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trimegisto85
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domenica 21 aprile 2013
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il fato č, dio forse
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Boris Yelnikoff è un fisico, un tempo di fama mondiale, che si è ritirato in se stesso: detestando il mondo con il suo cinismo frutto del suo genio, essendo in pochi ad avere la visione d'insieme, tenta un suicidio che uccide solo il suo matrimonio e la sua vecchia vita. Da allora si rintana nel suo piccolo mondo a New York, passando le giornate a impartire lezioni di schacci a "bambini stupidi", che non riescono a imparare, e a filosofeggiare con i suoi amici della vita e dell'uomo.
Un giorno (...c'è sempre un giorno) la sua routine viene infranta dall'incontro con Melody, giovane, ingenua e bella ragazza di provincia che è scappata da un mondo troppo chiuso per cercare spazio nella Grande Mela: convince Boris ad ospitarla per una notte, per qualche tempo e, infine, si sposano: Boris creerà una nuova routin con Lei.
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Boris Yelnikoff è un fisico, un tempo di fama mondiale, che si è ritirato in se stesso: detestando il mondo con il suo cinismo frutto del suo genio, essendo in pochi ad avere la visione d'insieme, tenta un suicidio che uccide solo il suo matrimonio e la sua vecchia vita. Da allora si rintana nel suo piccolo mondo a New York, passando le giornate a impartire lezioni di schacci a "bambini stupidi", che non riescono a imparare, e a filosofeggiare con i suoi amici della vita e dell'uomo.
Un giorno (...c'è sempre un giorno) la sua routine viene infranta dall'incontro con Melody, giovane, ingenua e bella ragazza di provincia che è scappata da un mondo troppo chiuso per cercare spazio nella Grande Mela: convince Boris ad ospitarla per una notte, per qualche tempo e, infine, si sposano: Boris creerà una nuova routin con Lei.
Ma Allen non demorde e introduce in modo molto teatrale sempre nuovi inconveniente nella vita di Boris, anche perché ora è la Loro vita e la variabile Melody sembra instabile: arriveranno a bussare come il Fato (...annunciato da Beethoven) i genitori della sua sposa, portatori di idee incomprensibili a Boris e di inconvenienti continui fino a portare il nostro fisico al secondo tentativo di suicidio; ma in questo caso il Fato gli offrirà una nuova vita, dimostrandogli/ci che non opera solo in negativo.
Allen riesce nuovamente a descriverci alcuni aspetti dell'uomo e della nostra posizione nel mondo: ci sono i temi a lui più cari come i dogmatismi culturali (sociali e religiosi), uomini piccoli al confronto del suo genio, Fato e Dio; lo fa con una commedia che scorre veloce, molto leggera e divertente ma meno acida del solito: pensate a "Herry a pezzi" e coglierete una differenza abissale. Allen passa con il tempo dall'altro lato del ponte, rimane nella stessa città (non lesina battute ai bacchettoni, ai gretti e alla gente semplice colpevole di affrontare la vita in modo semplicistico, affidandosi a Dio, al Lavoro, al Fato o a qualche Star dello sport) ma è meno intransigente, cerca di istruire gli ingenui più che demolire le mura che chiudono il loro mondo ( è mentore di Melody e dei bambini) e a volte si compiace anche dei piccoli risultati che questi raggiungono, accettando il fatto che in un modo o nell'altro tutti prendono la loro strada, anche se questa è lontana dal genio che rivela.
Per faer ciò sceglie una regia semplice e molto da teatro: si svolge tutto in piccoli ambienti, i personaggi entrano in scena all'improvviso, inspiegabilmente, bussando alla porta e quasi presentando se stessi; inoltre c'è la rottura dello schermo all'inizio e alla fine, solo Boris riesce a vedere il pubblico in sala ed è a loro che si rivolge quando introduce la sua tesi e tira le conclusioni, perché solo il Genio (Allen) ha quella visione del tutto che permette di cogliere la realtà oltre la finzione fenomenica del mondo.
