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filippo catani
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mercoledì 20 luglio 2011
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un country malinconico
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Un musicista country è ormai sul viale del tramonto dopo una carriera costellata di successi e una vita privata a dir poco dannata tra alcool, droghe e divorzi a ripetizione. Ormai ridotto a trascinarsi tra i locali dei paesini, la vita pare offrirgli un'ultima chance con una giovane giornalista divorziata.
Il film non è niente male e seppur sviluppi un tema già visto (l'ex di successo sul viale del tramonto) lp fa in maniera assolutamente originale. Merito di uno strepitoso Jeff Bridge che, dopo un periodo passato più o meno nel dimenticatoio, riesce a piazzare una interpretazione niente male. E poi c'è una bellissima e malinconica colonna sonora che ci accompagna lungo tutto il corso del film e che è stata giustamente premiata con l'Oscar.
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Un musicista country è ormai sul viale del tramonto dopo una carriera costellata di successi e una vita privata a dir poco dannata tra alcool, droghe e divorzi a ripetizione. Ormai ridotto a trascinarsi tra i locali dei paesini, la vita pare offrirgli un'ultima chance con una giovane giornalista divorziata.
Il film non è niente male e seppur sviluppi un tema già visto (l'ex di successo sul viale del tramonto) lp fa in maniera assolutamente originale. Merito di uno strepitoso Jeff Bridge che, dopo un periodo passato più o meno nel dimenticatoio, riesce a piazzare una interpretazione niente male. E poi c'è una bellissima e malinconica colonna sonora che ci accompagna lungo tutto il corso del film e che è stata giustamente premiata con l'Oscar. Il musicista Blake cercherà disperatamente di risollevarsi dal baratro nel quale lui stesso si è collocato ma purtroppo come si suol dire la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
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francesco2
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martedì 19 luglio 2011
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una storia vera?forse
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Il titolo di questo articolo (L'avrete penso capito) si ispira al film di Lynch, con un altro protagonista "Libero" che si muove (Ma mai senza il fedele trattore) in un "Altra" America, che non possiamo o vogliamo conoscere.
Nessuno pretende che ogni nuovo film sia un nuovo Lynch, tantopiù quello di un esordiente; ma a parte l'obiezione, forse fondata, che le canzoni doppiate avrebbero potuto d(on)are al film un significato più intenso, è anche eccessivo costruire un film sulla bravura di due attori. L'inizio soprattutto dice veramente poco, anche se il protagonista non è il solito "Eroe" hollywoodiano, e gli U.S.A. che vengono fuori, curiosamente (?) come qulli del film di Lynch, sono quelli del country e delle piccole cittadine abbandonate(si?) a sé stesse o più semplicemente distanti (In tutti i sensi)dalle metropoli che noi immaginiamo, specie in un paese come gli Stati Uniti.
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Il titolo di questo articolo (L'avrete penso capito) si ispira al film di Lynch, con un altro protagonista "Libero" che si muove (Ma mai senza il fedele trattore) in un "Altra" America, che non possiamo o vogliamo conoscere.
Nessuno pretende che ogni nuovo film sia un nuovo Lynch, tantopiù quello di un esordiente; ma a parte l'obiezione, forse fondata, che le canzoni doppiate avrebbero potuto d(on)are al film un significato più intenso, è anche eccessivo costruire un film sulla bravura di due attori. L'inizio soprattutto dice veramente poco, anche se il protagonista non è il solito "Eroe" hollywoodiano, e gli U.S.A. che vengono fuori, curiosamente (?) come qulli del film di Lynch, sono quelli del country e delle piccole cittadine abbandonate(si?) a sé stesse o più semplicemente distanti (In tutti i sensi)dalle metropoli che noi immaginiamo, specie in un paese come gli Stati Uniti.. La storia con la Gyllenhaal non aggiunge granché, contrappone solo alla dimensione masochista del personaggio quella di un'altro protagonista sconfitto dalla vita, ed in più la presenza del figlio aggiunge un che _Ma poi non sarà così- di ancora più scontato, creando una sorta di mini-nucleo familiare improvvisato(si). Se si evita il moralismo(?)sul mondo dei produttori e dello show-business, poco sappiamo di
Bad Black: non perché il film crei mistero e suggestione, ma anzi perché tutto appare già esplicito e scontato (Il primo incontro con la donna, per caso ma forse no, avviene sotto forma di INTERVISTA, che vuole svelare alei ma forse anche a oi chi l'uomo fosse o pensasse di essere.
