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nerazzurro
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giovedì 19 aprile 2012
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un dramma che lascia una grande tristezza
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Finalmente premiata con l'oscar K. Winslet dà alla sua interpretazione drammatica la perfezzione. Può scandalizzare l'alto contenuto erotico ma vi assicuro che senza di esso non sarebbe stata la stessa cosa. Consiglio la visione
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liuk�
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mercoledì 1 febbraio 2012
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introspettivo
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Film non semplice da decifrare, magistralmente interpretato da entrambi i protagonisti e con una regia sopra le righe, mai scontata.
L'ambiguità della Winslet e l'ingenuità di Fiennes sono i cardini di una pellicola scottante, basata su un amore tanto impossibile quanto duraturo e forte, una di quelle opere che rimangono nel tempo e non di dimenticano dopo qualche ora dalla visione.
Assolutamente da vedere.
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francesca
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sabato 28 gennaio 2012
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una diversa prospettiva di analisi
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Ho trovato il film bello per tutti gli aspetti che di consuetudine si prendono in esame: recitazione, scenografia, fotografia, regia, etc. Tuttavia la cosa che mi ha assolutamente meravigliato è la prospettiva diversa da cui si prende visione di un dramma come l'olocausto e cioè quella vista dalla parte del cattivo, del seviziatore. Mi sono spesso chiesta come eventi quali l'olocausto o le leggi razziali in Italia, con le conseguenti deportazioni, siano potuti avvenire nell'indifferenza di tutti, compresi i miei genitori, poi divenuti ottimi cittadini. Il film ci dà una chiara risposta e spiega come l'ignoranza, la mancata "alfabetizzazione, la non cultura siano in grado di rendere ciechi i protagonisti e indurli a vivere e giustificare un quotidiano di apparente tranquillità.
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Ho trovato il film bello per tutti gli aspetti che di consuetudine si prendono in esame: recitazione, scenografia, fotografia, regia, etc. Tuttavia la cosa che mi ha assolutamente meravigliato è la prospettiva diversa da cui si prende visione di un dramma come l'olocausto e cioè quella vista dalla parte del cattivo, del seviziatore. Mi sono spesso chiesta come eventi quali l'olocausto o le leggi razziali in Italia, con le conseguenti deportazioni, siano potuti avvenire nell'indifferenza di tutti, compresi i miei genitori, poi divenuti ottimi cittadini. Il film ci dà una chiara risposta e spiega come l'ignoranza, la mancata "alfabetizzazione, la non cultura siano in grado di rendere ciechi i protagonisti e indurli a vivere e giustificare un quotidiano di apparente tranquillità. Questo ci pone inquietanti interrogativi sulla realtà attuale, dove forse l'alfabetizzazione delle masse non è più un problema, ma questioni quali la cultura, la conoscenza della storia che ci ha prodotti è stata sacrificata sull'altare della fiction permanente, del quotidiano vissuto guardando orizzonti virtuali, dove per quadrare i bilanci dello stato si taglia sulla scuola. Hanna non è giustificabile ma questo film ci aiuta a comprendere come lei assieme ai milioni di tedeschi del suo tempo, pur non essendo mostri, siano stati protagonisti attivi ed indifferenti di un dramma collettivo. Possiamo escludere che ciò non avvenga mai più?
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lalli
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venerdì 27 gennaio 2012
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da vedere
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un bellissimo film con una Winslet eccezionale.
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chris98
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martedì 22 novembre 2011
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ottimo film
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The Reader conferma la bravura di Kate Winslet e Ralph Fiennes. Criticato da molti per la tematica dell'olocausto e la sensualità di Hanna che dà poca serietà al personaggio. Ma, come ha detto la stessa Winslet, questo non é un film sull'olocausto ma sul pentimento e su come non si sceglie mai chi si ama. Da vedere.
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brucemyhero
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lunedì 29 agosto 2011
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the rider (il lettore)
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Una storia, quella di Anna che fà riflettere, e che pone un altro punto oscuro sugli accadimenti indicibili sotto la Germania Nazista. Perchè che siano esistite altre Anna, ne sono certo. Così come i milioni di morti, anche tra loro probabilmente, c'erano persone che agivano per un senso di dovere. Se di dovere si può parlare, quando si uccide. Ma in guerra tutto diviene 'normale', anche i fatti più atroci si diluiscono, filtrati dalla realtà in cui accadono, atroce. E, provatemelo se sbaglio, non c'è popolo che in tempi come quelli, non abbia commesso 'crimini contro l'umanità'. Anche se Quella del 3° Reich, fù un'azione pianificata, fredda, spietata, oltre ogni immaginazione.