Una riflessione particolare che ci lascia questa pellicola è quella sul Fato, il vero protagonista con cui Boris/Allen deve confrontarsi: il Fato non è Dio, non porta verso l'integralismo e non condiziona il modo in cui scegliamo di vivere ma incide in modo imparziale sulle nostre vite; in tale ottica noi siamo come delle formiche che affrontano il Vento e non come formiche che subismono "un bambino dispettoso seduto sul formicaio". Un modo di vedere l'esistenza umana completamente diversa, che cambia la nostra mappa mentale e induce il nostro caro Woody a dare consigli su come affrontare questa nuova entità, da sempre esistita ma con la quale non abbiamo mai fatto bene i conti: già in Match Point viene tirato in ballo in modo molto più duro e cupo, come una forza che non ha morale, che non esiste per dispensare premi e punizioni ma semplicemente agisce con forza sulla nostra vita.
Di fronte a questa asettica ma tangibile realtà il consiglio è di prendere a pieno la vita, viverla e non pensarla secondo parametri morali in modo molto epicureo: "qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare...basta che funzioni! E non vi illudete, non dipende per niente dal vostro ingegno umano più di quanto non vogliate accettare; è la Fortuna a governarvi".
Meglio impotenti di fronte alla Fortuna che schiavi di noi stessi.
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fedeleto
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domenica 10 febbraio 2013
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basta che allen funzioni...
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Boris e' un uomo chiuso in se stesso e deditoal suo intelletto,poiche' oltre ad essere uno studioso di fisica quantistica ha sfiorato il nobel.Con un ego sfociante in superiorita',egli un giorno incontra una ragazza di nome Melody, bisognosa di aiuto poiche' vive in mezzo ad una strada.La sposera',nonostante la diversita' di eta',ma poco dopo verra' lasciato poiche' nella vita tutto e' destinato a finire proprio come l'universo.Ma non e' detto che in futuro possa incontrare la sua dolce meta' magari buttandosi da una finestra e colpendo la sua anima gemella.Woody Allen si concentra su un soggetto che aveva nel cassetto da parecchi anni,ne esce una pellicola discreta che si incentra sulla fatalita' del caso,e lascia che il carpe diem domini la scena ,seguito dall'assecondare le cose,ovvero basta che funzionino.
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Boris e' un uomo chiuso in se stesso e deditoal suo intelletto,poiche' oltre ad essere uno studioso di fisica quantistica ha sfiorato il nobel.Con un ego sfociante in superiorita',egli un giorno incontra una ragazza di nome Melody, bisognosa di aiuto poiche' vive in mezzo ad una strada.La sposera',nonostante la diversita' di eta',ma poco dopo verra' lasciato poiche' nella vita tutto e' destinato a finire proprio come l'universo.Ma non e' detto che in futuro possa incontrare la sua dolce meta' magari buttandosi da una finestra e colpendo la sua anima gemella.Woody Allen si concentra su un soggetto che aveva nel cassetto da parecchi anni,ne esce una pellicola discreta che si incentra sulla fatalita' del caso,e lascia che il carpe diem domini la scena ,seguito dall'assecondare le cose,ovvero basta che funzionino.Scritto e diretto da Allen,e' interpretato da Larry David nella parte del bizzarro Boris,che indubbiamente diventa l'ater ego di Allen,con le sue ipocondrie,e le sue convinzioni,invece nella parte femminile c'e' Evan Rachel Wood(thirteen),dolce e ingenua quanto basta a combinare una coppia stramba.Da non trascurare anche i personaggi secondari come la madre di Melody,da donna altolocata ad artista che vive il suo menage a trois,e si da' alla fotografia,invece il padre di Melody,si scopre omosessuale,poiche' da una vita sentiva pulsioni che voleva reprimere.Allen si muove sul terreno del cambiamento,tutto muta,la vita degli uomini si affida ad un fato che muove il filo e che modella le nostre vite,ma il personaggio di Boris diventa il coro che ci immerge in questa avventura.Il cambiamento diventa una necessita' per metter ordine,le situazioni come le persone diventano sempre piu' stabili attraverso gli eventi,cosi pertanto le cose devono funzionare e non importa come debbano fare ,ma che facciano senza troppe domande,come dice lo stesso Boris l'amore non e' razionalita',e li' le spiegazioni non servono,ma l'unica cosa da poter fare e' essere e diventare. Ottima fotografia di Harris Savides,che colora New York in un'atmosfera raramente vista.Sicuramente non e' il massimo di Allen,ma per alcune scene vale la pena di priovare a vederlo,in primis per il discorso iniziale di Boris(provocatorio e sarcastico quanto basta),e per sorridere nella relazione con Melody(appunto una melodia,musica che agisce al livello emotivo e non razionale) navigante in un mare di situazioni bizzarre.Trovare l'equilibrio nella vita non e' facile,Allen forse c'e' riuscito,ma l'importante e' Basta che funzioni.
