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gabriella
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domenica 4 settembre 2011
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due cuori in inverno
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Avrei voluto vederlo alla prima alla mostra del cinema di Venezia, sia perchè mi trovavo là, sia per l'ambientazione nella città lagunare, ma per motivi di orari ( avevo un treno da prendere), non ho potuto farlo; l'ho recuperato qualche tempo dopo e devo dire che le aspettative che avevo sul film non sono affatto rimaste deluse, anzi. Trovo sia un'ottima prova d'esordio, diretta con sensibilità e delicatezza, forse con qualche incertezza che tuttavia arricchisce alla storia e al carattere dei protagonisti. Silvestro e Camilla sono due ragazzi come tanti, studiano a Venezia, s'incontrano durante un rigido inverno e s'incontreranno per dieci anni, sempre in inverno, prima di dichiararsi reciprocamente il loro amore.
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Avrei voluto vederlo alla prima alla mostra del cinema di Venezia, sia perchè mi trovavo là, sia per l'ambientazione nella città lagunare, ma per motivi di orari ( avevo un treno da prendere), non ho potuto farlo; l'ho recuperato qualche tempo dopo e devo dire che le aspettative che avevo sul film non sono affatto rimaste deluse, anzi. Trovo sia un'ottima prova d'esordio, diretta con sensibilità e delicatezza, forse con qualche incertezza che tuttavia arricchisce alla storia e al carattere dei protagonisti. Silvestro e Camilla sono due ragazzi come tanti, studiano a Venezia, s'incontrano durante un rigido inverno e s'incontreranno per dieci anni, sempre in inverno, prima di dichiararsi reciprocamente il loro amore. In una Venezia quasi inedita ( anche per chi la conosce bene, come me), fredda e incolore, ben lontana dalle immagini da cartolina, ma una Venezia della gente comune, quella che lavora ( alle bancarelle del mercato, alla guida del vaporetto), i due ragazzi impareranno a conoscersi un pò alla volta, anno dopo anno, anche se non sanno ancora riconoscere il sentimento che li unisce e che ogni volta li farà reincontrare. Vivranno altre storie, anche importanti, ma si troveranno sempre uno di fronte all'altra. in un certo qual modo si può dire che i sentimenti sono come ibernati, in attesa di una primavera che finalmente darà vita a nuovi germogli, ma contemporaneamente sono tenuti al caldo, protetti "covati", fino alla schiusa.
Mi è venuto da associare il film di Mieli a "Amici, amanti e..", proprio per l'antitesi dei protagonisti, anche Adam ed Emma si rincorrono per più di dieci anni, intanto fanno sesso cercando di tenere l'amore fuori dalla porta, mentre Camilla e Silvestro fanno sesso solo al decimo inverno, quando è chiaro ad entrambi il loro amore, Sicuramente il lento crescere di un sentimento, pur con le contraddizzioni , le difficoltà della maturazione, emoziona e commuove, forse perchè è una storia semplice di due ragazzi semplici, (così lontani per fortuna dai ragazzi di Moccia tre metri sopra il cielo), e piace anche il finale, d'altronde, se un amore è riuscito a superare, dieci lunghi e freddi inverni, non ci resta che apprezzare.
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ce1973
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lunedì 16 maggio 2011
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buona opera prima con colonna sonora straordinaria
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una buona opera prima.
La colonna sonora è certamente il punto più alto
capossela è straordinario
e solo questo è un motivo suff x vedere il film
ma poi c è il film. carino, delicato, a tratti divertente, (ogni tanto irritante)
una buona opera prima
che fa ben sperare ....
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nicorex
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mercoledì 22 dicembre 2010
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dieci inverni un amore
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Purtroppo mi era sfuggito questo ottimo film forse perché credevo che fosse uno di quei film di contenuto vacanziero destinato a esaltare Venezia (in inverno é la vera Venezia!!) e la Russia di non so quale paese. Ma il film é la storia semplice del divenire delle nostre stagioni dall'adolescenza alla maturità e "gioca" -in maniera ineccepibile- su sentimenti che quando si é giovani non si riesce a comprendere appieno, l'amicizia tra due universitari, questo andare e venire tra stimmate di amore e senso di amicizia,un vero e proprio guazzabuglio, un lasciarsi e rivedersi apparentemente incomprensibile, ma che rispecchia la natura non sempre quieta dei nostri sentimenti.Camilla e Silvestro rispecchiano nel loro intenso ed apparentemente scombinato rapporto il percorso obbligato ed umano indotto dalla vita, insomma il dispiegarsi “naturale” ed “obbligato” delle stagioni della nostra vita.