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Una storia, quella di Anna che fà riflettere, e che pone un altro punto oscuro sugli accadimenti indicibili sotto la Germania Nazista. Perchè che siano esistite altre Anna, ne sono certo. Così come i milioni di morti, anche tra loro probabilmente, c'erano persone che agivano per un senso di dovere. Se di dovere si può parlare, quando si uccide. Ma in guerra tutto diviene 'normale', anche i fatti più atroci si diluiscono, filtrati dalla realtà in cui accadono, atroce. E, provatemelo se sbaglio, non c'è popolo che in tempi come quelli, non abbia commesso 'crimini contro l'umanità'. Anche se Quella del 3° Reich, fù un'azione pianificata, fredda, spietata, oltre ogni immaginazione. Un capolavoro che scorre tra immagini che niente hanno a che fare con la guerra, ma che alla fine, riesce a ricordarla con grande forza, in pochi minuti. Il dialogo, breve, freddo, impietoso tra Fiennes e la figlia di una deportata (deportata anch'egli, ancora bambina), dice tutto. "Non si può perdonare", ma c'è qualcosa che alla fine sfugge, ed è qualcosa che somiglia tanto alla compassione. La Winslet non è la nuova Meryl Streep, è Kate Winslet. Non mi piacciono gli accostamenti, ma per dare un termine di paragone, dobbiamo tirare in ballo mostri sacri come la protagonista de: "I ponti di Madison County". A Finnies è affidato il finale, delicato, ma di importanza vitale. Un capolavoro.
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[+] the reader, non rider!
(di chris98)
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paperino
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mercoledì 3 agosto 2011
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le immagini, gli sguardi, i corpi parlano...
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Da una delle prime scene già si intuisce che il film , che nella prima parte è incentrato su un rapporto passionale, affronterà un argomento drammatico:il buio dell'androne, la figura femminile che si presenta come una siluette, la fotografia sui toni del grigio e del nero....In effettti tutto il film è girato con toni spenti "opachi" tranne che nelle scene delle esperienze scolastiche di Michael e in quelle della gita in bicicletta , abbaglianti nei colori del verde e delgiallo . Inutile sottolineare la bravura della Winslet che ci parla con le espressioni del volto e degli occhi regalandoci momenti di cinema puro. Personalmente non mi ha infastidito la divisione che alcuni considerano troppo netta tra la prima e la seconda parte.
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Da una delle prime scene già si intuisce che il film , che nella prima parte è incentrato su un rapporto passionale, affronterà un argomento drammatico:il buio dell'androne, la figura femminile che si presenta come una siluette, la fotografia sui toni del grigio e del nero....In effettti tutto il film è girato con toni spenti "opachi" tranne che nelle scene delle esperienze scolastiche di Michael e in quelle della gita in bicicletta , abbaglianti nei colori del verde e delgiallo . Inutile sottolineare la bravura della Winslet che ci parla con le espressioni del volto e degli occhi regalandoci momenti di cinema puro. Personalmente non mi ha infastidito la divisione che alcuni considerano troppo netta tra la prima e la seconda parte. Anche in quest'ultima i sentimenti predominano e lo dimostrano le lacrime che fluiscono sul viso di Michael. e lo stupore di Hanna nel ricevere le prime musicassette, l'attesa vana di una risposta. Spiazzante la sincerità della protagonista nell'ammettere tutto quello che ha fatto e la frase " dovevo continuare a lavorare alla Siemens ?" è una piccola perla. Avendo letto parecchi libri sull'argomento debbo dire che in effetti praticamente tutte le persone coinvolte nello sterminio hanno ammesso di essere magari colpevoli davanti alla legge che li giudicava ma non dal punto di vista della loro morale.Non penso ci sarebbe stato bisogno di ulteriori approfondimenti psicologici o di maggior dialogo: questa tragica storia d'amore si spiega da se e la passione, essendo irrazionale, non è spiegabile razionalmente. Qui parlano i visi, le espressioni e i corpi ( la scena del suic idio appena accennata nei piedi nudi che salgono sulla pila dei libri che ci ricorda quanto le parole scritte e ascoltate abbiano segnato un' esistenza. E allora lasciamo spazio alle immagini..Del resto anche di Billy Elliot ( altro spelendido film di Daldry) penso tutti ricordino le lacrime mute del padre alla vista del figlio che ha coronato il suo sogno e che valgono più di tanti discorsi
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aragorn82
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martedì 21 giugno 2011
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intenso
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The Reader è intenso e oscuro, va molto oltre una torbida relazione tra Michael un ragazzo di 16 anni e Hanna una trentenne analfabeta che adorava che il suo giovane amante leggesse x lei prima di fare l'amore, svelando una trama toccante che scava nell'animo più profondo dei protagonisti. Lei è un ex guardiana di un campo di concentramento colpevole della morte di oltre 300 donne, che non si piega di fronte alla corte mentre viene giudicata e processata, mentre Michael diventato avvocato vive la sua vita nel segno dell' indimenticabile esperienza avuta con la donna, tra un senso di amore/odio che non lo abbandonerà mai.