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hathi
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martedė 23 ottobre 2012
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gag e poco pių
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Tante gag, in questo film ambizioso, ma poca sostanza. Yelnikoff , alter ego di Allen, ritiene di essere un genio , un 'homo syntethicus' rinascimentale, un Leonardo da ViInci, ma in realtà egli ha una visione limitata della realtà e per contro un'abbondante dose di altezzosità intellettuale, tipica dei liberal americani (e nostrani). Sono sufficienti a provare l'asserto la scarsa comprensione che il protagonista (Yelnikoff /Allen) mostra, e dei valori che sottintendono il modo di vita della gente comune e della fede religiosa dell'americano medio, così come il modo caricaturale con il quale ne dipinge le manifestazioni esteriori.
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Tante gag, in questo film ambizioso, ma poca sostanza. Yelnikoff , alter ego di Allen, ritiene di essere un genio , un 'homo syntethicus' rinascimentale, un Leonardo da ViInci, ma in realtà egli ha una visione limitata della realtà e per contro un'abbondante dose di altezzosità intellettuale, tipica dei liberal americani (e nostrani). Sono sufficienti a provare l'asserto la scarsa comprensione che il protagonista (Yelnikoff /Allen) mostra, e dei valori che sottintendono il modo di vita della gente comune e della fede religiosa dell'americano medio, così come il modo caricaturale con il quale ne dipinge le manifestazioni esteriori. Sono queste le uniche armi che Yelnikoff possiede. Poca roba. Yelnikoff si chiede come mai Dio non renda conto a lui del perchè le azioni buone non sconfiggano il male, a lui, che è il genio che perbacco sa leggere le equazioni della meccanica quantistica! L'orgoglio intellettuale, ingiustificato in uno come lui che le ha sbagliate tutte nella vita, e vegeta nell'inutilità, non gli fa perdere la convinzione che la trasgressione liberi le caratteristiche migliori dell'uomo, ma il risultato finale di tutta questa liberazione è a dir poco penoso, perchè in realtà ciò che viene liberato sono le solite banali pulsioni sessuali mal controllate e distruttive della felicità personale e della società (vedi la madre che finisce col dormire con due uomini e dipinge per quattro gatti che attendono reciproci osanna, il padre che si libera in forma di omosessuale, la ragazza sciocchina e plagiata convinta all'ateismo). Il nostro Woody è rimasto a Woodstock, a Timothy Leary, il profeta dell'LSD, aberrazioni che anche in USA considerano preistoria. Woody, mi spiace per te, ma nelle equazioni della meccanica quantistica trovi solo derivate parziali, forme d'onda e che diavolo ne so, e nulla di ciò che seve veramente sapere. Con queste riserve il film si può vedere, ma in fondo non credo valga la pena. Alberto.
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albplet
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lunedė 15 ottobre 2012
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secondo me funziona
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Mi pare proprio che funzioni
sta commedia. Secondo me ci siamo: Woody Allen č calato nel mondo, ci vive dentro, ci sguazza con gusto, č immerso nelle questioni didentitā delle persone, nelle loro crisi sentimentali, nel mettere in discussione i precedenti modelli, e coglie nel segno con garbo, ironia, gusto, intelligenza. Godibile.