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Purtroppo mi era sfuggito questo ottimo film forse perché credevo che fosse uno di quei film di contenuto vacanziero destinato a esaltare Venezia (in inverno é la vera Venezia!!) e la Russia di non so quale paese. Ma il film é la storia semplice del divenire delle nostre stagioni dall'adolescenza alla maturità e "gioca" -in maniera ineccepibile- su sentimenti che quando si é giovani non si riesce a comprendere appieno, l'amicizia tra due universitari, questo andare e venire tra stimmate di amore e senso di amicizia,un vero e proprio guazzabuglio, un lasciarsi e rivedersi apparentemente incomprensibile, ma che rispecchia la natura non sempre quieta dei nostri sentimenti.Camilla e Silvestro rispecchiano nel loro intenso ed apparentemente scombinato rapporto il percorso obbligato ed umano indotto dalla vita, insomma il dispiegarsi “naturale” ed “obbligato” delle stagioni della nostra vita.Ne esce quindi una storia niente affatto banale, intensamente interpretata e vissuta dai bravissimi protagonisti Isabella Ragonese e Michele Riondino immersi come sono a non dare banalità al loro rapporto,a darne un concreto significato specialmente quando Silvestro nella scena finale dice di aver terrore a parlare con lei.Fa da sfondo una non convenzionale Venezia, ritratta (fatta eccezione per una scena, quella di Piazza S.Marco con il suo ex russo) nelle sue calle più sconosciute e periferiche,livida,metallica e dalla bellezza più riposta ed intima.Circa 100 minuti di ottimo cinema non minimalista a dimostrazione che vive, in maniera non volgare, la nostra cultura che é senso della vita e della libertà.
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francesco2
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domenica 28 novembre 2010
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il cinema ininverno: un concetto che il pensiero n
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Per il nostro cinema il film a episodi non è un concetto nuovissimo. Qualcuno recensendo questo ha citato "Un amore ", opera di Tavarelli elogiata (A ragione?) da certa critica, ma io ho pensato anche a "Tracce di vita amorosa" di Peter Del Monte, film massacrato a Venezia vent'anni fa, forse a ragione forse no. In fondo lo "Stanno tutti bene" di Tornatore, di cui è uscito in questi giorni un remake, non si divideva in episodi nel
Senso stretto, ma (E) seguiva il percorso (In tutti i sensi) di un padre, e le tante piccole storie che ritrovava viaggiando per l’ Italia. Sempre a quegli anni risale "Scugnizzi" di Loy, che partendo da uno spettacolo teatrale parlava dei ragazzini di Nisida che lo interpretavano.
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Per il nostro cinema il film a episodi non è un concetto nuovissimo. Qualcuno recensendo questo ha citato "Un amore ", opera di Tavarelli elogiata (A ragione?) da certa critica, ma io ho pensato anche a "Tracce di vita amorosa" di Peter Del Monte, film massacrato a Venezia vent'anni fa, forse a ragione forse no. In fondo lo "Stanno tutti bene" di Tornatore, di cui è uscito in questi giorni un remake, non si divideva in episodi nel
Senso stretto, ma (E) seguiva il percorso (In tutti i sensi) di un padre, e le tante piccole storie che ritrovava viaggiando per l’ Italia. Sempre a quegli anni risale "Scugnizzi" di Loy, che partendo da uno spettacolo teatrale parlava dei ragazzini di Nisida che lo interpretavano.
Tutti titoli, secondo me, nient’affatto memorabili, Ma anche film come "Dieci inverni" sono un esempio di presunto cinema autoriale, solo in apparenza non giovanilistico. Il titolo si può leggere in tanti modi, il più contorto si potrebbe riallacciare alla scelta della protagonista, che si autoconfina in un paese freddo parlando una lingua difficile (Che anche io ho studiato: da che pulpito….) , quasi a volere scontare un percorso di espiazione (Non è una lettura così distorta, se si parla di “Monastero”): ed in quella dimensione, che aveva sostituito quella giocosa di russe imbranate e feste infantili( che non le andavano a genio), la sua scelta cadrà su un uomo del posto. In fondo, quando rifiuta (Ma veramente?) all’inizio Silvestro , è come se in cuor suo rimuovesse qualsiasi futilità in quella dimensione che, per misteriosi motivi, voleva far sua, fatta di stanzette fatiscenti e cappotti di lana.
