Brüno, un freak indigeribile va in America
di Giulia D'Agnolo Vallan Il Manifesto
Piů un gesto di performance art che un mockumentary, solo con il budget di una megacommedia da Major hollwoodiana (la Universal, le cui scelte avventurose sono appena costate la testa ai due presidenti dello studio, brutalmente cassati dalla casa madre fabbricafrigoriferi, General Electric), Brüno č un film piů grosso, piů alieno, piů astratto, piů interessate, piů scandalosamente divertente e infinitamente piů offensivo di Borat.
Molto attaccato alla sua uscita americana (con brividi di profondo disagio dietro al generico «non fa ridere» con cui molti lo hanno liquidato), l'ultima creazione di Sacha Baron Cohen e del bizzarro autore guerrigliero Larry Charles ha incontrato perň il favore di palati opposti come quello del raffinato critico del Village Voice Jim Hoberman e quello dell'ex sceneggiatore di Russ Meyer, e star dei critici di massa, Roger Ebert. [...]
di Giulia D'Agnolo Vallan, articolo completo (3371 caratteri spazi inclusi) su Il Manifesto 30 ottobre 2009