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candreva
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lunedė 15 ottobre 2012
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pochi sono i film da salvare
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Questo è un film DA VEDERE e
DA TENERE ! (e la produzione di Woody nel suo insieme sta fra i big five del cinema che fa storia del Cinema)
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fab_y
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martedė 1 maggio 2012
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il male di vivere
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Film "filosofico" impegnato nella ricerca costante di un significato dell'umana esistenza, ricerca che però viene continuamente interrotta e disillusa dalla consapevolezza dell'indigenza e della precarietà della natura dell'uomo. Woody Allen percorre e ci fa percorrere questo intricato itinerario tramite il protagonista, Boris, vecchio genio e mente brillante che riesce a stento a sopravvivere ai suoi pensieri e alle sue convinzioni circa il non-senso della vita umana, appigliandosi un po' a quel suo crudo sarcasmo , un po' alle situazioni e alle persone alle quali si rapporta sempre con distacco e con commiserazione per quel comune destino che porta ogni essere vivente ad essere nient'altro che il nulla nell'assurdo caos della vita.
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Film "filosofico" impegnato nella ricerca costante di un significato dell'umana esistenza, ricerca che però viene continuamente interrotta e disillusa dalla consapevolezza dell'indigenza e della precarietà della natura dell'uomo. Woody Allen percorre e ci fa percorrere questo intricato itinerario tramite il protagonista, Boris, vecchio genio e mente brillante che riesce a stento a sopravvivere ai suoi pensieri e alle sue convinzioni circa il non-senso della vita umana, appigliandosi un po' a quel suo crudo sarcasmo , un po' alle situazioni e alle persone alle quali si rapporta sempre con distacco e con commiserazione per quel comune destino che porta ogni essere vivente ad essere nient'altro che il nulla nell'assurdo caos della vita. Film non adatto a tutti, richiede costante attenzione nello scorrere degli ininterrotti e logorroici momenti di riflessione in cui anche anche la domanda più irrilevante o la conversazione più superficiale si trasformano in una riflessione filosofica sulla condizione umana. In questo labirinto di parole e pensieri, il ruolo del protagonista diviene necessario, perchè funge da guida allo spettatore e lo aiuta a cogliere il senso dei disordinati e velati messaggi che il film va costruendo, ed è un interprete distaccato dalle dinamiche che coinvolgono i personaggi del film e strumento pronto a smorzare ogni barlume di ottimismo e positività in modo che anche le leggere e divertenti vicende che li coinvolgono, perdono ai nostri occhi ogni motivo di umorismo e ironia. E percepiamo solo una magra consolazione e una leggera speranza quando, riflettendo sulla futilità delle vicende umane, siamo spinti dalla voce di Boris a capire che, nello scorrere senza pietà e senza senso a noi noto della vita su questa terra, qualsiasi religione abbracciamo, qualsiasi compagno amiamo, qualsiasi vita scegliamo...basta che funzioni!
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santoro96
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giovedė 26 aprile 2012
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non proprio un capolavoro di allen
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Il famoso regista racconta la storia di un ultra sessantenne ,uno scienziato in pensione,con un tentativo di suicidio alle spalle, che racconta la sua concezione pessimista della vita .
Il regista non cambia la location del film ambientandolo ancora una volta sceglie la Grande Mela .Allen approfondisce la tematica della vita e il male di vivere atraverso gli occhi di un uomo cinico e inrispettoso del prossimo che crede nelle sue forze e nella sua intellegenza , ritenendo il resto vermiciattoli che non possono riscattarsi nella vita
Il film è bello , il ritmo è incalzante e la maestria di un grande regista è presente, ma ciò non toglie che il film è di difficile comprensione e non si avvicina ai grandi capolavori di Allen.
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fab_y
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sabato 14 aprile 2012
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il male di vivere...
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Film "filosofico" impegnato nella ricerca costante di un significato dell'umana esistenza, ricerca che però viene continuamente interrotta e disillusa dalla consapevolezza dell'indigenza e della precarietà della natura dell'uomo. Woody Allen percorre e ci fa percorrere questo intricato itinerario tramite il protagonista, Boris, vecchio genio e mente brillante che riesce a stento a sopravvivere ai suoi pensieri e alle sue convinzioni circa il non-senso della vita umana, appigliandosi un po' a quel suo crudo sarcasmo , un po' alle situazioni e alle persone alle quali si rapporta sempre con distacco e con commiserazione per quel comune destino che porta ogni essere vivente ad essere nient'altro che il nulla nell'assurdo caos della vita.