Ma più semplicemente(Sic!) “Dieci inverni” è il titolo di un film che vorrebbe essere freddo, ma non lo è mai abbastanza. Può avere spunti curiosi, come il russo che dice a Camilla, nella sua lingua, di levarsi di torno Silvestro. Ma il cinema, in chiave generale, non vive solo di spunti curiosi. Nello specifico, poi, pretendere di raccontare un rapporto spesso irrisolto tra due persone, in cui l’amore si sia incrociato con l’odio, la stima col fastidio, richiede la capacità “fotografica” di catturare momenti che restituiscano il senso di un rapporto che col tempo aveva conosciuto tante sfumature, che qualche volta si era forse estinto, e forse no. Ed in questo senso, spiace dirlo, il massimo che riesca a fare “Dieci inverni” è costruire situazioni da “Ultimo bacio” come le lumache regalate e poi cucinate insieme alla sventola del momento, o far sì che i due si (Ri)trovino ad un’asta e poi si dicano qualcosa che non sapremo mai, stile “Lost in Translation”, ma lontani dal film della Coppola. Frasi come “So che è colpa mia, ma ora vattene” si disperdono in spunti da commedia priva di nerbo, come il gatto riportato in Russia che non era neanche quello giusto,o in personaggi folcloristici come la giovane russa imbranata (Uno dei soliti vizi dei nostri film, osservava Enrico Terrone: la commiserazione per il diverso ). “Dieci inverni”, purtroppo, assomiglia di più al finale, secondo me non ambiguo, come qualcuno ha scritto, ma banalmente consolatorio, che non alla bella scena accompagnata dalla musica di Capossela.
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madeiro
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lunedì 22 novembre 2010
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storia banale
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se il nuovo cinema italiano è questo niente di nuovo,belle le inquadrature dei paesaggi, ma la trama è
decisamente banale e il regista troppo sofisticato
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eva besazza
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lunedì 22 novembre 2010
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freddi: variazioni sul tema
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Il titolo del film ne sottolinea il tratto dominante: le soffuse e delicate atmosfere invernali. L'umido freddo della laguna veneziana, fatto di nebbia, foschia e correnti d'aria che colpiscono al collo accompagna la storia d'amichevole amore fra due giovani all'inizio dell'università; il periodo della vita in cui nascono le grandi speranze e gli interessi intellettuali più veri. E' il freddo di Venezia ad unirli nel lungo caldo abbraccio della loro prima notte di amore non consumato, che tale rimarrà per dieci lunghi opachi inverni. In corrispondenza di un cambiamento nella vita della protagonista, all'umido freddo veneziano, il regista alterna l'estremo gelo russo, in mezzo al quale la storia dei due protagonisti si dilata, si allontana, fino a quasi a perdersi.
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Il titolo del film ne sottolinea il tratto dominante: le soffuse e delicate atmosfere invernali. L'umido freddo della laguna veneziana, fatto di nebbia, foschia e correnti d'aria che colpiscono al collo accompagna la storia d'amichevole amore fra due giovani all'inizio dell'università; il periodo della vita in cui nascono le grandi speranze e gli interessi intellettuali più veri. E' il freddo di Venezia ad unirli nel lungo caldo abbraccio della loro prima notte di amore non consumato, che tale rimarrà per dieci lunghi opachi inverni. In corrispondenza di un cambiamento nella vita della protagonista, all'umido freddo veneziano, il regista alterna l'estremo gelo russo, in mezzo al quale la storia dei due protagonisti si dilata, si allontana, fino a quasi a perdersi. Mosca è un'altra lingua, un'altra città, un altro freddo, un'intensa variazione sul tema del freddo che la protagonista si porta dietro anche al suo ritorno a Venezia.
Passerà ancora del tempo prima che quel dolce iniziale contatto voluto dal freddo riveli le sue radici profonde, adatte a sopravvivere agli inverni più rigidi, gli inverni della vita che orchestra gli incontri, che spinge i protagonisti a rincorrersi, a non trovarsi quando anche se si sono a pochi passi l'uno dall'altra, metaforicamente e visivamente come accade nella scena in cui a separarli è solo l'abside di una chiesa in una calle veneziana.
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light one
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martedì 16 novembre 2010
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lobal
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FILM A TRATTI TOCCANTE , A TRATTI SFUGGENTE - IL FILM FINISCE CON UNA FRASE DETTA DA LUI A LEI CHE MERITA CITAZIONE : HO PAURA DI TE , HO SEMPRE AVUTO PAURA DI TE - PAROLE BELLISSIME PERCHE' AMMISSIONE DI UNA SITUAZIONE ESISTENTETRA UOMO E DONNA , PERCHE' RICONOSCE LA FORZA DELLA DONNA
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doni64
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lunedì 15 novembre 2010
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film....lento
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Film drammatico interpretato in modo compatto e gradevole da attori italiani quali aragonese e riodino che interpretano la parte in ottimo modo.La trama e' comunque scarna e vuota per un film che complessivamente e' piu' che discreto ma lento.Voto 6+
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luke_skywalker
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domenica 31 ottobre 2010
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qunado il cinema non è solo usa...
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Finalmente non siamo di fronte alla classica becera americanata!!!un film romantico che racconta liti e amori di coppie che si rompono e si riuniscono,come nella vita di tutti i giorni!bellissima anche la musica di sottofondo...un film degno di questa parola,mai volgare,anche in alcune scene di amore il regista "si regola"...!bravi e complimenti agli attori!l'incasso non è stato il massimo per un film che avrebbe meritato mooooooolto di più al box office...ma purtroppo non è un film MADE IN USA!!!!
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