Baarìa: c'era 'na vota in Sicilia

Arriva in sala il nuovo film di Giuseppe Tornatore.

 
Una pura formalità
Una pura formalità
giovedì 24 settembre 2009 di Marzia Gandolfi

Una pura formalità
La Sicilia e il cinema. I due grandi amori di Giuseppe Tornatore. La Sicilia è la terra natale, il cinema la passione fatale. La Sicilia e il Cinema debuttano nel suo ideale (e blasonato) Nuovo cinema Paradiso, si incarnano nell'uomo delle stelle e nelle curve morbide (e vagheggiate) di Maléna e infilano la "porta del vento" e un secolo di storia di Baarìa, un film e un paese abitati da un modesto pecoraio che alleva figli, fantasticando di armi e cavalieri. Dopo la parentesi sconosciuta, una combinazione di melodramma, fiaba e mistero, Tornatore (ri)torna in Sicilia e gira un film epico, ovvero la dimensione congeniale a tutto il suo cinema. Epos col sorriso, suggerisce l'autore che ha debuttato con Baarìa sugli schermi veneziani, raccogliendo appassionate certificazioni di crescita o animose attestazioni di regressione. Con Baarìà Tornatore riprende a fare il cinema evocativo e nostalgico, pieno di dolly e carrelli, note e personaggi, corse e voli, didascalismi e certezze impossibili da riempire con la fantasia. Perché Baarìa sfrutta con grande abilità artigianale tutti i più classici stereotipi del genere. Niente sorprese, nessuno spaesamento, nessuna fatica, puro piacere di riconoscere il già (leggendario) noto. Dunque imbellire, eufemizzare, monumentalizzare la Sicilia fino a renderla immediatamente inconsistente e intelligibile agli americani e ai ministri della cultura, con la sua trama "bella", perché epica, perché romanzesca. Baarìà non legge la realtà sotto la scorza, la rende piuttosto più morbida e inafferrabile, coperta dalla vernice degli stereotipi e dai temi musicali di Ennio Morricone. Un cinema sempre dalla parte giusta, ansioso di dimostrare e senza il coraggio di dubitare. Chi scrive è convinto che il cinema migliore Tornatore abbia smesso di farlo in un luogo non-luogo e dentro un tempo non-tempo, nel sogno o nell'incubo di uno scrittore smemorato e ingombrante, dentro una pura formalità riempita di nuovi contenuti. Nel film del 1994, interpretato dalla fisicità massiccia di Depardieu e dalla magrezza spigolosa di Polanski, l'autore siciliano girò un film (dimenticato ma indimenticabile) sulla memoria che non può fare a meno della memoria del cinema.

La (mia) Sicilia
Giuseppe Tornatore: Con Baarìa volevo raccontare la storia di un paese attraverso le gioie e i dolori di una famiglia contadina, con un prologo negli anni Venti e un epilogo nella contemporaneità. Un'avventura lunga un secolo, una commedia prima che un kolossal, per fotografare la storia di un Paese dentro un paese, popolato da persone semplici, agitato da fatti ora drammatici ora esilaranti. In questo senso il mio film è indubbiamente epico, meglio, una commedia epica. Non so dire poi quanto ci sia di personale in Baarìa, credo in fondo che tutti i miei film, a partire da Nuovo Cinema Paradiso, passando per L'uomo delle stelle fino a Malèna, contengano al loro interno una componente autobiografica. Il mio vissuto è un enorme serbatoio a cui attingo ogni volta che scrivo e giro, il mio cinema impiega la mitologia della mia infanzia, recupera i ricordi e le storie dei nonni e degli anziani. Baarìa in questo senso non fa eccezione, mescolando biografia e fantasia. Una cosa però posso dirla con certezza, con Baarìa credo di aver messo un punto e di aver finalmente detto tutto quello che so della mia terra e del paese in cui sono nato e vissuto per ventotto anni.

Questione di lingua
Giuseppe Tornatore: La mia idea è quella di fare uscire il film in sala esattamente come lo abbiamo girato e quindi in dialetto siciliano, naturalmente sottotitolato, così come è stato visto durante le proiezioni veneziane. Ma so che sulla questione esistono diverse posizioni e io non posso non tenere conto delle richieste del produttore e dei distributori. Per ora posso solo anticiparvi che nella mia Sicilia il film uscirà nella versione originale e che per altre regioni sono previste copie doppiate in italiano. Non escludo però che almeno nelle città più grandi possano convivere le due versioni. All'estero naturalmente il film uscirà in siciliano coi sottotitoli della lingua del paese di riferimento.

I numeri di Baarìa
Giuseppe Tornatore: Ci sono voluti nove mesi di preparazione, venticinque settimane di riprese, centoventidue locations, centoquarantasette attori professionisti, trentacinquemila comparse e tanto altro ancora per fare Baarìa e quello che considero indubbiamente il mio film più ambizioso e complesso. È stato davvero difficile spostarsi tra la Sicilia, dove alla fine abbiamo girato una porzione minima del film, e la Tunisia, perché questo era un film corale e dunque pieno di cose e persone, ingombrante e impegnativo da manovrare e mettere in movimento. Non parliamo poi del lavoro di post-produzione, altrettanto gravoso, soprattutto l'attività inerente al doppiaggio.

In foto:
Giuseppe Tornatore (Giuseppe Tornatore) (56 anni) 27 Maggio 1956, Bagheria (Italia) - Gemelli
Regista del film Baarìa. Al cinema da venerdì 25 settembre 2009.
Giuseppe Tornatore
Baarìa Un affresco corale sulla memoria collettiva che diventa un omaggio al cinema del passato
Baarìa

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,79)
La storia di una famiglia siciliana che prende le mosse dal ventennio fascista in cui Cicco, sin da bambino apertamente contestatore, è un pastore che ha la passione per la letteratura epica. Suo figlio Peppino, cresciuto durante la guerra, entrerà nelle file del Partito Comunista divenendone un esponente di spicco sul piano locale e riuscendo a sposare, nonostante la più assoluta opposizione della famiglia di lei, Mannina.
La (mia) Sicilia
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In foto:
Giuseppe Tornatore (Giuseppe Tornatore) (56 anni) 27 Maggio 1956, Bagheria (Italia) - Gemelli
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