L'incidente che, a un certo punto,(Analogie sfiorate, ancora!, con una scena dell'opera di Lynch?) occorre a Bad Blake, sia detto senza nessuna cattiveria, rischia di essere letto come uno choc salutare non solo per lui ma per l'intero film, che da quel momento sembra acquisire una maggiore maturità e compiutezza, nel narrare la storia d'amore ma persino sul piano
stilistico :come se in quel momento, oltre a giocare per sottrazione come fa quando lascia Bridges cantare e si sofferma sul suo corpo con lievi e garbati primi piani, il regista
riuscisse anche a lavorare lievemente per accumulo (che bella quella scena in cui il primo piano non è su Bridges, ma sulla donna stessa) E' in una fase successiva, però , che se il film evita l'"Happy-end" d'obbligo ritorna allo stile didascalico e scontato della prima parte. Nella vita dei protagonisti, affinché il cerchio si ricomponga come vedremo nell'ultima scena, sarà necessario un doppio cambiamento. Che abbracci non solo la dimensione DI COPPIA che avevano costruito, ma anche il SINGOLO Black Jack, che dovrà smettere in tutti i sensi i panni (letterali e metaforici) indossati sino ad allora: non solo smetterà di cantare, ma dovrà recidere definitivamente i ponti con l'alccol, e si libererà
della vita e del nome di artista maledetto per ritornare ad essere un uomo "normale".
Se dunque dei cambiamenti radicali erano o apparivano necessari, il film ha il merito di scegliere un lieto fine che lascia speranza senza rassenerare in maniera zuccherosa chi lo guardi. Di questo va dato atto a Cooper, come anche di avercelo detto senza uno
stile didascalico o predicatorio, cosa che del resto il film non è praticamente mai.
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ultimoboyscout
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domenica 16 gennaio 2011
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il cowboy dell'amore.
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Soprendente pellicola on the road, dalle atmosfere country, intenso e non so perchè così sottovalutato. Come è intensa, profonda, magistrale e sublime l'interpretazione di Jeff Bridges attore che probabilmente non ha raccolto ciò che avrebbe meritato. E questo film, magari poco gli rende un minimo di giustizia, perchè ha faccia e look perfetti per ricoprire la parte e perchè se il tutto funziona una buona dose di merito è anche la sua. Molto garbata l'interpretazione di Farrell, si incastra ottimamente nella storia e come spalla di Bridges. La musica è parte centrale del film ma altrettanto centrale è l'aria malinconica che si respira col personaggio di Bridges, vecchia icona che non si è piegata di fronte a niente e nessuno, men ch eal tempo che passa inesorabile e ai malanni e ora ne paga tutte le conseguenze finendo nel dimenticatoio.
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Soprendente pellicola on the road, dalle atmosfere country, intenso e non so perchè così sottovalutato. Come è intensa, profonda, magistrale e sublime l'interpretazione di Jeff Bridges attore che probabilmente non ha raccolto ciò che avrebbe meritato. E questo film, magari poco gli rende un minimo di giustizia, perchè ha faccia e look perfetti per ricoprire la parte e perchè se il tutto funziona una buona dose di merito è anche la sua. Molto garbata l'interpretazione di Farrell, si incastra ottimamente nella storia e come spalla di Bridges. La musica è parte centrale del film ma altrettanto centrale è l'aria malinconica che si respira col personaggio di Bridges, vecchia icona che non si è piegata di fronte a niente e nessuno, men ch eal tempo che passa inesorabile e ai malanni e ora ne paga tutte le conseguenze finendo nel dimenticatoio. Davvero un gran bel prodotto, senza troppi orpelli ne abito da sera.