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diletta di donato
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sabato 9 aprile 2011
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i confini dell'anima
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Ancora un film sulla Shoah? Ancora il male assoluto racchiuso nei lager hitleriani,quasi la follia del Gulag non avesse avuto a che fare con altrettanto orrore, e con creature di carne e di sangue, con volti e cuori umani dei quali non un regista, uno solo, si sia degnato mai di narrare la storia. Ma questo film, pur citando quanto si è convenuto identificare come il simbolo più oscuro del male, sembra voler andare ben oltre, e indagare sulla radice, sul misterium iniquitatis che avvolge la vita di ognuno e che fa della storia un fiume dagli affluenti ricchi di sangue.
Un'impresa titanica più che ambiziosa, e pur lodevole perchè si presta a meditazioni cui sarebbe bene non opporre difesa.
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Ancora un film sulla Shoah? Ancora il male assoluto racchiuso nei lager hitleriani,quasi la follia del Gulag non avesse avuto a che fare con altrettanto orrore, e con creature di carne e di sangue, con volti e cuori umani dei quali non un regista, uno solo, si sia degnato mai di narrare la storia. Ma questo film, pur citando quanto si è convenuto identificare come il simbolo più oscuro del male, sembra voler andare ben oltre, e indagare sulla radice, sul misterium iniquitatis che avvolge la vita di ognuno e che fa della storia un fiume dagli affluenti ricchi di sangue.
Un'impresa titanica più che ambiziosa, e pur lodevole perchè si presta a meditazioni cui sarebbe bene non opporre difesa.
Quale la colpa di Hanna, una donna povera e analfabeta che trova lavoro nel Lager e seleziona per la morte le vittime in soprannumero, e che obbedisce fedelmente agli ordini fino a lasciar serrate le porte di un edificio in fiamme dove moriranno 300 donne ebree? La colpa c'è, e grande, se si è convinti che esiste una legge profonda in ciascuno che dice di non uccidere,e che ha tanta forza in taluni da far loro preferire la propria stessa morte. Ma la colpa può avere attenuanti per chi vive nell'ignoranza, al confine della follia, per chi si trova ad avvertire solo vagamente il valore irrinunciabile del bene. L'arte, potente richiamo verso i valori autentici affascina la povera Hanna che ne è attirata,quasi cieco cui sia concesso- a tratti, miracolosamente - di scorgere la luce o sordo che possa udire talvolta misteriosamente musiche di perfetta bellezza. Quale la forza oscura che attira il giovanissimo Michael verso questa donna? Esiste certo un'affinità elettiva, ma costituita soprattutto di ombra. Quell'iniziazione sessuale, quell'incontro sembra averlo messo in contatto con una parte profonda di se , la più oscura. La sua vita affettiva ne riceverà una ferita tale che non potrà più legarsi veramente, sinceramente, nè alla moglie, nè alla figlia, quasi quel legame precoce, inconsueto, lo avesse relegato in uno spazio invalicabile agli affetti. . Il tribunale che condannerà Hanna al carcere a vita con testimonianze che falsamente ne aggravano la responsabilità rispetto alle complici è una balbettante parvenza di giustizia, è la giustizia consentita dalla legge degli uomini che tanto spesso condanna negli altri il proprio stesso male. Michael sa, ha prove irrefutabili, che Hanna non può essere responsabile di ciò che aggrava la sua pena,e potrebbe scagionarla. Ma non lo fa. Per conservare rispettabilità e decoro? Per rispettare la scelta di lei? Difficile dirlo. E se Hanna avesse voluto espiare col carcere la sua colpa, quella rispetto alla quale la punizione della legge era pur irrisoria pena? Non conclude del resto il suicidio la sua vita? Il film pone assai più domande di quante risposte possa dare. Ma questo non è un pregio da poco. Diletta Di Donato
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zanchil
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martedì 1 marzo 2011
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bel film
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Il film a me è piaciuto molto soprattutto per la prova dei due attori winslet/fiennes anche se ci sono alcuni momenti per così dire morti quando ad un certo punto la storia passa dal dramma sentimentale a quello giudiziario.
Certo si notano alcuni errori come quello di mostrare gli interpreti che leggono e scrivono in inglese anzichè in tedesco ma comunque rimane un ottimo film di genere anche per la non comune idea di passare da una storia sentimenatle ad un'altra più cruda e attuale.
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