The Hurt Locker: Oscar "politico"

La guerra in Iraq: più propaganda che cinema?

 
Guerra, politica e gli Oscar
Guerra, politica e gli Oscar
martedì 9 marzo 2010 di Pino Farinotti

Guerra, politica e gli Oscar
Guerra e cinema politica e cinema: argomenti che mi stanno a cuore, che ho affrontato spesso. The Hurt Locker ha vinto l'Oscar come miglior film e Kathryn Bigelow, che lo ha firmato, ha vinto il premio per la regia. Tutto il movimento del cinema e intorno al cinema ha rilevato che trattasi di riconoscimenti politici. Sono tutti talmente d'accordo che la vicenda, dopo esser diventata evento, ma non è una novità per la notte delle stelle, è diventato assunto. L'assunto è che i grandi riconoscimenti internazionali premiano un'opera non per la sua qualità artistica ma per il cosiddetto "messaggio". Non c'è niente di nuovo naturalmente, da sempre il cinema ha supportato o si è affiancato alla politica. Propaganda. Il nodo sarebbe: è legittimo che sia così? Che un ottimo film venga magari penalizzato a favore di un altro solo discreto ma politicamente attivo, corretto e opportuno?
Naturalmente non c'è una risposta univoca, non c'è una verità. In questa epoca, parlo di civiltà, di cultura, di procedura del contrasto, di relativismo aggressivo, di una verità che non c'è ma ce ne sono sempre (almeno) due, non valgono neppure più le intelligenze portanti che facevano testo. Anche adesso, certo, si fa avanti il leader titolare accreditato di una verità, ma ce n'è subito un altro con una verità opposta, altrettanto leader e accreditato.

Oggettivo
E c'è un segnale questo sì, oggettivo. Il film è stato presentato lo scorso anno a Venezia, è passato nella sale ma non ha strappato applausi, né alla critica né al pubblico. E poi il contenuto, si presta alla discrezionalità: è un film di guerra, non è un film di guerra. Viene rappresentata la patologia di un militare americano che disinnesca bombe in Iraq ed è innamorato del proprio lavoro e della propria patologia.
Marianna Cappi, nel suo intervento su Mymovies racconta benissimo il concetto.
"L'immagine che il regista restituisce dell'Iraq è nuova ed è certamente parziale, ma non è questo il punto. Quel che conta è il deserto dell'anima, il buio della guerra che s'avvicina e attira a sé un uomo intelligente (in grado di capire in pochi secondi il nemico che ha di fronte, il tipo di bomba) come il fuoco attira una falena" .

Garante
Dunque The Hurt Locker, premiato per la politica, avrebbe un garante strepitoso, Barack Obama. I segnali della sua amministrazione vengono divulgati anche attraverso il cinema e dunque attraverso il film della Bigelow. Una tesi è questa: la Storia, la gente, la pace, sono molto più importanti dell'arte per l'arte. L'intento può essere virtuoso, magari nobile. E allora questa tesi non solo è legittima, ma è sacrosanto che prevalga. L'altra tesi è l'arte per l'arte, il cinema per il Cinema (C maiuscola).
Nell'epoca di Bush un film sull'Iraq era di guerra preventiva, adesso è contro il terrorismo. E' una franchigia che Obama si è "preventivamente" meritato, ma qualsiasi Presidente che fosse successo a Bush avrebbe goduto di una certa franchigia rispetto al predecessore. In questa sede ho dedicato molto spazio a Obama ai tempi della sua elezione. Qui è molto amato. Ma io amo anche il cinema e non voglio avallare, in assoluto, una filosofia che penalizzi la qualità rispetto alla "realpolitick". Penso a quegli autori, dotati, puliti, che si applicano a un'idea e poi all'opera. Al momento dell'invenzione sarà quasi automatico quel certo pensiero, quel sospetto: "se vuoi vincere un premio importante non basta fare un film di qualità, lavora su ... altri contenuti."

Tutta onestà
E così ritorno al nodo iniziale: E' legittimo che un ottimo film venga magari penalizzato a favore di un altro solo discreto ma politicamente attivo, corretto e opportuno?

In tutta onestà rispondo: non lo so.

Integrazione
A integrare gli assunti che sono il corpo del mio intervento, è opportuno riprodurre due pezzi pubblicati su Mymovies lo scorso anno.
Guerra in Iraq: Hollywood contro Usa
Hollywood contro Washington

In foto:
Jeremy Renner (Jeremy Lee Renner) (41 anni) 7 Gennaio 1971, Modesto (California - USA) - Capricorno
Interpreta Sergente Maggiore William James nel film di Kathryn Bigelow The Hurt Locker. Al cinema da venerdì 10 ottobre 2008.
Jeremy Renner
The Hurt Locker Un racconto solido, tra coraggio e alienazione, su quell'immmenso contenitore di alibi che è la guerra
The Hurt Locker

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,54)
I 40 giorni al fronte, in Iraq, di una squadra di artificieri e sminatori dell'esercito statunitense, unità speciale con elevatissimo tasso di mortalità. Quando tutto quel che resta del suo predecessore finisce in una "cassetta del dolore", pronta al rimpatrio, a capo della EOD (unità per la dismissione di esplosivi) arriva il biondo William James, un uomo che ha disinnescato un numero incredibile di bombe e sembra non conoscere la paura della morte. Uno che non conta i giorni, un volontario che ha scelto quel lavoro e da esso si è lasciato assorbire fino al punto di non ritorno.
Oggettivo
Oggettivo
In foto:
Anthony Mackie (Anthony Mackie) (32 anni) 23 Settembre 1979, New Orleans (Louisiana - USA) - Vergine
Interpreta Sergente JT Sanborn nel film di Kathryn Bigelow The Hurt Locker. Al cinema da venerdì 10 ottobre 2008.
Garante
Garante
In foto:
Jeremy Renner (Jeremy Lee Renner) (41 anni) 7 Gennaio 1971, Modesto (California - USA) - Capricorno
Interpreta Sergente Maggiore William James nel film di Kathryn Bigelow The Hurt Locker. Al cinema da venerdì 10 ottobre 2008.
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The Hurt Locker: il mestiere delle bombe
Ricognizione sul cinema bellico contemporaneo e sulle lacerazioni emotive determinate dalla guerra in Iraq nel tessuto sociale americano.
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