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michele recchia
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sabato 21 aprile 2012
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noir, che più noir non si può.
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Noir, che più noir non si può. Al confronto gli altri film di questo genere sbiadiscono e diventano blu. L’atmosfera si crea già solo dopo qualche sequenza anche per merito di una musica cupa che dà subito l’idea di quello che incombe sullo spettatore. Ogni personaggio riesce a portare la sua dose di malvagità ordinaria e ciò che ognuno di loro può fare da un momento all’altro sembra così normale che arriva ad essere quasi banale. Tutto ruota attorno ad una famiglia in cui uccidere diventa prassi ogni volta che viene ritenuto necessario, sotto lo sguardo vigile e affettuoso di una mamma che è il vero boss.
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Noir, che più noir non si può. Al confronto gli altri film di questo genere sbiadiscono e diventano blu. L’atmosfera si crea già solo dopo qualche sequenza anche per merito di una musica cupa che dà subito l’idea di quello che incombe sullo spettatore. Ogni personaggio riesce a portare la sua dose di malvagità ordinaria e ciò che ognuno di loro può fare da un momento all’altro sembra così normale che arriva ad essere quasi banale. Tutto ruota attorno ad una famiglia in cui uccidere diventa prassi ogni volta che viene ritenuto necessario, sotto lo sguardo vigile e affettuoso di una mamma che è il vero boss. Lei sorveglia e protegge i figli, non fa una grinza quando apprende che è morta sua figlia solo perché ha litigato con lei per una banale discussione su una regola di un gioco di carte, muove i passi in funzione di quello che serve alla sopravvivenza della famiglia. Sorride, spalanca gli occhi di meraviglia quando serve una scelta dura, decide con freddezza e nonchalance. Il personaggio principale però è suo nipote, figlio appunto della sua figlia morta per overdose, che si ritrova in questa strana famiglia e per forza di cose e per sopravvivere si adegua all’andazzo: deve salvare la pelle, quindi si adatta. La tensione cresce lentamente nel corso della vicenda e l’epilogo ovviamente non può essere che tragico, ad opera del giovane Joshua (un bravissimo ed attonito James Frecheville) il quale è stretto nella morsa della scelta: mentire per salvare la pelle dalla vendetta della famiglia o fare giustizia da sé.
Una eccellente recitazione di tutti gli attori porta il film ad alti livelli, ma la vera sorpresa è Jacki Weaver nei panni della nonna-boss: una prestazione davvero ottima, che, a ben 62 anni, l’ha portata a 12 nominations tra cui quella dei Golden Globe e degli Oscar. Bravissimo anche Guy Pearce nei panni di un detective calmo e riflessivo che cerca di fare giustizia e nel contempo salvare il giovane dalle grinfie della famiglia malavitosa, in quanto solo la sua testimonianza può far condannare questi assassini e far terminare la mattanza.
E’ veramente un bel film e può diventare un vero cult.
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nigel mansell
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martedì 17 aprile 2012
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carico di tensione
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Carico di tensione con una trama molto avvincente: ottimo.
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ultimoboyscout
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domenica 11 settembre 2011
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prima o poi i conti si pagano.
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Una grossissima sorpresa! Film solido e di un impatto devastante, genera una violenza pazzesca, pur senza esplicitarla in maniera chiara con le immagini e nonostante manchi il cambio di marcia nei momenti decisivi e il colpo eclatante la storia procede spedita mantenendo vivo l'interesse e altissimo il pathos. Acclamatissimo all'edizione 2010 del Sundance, racconta di come un giovane, apparentemente fragile ed inesperto, dopo la morte della madre venga scaraventato nel mondo dei suoi zii criminali, sotto l'occhio vigile della nonna, autentica protagonista del film. E il giovane Josh, interpretato dallo spaesato James Frecheville, dovrà cominciare a fare le sue scelte, a decidere da che parte stare, capire se vuole stare con la sua famiglia o tradirla e per sopravvivere dovrà cominciare a giocare con le regole di quel mondo: la legge del più forte è quella che vige, la legge del regno animale! Jacki Weaver, fantastica nel ruolo della nonna, è la leonessa, solo in apparenza protettiva ma pericolosa e pronta a mostrare le unghie quando vede il branco indebolirsi.