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fabrizio cirnigliaro
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martedì 30 novembre 2010
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quelli che poi muoiono presto
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La storia di Crazy heart forse non è delle più originali, ma nel complesso il film è recitato benissimo, una colonna sonora fatta di canzoni bellissime e una fotografia che toglie il fiato. Bad Blake percorre per suonare centinaia di chilometri al giorno, esibendosi ogni sera in una città diversa, ma riprende a scrivere canzoni solo abbandonando la strada, nel momento in cui suo malgrado è costretto a fermarsi (a causa di un incidente automobilistico ndr). La vera ispirazione poi arriva quando riesce a mettere da parte la bottiglia di Bourbon per ritornare ad abbracciare la chitarra e a suonare con il cuore
Si affeziona subito a Buddy, che ha 4 anni, la stessa età che aveva suo figlio quando lui l'ha abbandonato, cercando di creare con lui il rapporto che non ha mai avuto con suo figlio.
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La storia di Crazy heart forse non è delle più originali, ma nel complesso il film è recitato benissimo, una colonna sonora fatta di canzoni bellissime e una fotografia che toglie il fiato. Bad Blake percorre per suonare centinaia di chilometri al giorno, esibendosi ogni sera in una città diversa, ma riprende a scrivere canzoni solo abbandonando la strada, nel momento in cui suo malgrado è costretto a fermarsi (a causa di un incidente automobilistico ndr). La vera ispirazione poi arriva quando riesce a mettere da parte la bottiglia di Bourbon per ritornare ad abbracciare la chitarra e a suonare con il cuore
Si affeziona subito a Buddy, che ha 4 anni, la stessa età che aveva suo figlio quando lui l'ha abbandonato, cercando di creare con lui il rapporto che non ha mai avuto con suo figlio. Solo che Bad non è più un ragazzo, il peso dell'età, e dei litri di alcolici bevuti in tanti anni, sono un ostacolo troppo grande con un bimbo cosi vivace, lo capirà a proprie spese, il prezzo che dovrà pagare per quest'errore di valutazione sarà altissimo.
Molti registi per portare sullo schermo una storia di redenzione, di rivalsa, di espiazione spesso si sono affidati a pugili/lottatori o musicisti maledetti
Alcune storie sono vere, altre racconti di finzione. Basta ricordare Hurricane, Great Balls of fire, Cinderella Man, Walk the Line, The Wrestler
Proprio con la pellicola diretta da Aronofsky Crazy Heart ha molti punti in comune. L'età dei protagonisti, i palcoscenici di secondo ordine dove sono costretti ad esibirsi, i tentativi di recuperare un rapporto con dei figli abbandonati in giovane età. Sono “quelli che poi muoiono presto”, personaggi che possono apparire come eroi per gli spettatori ma la cui condotta quotidiana spesso trasforma in incubo la vita delle persone che li circondano: genitori, figli, mogli.
Perchè la vita non è un film o una canzone, non puoi riavvolgere il nastro e provare a ripartire come se niente importa, perché non è vero che siamo solo noi.
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(di francesco2)
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mayah
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mercoledì 17 novembre 2010
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grande delusione
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ho trovato questo film molto lento, ripetitivo, scontato. A tratti talmente prevedibile da cadere nel ridicolo. L'Oscar come peggiore attrice va all'attrice che impersona Jean, la giornalista che si innamora di lui che nelle parti drammatiche suscita ilarità. Salvo Jeff Bridges, ma le sue doti d'attore non compensano una storia piuttosto misera.
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liuk©
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lunedì 25 ottobre 2010
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fatto per l'oscar
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Filmetto senza infamia e senza lode, studiato appositamente per far vincere l'Oscar al grande Jeff. D'accordissimo sul premio ad un grandissimo attore, non per questa pellicola ma per altre di spessore ben più elevato.
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serpico
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sabato 25 settembre 2010
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strepitoso
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GRAN BEL FILM
E' bello essere qui con voi stasera...a dire il vero alla mia età è bello essere ovunque.
UN OSCAR MERITATO BRAVISSIMO J.BRIDGES..
LA VITA CI IMPARA CHE C'E SEMPRE UNA SECONDA POSSIBILITA'
BASTA SAPERLA PRENDERE................
