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vittorio
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mercoledì 3 marzo 2010
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carino...ma il vero allen è ancora lontano!!
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Film con un inizio fantastico.....gag esileranti, battute affilate.....e tu sorridente dici...ALLEN E' TORNATO!! Poi pero' il film si perde, diventa banale e anche un po' superficiale....e tu deluso ti ritrovi a dire...IL VERO ALLEN E' ANCORA LONTANO!! Una via di mezzo...tra il super Allen di qualche anno fa e l'Allen degli ultimi tempi....
Complessivamente è un film da vedere!!
In practise....CIIIIIIIP
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liuk©
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giovedì 11 febbraio 2010
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sopravvalutato
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Visto, rivisto e stravisto.. un film assolutamente inutile che non aggiunge nulla alla filmografia del grande Woody.
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brueghel
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giovedì 4 febbraio 2010
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se c'era voody meritava quattro stelle.
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Non capisco perche Voody Allen non è anche protagonista di questo suo film. Sarebbe stato ideale nei panni dell'anziano scienziato in pensione, in oltre sarei stato curioso di vedere chi avrebbe sostituito la voce dello straordinario Oreste Lionello. La storia non è il massimo dell'originalità, ma con Voody sarebbe stao in altro film. Così com'è tre stelle sono più che sufficenti.
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roberta gilmore
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lunedì 25 gennaio 2010
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il nostro solito geniale woody
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woody raggiunge livelli di comicità altissimi in questo film, in cui i dialoghi sono brillanti, la trama forte e divertente... e allo stesso tempo i problemi metafisici (e fisici - come il lavarsi le mani cantando tanti auguri a te per eliminare tutti i germi - e non dimentichiamo che woody è ipocondriaco) di boris lo rendono un film "intellettuale" e interessantissimo... CAPOLAVORO, ma io sono di parte, perchè per me woody è un maestro davvero troppo incompreso nel cinema oggigiorno...
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thejacket
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mercoledì 20 gennaio 2010
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boris gioca negli yankees?!
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La location del film torna ad essere Manhattan,dove ritroviamo una sceneggiatura,che in molti avranno notato,davvero studiata al millimetro. Le battute sono l’affermato marchio di qualità di Woody Allen,battute pungenti,intelligenti,anche banali ma messe tutte al posto,al momento e dette col tono giusto. Basta che funzioni è un film che vuole allo stesso tempo prendersi sul serio e non,dove troviamo un genio della meccanica quantistica come Boris con i suoi momenti di “profonda e alternativa saggezza” alternati da colloqui con il pubblico in sala e dalle riuscite battute di prima,tali battute vengono poste a Boris su un piatto d’argento da un ingenua e leggera Melody.
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La location del film torna ad essere Manhattan,dove ritroviamo una sceneggiatura,che in molti avranno notato,davvero studiata al millimetro. Le battute sono l’affermato marchio di qualità di Woody Allen,battute pungenti,intelligenti,anche banali ma messe tutte al posto,al momento e dette col tono giusto. Basta che funzioni è un film che vuole allo stesso tempo prendersi sul serio e non,dove troviamo un genio della meccanica quantistica come Boris con i suoi momenti di “profonda e alternativa saggezza” alternati da colloqui con il pubblico in sala e dalle riuscite battute di prima,tali battute vengono poste a Boris su un piatto d’argento da un ingenua e leggera Melody.
A dare maggiore colore alla commedia si aggiungo le (ri)scoperte sentimentali e non dei genitori della ragazza.
Boris in tutto questo è il genio incompreso,l’unico con la vera visione ampliata della realtà.
Woody Allen è questo,un genio che mette a disposizione della commedia la sua visione ampliata della realtà,stavolta non alleggerisce però il ruolo del principale protagonista,ma mette in evidenza il suo genio,la sua superiorità dandogli comunque una sua vena sarcarstica anche se il film come dicevo prima un po’ vuole anche prendersi sul serio,vuole mostrare come i non geni,i “vermetti” come li definisce Boris,grazie agli incontri del “destino” possono mutare in tutto e per tutto,vuol farci comprendere che nella vita non bisogna cercare costantemente l’infinito ma accontentarsi di ciò che veramente rende felici anche se è poco,anche se non rispecchia i nostri sogni,basta che funzioni!
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dario
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domenica 20 dicembre 2009
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debole
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Un Woody Allen sottotono, ripetitivo, con poche idee. Solita direzione professionale (ma di mestiere) e qualche battuta fulminante, ma storia trascinata e poco efficace, alla ricerca di trovatine. La ragazza recita alla grande. Legnoso il protagonista. Nuoce il dolciastro di fondo.
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asterione
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sabato 19 dicembre 2009
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evviva new york
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Rispolverando la formula che gli ha regalato i maggiori successi, Woody Allen dipinge con semplicità e gusto da vendere un cinico romantico dalla battuta pronta, costringendolo a vivere le proprie nevrosi di fronte all'ingenua (e, diciamolo, stupida) ragazzetta di campagna; così facendo, però, smaschera impietosamente il suo nichilismo e sottolinea con forza come l'approdo epicureo dell'inutilità dell'azione umana (così come il tentativo di rinuncia alla vita) finisca per essere trasformato anch'esso in una delle tante maschere della città. Il clichè che dà il titolo al film (basta che funzioni) , rappresentato dalla limpidezza della giovane inquilina (a cui non è mai risparmiato l'assoluto disprezzo da parte del regista) diventa allora l'ultima e ben poco rassicurante risposta che possiamo permetterci, ahimè, sciupata dal finale lievemente melenso.