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Una grossissima sorpresa! Film solido e di un impatto devastante, genera una violenza pazzesca, pur senza esplicitarla in maniera chiara con le immagini e nonostante manchi il cambio di marcia nei momenti decisivi e il colpo eclatante la storia procede spedita mantenendo vivo l'interesse e altissimo il pathos. Acclamatissimo all'edizione 2010 del Sundance, racconta di come un giovane, apparentemente fragile ed inesperto, dopo la morte della madre venga scaraventato nel mondo dei suoi zii criminali, sotto l'occhio vigile della nonna, autentica protagonista del film. E il giovane Josh, interpretato dallo spaesato James Frecheville, dovrà cominciare a fare le sue scelte, a decidere da che parte stare, capire se vuole stare con la sua famiglia o tradirla e per sopravvivere dovrà cominciare a giocare con le regole di quel mondo: la legge del più forte è quella che vige, la legge del regno animale! Jacki Weaver, fantastica nel ruolo della nonna, è la leonessa, solo in apparenza protettiva ma pericolosa e pronta a mostrare le unghie quando vede il branco indebolirsi. Una figura folle e feroce, astuta e appassionata che non ha però saputo tenere a bada la furia e gli istinti del suo branco. Il mondo raccontato dal regista sa di già visto ma è fatto a mò di cinema autoriale, un mondo corrotto, malato e malvagio, un mondo che affascina per senso di potere e sicurezza, un mondo che seduce perchè da apparenti garanzie ma che ben presto rivela i pericoli mortali. Il limite di Michod è che non ci mette nulla di suo ma da una visione generale, indubbiamente corretta e sincera, ma non cattura lo spirito e l'essenza della grande epica criminale del cinema gangsteristico presente invece nei film di genere del maestro Scorsese. Una fotografia quindi più che un affresco di un mondo di degrado in perenne degrado.
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mr cinefilo
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domenica 19 giugno 2011
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melbourne
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Svettano i divi australiani in questo capolavoro inaspettato, la tensione è palpabile già dalle prime scene; tutto si sviluppa all'ombra dell'inquietante nonna, dei baci in bocca ai figli e al nipote. Eccellenti ben mendelsohn e guy pearce oltre a jacki weaver; il secondo si conferma come uno degli attori migliori in circolazione, ma incapace di trovare la fama ed il successo che merita, d'altronde la visibilità di molti suoi film non lo aiuta, animal kingdom (soprattutto) compreso.
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ipno74
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martedì 5 aprile 2011
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il coraggio del silenzio
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Storia di un ragazzo che gli muore la madre di overdose e viene trasferito nella casa con la nonna e nipoti.
Il problema è che i suoi cugini sono delinquenti di primo ordine.
Il protagonista è un ragazzo timido, silenzioso, senbra quasi che tutto quello che avviene nella famiglia a lui non interessi molto, ma poi, quando uno dei suoi cugini uccide la sua ragazza, si vendica in modo a dir poco geniale, scaltro e senza pentimento.
Bravo il regista Michod che senza tanta colonna sonora dirige un film di tensione e originalità
Ottimi i dialoghi ed il soggetto.
[+] curiosità
(di ipno74)
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nalipa
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venerdì 25 marzo 2011
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forse non l'ho capito
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Leader della criminalità di Melbourme i Cody stanno per cadere.
Una madre per la quale l'illegalità estrema é il pane quotidiano dei suoi figli e suo., e presto lo diventerà anche per il giovane nipote al quale viene a mancare la madre per abuso di droga.
Ho letto ottime recensioni che non approvo molto anche se ho trovato il film una nitida fotografia di un mondo in degrado, purtroppo!