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Film "filosofico" impegnato nella ricerca costante di un significato dell'umana esistenza, ricerca che però viene continuamente interrotta e disillusa dalla consapevolezza dell'indigenza e della precarietà della natura dell'uomo. Woody Allen percorre e ci fa percorrere questo intricato itinerario tramite il protagonista, Boris, vecchio genio e mente brillante che riesce a stento a sopravvivere ai suoi pensieri e alle sue convinzioni circa il non-senso della vita umana, appigliandosi un po' a quel suo crudo sarcasmo , un po' alle situazioni e alle persone alle quali si rapporta sempre con distacco e con commiserazione per quel comune destino che porta ogni essere vivente ad essere nient'altro che il nulla nell'assurdo caos della vita. Film non adatto a tutti, richiede costante attenzione nello scorrere degli ininterrotti e logorroici momenti di riflessione in cui anche anche la domanda più irrilevante o la conversazione più superficiale si trasformano in una riflessione filosofica sulla condizione umana. In questo labirinto di parole e pensieri, il ruolo del protagonista diviene necessario, perchè funge da guida allo spettatore e lo aiuta a cogliere il senso dei disordinati e velati messaggi che il film va costruendo, ed è un interprete distaccato dalle dinamiche che coinvolgono i personaggi del film e strumento pronto a smorzare ogni barlume di ottimismo e positività in modo che anche le leggere e divertenti vicende che li coinvolgono, perdono ai nostri occhi ogni motivo di umorismo e ironia. E percepiamo solo una magra consolazione e una leggera speranza quando, riflettendo sulla futilità delle vicende umane, siamo spinti dalla voce di Boris a capire che, nello scorrere senza pietà e senza senso a noi noto della vita su questa terra, qualsiasi religione abbracciamo, qualsiasi compagno amiamo, qualsiasi vita scegliamo...basta che funzioni!
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silvi@
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mercoledė 4 aprile 2012
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lo adoro!
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Adoro questo film, mi fa ridere tantissimo (e non č facile farmi ridere, ve lo garantisco).
Non ne condivido il messaggio , ma č davvero divertentissimo.
Chiaramente non ne consiglio la visione a chi apprezza (non so come sia possibile)"i soliti idioti" o i cinepanettoni.
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pjmix
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domenica 6 novembre 2011
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film
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che può piacere o far schifo, ma chi segue e capisce Woody Allen, non può non comprenderne la sua incredibile ironia. La figura di Boris è assolutamente geniale nella sua schiettezza, durezza, insensibilità; qui non si hanno peli sulla lingua, non si parla per piacere altrui, ma per coscienza: Boris rappresenta tutto ciò che è contrario alle finzioni quotidiane che noi adottiamo quando parliamo con qualcuno, quando evitiamo di essere schietti perchè insensibili. Ogni personaggio ha un suo perchè, un suo possibile stereotipo, una sua vita nella cerchia sociale. Quando Woody se ne esce con queste perle, non riesco a non cadere ai suoi piedi.
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che può piacere o far schifo, ma chi segue e capisce Woody Allen, non può non comprenderne la sua incredibile ironia. La figura di Boris è assolutamente geniale nella sua schiettezza, durezza, insensibilità; qui non si hanno peli sulla lingua, non si parla per piacere altrui, ma per coscienza: Boris rappresenta tutto ciò che è contrario alle finzioni quotidiane che noi adottiamo quando parliamo con qualcuno, quando evitiamo di essere schietti perchè insensibili. Ogni personaggio ha un suo perchè, un suo possibile stereotipo, una sua vita nella cerchia sociale. Quando Woody se ne esce con queste perle, non riesco a non cadere ai suoi piedi. La morale è fin troppo "scontata"; ma siamo davvero sicuri che Woody non ci abbia riserbato un altro significato? Ogni volta che vedo un suo film non posso che chiedermi.. Cos'avrà voluto dire?
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