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enrico omodeo salè
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sabato 25 settembre 2010
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un cuore matto
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Crazy heart - un cuore matto tradurrebbe Little Tony – è un film di Scott Cooper, magistralmente interpretato da Jeff “drugo” Bridges, vincitore (finalmente) dell’Oscar 2010 per il migliore attore. Racconta la storia di Bad Blake, cantautore country sul viale del tramonto, alle prese con lunghi viaggi tra il Texas e il New Mexico per esibirsi sbronzo in bowling e taverne di serie B. Il vero problema di Bad è l’abuso di alcol, che non gli permette da molti anni di trovare ispirazione creativa per incidere un nuovo album, come gli suggerisce il manager.
Bad nonostante il nome ha un cuore tenero e riuscirà a ritrovare la retta via, grazie all’aiuto del suo discepolo Tommy Sweet (Colin Farrel) ma soprattutto della giornalista interpretata da Maggie Gyllenhall, con cui Bad sciuperà una straordinaria storia d’amore a causa dei suoi annebbiamenti da alcol.
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Crazy heart - un cuore matto tradurrebbe Little Tony – è un film di Scott Cooper, magistralmente interpretato da Jeff “drugo” Bridges, vincitore (finalmente) dell’Oscar 2010 per il migliore attore. Racconta la storia di Bad Blake, cantautore country sul viale del tramonto, alle prese con lunghi viaggi tra il Texas e il New Mexico per esibirsi sbronzo in bowling e taverne di serie B. Il vero problema di Bad è l’abuso di alcol, che non gli permette da molti anni di trovare ispirazione creativa per incidere un nuovo album, come gli suggerisce il manager.
Bad nonostante il nome ha un cuore tenero e riuscirà a ritrovare la retta via, grazie all’aiuto del suo discepolo Tommy Sweet (Colin Farrel) ma soprattutto della giornalista interpretata da Maggie Gyllenhall, con cui Bad sciuperà una straordinaria storia d’amore a causa dei suoi annebbiamenti da alcol.
Una storia tutto sommato non nuovissima, ma raccontata con una semplicità appassionante e uno sguardo profondo come i panorami infiniti dell’America del Sud.
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nalipa
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martedì 21 settembre 2010
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grande bridges!
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Finalmente gli hanno assegnato l'Oscar, ma non é il film pià bello che ha interpretato!
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spike
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martedì 27 luglio 2010
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bello
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Gran film: attori superlativi, uno su tutti Jeff Bridges, buona regia e sceneggiatura, ottima la colonna sonora. Riprende atmosfere e temi di 'The Wrestler' (il tempo che passa anche per i campioni e le star della musica) facendo un dittico imperdibile. Si respira aria di profonda America, il country la fa da padrone trasportandoci nei territori tex-mex statunitensi. Nel personaggio di Bridges, Bad Blake, ho visto alcune sfumature da Big Lebowsky che lo rendono già mito. Uno dei migliori film dell'anno, fortunatamente recuperato in una rassegna estiva, che ridà animo allo spettatore deluso da un'estate cinematografica fiacca. Consigliato
PS: l'unica cosa discutibile è la superficialità con cui è trattato il rapporto tra Bad Blake e la giornalista: avviene tutto troppo velocemente.
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Gran film: attori superlativi, uno su tutti Jeff Bridges, buona regia e sceneggiatura, ottima la colonna sonora. Riprende atmosfere e temi di 'The Wrestler' (il tempo che passa anche per i campioni e le star della musica) facendo un dittico imperdibile. Si respira aria di profonda America, il country la fa da padrone trasportandoci nei territori tex-mex statunitensi. Nel personaggio di Bridges, Bad Blake, ho visto alcune sfumature da Big Lebowsky che lo rendono già mito. Uno dei migliori film dell'anno, fortunatamente recuperato in una rassegna estiva, che ridà animo allo spettatore deluso da un'estate cinematografica fiacca. Consigliato
PS: l'unica cosa discutibile è la superficialità con cui è trattato il rapporto tra Bad Blake e la giornalista: avviene tutto troppo velocemente.
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