
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