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Rispolverando la formula che gli ha regalato i maggiori successi, Woody Allen dipinge con semplicità e gusto da vendere un cinico romantico dalla battuta pronta, costringendolo a vivere le proprie nevrosi di fronte all'ingenua (e, diciamolo, stupida) ragazzetta di campagna; così facendo, però, smaschera impietosamente il suo nichilismo e sottolinea con forza come l'approdo epicureo dell'inutilità dell'azione umana (così come il tentativo di rinuncia alla vita) finisca per essere trasformato anch'esso in una delle tante maschere della città. Il clichè che dà il titolo al film (basta che funzioni) , rappresentato dalla limpidezza della giovane inquilina (a cui non è mai risparmiato l'assoluto disprezzo da parte del regista) diventa allora l'ultima e ben poco rassicurante risposta che possiamo permetterci, ahimè, sciupata dal finale lievemente melenso. Insomma ci sono tutti i temi toccati e ritoccati dal regista, l'incomunicabilità tra le persone, l'ipocrisia della loro vita quotidiana, la misoginia, l'impossibilità di conoscere davvero l'esistenza di un altro essere umano; tutto, nella forma semplice della commedia, metà broadway e metà teatro greco (ritorna anche il metacinema, con il protagonista che parla direttamente dentro la telecamera); un'altra lezione a chi cerca percorsi complicati per nascondere l'incapacità di dire al pubblico qualcosa di sensato. Una chicca, infine, il ritorno a Manhattan; da mott street al Greenwich, ovunque in mezzo ai cinesi, l'unica certezza che sembra avvolgere l'ingorgo di dubbi che popola la grande mela. [-]
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altryx
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giovedì 17 dicembre 2009
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capolavoro-------
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bellissimo film di woody allen, secondo me il suo miglior film. ottimi attori ottima sceneggiatura film mai lento sempre brillante e mai banale, invecchiando il grande woody ci sta regalando le migliori opere, tralasciando paranoie e forzature x raccontare storie.il film è una grande poesia, i personaggi riescono a tirar fuori cio che tengono assopito trovando finalmente la tanto agognata felicità trovata dal caso o fato.
film che non ha incassato il giusto ma woody fa film x noi non x loro.grazie di esistere, voto 9/10 geniale.
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asterione
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sabato 12 dicembre 2009
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evviva new york!!!!
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Un professore di mezza età che lavora alla Columbia insegnando meccanica quantistica tenta il suicidio perchè non riesce più a sentirsi parte del mondo in cui vive; lasciata famiglia e lavoro, dovrà convivere con un'adolescente scappata di casa dagli stati del sud. Rispolverando la formula che gli ha regalato i maggiori successi, Woody Allen dipinge con semplicità e gusto da vendere un cinico romantico dalla battuta pronta, costringendolo a vivere le proprie nevrosi di fronte all'ingenua (e, diciamolo, stupida) ragazzetta di campagna; così facendo, però, smaschera impietosamente il suo nichilismo e sottolinea con forza come l'approdo epicureo dell'inutilità dell'azione umana (così come il tentativo di rinuncia alla vita) finisca per essere trasformato anch'esso in una delle tante maschere della città.
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Un professore di mezza età che lavora alla Columbia insegnando meccanica quantistica tenta il suicidio perchè non riesce più a sentirsi parte del mondo in cui vive; lasciata famiglia e lavoro, dovrà convivere con un'adolescente scappata di casa dagli stati del sud. Rispolverando la formula che gli ha regalato i maggiori successi, Woody Allen dipinge con semplicità e gusto da vendere un cinico romantico dalla battuta pronta, costringendolo a vivere le proprie nevrosi di fronte all'ingenua (e, diciamolo, stupida) ragazzetta di campagna; così facendo, però, smaschera impietosamente il suo nichilismo e sottolinea con forza come l'approdo epicureo dell'inutilità dell'azione umana (così come il tentativo di rinuncia alla vita) finisca per essere trasformato anch'esso in una delle tante maschere della città. Il clichè che dà il titolo al film (basta che funzioni) , rappresentato dalla limpidezza della giovane inquilina (a cui non è mai risparmiato l'assoluto disprezzo da parte del regista) diventa allora l'ultima e ben poco rassicurante risposta che possiamo permetterci, ahimè, sciupata dal finale lievemente melenso. Insomma ci sono tutti i temi toccati e ritoccati dal regista, l'incomunicabilità tra le persone, l'ipocrisia della loro vita quotidiana, la misoginia, l'impossibilità di conoscere davvero l'esistenza di un altro essere umano; tutto, nella forma semplice della commedia, metà broadway e metà teatro greco (ritorna anche il metacinema, con il protagonista che parla direttamente dentro la telecamera); un'altra lezione a chi cerca percorsi complicati per nascondere l'incapacità di dire al pubblico qualcosa di sensato. Una chicca, infine, il ritorno a Manhattan; da mott street al Greenwich, ovunque in mezzo ai cinesi, l'unica certezza che sembra avvolgere l'ingorgo di dubbi che popola la grande mela.
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