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vittorio
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venerdì 18 marzo 2011
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interessante ma mi aspettavo qualcosa di meglio!!
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Leggendo le varie recensioni mi aspettavo di più!!
Si tratta di un film interessante, ma che alla fine non porta nulla di nuovo nel mondo cinematografico, una storia vista più volte in passato!!
Complessivamente da vedere....senza aspettarsi troppo!!
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dario
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mercoledì 16 marzo 2011
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disorientante
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Tutto eccessivo e senza un bricolo di analisi. Superficiale e brutale, con tesi scontata. Personaggi ridotti a manichini e spediti al supplizio dell'incoerenza. Non bastano la buona fede nè una valida regia per riscattare un'opera volutamente angosciosa, quasi sadica. Troppo lungo e noioso nei passaggi iniziali. Inspiegabile, fondamentalmente seccante.
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dado1987
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martedì 1 marzo 2011
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che famiglia di meridol
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Una storia di disadattati cronici, un ragazzino dall'aspetto di un semi ritardato (Josh), con una madre che muore all'inizio del film per overdose, va a vivere a casa della famiglia materna. Nella nuova casa ci sono: la fantastica e geniale nonna che ha allevato 5 figli premi nobel per la pace... Due tossici, due rapinatori, ed un assassino. In questo felice contesto, Josh si troverà a dover convivere con questa brava gente, diventando in parte anch'egli un farabutto. Questa famiglia, sembra essere bersagliata dalla sfortuna e dalla stupidità, due degli zii vengono uccisi dalla polizia, un terzo zio accusa Josh di fare la spia con gli sbirri, e di conseguenza (IL)logica gli ammazza la ragazza.
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Una storia di disadattati cronici, un ragazzino dall'aspetto di un semi ritardato (Josh), con una madre che muore all'inizio del film per overdose, va a vivere a casa della famiglia materna. Nella nuova casa ci sono: la fantastica e geniale nonna che ha allevato 5 figli premi nobel per la pace... Due tossici, due rapinatori, ed un assassino. In questo felice contesto, Josh si troverà a dover convivere con questa brava gente, diventando in parte anch'egli un farabutto. Questa famiglia, sembra essere bersagliata dalla sfortuna e dalla stupidità, due degli zii vengono uccisi dalla polizia, un terzo zio accusa Josh di fare la spia con gli sbirri, e di conseguenza (IL)logica gli ammazza la ragazza. Alla fine ci sarà un processo in cui il ragazzo dovrà decidere se stare dalla parte dell'immeritevole famiglia o stare dalla parte della polizia, composta da persone per bene e da corrotti. Josh, che all'inizio sembrava un po' tardo, si dimostrerà il più sano di mente, compiendo la scelta giusta.
La regia e la scenografia, sembrano a basso costo, ma non influiscono più di tanto sul mio giudizio del film, le musiche sono alquanto anonime.
Un film crudo, pesante, ma ugualmente consigliato.
Voto 7
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hatecraft
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venerdì 25 febbraio 2011
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quando il crimine è un affare di famiglia
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grazie ad una fotografia torbida e nitida come una lama, una regia attentissima, interpretazioni egregie, suoni ovattati che cotribuiscono a quell'atmosfera di implosione imminente, una sceneggiatura di gran mestiere alla david chase, dove la violenza attribuita come istinto primordiale si impossessa della ragione dei players e scaturisce improvvisa e impietosa, ci troviamo di fronte ad un gran gangster movie (australiano). la pellicola divisa in due o anche tre tronconi (l'introduzione di J nel branco, le complicazioni e il processo ed eventualmente la vendetta) squadra questo atipico nucleo familiare con precisione e rigorosità attraverso gli occhi di J, ragazzo schivo e taciturno combattuto (in)consciamente tra una vita da gangster indefesso o bravo ragazzo, in questo non lo aiutano le molteplici sfumature assunte da ogni membro della famiglia, dalla violenza gratuita alla malavitosità come un mestiere qualunque (lo zio barry).
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